sabato, 07 dicembre 2019

La partecipazione sindacale nel DDL 1577 "Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

Avv. Maurizio Danza

 

LA PARTECIPAZIONE SINDACALE NEL DDL N. 1577 "DELEGHE AL GOVERNO IN MATERIA DI RIORGANIZZAZIONE DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE".

Il rapporto tra la legge e la contrattazione collettiva nel pubblico impiego

Di Maurizio Danza- Cultore Istituzioni di Diritto Pubblico Università degli Studi Roma Tre

E' di tutta evidenza come da un primo esame del Ddl n.1577 in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche", attualmente all'esame della Camera, emerga una ulteriore riduzione dello spazio reale di partecipazione del sistema delle relazioni sindacali. Tale processo in verità era iniziato prima con il D.lgs.n.150/2009 con la sostanziale modifica del rapporto legge e contratto, evincibile dalla riformulazione degli attuali artt. 5 e 40 del D.lgs.n.165/2001 anche a seguito della legge n. 135 del 7 agosto 2012 , relegando l'intervento delle relazioni sindacali alla "informazione", nelle more della prossima tornata contrattuale attualmente ferma come ben noto. Ed infatti a ben vedere, tutte le materie su cui il Governo si è riservato di intervenire con i decreti legislativi, coinvolgono indubbiamente "le organizzazione sindacali maggiormente rappresentative", ma al di fuori degli strumenti tradizionali delle relazioni sindacali, e limitatamente ad un numero assai ridotto di quelle materie che rientrano storicamente nel rapporto di lavoro di pubblico impiego. Tale disegno si ricava chiaramente dall'art. 13 comma 1 del Ddl, secondo cui "i decreti legislativi per il riordino della disciplina in materia di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione e connessi profili di organizzazione amministrativa sono adottati sentite le organizzazione sindacali maggiormente rappresentative, entro 12 mesi dalla scadenza della delega dell'art. 9 nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi, che si aggiungono a quelli di cui all'art.12". E' dunque di tutta evidenza la ulteriore degradazione delle forme di partecipazione sindacale, atteso che su detta materia il Governo si limiterà a " sentire" le OOSS maggiormente rappresentative, utilizzando uno strumento che appare nuovo sia rispetto al coinvolgimento che alla informazione, e la cui applicazione reale appare al momento assai incerta . Analizzando poi i principi e i criteri direttivi in materia contrattuale, a cui dovrà ispirarsi il Governo nell'attività di decretazione, emerge in primo luogo la scelta di un rilancio del ruolo dell'ARAN, più volte già oggetto di modifiche da parte del legislatore, con il potenziamento della attività di assistenza relativa alla contrattazione integrativa, nonché la volontà di rivedere la concentrazione delle sedi di contrattazione integrativa . Il Governo inoltre, si è riservato di riscrivere il sistema dei controlli della contrattazione potenziando altresì il monitoraggio della medesima . Altro tema assai spinoso che si ricava dal testo di riforma e che attiene al delicato rapporto di forza tra legge e contratto, è costituito senza dubbio dal criterio di " definizione delle materie escluse dalla contrattazione integrativa anche al fine di assicurare la semplificazione amministrativa, la valorizzazione del merito la parità di trattamento tra categorie omogenee nonché di accelerare le procedure negoziale" ( art. 13 co. 1 lett. d ). Ciò detto si fa rilevare come nessuna partecipazione delle organizzazioni sindacali sembra essere prevista in riferimento agli emanandi decreti legislativi aventi ad oggetto la dirigenza pubblica ( cfr. art. 9), tranne che in merito alla disciplina delle sue responsabilità ( art. 13 co.1 lett.o), né sul tema della semplificazione delle attività degli enti di ricerca che per la verità coinvolge aspetti relativi alla natura del rapporto di lavoro di ricercatori e tecnologi ( cfr. art. 10 co.1 lett.a) . Nonostante l'ulteriore opera in atto di riduzione delle discipline relative al rapporto di lavoro un tempo oggetto di contrattazione collettiva, appare però di fondamentale importanza che il sistema di partecipazione sindacale utilizzi proficuamente questo spazio , contribuendo alla realizzazione di quella che appare rebus sic stantibus, una nuova rivoluzione "epocale" della pubblica amministrazione, cosi come lo fu quella seguita al D.lgs n.29/ 93 e a al D.lgs.n.150 /2009 ( c.d. riforma Brunetta). A tal proposito senza dubbio di notevole importanza per i lavoratori del pubblico impiego, temi quali la" disciplina delle forme di lavoro flessibile" ( art. 13 co.1 lett. h ) , "le misure di promozione del ricambio generazionale con riduzione su base volontaria non revocabile dell'orario di lavoro, della retribuzione del personale in procinto di essere collocato a riposo" ( lett. i) ,nonché la semplificazione delle norme in materia di valutazione con distinzione tra risultati raggiunti dall'organizzazione e dei singoli ( lett. m) o ancora il tema della previsione di ulteriori norme disciplinari per accelerare e rendere certi i tempi del procedimento ( lett. h) . Non va trascurata poi quella parte della delega che porterà il Governo e le organizzazioni sindacali a "ridefinire i principi volti a rafforzare il principio di separazione tra indirizzo politico amministrativo e di gestione e del conseguente regime di responsabilità dei dirigenti, attraverso l'esclusiva imputabilità agli stessi delle responsabilità amministrativo-contabili per l'attività gestionale ( art.13 co.1 lett.o) . Sembra invece restare fuori dall'ambito della partecipazione, l'art. 11 del Ddl n.1577 ( promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro nelle amministrazioni pubbliche ) atteso che, le misure organizzative saranno adottate con atti amministrativi finalizzati a rafforzare" i meccanismi di flessibilità dell'orario di lavoro per l'adozione del lavoro ripartito orizzontale o verticale tra dipendenti per utilizzare la migliore tecnologia in materia di lavoro, e al fine ultimo di adoprare le misure per il congedo parentale, fissando obiettivi annuali per l'attuazione del telelavoro anche misto, nonché per la sperimentazione del co-working e smart-working . Giova però a tal punto osservare che il disegno di legge del Governo, è privo di qualsivoglia riferimento alla contrattazione nazionale di primo livello ; probabilmente non è un caso la soppressione dell'art. 22 nel testo del Ddl n.1934 di riforma del sistema nazionale di istruzione all'esame del Senato, che prevedeva a tal proposito una apposita sessione negoziale finalizzata ad armonizzare gli interventi operati con la legge dello Stato e le norme fissate dalla contrattazione nazionale. Appare infatti di fondamentale importanza che il Governo apra una discussione approfondita nel merito del sistema delle relazioni sindacali, finalizzata a chiarire innanzitutto i rapporti e lo spazio riservato alla contrattazione nazionale e alla legge, prima o contestualmente alla definizione " delle materie escluse dalla contrattazione integrativa" ( art.13 co.1 lett. d) , anche in considerazione dell'attuale struttura del sistema delle relazioni sindacali caratterizzato da una dipendenza funzionale del livello integrativo da quello nazionale".
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LaPrevidenza.it, 16/06/2015