domenica, 19 gennaio 2020

Giustiniano e la nascita del notariato

Prima parte

 

Indice  

 · Premessa ( Gli uomini e il tempo )

· L'attività legislativa giustinianea ( VI Secolo)

· Leone il Saggio ( X Secolo)



Premessa (Gli uomini e il tempo)


A differenza delle scienze in cui l'azione è scelta in funzione dei fini, nella ricerca storica l'azione è più ampia sfuggendo ad ogni rigida determinazione.

Vi è un sovrapporsi tra il tempo umano e il più dilatato tempo storico, un tempo "lento" in cui agisce l'evento umano. Le origini sono l'influsso del tempo storico sul tempo umano, in una continua contaminazione di cui vi è una difficoltà di traccia.

Questo tuttavia non esime nel cercare le cause ultime del fenomeno storico, come indicato da Leibniz nel suo "Accessiones Historicae", superando la visione "nel breve periodo" che si è attualmente affermata la quale impedisce di comprendere il presente, venendo meno il "valore di guida morale" che le conoscenze storiche possiedono.

Possiamo concludere richiamando Marc Bloch, che sottolinea come la non capacità di comprendere il presente e, quindi, l'impossibilità di meglio sapere scegliere nasce dall'ignoranza del passato, che acquista un valore di guida morale per il presente.  Rimane comunque la necessità di tenere sempre presente il contesto ambientale in cui si opera ed in cui il documento si manifesta, esso è pertanto sempre parziale e necessita di una integrazione storicamente in divenire.

Partendo da queste osservazioni preliminari si può senz'altro affermare che con Giustiniano si ha la prima regolamentazione pubblica di un servizio privato giuridico, quale è il notariato, che acquista per tale via una funzione chiaramente pubblica regolata e tutelata dall' autorità imperiale.

Un modello che, ripreso in età comunale, perviene in Italia fino all'età moderna con i dovuti adattamenti.


L'attività legislativa giustinianea (VI Secolo)

Giustiniano dettò ampie norme riguardo la professione di tabellione e l'efficacia del relativo documento. La prima legge è una costituzione del 528 , in essa sono stabiliti i requisiti che rendono i documenti, relativamente ai contratti nei quali si è preferita la forma scritta, pur non essendo necessaria l'insinuatio, validi come strumenti probatori.

Tali requisiti valgono a fortiori in caso di richiesta insinuatio, essi consistono nella stesura in bella dall'originario abbozzo o scheda, nella sottoscrizione delle parti, nella completio e infine nell'absolutio.

La completio e l'absolutio caratterizzano il documento tabellionico da quello strettamente privato.

La completio consiste sostanzialmente nella lettura del documento da parte del notaio e nella richiesta della sua corrispondenza alla volontà dei contraenti. Formalmente si riduceva nella dichiarazione apposta alla fine del documento di aver compiuto la completio, da cui la conseguente assunzione di responsabilità per quanto contenuto.

Per quanto riguarda l'absolutio occorre dire che vi è differenza d'interpretazione fra la prassi orientale e quella occidentale. Per l'occidente, che interpretò letteralmente la costituzione giustinianea, essa è il rilascio da parte del notaio del documento, provvisti di completio, alle parti. Mentre per l' oriente , in cui prevalse la consuetudine giurisprudenziale, l'absolutio è il rilascio del documento fatto dalla parte emittente alla controparte.

Riguardo l'occidente non si deve confondere la traditio cartae, ossia il giuramento simbolico dell'emittente sui Vangeli di non sollevare contestazioni, e la traditio per cartam, che è un concreto trasferimento dei beni per mezzo del documento che tenderanno ad accostarsi nella prassi successiva, con la completio e l'absolutio che si riferiscono all'assunzione di responsabilità del notaio per l'esattezza del documento che dovrà consegnare al destinatario.

Secondo le concezioni giuridiche orientali il diritto è incorporato nel documento, da qui la necessità del rilascio dello stesso ad opera della parte emittente alla controparte nel negozio. Se il negozio è un documento tabellionico l'ultimo a firmarlo sarà il tabellione e quindi sarà lui materialmente a consegnarlo alla controparte.

Giustiniano non ha tentato altro che solennizzare quest'atto per rendere maggiormente responsabile il notaio. Ma l'imperatore non insiste oltre e nella successiva NOV. 44 parla solo di atto di presenza del notaio e negli scoli dei Basilici (X secolo) è riaffermata l'absolutio come atto di parte.

La seconda legge riguardante i tabellioni è la NOV. 44 emanata nel 537. Essa è diretta a reprimere l'assenteismo dei notai, stabilendo i loro doveri durante la formazione dei documenti, e aggiunge, tra i requisiti formali indicati nella costituzione precedente, la stesura su foglio fornito di protocollo.

Per comprendere la prima parte delle disposizioni occorre precisare l'organizzazione notarile. Tutti i notai fanno capo al magister census ed hanno ai loro ordini degli aiutanti, i tabellioni esercitano il proprio compito in apposite sedi chiamate statio che possono appartenere a loro stessi o ad un socio capitalista.

Occasione alla legge è il caso di una donna illetterata che davanti al giudice lamenta la non corrispondenza fra la sua volontà e quanto scritto nel documento, terminato dal tabellio, sottoscritto dalla donna e attestante la presenza dei testimoni.  Il giudice per accertare la verità interroga il tabellione che afferma di aver posto la completio, ma di aver delegato due suoi aiutanti alla stesura del documento e all'espletamento delle formalità.

Siccome lo scriba che ha redatto il documento è irreperibile, in caso di impossibilità di ricorrere ai testimoni il negozio non potrà essere conosciuto nella sua autenticità.

L'imperatore provvede pertanto ad imporre a tutti i notai a capo delle stationes l'obbligo di ricevere personalmente l'incarico, assistere alla stesura e all'absolutio fino all'apposizione della completio. Se poi il tabellione abbandona i suoi doveri perde la statio e viene ridotto ad aiutante, salvi naturalmente i diritti del capitalista proprietario della statio.

In caso di malattia o altro impedimento egli può proporre, presso il registro del magister census, un regolare supplente al quale e a nessun altro competono le sue stesse funzioni.

L'eventuale punizione del notaio non invalida i documenti.

Questa pena di ordine amministrativo si aggiunge alle altre gravi sanzioni che già colpivano il tabellione se avesse solo documentato traffici di eunuchi, alienazioni di beni ecclesiastici, cessioni di beni per ottenere protezione. Inoltre Giustiniano intima la osservanza delle forme testamentarie sotto pena di falsità. Tutte queste severe punizioni mostrano l'alta responsabilità a cui erano chiamati i tabellioni nell'esercizio delle loro funzioni.

Nella seconda parte della NOV. 44 s'impone al notaio di redigere l'atto su foglio che porti in testa il protocollo. Nel protocollo dovrà essere scritto il nome del comes sacrarum largitionum, la data di fabbricazione e le altre consuete indicazioni; si avverte, inoltre, che non dovrà essere tagliato dal resto del foglio per incollarlo su altri papiri. La sua funzione era quella di autenticare il documento ed aprire una nuova fonte di reddito fiscale .

Tuttavia l'imperatore limita le sue norme sul protocollo alla capitale, dove è maggiore l'attività giuridica e più facilmente reperibili i fogli protocollati.  Nondimeno anche nelle province (papiri di Nessana ed egizi) viene adottato l'uso dei fogli protocollati e l'abuso di tagliare il protocollo per incollarlo su altro documento.

Queste norme vengono completate con la NOV. 47 di poco posteriore, riguardante la data. In questa costituzione si prescrive la triplice enunciazione dell'anno (anno di regno dell'imperatore, consolato, indizione), a cui seguiranno il mese e il giorno, se esistono sistemi locali di datazione si potrà aggiungere l'anno di tali ere. Per finire la data dovrà essere scritta in tutte le lettere, nella lingua del documento.

L'ultima fondamentale legge giustinianea è la NOV. 73 del 538 riguardante l'efficacia del documento. Precedentemente per provare in giudizio un proprio diritto occorrevano cinque testimoni in mancanza di un documento scritto; quando questi esisteva, ma privato, ne necessitavano solo tre, in mancanza occorreva ricorrere alla collazione con altro scritto; infine era sufficiente solo il documento se pubblico.

Per il documento privato tabellonico poteva testimoniare anche il tabellione, ma si presentava il problema se bastava o meno la sola sua deposizione. Giustiniano in un tempo tentenna finché contrappone il documento tabellionico e quello pubblico ai chirografi. Tuttavia l'identificazione di valore tra documento tabellionico e pubblico non si spinge oltre, in quanto contrario al centralismo della politica imperiale che non intende delegare a privati alcun potere .

Comunque nella NOV. 73 il documento tabellionico può essere autenticato per solo intervento notarile anche se necessita, come il documento chirografo, della sottoscrizione di tre testimoni. L'imperatore afferma che si dovrà dare maggiore fiducia alla viva voce dei testimoni piuttosto che alla comparatium litterarum che può mancare il proprio compito per abilità dei falsari o mutata grafia dello scrivente, salva la libertà dei giudici di decidere. Per maggiore certezza il documento privato dovrà essere sottoscritto da almeno tre testimoni, i quali se onesti e fededegni, saranno creduti.

In caso di mancanza di testimoni l'unico rimedio consisterà nel deferire alla controparte il giuramento, salvo che il documento non sia stato reso pubblico per mezzo dell'insinuatio nei gesta municipali. Se il documento con i testimoni è approntato per due parti illetterate necessiteranno uno scriba per ogni analfabeta, più i testimoni, per un totale di cinque persone. Solo per il documento con testimoni, nel caso di sopraggiunta loro mancanza, si potrà ricorrere alla comparazione previo giuramento.

Il più sicuro atto privato con testimoni è il documento tabellonico sottoscritto dai testimoni e sigillato dalla completio notarile. Se i testimoni verranno a mancare la loro funzione potrà essere sostituita dal tabellione, dall'aiutante che ha scritto il documento e dal contabile, ma al limite basterà il solo notaio che giuri e dia testimonianza. Comunque in caso estremo, anche qui si ricorrerà alla collazione previo giuramento.

Le norme descritte non si applicheranno per le contrattazioni orali, provate per testimonianza o giuramento, e i negozi di piccola entità, sono parimenti esentate le campagne per l'alto indice di analfabetismo esistente.


Leone il Saggio (X Secolo)

Giova descrivere il successivo sviluppo del notariato nel diritto bizantino per l'influenza esercitata sui documenti greci dell'Italia meridionale e per essere il primo esempio di regolamento notarile.

Con Leone il Saggio si ha la prima regolamentazione notarile rientrante in una ordinanza più estesa diretta a disciplinare le corporazioni di mestiere in Costantinopoli. Databile al 911-12 essa presenta il titolo di "libro del prefetto", le minute regole che disciplinano le corporazioni si presentano imposte dall'alto e dirette al prefetto di Costantinopoli, in quanto responsabile dell'organizzazione sociale ed economica della capitale.

La prima corporazione presa in esame è quella dei notai. Essa comprende un numero fisso di ventiquattro notai ad ognuno dei quali corrisponde una statio e che sono presieduti da un primicerius. La nomina avviene per cooptazione degli altri notai e necessita, oltre le necessarie doti morali e fisiche, una buona preparazione giuridica e una buona scrittura. Dovrà sapere a memoria i quaranta titoli del Prochiron e rivelare conoscenza dei Basilici.  Il candidato si obbligherà per iscritto a non venir meno ai suoi doveri quindi, insieme al collegio dei notai, andrà dal prefetto che confermerà la nomina. Successivamente si recherà in chiesa dove verrà consacrato dal sacerdote e incensato dal primicerius. La cerimonia finirà con la presa di possesso della statio e un banchetto offerto dal novello notaio.

Le pene consistono nell'ammenda, nella frustatura e nella tonsura che verranno applicate in caso di assenze ingiustificate alle cerimonie ufficiali, forme deteriori di conflitto tra colleghi, specialmente interferenze indebite, e via di seguito. Il notaio ha ai suoi ordini un solo scrivano, che dovrà essere presentato al collegio notarile, a cui versare una percentuale.

Vi è pure una scuola per la formazione dei futuri notai i cui maestri sono scelti dagli altri maestri e confermati dal prefetto. I maestri sono di due ranghi, uno di ordine inferiore impartisce i rudimenti di cultura generale, l'altro di ordine superiore attende alla preparazione giuridica,ma non può usurpare la funzione di notaio.

Quando il primicerius è obbligato a ritirarsi si nominerà il sostituto con nomina unanime del collegio notarile. Particolare importanza ha la norma sugli onorari i quali vanno dal minimo mezzo soldo al massimo di due soldi, pene infamanti colpiranno coloro che oseranno pretendere di più.
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LaPrevidenza.it, 02/01/2020