domenica, 19 gennaio 2020

I documenti giuridici privati in età giustinianea

Seconda parte

 

Indice:  

· Costantinopoli ( Oriente)

· Ravenna ( Occidente)

· Italia meridionale ( Alto Medioevo)



Costantinopoli (Oriente)

Dell'età di Giustiniano, relativamente a Costantinopoli, si è salvato, tra pochi altri, un documenti ritrovato in Egitto. Tale documento ebbe origine dalla controversia tra il villaggio di Aphrodito e il pagarca di Antaioupolis riguardo alla riscossione delle tasse.

Una delegazione, in cui primeggia Dioscoro, partita per Costantinopoli ottiene un primo rescritto rimasto inefficace, un secondo rescritto incarica il dux della Tebaide di dirimere la controversia. Affinché il rescritto abbia piena esecuzione i notabili assoldano due prestigiosi avvocati forniti del titolo onorario di "comites sacri consistorii" e stipulano con essi il documento in esame.

Il documento inizia con la data secondo la prescrizione della Nov. 47. Segue il testo del contratto con l'aggiunta dell'absolutio, vista secondo la dottrina orientale come atto di parte, e della sottoscrizione di Palladio. Il tutto è controfirmato da tre testimoni e dal notaio Teodoro che ha la sua statio presso S. Sofia. Mancano le ultime righe in cui avrebbe dovuto esserci la completio.

Altri papiri tabellionici furono trovati a Nessana e in Egitto, sebbene vengano dalla periferia dell'impero e da luoghi lontani fra loro, presentano delle caratteristiche che li accomunano e inducono a pensare ad un archetipo esclusivamente formale proveniente dalla capitale. Per stabilire fra la massa di papiri quali sono da considerarsi documenti tabellionici necessita l' esistenza della completio notarile.

Sebbene l'uso dei fogli protocollati era stato imposto esclusivamente a Costantinopoli con la Nov. 44 da Giustiniano, se ne trovano molti esemplari nella periferia. La testata del protocollo era costituita da alcuni righi scritti con lettere talmente intrecciate da renderne difficile la falsificazione, vi si legge il nome del funzionario che agisce per conto del comes sacrarum largitionum e la data .

Alcuni documenti hanno incollato all'inizio un protocollo tagliato da altro documento, come si nota in un testamento redatto dal notaio Dioscoro. In tutti i documenti sono presenti formule o segni di fede che si possono trovare all'inizio o in qualsiasi altro punto del documento, il documento vero e proprio inizia con la data.

Nei primi tre secoli dell'era volgare la data oscilla fra il principio e la fine del documento ed è espressa in base all'anno di regno dell'imperatore. Nel IV secolo si stabilizza all'inizio ed è indicata attraverso il consolato e l'indizione. L'ultima modifica avvenne con Giustiniano il quale attraverso la Nov. 47 impose che fosse reintrodotto l'anno di regno dell'imperatore innanzi al consolato e all'indizione.

Il documento è scritto in forma soggettiva ed è la registrazione del negozio intercorso tra le parti. L'attività notarile si manifesta esclusivamente con la completio apposta al documento, tuttavia, nelle clausole più tipiche, si nota il ripetersi delle stesse locuzioni, segno dell'uso di formulari rielaboranti gli antichi modelli.

Alcune clausole tipiche sono le clausole penali e la clausola stipulatoria. Le prime ricorrono qua e là nel documento per rafforzarne il valore attraverso la minaccia di pene pecuniarie. La seconda aveva valore all'indomani della Constitutio Antoniana, ma ormai nel VI secolo ha assunto un valore esclusivamente rafforzativo e infatti viene aggiunta all'absolutio.

Anche l'absolutio, che secondo la consuetudine orientale indica il rilascio del documento da parte del contraente alla controparte, acquista carattere rafforzativo dell'impegno assunto. Sia l'absolutio che la clausola stipulatoria vengono inserite in documenti, quali i testamenti, che non presentano contraenti o controparti avendo esclusivo valore formale. Il documento è successivamente sottoscritto dalle parti le quali si dichiarano d'accordo sul contenuto, mentre nel precedente diritto greco-egizio lo riassumevano. Il tutto può essere ancora una volta confermato dalla clausola stipulatoria e dall'absolutio.

Di epoca giustinianea è l'obbligo della controfirma del documento da parte di almeno tre testimoni al fine della sua efficacia probatoria. Per alcuni negozi, quale il testamento, il numero dei testimoni deve essere superiore a tre, a chiusura vi è la completio notarile, ossia la sostanziale lettura e richiesta da parte del notaio della corrispondenza del documento alla volontà delle parti, con la formale conseguente assunzione di responsabilità per l'esattezza di quanto da lui scritto.

Redatta in lingua greca poteva essere scritta con caratteri latini e frammista a segni tachigrafici contro le falsificazioni, quando il documento era scritto da uno scriba tabellione interveniva solo nei momenti essenziali e per porre la formula di completio, equivalente alla firma. Con la completio egli rendeva noto che il documento era stato scritto presso la sua statio assumendone la responsabilità e imprimendogli il carattere di instrumentum publiceconfectum.I tardi atti bizantini rimangono sulla linea dei documenti precedenti mentre i notai sono sempre più spesso ecclesiastici.


Ravenna (Occidente)

I papiri ravennati sono una cinquantina di cui solo una ventina documenti notarili, essi vanno dal V al VII secolo e provengono da varie località tra cui primeggiano Ravenna e Roma.

L'analisi di questi documenti rivela la esistenza, specialmente in Ravenna, di tre nationes: quelle dei romani, dei goti e degli orientali, in alterna posizione di potere, ma in ognuna delle quali i poveri erano sottoposti ai potenti. Anche la struttura statale prima gota e poi bizantina convive con la morente struttura municipale, presente attraverso la redazione dei gesta.

I papiri a noi pervenuti devono essere suddivisi in un gruppo pre- giustinianeo ed un altro giustinianeo. La demarcazione, non troppo rigida, può roteare intorno al 554, data della pragmatica sanctio con cui veniva esteso il Corpus Iuris all'Italia.

I papiri ravennati presentano una notevole affinità con la documentazione orientale e, a partire dalla riconquista bizantina, una adesione alle disposizioni giustinianee maggiore degli stessi documenti orientali.

Naturalmente si diversificano per l'uso della lingua e conseguentemente delle espressioni. Tutti i documenti ravennati sono scritti in latino, anche se talvolta presentano la curiosità nelle sottoscrizioni dell'impiego di caratteri greci, comuni all'Oriente e all'Occidente i reiterati segni di cristianità vergati sui papiri.

I papiri ravennati permettono una sufficiente conoscenza di tre forme negoziali: vendite, donazioni e testamenti. Le innovazioni riguardano prevalentemente la data e la funzione del notaio. Fino al 551 la data è limitata all'indicazione consolare con aggiunta talvolta l'indicazione, successivamente si conforma alla Nov. 47 indicando l'anno di regno, il consolato, l'indizione e talvolta il luogo .

Alla data segue il contratto in forma oggettiva con le clausole particolari e quelle generali (assenza di dolo, permesso d'insinuare il documento nei gesta, clausole stipulatoria e penale). Il venditore sottoscrive seguito da cinque testimoni che riassumono brevemente il contenuto del negozio.

A questo punto tra il 546 e il 572 avvenne l'inserimento del nome del notaio e della formula: complevi et absolvi, prima della notitia testium (elenco dei testimoni). Il passaggio da una fase in cui il notaio non firmava a questa mostra l'alta responsabilità da lui acquisita e la sua maggiore adesione al volere giustinianeo.

Riguardo alle donazioni, rivolte generalmente alla Chiesa ravennate, si hanno pochi dati per l'età pregiustinianea. Gli unici dati certi consistono nella data consolare, nella mancanza della completio e nel testo che si può ritenere stilizzato soggettivamente.

Della età giustinianea ci è pervenuta una donazione del 553 il cui modello è confermato dai documenti successivi. All'inizio è la data indicata secondo la forma voluta dalla Nov. 47, quindi comincia a parlare il donante che espone i motivi della sua liberalità ed indica i beni da trasferire impegnandosi, con solenne giuramento (traditio cartae), a non rivendicarli.

Seguono le clausole più generali simili a quelle della vendita; tuttavia molte volte fra esse si trova la notizia sconcertante che lo scritto è stato dato al donatario, magari sopra i santi Vangeli secondo la traditio cartae. Il documento viene sottoscritto dal donante e da cinque testimoni che riferiscono sul negozio. Il tutto è suggellato dal notaio che appone la sua firma e la formula complevi et absolvi, segue per ultimo la notitia testium.

Dei testamenti pregiustinianei ci sono pervenuti solo piccoli brani inizial, in cui si nota il trapasso dal vecchio al nuovo sistema di datazione avvenuto nel corso del 552 e che sono generalmente dettati a notai. Peraltro, a parte la data e l'assenza della completio, la loro struttura deve essersi mantenuta nei testamenti successivi dell'età giustinianea, essendo stata la novella di Teodosio II a cui si rifacevano accettata da Giustiniano.

Per l'età giustinianea ci è pervenuto il testamento di Manna, del 575, di esso rimangono le sottoscrizioni del testatore e di sette testimoni, che prendono atto del testamento in favore della chiesa ravennate. Il tutto è sottoscritto dall'aiutante notaio, che ha scritto materialmente il documento, e dal notaio stesso che, dopo un insulso accenno alla traditio cartae, appone la formula complevi et absolvi. Infine vi è la notitia testium e un titolo destinato a restare fuori della sigillatura del rotolo di papiro, in cui è precisato il tipo di atto, la data e il luogo.

I papiri ravennati accolgono la legislazione giustinianea con più precisione degli stessi documenti bizantini, mostrando questa tendenza ancor prima della pragmatica sanctio. Tuttavia esistono alcune clausole tipiche della tradizione ravennate, le più importanti risultano la traditio cartae e la notitia testium.

Nella notitia testium il notaio fissava l'identità dei testimoni, assumendone la responsabilità e formando al contempo un comodo elenco.

Quanto alla traditio cartae era probabilmente un atto simbolico di origine religiosa che non aveva alcun valore giuridico, l'emittente doveva giurare solennemente sui vangeli di non sollevare contestazioni.  La traditio ebbe notevole fortuna nei successivi documenti longobardi, a causa del suo simbolismo molto rispondente alla mentalità dei barbari.


Italia meridionale - Alto Medioevo

Un gruppo di testi, provenienti dall'Italia meridionale e caratteristici per l'uso della lingua greca e la struttura che li ricollega più ai documenti bizantini che ravennati, coprono i secoli che vanno dal X al XV, venendosi sempre più adeguandosi, fino all'assorbimento, a quelli latini.

Coloro che stendevano i documenti si possono suddividere nella classe dei notai, che esercitavano entro un dato luogo, e in quella più modesta degli scribi.

Tutti costoro erano prevalentemente ecclesiastici, anche se la loro funzione restava di natura privata.

Oltre a queste classi appaiono altre figure estranee alla tradizione bizantina: tali i notai di nomina sovrana e i giudici, che intervengono a rafforzare l'autorità del documento. Il documento inizia con la firma dell'emittente seguita dalla vocazione divina. Il testo del documento a sua volta inizia con la firma dell'emittente seguita dalla invocazione divina, esso presenta solo per alcuni negozi, quali donazioni e testamenti, una motivazione per lo più generica.

Il negozio è enunciato in forma soggettiva anche per la compravendita in cui il venditore trasferisce alla controparte il bene e gli dà atto di aver ricevuto il prezzo. La bilateralità si ha solo nel contratto matrimoniale diretto alla regolamentazione del rapporto patrimoniale, il contratto sarà scisso in due parti equivalenti: nella prima disporrà lo sposo o i suoi parenti, nella seconda i parenti della sposa.

Da Federico II prevarrà la forma oggettiva. Tra le clausole generali spiccano la clausola penale, tipicamente bizantina, che commina al trasgressore o ai terzi terribili pene spirituali e più concrete pene pecuniarie, e la clausola di corroborazione, esprimente l'auspicio della perenne validità dell'atto.

La parte finale si apre con l'indicazione del tabulario che ha redatto il documento, prosegue con la data, secondo il nuovo modello bizantino: mese, giorno, indizione e anno dalla creazione del mondo, finendo con la sottoscrizione dei testimoni, in numero vario, ed eventualmente, nei documenti tardi, dei giudici, intervenuti a rafforzarne l'autorità. Talvolta in fondo è posta la completio notarile.

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Bibliografia

· Amelotti M. ­ Costamagna G., Alle origini del notariato italiano,  Consiglio Nazionale del Notariato, Roma ­ 1975;  
· Palazzo D. , Cancelleria e Cancelliere - lineamenti storici e  istituzionali, Bucalo ed. , Latina 1972.



Nota

Il riferimento al Cancelliere è d'obbligo, avendo avuto questi  storicamente, la funzione di notaio pubblico, garante della legge e  giudice, fino a perdersi nel corso del Novecento, nelle funzioni  esclusivamente burocratiche dell'amministrazione della giustizia.

Già nell'Encyclopédie di Diderot, alla voce " Cancelleria e  Cancelliere" vi è una lunga elencazione tipologica di Cancellieri e di  Cancellerie, oltre alla voce "Guardasigilli" relativa alle stesse  Cancellerie.

Un succinto esempio, tratto dalla stessa "Encyclopédie", è il  seguente elenco di Cancellerie e Cancellieri:

d' Alencon, del Conte o Duca d ` Anjou e del Maine, del Duca di  Berri, d'Inghilterra, d'Aquitania, dell'Arciduca d'Austria, delle Arti e  delle Accademie, d' Auvergue, de la Basoche, di Boemia, di Bourbon,  di Bourgogne, di Bretagne, di Champagne, del Castello di Narbonnois, del Comune di Meaux, del Consigli di Francia in paesi stranieri, di Danimark, del Delfino e del Delfinato, di Dombes, delle Chiese e delle Università, di Lyon, di Tolosa, di Navarra, di Normandia, di Lorena e di Borrois, di Milano, d'Orleans, di Poitiers, di Bretagna, di Champagne, di Provenza, di Linguadoca, di Montepellier, di Metz, di Rouen, di Sciendum, di Dijon, di Dole, di Narbonne, di Souvignier, di Polonia, del Portogallo, della Reggenza, di Scozia, di Spagna, di Svezia, di Irlanda, delle Giurisdizioni Reali.
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LaPrevidenza.it, 03/01/2020