giovedž, 13 agosto 2020

Strumenti giuridici per il riconoscimento e la valorizzazione dell’esperienza universitaria nell’ordinamento pubblicistico italiano alla luce dell’ordinamento comunitario : la Direttiva UE n. 36/2005

Prof. Avv. Maurizio Danza

 

Strumenti giuridici per il riconoscimento e la valorizzazione dell’esperienza universitaria nell’ordinamento pubblicistico italiano alla luce dell’ordinamento comunitario : la Direttiva UE n. 36/2005 


1. La prima fase evolutiva in Italia : verso l’ equiparazione del dottorato con gli altri istituti del mondo universitario e della ricerca scientifica.

La scelta di analizzare la valutazione dell'esperienza universitaria, risponde alla necessità di esaminare nel sistema italiano, quegli istituti esistenti nell'ambito universitario e della ricerca scientifica , e cioè dell’ assegno di ricerca,  delle borse di studio e  del dottorato di ricerca . Ed infatti  già ad un lungo processo di evoluzione normativa che ha interessato il dottorato di ricerca, è seguito un periodo durante il quale il legislatore ha posto delle diversità di trattamento giuridico con le altre “esperienze universitarie”, non ritenute tutte quali rapporti di lavoro, contribuendo a quel processo di “ mancata valorizzazione ” dell' esperienza universitaria nell’ordinamento italiano.

2. Estensione progressiva dell’istituto del congedo : dal dottorato agli assegnisti e borsisti di ricerca.

Una prima valutazione va fatta in riferimento al pubblico impiego dove, il processo in una prima fase, si è incentrato sulla progressiva estensione della fruizione del congedo straordinario , che la norma originaria aveva riconosciuto inizialmente solo ai dottori di ricerca sulla base della l.  n.476 del 13 agosto 1984 modificata dall’art.52 della l. n. 448 del 2001 . Tale disposizione aveva stabilito che” il dipendente pubblico che accedeva borse di studio o dottorato di ricerca poteva essere posto in congedo straordinario durante il periodo del dottorato con borsa e senza borsa, cioè introducendo il principio di conservazione del trattamento economico previdenziale ai fini dell'acquiescenza in godimento con l'eventuale ripetizione degli importi nel caso di cessazione del rapporto di lavoro per volontà del dipendente nei due anni successivi. Questo regime fu esteso dall’ art. 453 del Testo Unico n. 297/94 della scuola,  anche al personale assegnatario di borse di studio da parte di Stati ed enti stranieri ; successivamente, questa tutela fu estesa alle borse post-dottorato grazie alla  l. n. 398 del 30 novembre 1989 . Infine, ulteriore categoria di beneficiari di aspettativa, gli assegni di ricerca grazie all 'art. 51 della l. n. 449 del 27 dicembre 1997 .


 3. La valutazione del dottorato di ricerca nei concorsi della pubblica amministrazione : titolo di accesso alla II° fascia della dirigenza ex.art.28 del D.lgs.n°165/2001 e s.m.

 

Passando poi alla valutazione del dottorato nei concorsi in generale, e cioè in quelli della pubblica amministrazione, emerge un'ulteriore contraddizione , atteso che nei concorsi per dirigenti di seconda fascia, il dottorato viene invece riconosciuto “quale titolo di accesso sia in merito al corso concorso per esami  ( co.2 )che per il concorso corso concorso selettivo di formazione, ( co. 3) dell'art. 28 del D.lgs.n° 165 del 2001.  Ciò detto, diventa difficile comprendere quale sia il principio adottato a fondamento di questo differente nel sistema di valutazione del dottorato e delle “altre esperienze universitarie e di ricerca scientifica” indubbiamente effetto della  mancata qualificazione di tali istituti quali rapporto di lavoro  .


4. Le conseguenze della mancata valorizzazione degli istituti ritenuti forme estranee al lavoro parasubordinato.

 

E’ dunque evidente come, la differente e contraddittoria valutazione ha condotto a conseguenze paradossali, tra cui la ingiusta esclusione dalla indennità di disoccupazione ( c.d. DIS/COLL ) di cui al D.lgs. n. 22 del 4 marzo 2015 ( confermata altresì dalla  Circ.  Inps n. 83 del 27 aprile 2015 )  basata sulla non assimilabilità delle figure dei ricercatori , dei dottori di ricerca e dei borsisti a quelle dei lavoratori parasubordinati ( cioè ai collaboratori coordinati e continuativi ), e nonostante anche loro siano iscritti ,e  contribuiscano alla gestione separata presso l'Inps. A tal proposito si segnala altresì la sentenza del Consiglio di Stato- VI sez.  n.102 del 2012,che ha ritenuto gli assegni di ricerca una evoluzione delle forme di collaborazione precaria, riconoscendo il servizio all’atto della conferma nel ruolo dei professori associati ai sensi dell’art.103 del DPR.n°382/1980.

 

5. La mancata valorizzazione del dottorato :  la violazione dei principi comunitari, la direttiva CEE n. 36 del 7 settembre 2005 ; la Carta europea dei ricercatori e la  Raccomandazione n° 11 marzo 2005

 

Questo dato dunque confligge non solo con i principi generali, ma anche con i principi comunitari  efficacemente espressi nella Carta europea dei ricercatori -adottati con la raccomandazione 11 del marzo 2005- che non  a caso sollecita gli Stati europei affinchè adottino strumenti normativi finalizzati alla equiparazione e alla equità di trattamento ( dunque anche previdenziale e  di prestazioni sociali ) a favore di tutti ricercatori, anche di quelli nella prima fase iniziale della loro carriera .  Non si comprende infatti, perché non si debba riconoscere per tutte queste “esperienze “ la indennità di disoccupazione” attualmente negata . Un occasione di recepimento della “Carta europea dei ricercatori” potrebbe essere indubbiamente il prossimo decreto legislativo da emanare entro 1 anno, come previsto dall’art.13 co.1 lett.a -semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca -della L.n.124 del 2015. Ulteriore violazione di natura comunitaria è certamente  quella di cui alla Direttiva n. 36 del 7 settembre 2005- peraltro espressamente oggetto di attuazione in Italia con D.lgs. n. 206 del 6 novembre 2007-, che riconosce espressamente, i titoli ( quale quello di dottorato) come qualificazioni professionali .

 

6. Le soluzioni adottabili  in sede legislativa e le prospettive secondo la recente giurisprudenza amministrativa.

 

A questo punto è di tutta evidenza come sia necessario un ulteriore evoluzione del sistema, attraverso la adozione innanzitutto di soluzioni di tipo legislativo, che non possono prescindere dall’ esplicito riconoscimento della natura di tali istituti quali rapporti di lavoro parasubordinato , e dunque da assimilare a tutti gli altri già previsti dal diritto del lavoro . Tutto ciò avrebbe l’effetto  di estendere il godimento della indennità di disoccupazione riconosciuta per le figure parasubordinate ( c.d. DIS/COLL), nonchè di conseguire la valutazione del titolo di dottorato quale qualifica professionale in ottemperanza alla normativa CEE , e di riconoscerlo quale titolo di accesso in tutti i concorsi pubblici e non solo per quelli di dirigente . Appare poi di particolare interesse  a tal riguardo, la recente sentenza n°12210  del Tar Lazio III° bis del 27 ottobre 2015, che nel soffermarsi innanzitutto sull’aspetto principale della questione, e cioè sulla natura giuridica contrattuale del dottorato e degli assegni di ricerca, nonché delle borse di studio,  afferma però che “la borsa di studio non è un rapporto di lavoro”, confermando così la necessità di un intervento legislativo volto alla individuazione degli istituti summenzionati tra quali di lavoro parasubordinato.

(Maurizio Danza)

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LaPrevidenza.it, 08/12/2015

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