venerdž, 07 agosto 2020

Censis e disgregazione antropologica

D.ssa Mariagabriella Corbi

 

L’evoluzione della specie comporta anche una dinamica nei rapporti sociali ad iniziare da quelli demografici.

Infatti si contano circa 6 milioni e 866 mila coppie non coniugate, nuclei familiari ricostituiti , famiglie monogenitoriali e single.

Oggi –da dati Censis -, per scelta propria o altrui, i single non vedovi di sesso maschile si attestano al 55,3% mentre i monogenitori , nella maggioranza le donne, raggiungono l’86,1%. Se da un lato c’è un incremento di separazioni e divorzi dall’altra diminuiscono i matrimoni a favore delle convivenze, infatti da un’indagine del CENSIS del 2009 queste  rappresentano il 5,9% equivalente a 897 mila delle coppie. Geograficamente sono in maggior numero nel nord-est d’Italia: entrambi lavorano e sono culturalmente elevati. La convivenza come periodo di  prova pre-matrimoniale tende sempre più ad allungarsi per poi stabilizzarsi come famiglia di fatto.

Sempre nel 2009 sono circa 2 milioni 890 mila persone che dimorano stabilmente e regolarmente in città diverse,tra esse prevale il sesso maschile: per motivi di lavoro il 30%; per raggiungere il compagno/a 12,2%; per vivere con la propria famiglia d’origine il 10,9% , nell’ultimo decennio - per Bankitalia nel 2009- i trentenni ancora in famiglia (definiti “bamboccioni”) raggiungono il 40%. Tra i giovani: minori 59,6%; per motivi di studio l’80,8% tra pendolari e quelli che soggiornano nelle città universitarie.

E’ sempre il Censis ( 45° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2011 )che lancia l’allarme di una disgregazione sociale e antropologica. «Con la crisi delle figure di riferimento, l'individuo è rimasto solo. Ma oggi non funzionano più neanche quei miti fondamentali che hanno trainato lo sviluppo economico e sociale del Paese negli ultimi decenni all'insegna del soggettivismo spinto», così si è pronunciato il presidente Giuseppe de Rita non più tardi dello scorso giugno, durante una giornata dedicata, appunto, alla «Fenomenologia di una crisi antropologica. I miti che non funzionano più».

Per la Coldiretti: chi è single spende il 71% in più per il cibo, ciò incide notevolmente sul loro budget. In pratica rispetto ad una famiglia composta da padre ,madre ed 1 figlio sperperano 320 euro contro 187 al mese. Nei supermercati è palese che le monoporzioni costano di per sé più di quelle normali, senza contare lo spreco «perché è più facile, per la confezione di latte aperto, la mozzarella, la confezione di insalata aperta, i tortelloni iniziati rimanere in fondo al frigorifero ed essere inesorabilmente gettati nella pattumiera».

Vittime sacrificali della crisi sono i giovani , sempre dal Censis «La crisi economica in Italia ha colpito in particolar modo i giovani:. La crisi si è abbattuta come una scure su questo universo: tra il 2007 e il 2010 il numero degli occupati è diminuito di 980.000 unità e tra i soli italiani le perdite sono state pari a oltre 1.160.000 occupati». Flessione anche tra i laureati: «Sul versante dell’alta professionalità, siamo di fronte al paradosso di una scarsa, e tendenzialmente in contrazione, produzione di laureati, rispetto alle altre economie avanzate, che ci colloca ancora molto lontani dall’obiettivo comune europeo di giungere al 40% di popolazione di 30-34 anni in possesso di titoli d’istruzione terziaria, e un mercato del lavoro non in grado di assorbirla completamente».

 
Evoluzione o involuzione?

 


Mariagabriella CORBI
Dottoressa in Scienze dell'educazione - Consulente dell'educazione familiare - Mediatrice Familiare

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LaPrevidenza.it, 03/06/2012

MARIA GINEVRA PAOLUCCI
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