mercoledž, 22 maggio 2019

Marx e il lavoro moderno

Antologia

 

Premessa

Contrapposto al positivismo e al neopositivismo, in cui le uniche conoscenze sono quelle scientifiche fondate sui fatti ed una logica induttiva, vi sono Marx, Nietzsche e Freud , i quali evidenziano le "distorsioni collettive" determinate dallo sfruttamento, dall'alienazione, dalla falsa coscienza, dalla rimozione e dall'inconscio.

La stessa scienza non è solo intuito e lavoro intellettuale, ma "anche" frutto di interessi consolidati, influenze ideologiche e atti di potere, come ci ricordano Kuhn e Feyerabend.

Nonostante un'apparente libertà espressiva totale vi sono numerosi condizionamenti determinati da vari paradigmi e dai veicoli di trasmissione, così che ciò che attualmente appare espressioni di nuove conquiste, diventano a loro volta paradigmi e limiti espressivi che vengono a negare tesi contrarie.

Osserva Miegge che oggi "la scena è dominata non dalla comunicazione pubblica, ma dal suo capovolgimento: la comunicazione pubblicitaria. La comunicazione pubblica avviene tra agenti reali diversi, quella pubblicitaria è il suo capovolgimento perché c'è uno solo che parla, dice tutto e il contrario di tutto, al fine di sostituire la differenza con delle condotte".

"Qui, l'unico criterio che conta non è quello della produzione del consenso ­ perché il consenso implica un senso ­ ma semplicemente di un gradimento che possa poi venire misurato tramite il sondaggio di opinioni". "Una comunicazione [...] che sopprime l'attesa e sopprime la memoria".

Il senso, quale produzione effimera, viene a sovrapporsi al consenso sui risultati, dirottando in tal modo cospicui finanziamenti, si finisce per perdere gli scopi del proprio agire in una eterogenesi di fini, perdendo di vista il senso originario.  Ecco recuperato l'insegnamento profondo di Marx, superando le interpretazioni riduzioniste e puramente ideologico politico- utilitariste del `900, una lettura che riporta d'attualità l'opera dell'autore.

(P. Vineis, Lost in translation. Scienza, informazione, democrazia, Introduzione, Codice ed. 2011).

Di immutabilità non vi è che l'astrazione del movimento che deriva dall'evoluzione economica, sì che, in contrapposizione all'Idealismo hegeliano, l'unico elemento autodeterminante per Marx è la struttura economica della società.

Sorge quindi il problema della proprietà privata che crea la distinzione tra "individui nella storia" e "individui astratti", ma lo stesso Marx , nell'esaltare il comunismo quale superamento delle contraddizioni capitalistiche, afferma essere l'attribuzione della proprietà privata alla comunità un "comunismo rozzo".

Espressione non di una liberazione, ma dello sfogo di quello che l' Abbagnano, rifacendosi a Nietzsche e Scheler , definisce come un "risentimento"(N. Abbagnano, Storia della filosofia, Vol. III, Marx ­ UTET, 1974).

La profezia della distruzione della borghesia ad opera della stessa, mediante il concentramento di salariati nella grande industria, non si è avverata, come il superamento del "comunismo rozzo", avendo tuttavia in questo giustamente previsto la forza modificativa del "movimento" tecnico-economico.

Un incessante movimento ciclico di concentrazione e redistribuzione di ricchezza, da doversi favorire ma anche al contempo governare in termini sia sociali che ambientali.

Nell'individuare una delle strutture portanti della società viene da Marx fornita una soluzione assolutistica, sconfessata dalla storia del Novecento, non applicabile alla struttura tecnica attuale.

Vi è inoltre il rigetto assoluto dell'Idealismo, da cui tuttavia fiorirà l'aspetto psicologico, di cui la proprietà ne è un elemento necessario nell'attuale fase evolutiva delle capacità tecnico-economiche.

La difficoltà risiede quindi nella capacità di governarne i vari aspetti con una visione non prettamente a breve termine, ma in un rapporto intergenerazionale e all'interno della stessa generazione nel trascorrere del tempo.  Le istanze comunarde si ripetono storicamente nei momenti di crisi, quale risposta agli eccessi, ed ecco attualmente emergere forme populiste e socialiste tanto in Europa che in America (G. Riotta, USA, l'avanzata di populisti e socialisti mette alle corde i partiti tradizionali, La Stampa, 23, 19/2/2019), tutte circostanze che ci impongono una rilettura moderna non ideologizzata di Marx.

Il concetto dell'alienazione da Marx sviluppato quando afferma che "Non è l'operaio che adopera i mezzi di produzione, ma sono i mezzi di produzione che adoperano l'operaio", (Capitale, I, III, cap. IX), come anche "La produzione produce l'uomo non solo come una merce, la merce umana, l'uomo con il carattere della merce; ma la produce, come conformemente a questo carattere" (Manoscritti economico-filosofici del 1844, III), può essere ripreso attualmente nel vedere l'essere adattato e conformato economicamente alle nuove tecnologie, in una alienazione non più imposta dall'esterno ma creata quale desiderio dall'interno, comunque tale da produrre lacerazioni nell'essere stesso.

Lo stesso concetto di plusvalenza non risiede più esclusivamente nella quantità di forza lavoro, necessaria al prodotto, bensì anche nell'informazione che la manipolazione dell'essere pone a disposizione, qui risiede la vera accumulazione.

(Prof. Sergio Benedetto Sabetta)

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Antologia

"La filosofia, soprattutto la filosofia tedesca, ha un profondo attaccamento alla solitudine, all'isolamento sistematico; alla fredda auto contemplazione... Conforme al suo carattere, non ha mai compiuto il primo passo per mutare i suoi ascetici parametri sacerdotali con il disinvolto abito da società e giornali. Ma le filosofie non crescono dalla terra come i funghi: esse sono i frutti del loro tempo e del loro popolo... Il medesimo spirito che con le mani dell'industria crea le ferrovie, crea nel cervello dei filosofi i sistemi filosofici. La filosofia non abita fuori dal mondo"(1842).

"L'uomo non è un essere astratto che venga fuori dal mondo. L'uomo non è altro che il mondo dell'uomo, lo stato, la società. Lo stato e la società producono la religione che è una coscienza capovolta del mondo, appunto perché essi costituiscono il mondo capovolto" (1844).  "La critica del cielo si trasforma nella critica della terra, la critica della religione in quella del diritto" (1844).

"L'arma della critica non può invero sostituire la critica delle armi; la potenza materiale deve essere abbattuta da potenza materiale".

"La religione, la figlia, lo stato, il diritto, la morale, la scienza, l'arte, ecc. non sono che modi particolari della produzione e cadono sotto la sua legge universale. La soppressione positiva della proprietà privata, in quanto appropriazione della vita, è dunque la soppressione positiva di ogni estraneazione e quindi il ritorno dell'uomo dalla religione, dalla famiglia, dallo stato, ecc. alla sua esistenza umana, cioè sociale. L'estraneazione religiosa come tale ha luogo soltanto nella sfera della coscienza, nell'interiorità umana; invece l'estraneazione economica è l'estraneazione della vita reale onde la sua soppressione abbraccia l'uno e l'altro lato".

"Il comunismo è, in quanto negazione della negazione, affermazione, perciò è il momento reale e necessario per il prossimo svolgimento storico della emancipazione e della riconquista dell'uomo".

MARX

TESI SU FEUERBACH

I) Il difetto capitale di ogni materialismo fino ad oggi (compreso quello di Feuerbach) è che l'oggetto, la realtà, la sensibilità, vengono concepiti solo sotto la forma dell'obbietto o dell'intuizione; ma non come attività umana sensibile, prassi; non soggettivamente. Di conseguenza il lato attivo fu sviluppato astrattamente, in opposizione al materialismo, dall'idealismo ­ che naturalmente non conosce la reale, sensibile attività in quanto tale ­.

Feuerbach vuole oggetti sensibili, realmente distinti dagli oggetti del pensiero: ma egli non concepisce l'attività umana stessa come attività oggettiva. Egli perciò nell'Essenza del Cristianesimo considera come veramente umano soltanto l'atteggiamento teoretico, mentre la prassi è concepita e fissata solo nel suo modo di apparire sordidamente giudaico. Egli non comprende perciò il significato dell'attività "rivoluzionaria", "pratico-critica". 

II) La questione se al pensiero umano spetti una verità oggettiva, non è questione teoretica bensì una questione pratica. Nella prassi l'uomo deve provare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere immanente del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non-realtà del pensiero - isolato dalla prassi ­ è una questione meramente scolastica.

La dottrina materialistica della modificazione delle circostanze e dell'educazione dimentica che le circostanze sono modificate dagli uomini e che l'educatore stesso deve essere educato. Essa è costretta quindi a separare la società in due parti, delle quali l'una è sollevata al di sopra della società. La coincidenza del variare delle circostanze dell'attività umana, o auto-trasformazione, può essere concepita o compresa razionalmente solo come prassi rivoluzionaria.

IV) Feuerbach prende le mosse dal fatto dell'auto-estraniazione religiosa, della duplicazione del mondo in un mondo religioso e in uno mondano. Il suo lavoro consiste nel risolvere il mondo religioso nel suo fondamento mondano. Ma il fatto che il fondamento mondano si distacchi da se stesso e si costruisce nelle nuvole come un regno fisso e indipendente è da spiegarsi soltanto con l'auto-dissociazione e con l'autocontraddittorietà di questo fondamento mondano. Questo fondamento deve essere perciò in se stesso tanto compreso nella sua contraddizione quanto rivoluzionario praticamente. Pertanto dopo che, per es., la famiglia terrena è stata scoperta come il segreto della sacra famiglia è proprio la prima a dover essere dissolta teoricamente e praticamente.

V) Feuerbach non soddisfatto dell'astratto pensiero, vuole aggiungervi l'intuizione; ma egli non concepisce la sensibilità come attività pratica umana- sensibile.

VI) Feuerbach risolve l'essenza religiosa nell'essenza umana . Ma l'essenza umana non è qualcosa di astratto che sia immanente all'individuo singolo. Nella sua realtà essa è l'insieme dei rapporti sociali.  Feuerbach, che non penetra nella critica di questa essenza reale, è perciò costretto:

1. Ad astrarre dal corso della storia, a fissare il sentimento religioso per sé,  e a presupporre un individuo umano astratto-isolato

2. L'essenza può dunque da lui esser concepita come "genere", cioè come  universalità interna, muta, che leghi molti individui naturalmente.

VII) Feuerbach non vede dunque che il "sentimento religioso" è esso stesso un prodotto sociale e che l'individuo astratto, che egli analizza, appartiene ad una forma sociale determinata.

VIII) Tutta la vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che trascinano la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nella prassi umana e nella comprensione di questa prassi.

IX) Il punto più alto a cui giunge il materialismo intuitivo , cioè il materialismo che non intende la sensibilità come attività pratica, è l'intuizione degli individui singoli e della società borghese.

X) Il punto di vista del vecchio materialismo è la società borghese, il punto di vista del materialismo nuovo è la società umana o l'umanità sociale.

XI) I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo.
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LaPrevidenza.it, 17/03/2019