domenica, 24 gennaio 2021

Probabilità e certezze del controllo nel potere politico-amministrativo

Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 

Probabilità e certezze del controllo nel potere politico-amministrativo

Sergio Benedetto Sabetta

Premessa

Weber distingue tra razionalità formale dove vi è un rapporto tra valore dello scopo e mezzi impiegati, nonché le conseguenze, e la razionalità materiale in cui il valore dello scopo è assoluto, indipendente dai mezzi e dalle conseguenze, nella razionalità formale viene meno per l'autore il significato etico del mondo sostituito dalla calcolabilità, il senso dell'esistenza umana permane al contrario nella razionalità materiale, dove prevalgono esigenze etiche, politiche, utilitariste, edonistiche, etc. in funzione degli scopi perseguiti, nella struttura capitalistica moderna vi è l'esigenza di una calcolabilità propria della razionalità formale, che si esprime nello stato moderno con la sua amministrazione fornita di un diritto razionale e organizzata su una razionalità formale prevedibile e calcolabile, l'etica e il giudizio sono quindi oggetto di una valutazione fondata sul "calcolo" delle risorse e delle conseguenze, in questo l'amministrazione burocratica finisce per acquisire una forza autonoma difficilmente controllabile.

L'adozione di logiche privatistiche all'interno delle amministrazioni pubbliche, con la conseguente autonomia dei dirigenti pubblici, rendono ancora più urgente la necessità della presenza di disegni strategici che mettano in grado di verificare il raggiungimento degli obiettivi ed orientano l'azione operativa dei responsabili, tuttavia rispetto al modello privato nel pubblico diventa prevalente e centrale la strategia ambientale in rapporto al processo di apprendimento relativo alle esigenze del territorio, la struttura tuttavia resta più facilmente condizionabile da interessi estranei alla missione non avendo come riferimento obiettivi economici chiari e semplici di utile oltre che per la complessità strutturale del pubblico stesso. La difficoltà di trovare stabili relazioni tra decisori politici e dirigenza pubblica tale da impedire invasioni di campo, che si è creata una volta abbandonati i sistemi di amministrazione pubblica chiusi di carattere burocratico, dimostra la difficoltà sistemica di strutture ampie quali quelle pubbliche composte da elementi che solo apparentemente hanno delle corrispondenze, ma che in realtà sono del tutto autonome tra loro, anche se sommariamente sembrano ripetere degli stessi schemi. Del tutto differenti sono gli interessi tra le varie strutture che compongono l'arcipelago pubblico, per le pressioni esterne e gli obiettivi loro assegnati, anche gli stessi politici esprimono interessi differenti a seconda dei riscontri di potere, di immagine ed economici che possono ottenerne. Il controllo risulta, quindi, altamente difficile proprio per la complessità e le pressioni che la struttura subisce, la cultura che pervade l'organizzazione in rapporto alla capacità di autonomia della leadership e alla coscienza delle sue funzioni è pertanto fondamentale per creare un vero controllo gestionale nel settore pubblico. Dobbiamo considerare che il tanto abusato termine di "cliente" ha quattro importanti limitazioni nel rapporto con il pubblico (Germann):

    · Il principio di legalità;  · La sovranità del pubblico;  · Una scelta dell'offerta limitata;  · I costi della prestazione non corrispondenti al suo valore. Il "cliente" è, quindi, da una parte agevolato dal rapporto a lui favorevole del costo/prestazioni, dall'altra è pilotato dal pubblico, ma specularmente anche la dirigenza possiede una propria sovranità sul privato che è comunque strettamente dipendente dal trasferimento di risorse, dirette dal bilancio pubblico o indirette con la concessione di prelievi forzosi, imposte dalla politica. La necessità di un continuo adattamento all'ambiente anche da parte del pubblico, nonché i problemi finanziari di rientro dal bilancio, se da una parte comporta una continua modifica delle strutture, dall'altra fa nascere l'esigenza di abbattere ulteriormente i costi con operazioni di esternalizzazioni che partendo da alcune funzioni interne al pubblico si sono ampliate fino a cedere interi settori di servizi rivolti agli utenti (Meneguzzo), questo viene tuttavia ulteriormente a complicare le esigenze del controllo. Infatti, si possono creare situazioni in cui i rapporti costi/qualità delle prestazioni vengono a decadere anziché migliorare, in presenza di una incapacità di monitorare l'attività esternalizzata, considerando tra l'altro la possibilità che possano formarsi ulteriori incroci tra vari portatori di interessi di per sé difficilmente controllabili, senza un adeguato monitoraggio. Emerge, pertanto, chiaramente le difficoltà molto più complesse rispetto al privato, da come si era partiti, nello strutturare un adeguato sistema di controlli, proprio per l'ampiezza e la varietà sistemica nonché nel rapporto tra potere politico e amministrativo.

                                   Bibliografia

    · AA. VV. , Management pubblico in Ticino, Mc Graw ­ Hill 2007;  · AA. VV., Economia delle aziende pubbliche, Mc Graw - Hill 2003.  · R. Bodei, La filosofia nel novecento, Donzelli ed. , 2006.

                        Etica e logica nella teoria dei sistemi

 Il controllo, sebbene matematizzato secondo una visione economico- finanziaria, presenta pur sempre nel pubblico la necessità di una valutazione dei dati non in termini puramente finanziari, bensì anche secondo considerazioni politiche.

Nell'etica Spencer vede l'adattamento progressivo dell'uomo al contesto in cui vive, il risultato del ripetersi di esperienze generazionali nel suo tentativo di adattarsi al meglio all'ambiente, quindi vi è una causalità dovuta alla necessità della sopravvivenza in ambienti diversi. Le diverse etiche sono pertanto modi diversi, prove di adattamento all'ambiente che gruppi umani e società hanno tentato in una osmosi/competizione con l'ambiente e altri gruppi umani di cui gli innumerevoli insuccessi testimoniati dalla storia ne sono prova. Questa visione affonda nell'utilitarismo (Mill) individualista che viene ad esaltare e cercare di contabilizzare ciò che Bentham individua nella ricerca di calcolo del piacere per evitare il dolore, questa visione impostata esclusivamente sull'individuo sembra porsi in termini nettamente alternativi alla morale altruistica sostenuta da Comte, un conflitto che dall'ottocento oppone leaderismo politico e positivismo sociale. L'apparente inconciliabilità di queste posizioni opposte ha indotto Russell, e con lui i positivisti logici, a negare l'oggettività dell'etica per ripiegare su una soggettività psicologica sentimentale e come tale non misurabile in quanto non comprovabile con le asserzioni di vero o falso, quindi dei puri desideri. Se la cooperazione comunitaria aumenta la possibilità di trarre per ognuno profitto nella lotta per la sopravvivenza, Trives (teoria dell'altruismo reciproco) ha ipotizzato una distinzione tra "amici" e "non amici" nell'instaurare un rapporto di fiducia che superi la difficoltà di mantenere un registro esatto del dare e avere nei rapporti quotidiani, in tal modo facilitando la reciproca utile convivenza in un gruppo, con una maggiore memoria del dare e avere con gli estranei, questo tuttavia non garantire del tutto dalle truffe, si che scatta la necessità non solo di punire ma anche eventualmente di espellere dal gruppo i profittatori sostituendo il tipo di relazione (teoria del mercato biologico). Il conflitto egoisti/cooperatori si trasforma in un conflitto tra truffatori/ cooperatore e quindi tra produttore/parassita, nel vantaggio competitivo che gli egoisti hanno, per il risparmio di energie che ottengono, vi è un progressivo assorbimento culturale di tale comportamento tra gli individui che compongono la popolazione, fino ad ottenere la disgregazione sociale in sottogruppi e l'abbattimento dell'efficienza media del gruppo nel suo insieme. Interviene la necessità della presenza di una forte leadership cosciente che imponga il rispetto delle regole mediante punizioni, premi ed espulsioni, al fine di impedire lo sfaldamento della rete sociale per sfiducia e aggressività nell'interazione dei rapporti sociali. Si possono quindi individuare tre aspetti dell'etica:

     · Verso se stessi (centro);  · Verso la comunità (gruppo);  · Verso il mondo (esterno); ognuno di questi è una parte di spazio delimitato in forma frastagliata, con aree grigie e incerte di confine, dal limite variabile nel tempo, si da potersi parlare di dinamicità dell'etica nella quale la frontiera più profonda è tra la comunità e il resto del mondo. L'etica è un modo di delineare i fatti e, quindi, nel gruppo diventa un'intelligenza collettiva in grado di definire una comprensione comune dei fatti che dia un senso agli eventi, nel suo scorrere nella rete sociale acquista il valore di una verità in prospettiva. L'uomo nel suo rapporto con il mondo opera per schemi i quali sono strutturati nel linguaggio, nelle costruzioni verbali con cui viene trasmessa l'informazione, diventa etica del linguaggio tanto da obbligare ogni gruppo sociale prima di formarsi di creare una propria forma di comunicazione in grado di trasmettere i propri valori. La normativa diventa, pertanto, una formalizzazione dell'etica nell'organizzazione e per tale via determina i confini etici del sistema nell'interfaccia con gli altri sistemi organizzativi, ma esso è anche la mediazione tra le posizioni etiche individuali, impedendo che la compromissione dello scambio tra individualità sprofondi il sistema in una anarchia caotica con la nascita di nuovi centri autonomi in concorrenza con le strutture precedenti. Il controllo diventa espressione dell'etica imperante, parte del sistema, e attraverso esso si ha una lettura del funzionamento dell'insieme, ma questi è anche portatore di interessi ed esigenze individuali, il suo apparente assurgere a vertice dei canali informativi e centro del feedback crea attrazione verso quelle personalità che nella frustrazione di una mancata affermazione personale si gratificano, sperando di imporre attraverso il controllo la visione del proprio sé. Seppure le azioni morali non possono considerarsi atti disincarnati ed eterei, che si traducono in altruismo puro, Croce sottolinea che queste azioni, in quanto volte all'interesse generale, danno beneficio a ciascun singolo, ma proprio per questo presuppongono una visione più ampia dello stesso beneficio immediato del singolo ( Bodei) In realtà l'etica del controllo si fonda sulla conoscenza, valore supremo e garanzia su cui si misurano tutti gli altri valori (Monod), in un continuo passaggio dal caso alla necessità senza mai negare la contingenza degli eventi (Bellone), in questo continuo feedback occorre evitare di pensare in termini di una loro "naturalizzazione" (Latouche), ossia di una necessità naturale, non essendo questi che frutto di una interpretazione umana delle sue richieste e come tale va sempre riconsiderata, solo la conoscenza in rapporto alle risorse disponibili diventa fondamento per le scelte, secondo una lettura di valori che non devono ridursi esclusivamente all'immediato ma aprirsi a scenari di sviluppo per il sistema. Wittgenstein nella seconda tesi "estensionale" per le proposizioni distingue tra proposizioni atomiche, quindi semplici, e proposizioni molecolari, ossia complesse, facendo dipendere queste ultime dalla verità o falsità delle componenti atomiche e dal loro interagire con le regole semantiche necessarie all'opera di composizione, la rigorosità del pensiero logico- matematico investe la stessa analisi degli eventi nel controllo, in particolare l'esattezza della raccolta dei dati pertinenti e il loro riscontro. Si ha, come derivazione dalla distinzione formulata da Morris e Carnap, una lettura "sintattica" dei dati che compongono gli eventi e delle regola di connessione e trasformazione, a cui segue e si sovrappone una lettura "semantica" degli enunciati per cui si disquisisce sulla lettura qualitativa delle cose a partire dal vero o falso dei dati estrapolati, secondo i principi logici di contraddizione, ossia di una costruzione di linguaggio comune (Carnap), e di fondamento, la conseguenzialità giustificativa del ragionamento senza salti (Kant), più problematici sono i principi del terzo escluso e di identità, per cui non sempre una volta inferiti i valori a determinati dati si potranno sempre mantenere come la possibilità sempre esistente di creare un terzo valore di indeterminatezza (Heyting). Feyerabend osserva che spesso lo sviluppo di nuove idee e istituzioni non nasce dalla soluzione logica di problemi ma da causalità irrilevanti, che inaspettatamente offrono, successivamente, la soluzione di problemi non percepiti come tali, solo in un secondo momento emerge l'apparato concettuale che ne definisce i limiti, in un fortissimo intreccio anarcoide tra razionalità scientifica e irrazionalità intuitiva, richiamando i termini della teoria sistemica, in cui gli errori sono parte integrante del progresso e quindi dell'analisi. Qualsiasi fatto nuovo è tale non perché semplicemente nuovo rispetto ad un programma, ma in quanto estraneo ai presupposti logici che hanno regolato la costruzione del programma stesso e dell'ipotesi (Zahar), si introduce nell'analisi del fatto nuovo il concetto di "euristica positiva" quale tecnica atta ad inserire le anomalie che si presentano (Lakatos). Kuhn parla di un procedere da paradigma a paradigma e della necessità e volontà di articolare il paradigma stesso sui fatti della natura, vi è la necessità nell'uomo di confermare le ipotesi consolidate al fine di evitare la riformulazione dei fatti secondo nuove ipotesi che creano cambiamento e quindi nuovi sforzi nella riformulazione delle nuove regole, tutto al fine di risparmiare energie e salvare situazioni consolidate, pertanto le crisi del paradigma possono portare alla perdita di intuizioni e pratiche precedenti, ossia di informazione, vi è quindi la necessità nel controllo di effettuare i cambiamenti salvando l'informazione stessa, interpretando l'affermazione di Kuhn per cui il paradigma precedente va dimenticato. Un ente esiste per noi solo quando si precisa il modo di osservarlo, la sua esistenza è tutta nella sua osservabilità (Geymonat), altrimenti ne subiamo gli effetti senza averne la coscienza, da questo ne consegue il controllo dell'essenza dell'ente stesso mediante procedure quali la "coerenza" con la totalità degli eventi ( Neurath ), la "falsificabilità" di un sistema in contrapposizione alla semplice "verificabilità" (Popper), sempre considerando l'instabilità dei sistemi nel lungo periodo a fronte di un loro equilibrio nel breve, con uno schema concettuale: instabilità (caos) ­ probabilità ­ irreversibilità (Prigogine).  In molti casi non è necessario conoscere la "struttura interna" dell' oggetto su cui si va ad agire, al fine di non dissipare eccessive risorse, tanto che è stato adottato il termine di black box o scatola nera, quello che effettivamente importa è il principio della relazione causa ­ effetto si che si possa prevedere l'efficacia delle decisioni, si crea in tal modo una relazione di dipendenza input (t) - output (t) nell'elaborazione delle informazioni in termini olistici senza dovere penetrare nella complessità della struttura. Nella società moderna qualsiasi organizzazione tende alla complessità proprio per la difficoltà insita nel prendere decisioni adeguate, questo conduce alla necessità di frantumare la contiguità spazio-temporale in singoli "eventi" nello spazio- tempo, in una semplificazione di momenti successivi. D'altronde la struttura non può essere frantumata e ricostruita come semplice somma o sovrapposizione, in quanto le parti interagendo fra loro sono qualcosa di maggiore della loro somma ma anche di diverso dalla loro singola unità iniziale. La struttura di un sistema è quindi caratterizzata dai sottosistemi, dal loro comportamento, nonché dalle relazioni che intercorrono fra essi, ne consegue che l'output rispetto ad identico input può variare nel tempo a seconda del variare dello stato del sistema nel tempo stesso, considerando che questi proprio per il fatto di essere sistema ha una memoria del passato, ma anche la stessa misurazione è causa del suo variare accrescendone la complessità in forma esponenziale seguendo l'ampia capacità di calcolo automatico introdotta con i computer, sì da trasformare l'analisi lineare (causa- effetto) in analisi comportamentale secondo un concetto spaziale di rete (Mari) . Dobbiamo considerare che la causalità dopo una serie di ramificazioni, ossia di decisioni, perde di coerenza si che la conoscenza dello stato iniziale perde anch'esso il proprio valore programmatico a seguito del generarsi e degradarsi continuo dell'informazione, il sistema impone quindi un continuo feedback per il nascere di differenti eventi in presenza di un'unica storia, viene meno la possibilità di previsioni comportamentali sul lungo termine, mentre nuove regole intervengono ad ogni nuovo stadio di organizzazione. Modelli eccessivamente complessi nascondono gli elementi essenziali e disperdono l'effetto tunnel per una conoscenza coerente al fine della modifica dell'output; ogni transizione di fase è un momento di distruzione e riformulazione di un ordine "su larga scala", la rinormalizzazione in termini decisionali porta alla necessità di considerarla in termini generali al fine di migliorare la visione di insieme senza diluire le decisioni nei dettagli. In ogni spazio di una nuova fase vi sono più centri di dominio in competizione fra loro con la conseguente frammentazione della linea di confine, circostanza che impone una continua contrattazione, peraltro ogni centro di attrazione contiene al suo interno punti critici non pienamente controllabili né assimilabili. D'altra parte nessuna crescita può essere lineare in termini illimitati, come già osservato da Verhulst, pertanto la linearità è propria di intervalli di tempo finiti, nasce la necessità della valutazione della variabilità nello spazio per lunghi intervalli di tempo. Il succedersi delle biforcazioni decisionali trasforma la struttura da ordinata in caotica, con intervalli lineari sempre più brevi ad ogni raddoppio del periodo, in questa immagine complessa di biforcazioni e sovrapposizioni di eventi, in cui viene meno la linearità continua del fenomeno, la presenza nello spazio di "attrattori" o centri di influenza fa si che l'attenzione deve volgersi ai confini tra regioni differenti in competizione fra loro, gli eventi posti ai confini sono quelli che subiranno la diversa attrazione al variare dei parametri, fino al limite massimo della frantumazione e decadimento dello spazio di uno degli "attrattori". Del resto la diversità è massima nelle zone di confine, in cui ogni conflitto nasconde dimensionalmente altri mille conflitti in scala sempre minore e per espressioni differenti della stessa organizzazione (Peitgen ­ Richter). La logica previsionale induttiva basata sulla regolarità storica di causa-effetto è efficace sui brevi periodi per sistemi complessi e su sistemi puramente meccanici per periodi più lunghi, ne consegue per sistemi complessi la necessità dell'introduzione di un pensiero sistemico che introduca modelli interpretativi per parti di realtà con la conseguente necessità di determinare il confine del sistema rispetto all'ambiente sia in ampiezza che in profondità, dobbiamo tuttavia considerare che una eccessiva profondità porta a perdere l'unitarietà della visione, parcellizzando la logica degli interventi. Ogni modello costruito al fine di interpretare l'evolversi degli eventi ha solo una verità parziale e non può essere inteso in termini assoluti proprio per la complessità sistemica e la conseguente necessità di semplificazione al fine di poterla gestire in termini di interventi previsionali, in questa ottica deve decidersi se l'osservatore è parte del sistema per il solo fatto di osservare e rilevare, oppure può essere posto all'esterno nell'ambiente. L'unico effettivo parametro indipendente dalle altre variabili risulta essere il tempo, essendo anche lo spazio dimensionabile in una logica di dinamica temporalmente locale, pertanto il tempo è il parametro ossia l'elemento costante nel dialogo tra dinamiche locali e globali. Come ricorda Yourdan (Analisi strutturale dei sistemi) quanto più un sistema è specializzato tanto maggiore è la sua difficoltà di adattamento e comunque ogni sistema tende per se stesso a crescere con il conseguente assorbimento continuo di sempre maggiori risorse necessarie al suo mantenimento, ma anche di una continua crescita di sotto-sistemi che lo compongono, in un continuo processo di formalizzazione (Mari). Dobbiamo considerare che non sempre complesso è sinonimo di complicato, come del resto la semplicità del sistema non è correlata alla facilità di controllo, lo stesso dicasi per lo spezzettamento di un sistema complesso in unità minori per la semplificazione dell'analisi, se è più facile suddividere ben più difficile è ricostruire la complessità anche se vi è necessità di individuare i fattori della complessità al fine di una loro considerazione unitaria. La complessità nasce il più delle volte dal ricorrere di relazioni semplici, ma non lineari, che comportano biforcazioni nella proporzionalità tra causa ed effetto (Pastrone), l'informazione da parte sua, quale struttura portante del sistema, viene a dissiparsi nei termini originali per i continui passaggi, ma anche a riformularsi nello spazio-tempo per l'azione degli altri centri di influenza o "attrattori", rimarrà comunque sempre presente in qualche parte dell'universo organizzativo. L'orizzonte temporale è particolarmente importante in un'analisi del sistema, infatti le relazioni con effetti a lungo termine sono quelle più importanti nella gestione di un sistema complesso e possono sovrapporsi in termini negativi sugli interventi effettuati in urgenza su eventi a breve termine. Particolarmente pericoloso dal punto di vista dinamico è l'effetto cumulativo delle relazioni del ciclo se questo assume il carattere di "circolo auto- catalitico", in cui il sistema si auto rafforza automaticamente senza interventi esterni fino al blocco o all'esplosione del sistema stesso; in tali casi solo un intervento negativo (feedback) stabilizza il sistema tanto in natura che nel sociale (Alberti ­ Gandolfi ­ Larghi), la stabilizzazione logicamente costerà sia in termini energetici che di aspettative, per questo risulta essere politicamente di particolare gravosità e pertanto si tende ad affidarla ad organi tecnici esterni che se ne assumano la responsabilità. Nelle situazioni complesse o solo incerte si procede alla semplificazione del sistema cercando un bilanciamento tra l'interpretazione intuitiva e quella modellizzata analiticamente al fine di rendere gestibile la complessità stessa, si crea un'area dell'incertezza nella quale gli eventi sono calcolati in termini probabilistici a fianco di un'area della complessità nella quale vi è una semplice possibilità dell'evento senza una quantificazione affidabile, solo in seguito allo scorrere del tempo con la modificazione del contesto si modificano i rapporti tra le due aree. Nell'ambiente complesso acquista importanza la percezione del fenomeno quale premessa per l'anticipazione dell'evento sorprendente, l'uso di tecniche come quelle degli alberi decisionali possono essere semplificatori ma non risolutivi e pienamente affidabili nel tempo, intervengono simulazioni in forme deterministiche, probabilistiche stocastiche che approfondiscono le relazioni causali del sistema mediante modalità sempre più articolate (Olivotto). Tuttavia è stato osservato che la capacità di prevedere e quindi controllare gli scenari derivanti dalla complessità, restringendo il ruolo della causalità anche grazie al crescere delle potenzialità di calcolo, si risolve in molte occasioni in un'illusione del controllo, ossia della nostra capacità di influenzare i risultati (Mlodinow). Gli psicologi chiamano "bias di conferma" il desiderio di dimostrare la fondatezza delle nostre idee accogliendo ed esaltando gli indizi favorevoli, diminuendo al contempo quelli contrari, questo in particolare in ambienti ambigui e complessi, la capacità di procedere non alla verificabilità bensì alla falsificabilità (Popper) non di un singolo evento, come contestato da Lakatos, bensì di un sistema, con risultati magari contrari ai nostri desideri, non è di tutti per i costi psicologici di autostima che ci comporta. D'altronde nei sistemi complessi, semplici fattori del tutto secondari possono costituire elementi del caso per deviare la linearità causa /effetto, secondo la "teoria degli incidenti normali" di Perrow, anche per segmenti temporali lineari, necessita pertanto concentrarsi sulla capacità di reagire all'imprevedibilità degli eventi, invece di concentrarsi prevalentemente sull'abilità di prevederli (Mlodinow ), in altri termini la capacità di reazione è la scialuppa di salvataggio nell'impossibilità di determinare una rotta sicura nella difficoltà della prevedibilità nei sistemi complessi, un sistema è quindi efficiente in quanto fornito di una ampia variabilità, tale da ricomprendere il massimo numero di eventi imprevedibili, con il minimo di informazioni. Si deve considerare che tutti gli eventi possibili, anche se improbabili, possono accadere, il problema è il tempo necessario all'evento d'altronde , come già osservato, lo stesso osservatore in quanto portatore di valori e centro dell'osservazione crea l'evento, collassandolo nello stato da lui definito in quel contesto esistente, la lettura che ne deriva varierà a seconda dei piani di lettura usati, ma essa a sua volta subirà ulteriori increspature da dimensioni non considerate.  Dobbiamo ricordarci che, come scrive Hempel a proposito del rapporto tra causalità e ricerca, ogni teoria scientifica è "paragonabile a una complessa rete sospesa nello spazio. I suoi termini sono rappresentati dai nodi mentre i fili che li collegano corrispondono, in parte, alle definizioni, in parte alle ipotesi fondamentali e derivate dalla teoria. L'intero sistema fluttua, per così dire, sul piano dell'osservatore, cui è ancorato mediante le regole interpretative".

Queste pur non appartenendo alla rete connettono alcuni punti con determinate zone del piano di osservazione, si crea un collegamento interpretativo tra dati empirici e rete teorica, in cui l'immaginazione nella formulazione delle congetture acquista un ruolo decisivo temperato da un "minuzioso esame critico", si creano rapporti simmetrici tra fenomeni apparentemente indipendenti.

Come Heisemberg evidenzia ogni tradizione scientifica è insieme premessa e ostacolo alla crescita della conoscenza, altrettanto avviene nell'attività di controllo dei sistemi complessi, in cui ogni idea formulata dall'analisi fuzzy dei dati diventa ostacolo al nascere di una nuova interpretazione più coerente con il mutare del contesto.



                                      Bibliografia  · AA.VV., Filosofia della scienza, Raffaele Cortina, 2004;

· Abbagnano N. Storia della filosofia, Vol. III, UTET, 1974;

· Cipollini D., Punizione uguale cooperazione, in Le Scienze, 454,  giugno 2006; · Dennett C. D., l'idea pericolosa di Darwin: l'evoluzione e i  significati della vita, Boringhieri, 2004; · Feyerabend P. K., Contro il metodo. Abbozzo di una teoria  anarchica della conoscenza, Feltrinelli, 1979; · Prigogine I., Le leggi del caos, Laterza, 1993;

· Bellone E., Il Regno e le tenebre, in Le Scienze, 22, 471,  novembre 2007; · Latouche S., L'invenzione dell'economia, Bollati Beringhieri, 2010;

· Lakatos I.- Feyerabend P. K., Sull'orlo della scienza. Pro e contro  il metodo, Raffaele Cortina, 1995; · De Waal F. B. M., L'economia delle scimmie, in Le Scienze,  66-73, 442, giugno 2005; · De Waal F. B. M, La scimmia che siamo, Garzanti, 2006;

· Bodei R. , La filosofia del novecento, Donzelli ed. 2006;

· Kuhn T. S., La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi,  1969; · Mari L. Un'introduzione alla teoria dei sistemi, Università  Cattaneo-LIUC, 2005-2009; · Peitgen H.O. - Richter P. H., La bellezza dei frattali, Bollati  Boringhieri, 1989; · Alberti G. E. ­ Gandolfi A. ­ Larghi G., La pratica del problem  solving, Franco Angeli 2004; · Pastrone F., Complessità e semplicità, in Google;

· Mlodinow L., Le leggi scientifiche del caso, RCS, 2009;

· Olivotto L., Valore e sistemi di controllo. Strumenti per la gestione  della complessità, Mc Graw ­ Hill, 2000; · Popper K. R., La logica della scoperta scientifica, tr. It. Di M.  Trinchero, Einaudi, 1970.

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LaPrevidenza.it, 18/05/2016

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