martedì, 28 giugno 2022

Il provvedimento del Tribunale inerente al mantenimento della prole è titolo esecutivo

Corte di Cassazione, sez. III, 23 maggio 2011, n. 11316 - Mariagabriella Corbi

 

“….il provvedimento con cui in sede di separazione (non importa se consensuale o giudiziale, ovvero se provvisorio o definitivo, oppure se presidenziale o meno) si stabilisca, ai sensi dell'art. 155 secondo comma c.c., quale modo di contribuire al mantenimento dei figli, che il genitore non affidatario paghi, sia pure pro quota, le spese mediche e scolastiche ordinarie relative ai figli, costituisce esso stesso titolo esecutivo e non richiede, nell'ipotesi di non spontanea ottemperanza da parte dell'obbligato ed al fine di legittimare l'esecuzione forzata, un ulteriore intervento del giudice, qualora il genitore creditore possa allegare ed opportunamente documentare l'effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità; ed impregiudicato beninteso il diritto dell'altro genitore di contestare - ex post ed in sede di opposizione all'esecuzione, dopo l'intimazione del precetto o l'inizio dell'espropriazione - la sussistenza del diritto di credito per la non riconducibilità degli esborsi a spese necessarie o per violazione delle modalità di individuazione dei bisogni del minore” è stata la motivazione del rigetto, da parte della Cassazione - sentenza n. 11316/2011 -, del ricorso presentato dal genitore non affidatario che non riteneva l’ordinanza del Tribunale valida come titolo esecutivo.  Nella medesima sentenza si è riconosciuto "impregiudicato, beninteso, il diritto dell'altro genitore di contestare - ex post ed in sede di opposizione all'esecuzione, dopo l'intimazione del precetto o l'inizio dell'espropriazione - la sussistenza del diritto di credito per la non riconducibilità degli esborsi a spese necessarie o per violazione delle modalità di individuazione dei bisogni del minore".

Si è sempre parlato dei doveri da parte dei genitori verso i figli (siano essi minori o maggiorenni ma non autonomi economicamente) ora vediamo nel particolare cosa la legge stabilisce.

E' ovvio che il rapporto genitore - figli è il prodotto dell'interazione intercorsa nel lasso di tempo dalla crescita alla maturità (se così si può definire).

1. La rubrica del titolo IX del libro primo del codice civile cita:

«Dei diritti e dei doveri dei figli e delle relazioni tra genitori e figli».

2. L'articolo 315 del codice civile prevede:

«Art. 315. - (Diritti e doveri dei figli). - Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni.

Il figlio ha altresì diritto di crescere in famiglia, di mantenere rapporti significativi con i parenti e, se capace di discernimento, di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.

Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa».

3. Dopo l'articolo 315 del codice civile è inserito il seguente:

«Art. 315-bis. - (Stato giuridico della filiazione). - Tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico.

Tali  disposizioni in tema di filiazione si applicano a tutti i figli siano essi naturali,legittimi o adottati, a meno che non vi siano disposizioni particolari riferite ai figli nati nel matrimonio o a quelli nati fuori del matrimonio».

Il rapporto che intercorre tra il figlio e i genitori è chiamato di ‘filiazione’, ha origine dalla procreazione naturale cioè di aver messo al mondo il figlio ed è a prescindere  dal loro contratto matrimoniale/convivenza.

Gli obblighi dei genitori verso i figli sono:

- il mantenimento, che va oltre il raggiungimento della maggiore età da parte del figlio, cioè sino a quando quest’ultimo non sia in grado di provvedere da solo alle proprie esigenze raggiungendo anche l'autonomia economica;

- l’assistenza morale, cioè che  i genitori devono far crescere il figlio in un contesto affettivo equilibrato;

- l’educazione e l’istruzione, che consente al figlio un'equilibrata capacità di discernimento tenendo conto delle potenzialità intellettive  e delle aspirazioni del figlio stesso.

Ai genitori spetta sui figli minori la ‘potestà’ che assomma un gran numero di poteri decisionali: essi vanno dalla cura e l’educazione del minore, alla rappresentanza del figlio e investe anche la gestione dei suoi interessi economici, sempre e solo nell’interesse del minore ed in prospettiva alla formazione della sua personalità.


Mariagabriella CORBI

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LaPrevidenza.it, 22/07/2011

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