sabato, 04 luglio 2020

La Chiesa e l'affermazione dei diritti della persona

Parte seconda

 

L'Italia, attualmente in crisi, è la sede del cattolicesimo erede diretto di una storia bimillenaria, culla della cultura occidentale.

Come è accaduto spesso nella sua storia, dalla dissoluzione dell'Impero romano d'Occidente, la Chiesa è stata al contempo ostacolo alla sua riunificazione ma anche pilastro su cui poggiarsi nei momenti di profonda crisi e sbandamento. Ruoli che si sono spesso invertiti quasi inavvertitamente, ma che hanno dimostrato nel loro intrecciarsi l'essenzialità di un tale rapporto, costituente il centro, talvolta conflittuale ma sempre necessario, dell'identità nazionale e che ha fornito all'Italia una sua dimensione internazionale.

L'affermazione dei diritti della persona risiedono, oltre che nel pensiero laico a partire dal costituzionalismo settecentesco di matrice illuministica, anche in una reinterpretazione della relazione della Chiesa con l'ordine temporale, trasformando il progetto ottocentesco di una "restauratio cristiana", antimodernista e anti liberale, nel progetto di una integrazione nel mondo al fine di animarlo in senso cristiano.

Vi è un progressivo passaggio da una struttura gerarchica, chiusa all'esterno, secondo una matrice centralizzata sulla figura del romano pontefice, che si riflette nel Codice canonico del 1917, risultato ultimo della visione tridentina e del Vaticano I, ad una aperta al mondo.

La Chiesa quale "societas perfecta", impostata sul modello giuridico ­ sociologico, viene vista, secondo un nuovo pensiero, come "popolo di Dio", la sintesi tra i due estremi è quella della natura teologica di "Corpo di Cristo" (Enciclica "Mystici corporis" di Pio XII ­ 1943), asse portante contro la "nouvelle theologie".

Si arriva a distinguere con Giovanni XXIII tra la "sostanza" e la "forma", tra la verità immutabile quale portato del "messaggio" e il suo rivestimento storico, del tutto caduco e mutabile, determinato dall'evolversi dei rapporti umani.

Se all'interno della Chiesa vi è, con il Vaticano II, una sorte di decentramento attraverso il riconoscimento di una pluralità di chiese, tradizioni e riti particolari, venendo meno il principio della "praestantia" del rito latino sugli altri riti, con l'introduzione della collegialità episcopale al posto della gerarchizzazione quali "vicari dei romani pontefici" e il dialogo ecumenico con le altre Chiese, in un tempo storico di decolonizzazione.

E' nella prospettiva ad extra che vi è una modifica dei principi tradizionali dello "Ius publicum ecclesiasticum", con l'affermazione della libertà religiosa quale diritto di ciascun individuo di essere libero da qualsiasi coercizione, privata o pubblica, in materia religiosa.

L'enciclica "Pacem in terris" (1963) di Giovanni XXIII, estensione del magistero di Pio XII sui "diritti fondamentali della persona",riconosce lo Stato di diritto, sociale e democratico, premessa del principio di libertà religiosa da riconoscere e garantire da parte di tutti gli Stati.

Il Concilio Vaticano II nel rifiutare sia lo schema della "societates perfectae" che delle due potestà, ciascuna suprema nel suo ordine (Enciclica "Immortale Dei" di Leone XIII -1885 ), riconosce l'autonomia e indipendenza delle due comunità, politica e religiosa, che sono poste a servizio degli uomini in ambiti diversi.

Nell'abbandonare la "teoria dei due ordini" e il rapporto verticale tra Ecclesia e Civitas a favore di un rapporto orizzontale e complementare tra fideles e cives, si passa dal "periculum peccati et scandali" e dall'impostazione politica della "potestas in temporalibus" alla difesa della dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali nella ricerca del bene comune.

Si afferma così implicitamente il carattere laico dello Stato con l'abbandono di ogni sostanziale unione tra Chiesa e Stato, in cui lo Stato si impegnava nella difesa dei principi etico- religiosi della Chiesa, quale suo braccio secolare, in base al principio "iura maiestatica circa sacra".

Prevale quindi il metodo dialogico con una dimensione universalistica su tutto il "genus humanus", come chiaramente affermato nella dichiarazione " Nostra Aetate", dove lo "stile pastorale" supera lo stretto concetto giurisdizionalista e difensivo proprio del Concilio tridentino e del Vaticano I.

Su questa linea si inseriscono gli interventi di Papa Francesco e della creazione di un fondo tra Chiesa e Stato a favore delle persone in difficoltà nel corso dell'attuale pandemia.

(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 27/06/2020

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