lunedý, 19 agosto 2019

L'Inquisizione della Chiesa e la Riforma in Italia

Repressione, libertà e razionalità - Parte prima

 

Sergio Benedetto Sabetta



Indice  · Premessa;

(parte prima)  · L'Inquisizione;

· La procedura inquisitoriale;

· Le vittime dell'inquisizione;

· L'Inquisizione spagnola.

(parte seconda)  · La Riforma in Italia.



Premessa

Il Politecnico di Torino e il Politecnico di Milano, in parallelo con l'Ecole Politechnique di Losanna, seguendo una tendenza già sviluppatasi in Francia nelle "scuole politecniche" di origine napoleonica, hanno introdotto studi umanistici tesi a sviluppare capacità critiche di analisi delle problematiche etiche, organizzative e socio-psicologiche poste dallo sviluppo della robotica e dell'Intelligenza Artificiale, in una parola dall'innovazione tecnologica in generale.

La complessità della tecnologia moderna ha bisogno della consapevolezza dell'uomo, tanto di chi la progetta che di chi la usa.

Vi è, quindi, la necessità del recupero delle scienze umanistiche anche nelle scuole, della loro valorizzazione, non potendosi tutto ridurre alle semplici competenze, un impoverimento spirituale, una semplificazione che impedisce il controllo della tecnologia stessa, invertendo il paradigma uomo-macchina.

"In una società liberale secondo l'accezione dei rights anziché dei goods l'istruzione superiore è intesa come una merce ( commodity) che aiuta nell'ascesa sociale, un investimento in capitale umano che consente futuri guadagni. Ma è proprio solo questo? Certamente che no: la scuola è anche e soprattutto un'istituzione che , per usare le parole di Sandel, come il perseguimento della verità ( anche in senso accademico attraverso la filosofia), e . Un appiattimento delle società liberali sulla sola interpretazione fondata sui rights porta alla corruzione di alcuni principi fondamentali dell'istituzione scolastica ad opera del mercato". (P. Vineis, 69, Lost in translation. Scienza, informazione, democrazia, Codice ed. 2011).

L'inquisizione è stata anche vista e letta a partire dal `700, come una istituzione negativa dedita alla repressione della libertà di pensiero al fine di mantenere le persone sotto il controllo dell'ideologia politica ­ religiosa dominante, impedendo la ricerca e quindi qualsiasi evoluzione del pensiero e della società.

Il problema è in realtà più ampio e coinvolge il rapporto "libertà/ coesione sociale", se da una parte la libertà è fondamentale per una evoluzione della società, resta comunque la necessità di mantenere una coesione che impedisca il risolversi della libertà nella disintegrazione del tessuto sociale.

Si crea pertanto una dialettica tra la necessità di una libertà evolutiva di ricerca tanto economica che di pensiero e la stabilità delle strutture sociali, in questo difficile equilibrio si inserisce l'istituzione dell'inquisizione nelle sue varie declinazioni politiche e religiose.

Un agire che si è ripetuto diverse volte nella storia in termini diversi, basti pensare alla recente storia del `900 con tutte le varie polizie politiche e tribunali speciali, oltre all'uso distorto che, anche nelle democrazie più consolidate, si è avuto con le polizie non politiche.

Né può tacersi che anche nelle comunità religiose assembleari, quali quelle protestanti, vi sono stati forti controlli sociali che avvenivano attraverso processi pubblici, con allontanamento dalla comunità mediante "messa all'indice" per indegnità tanto di condotta che di pensiero.

L'inquisizione, prodotto tipico di una struttura fortemente gerarchica, ma radicata nella società, diventa pertanto l'emblema di tutte le istituzioni di controllo in società dalle strutture autocratiche.

Si arriva, pertanto, a distinguere nel `900 tra libertà di coscienza e di culto, ritenuta meritevole di tutela, e la libertà di propaganda e di proselitismo, da limitare al fine di potere conciliare le libertà dello Stato liberale con le necessità di mantenere la coesione sociale, come lo stesso Cardinale Schuster raccomanda in una sua Notificazione del 7 ottobre 1952 ai sacerdoti e fedeli dell'arcidiocesi di Milano.


L'Inquisizione

(Parte prima)


L'inquisizione come il tribunale ecclesiastico cui è affidata la repressione dell'eresia, sorse sul finire del XII secolo col compito di combattere la diffusione dell'eresia catara e valdese ( Francia centro ­ meridionale).

Tuttavia, anche prima della guerra contro gli albigesi, esisteva un mezzo di coercizione usato dai vescovi, ogni diocesi aveva un tribunale ecclesiastico e prelati che ispezionavano le parrocchie, ricercando eretici e che facevano giudicare i sospetti, dove necessario, si invocava l'intervento dei pubblici poteri o "braccio secolare".

Il Papa interveniva solo per lettera o in occasione dei Concili, quando fissava le direttive per tutto il clero, così nel III Concilio del Laterano (1179), Papa Alessandro III decretò l'impiego della forza contro gli eretici e la necessità di confiscarne i beni e di ridurli in schiavitù. A tal fine, le diverse ufficialità nei singoli Paesi avrebbero provveduto a mettersi a disposizione della Chiesa.  Tuttavia, nel timore di irritare i Vescovi, il cui potere veniva così limitato, o di esporsi all'arbitrio dei Principi, specie del potente imperatore di Germania, che potevano rifiutarsi di collaborare con la Chiesa, a seconda dei loro interessi, lo statuto dell'Istituzione ecclesiastica resta per ora incerto e la sua definizione, sarà il prodotto di una lunga evoluzione.

Comunque si fissa la data del 1229, l'anno del Trattato di Parigi tra il Conte di Tolosa e la Santa Sede, patroni il Re di Francia (Luigi VIII) e lo stesso Papa Gregorio IX, come l'anno della nascita dello Statuto dell'Inquisizione.

Si stabilì infatti una legislazione completa per punire gli eretici, l'eresia catara, che abbracciava tutta la Francia meridionale e parte della Spagna. Il cardinale Romano di Sant'Angelo, legato in Francia della Santa Sede, stabilisce il regolamento impiegato nella repressione degli Albigesi; è questa la base essenziale della procedura seguita dai tribunali dell'Inquisizione.

Eccone le regole:

1. In ogni parrocchia si forma una commissione composta da un prete e  due o tre laici di "buona reputazione", con il compito di scovare i  nascondigli o comunque la dissimulazione dell'eresia, per segnalarla  al Vescovo o al feudatario della zona.

2. I feudatari hanno l'obbligo di ricercare anch'essi gli eretici, pena  l'accusa stessa di eresia e la scomunica.

3. Gli eretici sono ricercati in qualsiasi luogo.

4. Nessun eretico dovrà essere condannato se non dal vescovo o da altra  persona della Chiesa (Damnati per ecclesiam).

Il Papa poteva perdonare l'eretico pentito, commutando la pena di morte in detenzione a vita; i beni degli eretici erano confiscati e le loro case distrutte dalle fondamenta. Così conclude lo "Statuto della Santa Sede " di Papa Gregorio IX.

Per disporre di una milizia attiva, il compito dell'inquisizione è affidato agli Ordini dei Domenicani e del Francescani, questi frati erano sottomessi solo al Papa e le loro sentenze potevano essere modificate solo da lui. Dalla Francia l'inquisizione si estese a tutta l'Europa.  La procedura inquisitoriale

1. Un gruppo di monaci, formato da tre o quattro inquisitori,  arrivava in un villaggio e raggruppava tutta la popolazione in Chiesa. Una  predica solenne ingiungeva tutti i fedeli ad aiutarli e ai colpevoli di  chiedere il perdono di Dio.

Tuttavia, dopo l'assassinio di due monaci inquisitori nel castello di Avignone, Papa Innocenzo IV autorizzò gli inquisitori ad una diversa procedura. Venivano ancora gli inquisitori e nel sermone pubblico formulavano un generico invito a coloro che si sentivano colpevoli di eresia a presentarsi entro 15 giorni, al massimo 30 giorni, in un luogo diverso da quello di residenza. Era il "tempus gratiae".

Chi fosse andato e avesse confessato, avrebbe trovato comprensione e misericordia, se la sua qualità di "eretico" era nota. Se ignota, non avrebbe avuto alcuna pena, ma solo una lieve penitenza, segreta, scelta dal giudice. Questa fase escludeva comunque sia la prigione che la pena di morte, di solito, l'espiazione era coronata da un pellegrinaggio.

Contemporaneo all'editto di grazia, gli inquisitori proclamavano l'editto di  fede, che ordinava a tutti i credenti, sotto pena di scomunica, di recarsi  dai monaci a denunciare gli eretici sospetti.

2) Scaduto il mese del "tempus gratiae", il tribunale non  conosceva più misericordia. Tutti i sospetti erano perseguiti e anche il  minimo sospetto era origine di inchiesta.

Gli incolpati erano convocati per citazione orale o scritta, trasmessa  dal prete della parrocchia di residenza questi visitava l'abitazione  accompagnato da testimoni e da guardie.

Il rifiuto di presentarsi al tribunale esponeva l'accusato alla  scomunica provvisoria, seguita presto da quella definitiva. L'arresto o la  ricerca attiva erano la conseguenza per il riottoso.

3) L'interrogatorio avveniva dietro deposizione di testimoni che  l'accusato non conosceva. Non aveva avvocato, se questi c'era, si limitava  a suggerire di confessare le colpe.  4) Dopo la confessione o se questa non avveniva, l'accusato poteva essere detenuto anche per molti anni. A seconda dei casi, finiva nella detenzione semplice o nella detenzione in regime di penitenza (murus strictus) dove subiva maltrattamenti periodici e anche la tortura (vexatio dat intellectum: la tortura dà la ragione, consigliavano gli inquisitori).

5) La sentenza. Un rituale speciale accompagnava la lettura della sentenza. Doveva essere in ogni caso presente il vescovo della diocesi, accompagnato da 2 a 20 "boni viri" (giureconsulti laici, religiosi, clero chiamato dagli inquisitori). Veniva letta in seduta pubblica, chiamata "sermo generalis", di domenica, alla presenza delle autorità, del clero, del popolo.

In piazza, davanti alla chiesa, veniva eretto un palco dove gli accusati erano visibili al popolo. Se la sentenza era definitiva e se comportava la confisca dei beni o la prigione o la morte, la Chiesa abbandonava il condannato al braccio secolare.

Di solito la morte veniva data col rogo. Altre pene previste, in cambio della morte, erano:

- I segni d'infamia. Una croce gialla sui vestiti (agli Ebrei). Strisce di  panno rosso agli accusatori falsi di eresia. Ostie rosse di panno ai  profanatori dell'Eucarestia.

- La flagellazione. Dopo una messa solenne, l'accusato, con un cero in  mano, era frustato dal prete.

- I pellegrinaggi. Dovevano avvenire a piedi. Gli ammalati, potevano  commutarli in elemosine.

- In casi speciali, si accompagnavano. La distruzione delle case dalle  fondamenta.

I processi ai morti sospetti di eresia, nel caso di colpa accertata, comportavano l'esumazione dei cadaveri, il trasporto su un carro delle ossa per le strade con un banditore. Incenerimento sul rogo dei resti e la dispersione delle ceneri.

Le vittime dell'Inquisizione  Le vittime più numerose e illustri sono i catari, i valdesi, gli albigesi, cui seguono gli "spirituali" (Piemonte e Lombardia), i Lollardi (Inghilterra), gli Hussiti (Boemia). Ebrei, Mori e le donne (streghe).

Gli Ebrei ebbero sempre la vita difficile nella Cristianità. Un accertamento della persecuzione a loro danno è possibile stabilire intorno al 1268, con papa Clemente IV.

Nel 300 si registrano efferati massacri di Ebrei nella Francia meridionale e in Germania, dove è la stessa Santa Sede che fa un appello alla moderazione.

Il massacro degli Ebrei in Spagna è contemporaneo all'affermarsi della monarchia spagnola coi re cattolici, sul finire del secolo XV . Sempre in questo secolo, attivi persecutori degli Ebrei sono in Francia i re Carlo VIII e Luigi XII.

Papa Pio II interviene e condanna queste atrocità in Europa, la Roma dei papi umanisti e mondani è il luogo più sicuro d'Europa per gli Ebrei, arsi vivi, in seguito all'accusa di profanazione delle ostie.

Nel `300 e nel `400, c'è un declino dell'Inquisizione, in questi secoli essa è strumento politico delle grandi monarchie (Francia e più tardi Spagna).

In questi stessi secoli, l'Inquisizione, più che colpire gli eretici, sembra preoccuparsi e specializzarsi nella lotta contro la stregoneria.

Un esempio del carattere politico dell'Inquisizione è il processo ai Templari, voluto dal re di Francia, Filippo il Bello, concertato col papa avignonese Clemente V, il cancelliere di Nogaret e affiancato dai teologi della Sorbona. Il titolo di grande inquisitore passa effettivamente ad un prelato che faceva parte della corte del re di Francia.

Merita un cenno l'attività dell'Inquisizione nei secoli XIV e XV, diretta a combattere il satanismo e le streghe. E' importante osservare che queste voci "satanismo" e "strega", nascondono precisi fenomeni sociali.

Per cui, "satanico" è qualsiasi uomo che per un motivo o per un altro, entra in conflitto con la società o con il ruolo che questa gli impone. Lo stesso celebre processo a Gilles de Rais, nella Francia di Luigi XI, e alla sua setta che raccoglieva quanti si riunivano per il sabba per poi lanciarsi in banda a predare e massacrare, viene spiegato dal Michelet come fenomeno sociale: "questi adoratori dell'inferno, stimano l'inferno un rifugio dall'inferno in cui ogni giorno vivono".

Analogamente, è "strega" ogni donna che in qualche modo tenti di discostarsi dal ruolo rigido che la società e il costume le impongono. Lo storico G. Léonard, ricostruendo la vita nella società dei Valois, riporta come molto significativo della condizione della donna l'aneddoto di un cronista dell'epoca. Al marito che, a tavola, dice alla moglie "Sel sur la table", la moglie risponde equivocando "sail" (salta con sel - sale), saltando obbedientemente sul tavolo.

Sono i papi di Avignone che conducono la repressione contro "maghi" e "streghe". Papa Giovanni XXII, ricchissimo, dedito in segreto ad arti magiche egli stesso, autore dell'Ars transmutatoria, inizia la sanguinosa repressione degli spirituali e della "magia".

Nel 1484, papa Innocenzo VIII, con la bolla "Summis desirantes" riattiva il Santo Uffizio romano. In quest'epoca l'Inquisizione è molto attiva in Germania e in Austria, oltre che nelle diocesi dell'Alta Italia.

In Lombardia e poi nel Tirolo, nell'Austria e infine nella Germania, sono attivi i due inquisitori, Selestadt e Spenger, l'autore del celeberrimo manuale della caccia alle streghe (Malleus maleficarum), che venne ampiamente usato sino al finire del `600.

La caccia alle streghe è attiva anche in Francia (dove l'ultima strega venne bruciata nel 1682, e dove Luigi XIV ordinò la fine di queste atrocità), nei Paesi Bassi e nella Navarra.


L'inquisizione spagnola

Il cattolicesimo spagnolo ha da sempre avuto caratteristiche combattive e le circostanze storiche giustificano questa sua qualità. Quando i re cattolici, sul finire del secolo XV, sono padroni della penisola iberica, la "reconquista" spirituale è ancora ovviamente tutta da compiere.  La Spagna aveva da sempre conosciuto pogroms degli Ebrei e solo la vastità del numero delle persone islamizzate, aveva invitato la cristianità spagnola ad un atteggiamento cauto nei confronti dei "moriscos". Quando l'Islam diventa con il trionfo turco un pericolo concreto per tutta l'Europa cristiana, la Spagna cattolica è segretamente morsa dalla paura di una riscossa mussulmana e la presenza turca ad Otranto, segna la ripresa in Spagna della tensione contro "marranos", "judios" e "moriscos".

I Re cattolici temono insomma il pericolo rappresentato dai falsi convertiti, (mussulmani convertiti al cattolicesimo, detti significativamente "tornadizos").

Le pressioni di Isabella e di Ferdinando su Roma, inducono papa Sisto IV a concedere in una bolla diretta ai re di Spagna l'autorizzazione a comporre un tribunale contro gli Ebrei e i convertiti incerti.

I re cattolici scelgono 203 vescovi teologi del regno e li incaricano di curare questo compito repressivo. Isabella di Castiglia ottiene che lo stesso tribunale d'appello a Roma sorga in Spagna ( e sorgerà infatti a Siviglia), pur riconoscendo al Papa di ricevere le suppliche degli accusati.

Il primo rogo si accende a Siviglia nel 1481. L'attività dell'Inquisizione si allarga presto e si estende a Cordova, Ciudad Real, Segovia; Ferdinando, allarga l'attività del tribunale all'Aragona, nonostante le esitazioni di papa Sisto IV.

I Re cattolici perfezionano invece il tribunale e nominano a capo del "Consejo Supremo de la Santa Inquisiction" il celebre Torquemada.

Costui, nel 1483, è l'Inquisitore Generale di Spagna. Domenicano, confessore dei re cattolici, è anche l'organizzatore delle Istruzioni dell'Inquisizione.

Uomo freddo e implacabile, dogmatico fanatico presiederà 100.000 processi e manderà 2000 persone al rogo.

Organo religioso e politico insieme la Suprema, è nominata dal re di Spagna in nome del papa che ratifica. Sette membri la compongono, si riunisce per tre ore ogni mattina; per tre giorni alla settimana è riunita anche al pomeriggio.

Da essa dipendono diversi tribunali particolari composti da 3 inquisitori, 3 segretari e altri giudici minori. I tribunali su cui estende la sua somma giurisdizione sono 14 per la Spagna, 3 per il Portogallo, 3 per le Americhe, 2 in Italia (Sassari e Palermo).

C'è poi un tribunale speciale del mare (Inquisizione della Flotta): quanti vi cadevano nelle reti, venivano portati al porto più vicino della rotta di lì al più vicino tribunale di competenza.

Sul trattamento riservato agli accusati, è noto il clima psicologico ossessivo e allucinante cui erano esposti nella procedura inquisitoria, la tortura era prassi corrente, veniva comunque rispettato alla lettera il principio "la Chiesa non sparge sangue".

Il bilancio tragico di questa sinistra attività è stato: 250.000 condanne alla prigione perpetua e oltre 30.000 roghi.

Vittime principali : Ebrei, Moriscos ( che il cardinal Ximenes de Cisneros aveva sottoposto alla scelta: conversione o esilio), ALUMBRADOS (mistici che presentano analogie con gli spirituali, seguaci dell'umanesimo cristiano, erasmiani), PROTESTANTI (spesso soldati, marinai o pirati inglesi e olandesi che cadevano nelle mani degli spagnoli), STREGHE. Persecuzioni più blande sopportarono i DEJADOS o PERFECTOS.

Degli Alumbrados, si ricordi la celebre vittima Pedro Ruiz de Alcaraz, l'animatore della comunità mistica di Escalona nell'Estremadura; condannato alla prigione perpetua e alla flagellazione per ogni paese dove aveva predicato.

E il celebre Juan de Valdés (animatore di una comunità a Napoli). Sosteneva che i santi e il culto non contano nulla e solo le Scritture interessano il cristiano. Anche le opere non contano nulla, ma solo il rapporto con Dio.

L'inquisizione spagnola va nel 1521 ad Anversa nelle Fiandre, dove i suoi eccessi provocano la rivoluzione dei Paesi Bassi e la perdita delle Fiandre olandesi da parte degli Spagnoli.

Un tentativo di insediarsi a Napoli, viene rintuzzato a furor di popolo. L'Italia conoscerà soltanto l'Inquisizione tradizionale del medioevo e il Santo Uffizio romano, rinvigorito da papa Paolo III.

La Suprema spagnola e i suoi tribunali vennero sospesi soltanto da Napoleone nel 1808. Ritornerà nel 1813 e cesserà definitivamente nel 1820, dopo la rivoluzione dei liberali spagnoli.  Il Santo Offizio romano cambia nome e metodi con il motu proprio "Integrae servandae" di papa Paolo VI nel 1965.

Esiste ancora una Congregazione per la dottrina della Fede. I processi però non sono più segreti e gli scrittori accusati possono difendersi. L'attività di questo tribunale si limita a giudicare gli errori contro la fede, secondo le norme del processo ordinario.
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LaPrevidenza.it, 03/08/2019