giovedì, 13 agosto 2020

Strumenti per la crescita dell'occupazione nel Decreto Legge 90/2014. Semplificazione e flessibilità del turn over 

Avv. Maurizio Danza 

 

Appare di particolare importanza la finalità di realizzare un ricambio generazionale e di creare possibile nuova occupazione nella pubblica amministrazione, nel decreto legge n.90/2014 di riforma della pubblica amministrazione,che contiene una disciplina ad hoc “semplificata e flessibile” in materia di reclutamento. 

A ben vedere la disposizione traccia un regime differenziato in tema di turn over per amministrazioni centrali, agenzie ed autonomie locali, scuola e ricerca. Così le amministrazioni dello stato,  le agenzie, gli enti pubblici non economici  secondo la norma possano procedere “per l’anno 2014, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale di ruolo cessato nell'anno precedente”. Tale limite è elevato al 40% per il 2015, al 60% nel 2016,  all’80 % nel  2017 ed al 100% nel 2018. Rispetto alla disciplina precedente, si fa rilevare come il dato percentuale non è più riferito al numero dei posti ma al valore complessivo della spesa del personale cessato nell’anno precedente. Regime speciale inoltre, per “ Corpi di polizia, Corpo dei vigili del fuoco e comparto della scuola ove si applica la normativa di settore.” 

Quanto poi agli enti di ricerca, la cui spesa del personale non supera l’80% delle entrate correnti, il limite percentuale indicato in precedenza risulta pari al 50% per gli anni 2014 e 2015, del  60% nel 2016, del 80% nel 2017 e del 100% nel 2018. Il decreto legge prevede, altresì, che, a decorrere dal 2014 le pubbliche amministrazioni sopra indicate possano cumulare le possibilità di assunzione a tempo indeterminato per un arco temporale non superiore a tre anni, sempre nel rispetto della programmazione del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile. Il decreto legge chiarisce poi, che tali strumenti di flessibilità assunzionali debbano ottemperare alle disposizioni già vigenti in tema di reclutamento  disponendo infatti nel co.2 che “Le assunzioni di cui ai commi 1 e 2 sono autorizzate con il decreto e le procedure di cui all’articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, previa richiesta delle amministrazioni interessate, predisposta sulla base della programmazione del fabbisogno, corredata da analitica dimostrazione delle cessazioni avvenute nell’anno precedente e delle conseguenti economie e dall’individuazione delle unità da assumere e dei correlati oneri. A decorrere dall’anno 2014 è consentito il cumulo delle risorse destinate alle assunzioni per un arco temporale non superiore a tre anni, nel rispetto della programmazione del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile”. 

La norma prevede altresi nel co. 3 un monitoraggio annuale sull’andamento delle assunzioni e dei livelli occupazionali, disponendo infatti che” La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica e il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della ragioneria generale dello Stato operano annualmente un monitoraggio sull’andamento delle assunzioni e dei livelli occupazionali che si determinano per effetto delle disposizioni dei commi 1 e 2. La stessa norma prevede poi, degli strumenti di intervento in caso di violazione dei limiti imposti disponendo che” Nel caso in cui dal monitoraggio si rilevino incrementi di spesa che possono compromettere gli obiettivi e gli equilibri di finanza pubblica, con decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono adottate misure correttive volte a neutralizzare l’incidenza del maturato economico del personale cessato nel calcolo delle economie da destinare alle assunzioni previste dal regime vigente”. Quanto agli Enti locali e Regioni soggetti al patto di stabilità interno, il quadro legislativo in materia di disciplina delle assunzioni a tempo indeterminato appare integralmente rivisto . Infatti per gli anni 2014 e 2015 le regioni e gli enti locali sottoposti al patto di stabilità interno potranno procedere “ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 60 per cento di quella relativa al personale di ruolo cessato nell’anno precedente “. 

Tale limite è fissato all’80% per cento negli anni 2016 e 2017 e al 100% a decorrere dall'anno 2018. Rimane inalterata la disciplina del turn over per gli enti non soggetti al patto di stabilità (comuni fino a 1.000 abitanti) ed il blocco completo del turn over per le province. Viene, inoltre, confermato per regioni e comuni soggetti al patto di stabilità l’obbligo di riduzione della spesa del personale secondo la disciplina di cui ai commi 557, 557-bis e 557-ter della legge 296/2006. Analogamente alle amministrazioni centrali e per gli enti di ricerca, anche per regioni ed enti locali, a decorrere dal 2014, è consentito, nel rispetto della programmazione del fabbisogno personale e di quella finanziaria e contabile,” il cumulo delle risorse destinate alle assunzioni per un arco temporale non superiore a tre anni”. Viene poi espressamente chiarito che, i limiti in materia di assunzioni, non si applicano alle assunzioni relative alle categorie protette ai fini della copertura delle quote d’obbligo.

Avv. Maurizio Danza


(Maurizio Danza)

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LaPrevidenza.it, 04/07/2014

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