martedý, 22 ottobre 2019

L'Inquisizione della Chiesa Cattolica e la Riforma in Italia

Repressione, libertà e razionalità - Parte seconda

 

Sergio Benedetto Sabetta

La Riforma in Italia

(Seconda parte)


In Italia la Riforma non fu e non poté essere un fenomeno di massa.

Si pensi all'enorme potere della Chiesa sia come istituzione che come presenza culturale. Gli interessi politici ed economici degli stessi Principi erano poi molto legati alla Chiesa (alta finanza fiorentina e papato sono strettamente connessi).

D'altra parte, in Italia la religiosità non era particolarmente vissuta: o superstizione a livello popolare, o conformismo accomodante intimamente scettico di larga parte della classe dirigente. In Italia si diffonde un costume, un atteggiamento che non porta assolutamente a sostanziali impegni pratici: molti, pur aderendo intimamente al luteranesimo, si fingono cattolici e aderiscono formalmente alla Chiesa (si pensi al Guicciardini). Gli stessi nuclei sinceramente cattolici sono sporadici (come il genovese Oratorio del Divino Amore) e tarderanno a influire sulla Curia romana.

Si possono però stabilire quattro centri di sviluppo della Riforma in Italia:

1. NAPOLI. Ad opera dell'umanista spagnolo Juan de Valdés, in Italia nel  1533, erasmiano convinto e in fuga dalla Spagna per la sua adesione  agli "alumbrados", agisce in una ristretta cerchia di nobili e di prelati  (la duchessa Giulia Gonzaga e il generale dei cappuccini, Bernardino  Ochino che passerà apertamente al luteranesimo).

2. VENEZIA. Sino al 1542 regna qui una certa tolleranza delle Autorità. A  Padova, dove gli studenti tedeschi godono di privilegi, si forma un  centro luterano. In Istria, lo stesso vescovo di Capodistria, Pier Paolo  Vergerio organizza chiese  riformate nella regione. A Venezia affluiscono esuli da altri stati  italiani: come il fiorentino Antonio Brucioli.

Un fenomeno a sé è la piccola Chiesa dei Valdesi, originati da Pietro Valdo e dai Poveri di Lione del Medioevo, che nel 1532 aderisce alla Riforma. Limitata alle valli alpine del Piemonte e a piccoli centri (Pinerolo) non ha molto peso. Idee della Riforma penetrano sulle vie commerciali nell'Alta Italia: a Venezia, a Milano, in Piemonte. Un confuso moto anabattistico con una certa consistenza popolare si svolse effettivamente in piccole chiese nel Piemonte, nella Lombardia, nel Veneto, ma l'Inquisizione e i poteri lo soffocarono rapidamente.

3. LUCCA. Il priore della chiesa di S. Frediano, Pier Martire Vermigli e  con lui l'umanista piemontese Celio Secondo Curione, organizzano  un centro riformato.

4. FERRARA. Qui la riforma gode della protezione della moglie del duca  Ercole II d'Este, Renata di Francia, figlia di Luigi XII. Nel 1536,  Calvino stesso va a Ferrara e si forma un gruppo ben rappresentato:  Marcantonio Flaminio, Marcello Palingenio, Celio Secondo Curione,  Pier Martire Vermigli, Bernardino Ochino e altri meno noti. E' un  circolo di persone di eletta cultura e di intenso sentire, ma  l'Inquisizione disperderà tutta questa trama che prometteva anche  all'Italia la rivoluzione religiosa.

Messa in sospetto e in disparte dallo stesso marito, Renata di  Francia fu costretta a ritrattarsi e a sottomettersi. I più cercarono  scampo nella fuga. Pietro Carnesecchi, già segretario di papa  Clemente VII e l'umanista Paleario finirono sul rogo.

Tuttavia questa diaspora italiana all'estero ha un'importanza e un significato culturale di immenso valore.

La prima generazione dei riformatori italiani va a Ginevra e confonde la sua opera e il suo pensiero in quella Chiesa riformata. Una minoranza di questi primi riformatori italiani assolvono una missione storica: accortisi di essere fuggiti per non sopportare oltre un dogmatismo, per essere caduti in un altro non meno intollerante e settario del primo, vanno in terre lontane (Polonia e Ungheria, Romania) per predicarvi la TOLLERANZA RELIGIOSA.

A questa prima generazione di riformatori, se ne aggiunge una seconda: essi sgretolano ogni ortodossia e si pongono al di fuori di ogni chiesa. Praticano l'indifferentismo dogmatico e la tolleranza religiosa. Iniziano la prima critica razionalistica che avrebbe portato al pensiero moderno; Bernardino Ochino, Aconcio, Lelio e di più Fausto (nipote) Socino formulano una dottrina che già annuncia la ragione laica: antitrinitarismo, negazione della divinità di Gesù e del peccato originale, interpretazione razionalistica della religione.

Già Serveto aveva negato il dogma della Trinità. Lo stesso fa Fausto Socino. Dio che è essenza numericamente una, deve essere anche una persona numericamente una: come è possibile, infatti, che una persona sia anche tre sostanze diverse? Tre sostanze diverse comportano tre persone diverse. La sostanza è infatti una non può essere tre insieme. Ciò esclude che Cristo sia Dio.

Anche il peccato originale non sussiste: esso è una favola ebraica. Infatti, dove c'è colpa, lì c'è volontà. Come può volere un uomo appena nato?

Contro Lutero, Socino difende la libertà dell'uomo: Lutero parla di una giustizia di Dio che si conosce con la fede. Ora l'uomo non può salvarsi solo con la fede, ma semmai solo con la volontà. Se infatti la sua volontà è buona, egli metterà insieme una serie di opere buone che Dio, in quanto giudice, non potrà non apprezzare. Se invece la volontà è cattiva, Dio lo punirà, indipendentemente dall'avere egli più o meno fede in Dio.

Il razionalismo religioso di Socini riduce il cristianesimo ad un semplice deismo, facendo sì che i tratti più specifici del cristianesimo (il peccato originale, la grazia imperscrutabile di Dio) siano del tutto scomparsi.

Sia Lelio che Fausto Socini, entrambi di Siena, iniziano l'interpretazione razionalistica delle sacre scritture, questo filone di pensiero detto socianesimo si svilupperà specie in Polonia.

I riformati italiani, più che nel suolo patrio, avranno una notevole importanza all'estero, dove daranno nuova profondità di pensiero alla riforma, anche in contrasto con le correnti dogmatiche già consolidatesi nel loro rapporto con i poteri politici, estendendo al contempo le aree territoriali interessate.
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LaPrevidenza.it, 04/08/2019