venerdý, 22 novembre 2019

Libertà, autocrazia e Ragion di Stato

Kant e Machiavelli

 

Premessa

Kant e Machiavelli sono rappresentanti di due scuole di pensiero che si contrappongono sul piano teorico delle scienze politiche, tanto all'interno che sul piano delle relazioni internazionali.

Secondo la scuola realista, di cui uno dei maggiori rappresentanti è Machiavelli, l'uomo è immerso anche se civilizzato nella violenza proprio dello stato di natura, da cui non può liberarsi, ma solo limitare e contenere mediante adeguate istituzioni.

All'opposto vi è la scuola idealista, di cui uno dei maggiori rappresentanti è Kant, per cui l'uomo è fondamentalmente buono, solo delle istituzioni errate o incomplete ne favoriscono il sorgere della violenza.

Con la caduta della cortina di ferro ed il venire meno del clima di guerra fredda, vi è stata una rinascita dei principi idealistici che sembravano confermati sia dalla globalizzazione che dallo sviluppo della tecnologia comunicativa in atto. Principi che trovavano delle nuove teorizzazioni nelle correnti del neoliberismo e del neoistituzionalismo (Bonanate).

Kant rientra nel razionalismo quale elaborazione del concetto di ragione, la quale è elemento autonomo e necessario nella guida dell'agire umano nel mondo, tuttavia essa non è di per sé né infinita, né onnipotente, avendo limiti e condizioni.

Herder, nel riferirsi a Kant, riconosce la sua continua ricerca della verità senza alcun dispotismo, che nasce tuttavia dal confronto, quale conoscenza della natura e del valore morale degli uomini.

L'ideale politico è da Kant individuato, nel suo scritto "Per la pace perpetua" (1795), sul principio di libertà dei membri di una società, come uomini, sull'indipendenza di tutti, quali sudditi, e sulla legge dell'eguaglianza, come cittadini.  Nel conflitto da lui sostenuto con il ministro Wollner, del Gabinetto del Re Federico Guglielmo II, si sottomette alla volontà regia, come rispetto dell'autorità della legge, ma rivendica la libertà di pensiero e di parola contro gli arbitri del dispotismo nei confronti della religione.

Esso si pone, quindi, quale base del razionalismo illuministico, influenzando anche i principi costituzionali e la formazione di un futuro Stato razionale, che troverà ulteriori teorici nel corso dell'Ottocento.

Vi è in Kant un richiamo ancor più forte nell'attuale momento alla libertà individuale, quale consapevolezza di sé e della storia da cui si nasce. In quanto gli sviluppi tecnici sull'Intelligenza Artificiale in atto conducono al possibile controllo dell'esistenza in termini radicali, mediante l'accumulo e l'elaborazione esponenziale dei dati.

Vi è in questo la nascita dello scontro tra opposte visioni del mondo, autoritarismi orientali, dove l'individuo vale nella comunità e non è portatore di una propria libertà di scelta nell'indirizzare la stessa, e individualismi privati esasperati, del nuovo mondo, dove società private possono scegliere e controllare mediante il successo economico le coscienze.

Il vecchio continente può risultare schiacciato se non recupera le radici del proprio pensiero, fornendo un rapporto equilibrato tra libertà individuale e possibili autoritarismi, in cui l'efficienza economica rimanga quale strumento e non idolo.  · Abbagnano N., Storia della filosofia, Vol. II ­ Kant (478-556), UTET,  1974.


INDICE 
Tavole sinottiche ( Prima parte);

· Prefazione alla seconda edizione della critica della ragion pura ­ 1778-  (seconda parte).  

 TAVOLE SINOTTICHE

- Kant è mediatore tra le istanze razionalistiche presenti nella  matematica pura e quelle sperimentali (empiristiche) presenti nella  fisica osservativa.

- Ciò che Galileo fece fu quello di creare una tecnica che assommasse  la matematica e la fisica ma fu opera di Kant darne una  giustificazione filosofica (fondazione della fisica razionale).

- Non si limita a giustificare la religione con argomenti deistici; ma  eredita il problema di dover giustificare questa attraverso la filosofia  per preservarla dalla superstizione.

- Nella terra regnerà la pace e questo, se non per la buona volontà, per  l'egoismo dei popoli. Infatti le guerre provocano lutti e danni, quindi  per egoismo l'uomo rinuncerà ad esse. Ma egli può agire sulla storia  accelerandone il percorso, trasformando i regimi dispotici in regimi  democratici.

- Egli ritiene molto difficile che l'uomo possa pensare da sé ma ha  fiducia sull'auto illuminazione della collettività, infatti scrive "gli  uomini si adoperano da sé per uscire a poco a poco dalla barbarie,  purché non si lavori intenzionalmente a mantenerli in essa".

- Distinguere tra l'uso privato della ragione e l'uso pubblico, cioè l'uso  di essa da parte dell'uomo di cultura che diffonde "lo spirito di un  ragionale apprezzamento del proprio valore e della vocazione di ogni  uomo a pensare da sé".

- Non crede che ci sia libertà di agire staccata dalla libertà di pensiero,  ma pensa che la libertà di pensiero precede la libertà di agire.

- Non crede nella rivoluzione, che sostituirà nuovi pregiudizi ai vecchi  per dirigere ciecamente la grande moltitudine che non pensa.

- La ragione ha dei limiti ma entro questi limiti tutto deve potersi  spiegare per mezzo di essa (impostazione critica), l'uomo non si pone  in antitesi con l'illuminismo ma ne sviluppa i geni migliori. - GIUDIZIO ANALITICO: sulla base di identità e non contraddizione  afferma qualche proprietà già contenuta nel soggetto (il triangolo ha  tre angoli).

- GIUDIZIO SINTETICO: afferma qualche proprietà non inclusa fra le note  caratteristiche del soggetto. Kant muove da questi due presupposti  per la sua critica.

- La rivoluzione kantiana consiste nella rottura fra conoscenza e  assoluto senza togliere alla prima il suo valore autenticamente  conoscitivo.

- L'estetica è per Kant la sensibilità. Essa si suddivide nello spazio e nel  tempo. Estetica ed analitica hanno funzione positiva in quanto danno  una base filosofica alla matematica e alla fisica, cioè alla scienza,  mentre la dialettica ha funzione negativa perché nega la possibilità di  dare una base scientifica alla metafisica.

- ESTETICA: il mondo fenomenico è il mondo percepito fondato sullo  spazio e sul tempo, essi sono intuizioni pure ossia poste in noi stessi.

- ANALITICA: nell'estetica siamo recettivi nell'analitica (pensiero)  siamo attivi, tuttavia anche il pensiero, come la sensibilità, dovrà  basarsi su alcune forme a priori chiamate "concetti puri o categorie".

- Per Kant " pensare" significa "giudicare" da ciò deriva la tavola dei  giudizi: quantità, qualità, relazione e modalità; da cui i giudizi  permettono di unificare il molteplice ed avere concetti o categorie.

- L' "Io penso" è il soggetto pensante, a cui tutte le nostre  rappresentazioni devono potersi riferire. Esso non è una sostanza  perché se lo fosse si potrebbe conoscerne il fenomeno per via  empirica, invece non può essere oggetto della sensibilità, anzi non  può essere oggetto. Noi non possiamo conoscerlo anche se sappiamo  che esiste, sappiamo che è ma non come è. Esso è il centro del  soggetto pensante quindi è lo stesso intelletto. L'Io trascendentale è  capace di conoscere il fenomeno e di ordinarlo ma non conosce la  cosa in sé, la quale, sebbene inconoscibile, deve esistere, perché le  nostre rappresentazioni devono avere un'origine. "Io penso", ossia  l'attività del pensiero è dunque conoscitiva ma non creativa. - DIALETTICA: il "Noumeno" è la "cosa in sé" ossia, l'oggetto fuori dal  soggetto problematico di cui non si può conoscere la verità oggettiva.  Se l'intelletto era la facoltà di unificare i fenomeni (Io penso), la  ragione è la facoltà di unificare in principi le stesse regole  dell'intelletto.

- Un concetto che sorpassa l'esperienza è un'idea, considerare le idee  come oggetti possibili di scienza è un gravissimo errore e ciò è causa  della fallacità di tutta la metafisica.

- La ragione, nella sua ricerca dell'assoluto, si forma tre idee pure: idea  psicologica (anima), cosmologica (mondo) e teologica (Dio). Con l'idea  dell'anima noi cerchiamo una conoscenza perfetta dell'esperienza  interiore; con l'idea del mondo una conoscenza perfetta  dell'esperienza esteriore; con l'idea di Dio una conoscenza perfetta di  tutte le cose che esistono, fenomeniche o no.

- L'errore fondamentale dell'idea dell'anima è di trasformare l'Io penso  in entità semplice e immortale, cioè da soggetto in oggetto da per sé  esistente, la ragione non può trasformare la distinzione tra fenomeni  corporei e spirituali in distinzioni tra due sostanze.

- Nell'idea del mondo la ragione cade in contraddizioni insanabili nel  tentativo di conoscere integralmente l'universo. Ogni affermazione è  accettabile singolarmente ma è in contrasto con altre altrettanto  accettabili.

- Esistono tre dimensioni dell'esistenza di Dio (idea di Dio): l'argomento  ontologico, cosmologico e fisico-teologico. Alla prova ontologica Kant  obietta che, dato un soggetto, può essere contraddittorio negarne un  attributo, ma si può anche negare il soggetto e quindi l'attributo;  inoltre afferma che non è detto che ciò che penso sia reale, ossia  l'esistenza non è una nota che forma il concetto. La prova  cosmologica è smantellata insieme alla prova ontologica. Infine la  prova fisico-teologica non prova nulla di certo ma al massimo può  affermare l'esistenza di un Ordinatore della materia.

- CRITICA DELLA RAGION PRATICA: la morale (imperativo categorico) ha  tre leggi universali, 1) agisci in modo che la massima della tua volontà  possa sempre valere in ogni tempo come principio di una legislazione  universale; 2) agisci in modo da trattare l'umanità, tanto nella  persona tua quanto nella persona di ogni altro, sempre come fine e  mai come unicamente come mezzo; 3) agisci in modo che la tua  volontà possa essere considerata come istituente una legislazione  universale.

- La legge morale è data all'uomo dalla pura ragione e non da un  calcolo interessato, perciò la morale è autonoma perché la ragione ne  è la legislatrice, da ciò deriva che la morale è libera da qualsiasi  oggetto o fine.

- La legge morale Kantiana è in netta contrapposizione con qualsiasi  altra morale precedente che imponeva il comportamento per il fine,  essa non si basa sul sentimento ma sul "dovere". Il dovere morale  corrispondente all' "imperativo categorico".

- La legge morale si oppone alle inclinazioni naturali ed è quindi  dolorosa, ma ci rende coscienti della nostra superiorità rispetto al  piano empirico, il valore morale di nazione dipende dal fatto che è  stata la legge morale a creare la volontà di compierla e non  l'inclinazione soggettiva.

- Il nostro obbedire alle leggi morali non comporta automaticamente  alla felicità, perché virtù e felicità non sono sempre compenetrate.
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LaPrevidenza.it, 27/10/2019