sabato, 22 settembre 2018

Formazione del significato e produzione del testo - Seconda parte

Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 

( Seconda parte)

Mediante l'atto linguistico si cerca di realizzare uno scopo, la frase che materializza l'azione linguistica può avere la forma di asserzione, di domanda o di ordine, essendo forme consuete si usano solitamente strutture abbreviate, questo comporta tuttavia la necessità per il ricevente di conoscere i codici per completare le parti omesse.

Nel cercare di raggiungere gli effetti voluti si cercano le azioni linguistiche più idonee, la scelta tra i diversi atti linguistici ne segnala quindi le intenzioni, mentre il contenuto proposizionale dell'atto linguistico ne costituisce le informazioni.

La struttura tematica nell'accentuare le nuove informazioni, le pone in rapporto con quelle già esistenti attraverso la scelta di soggetto e predicato, queste funzioni si realizzano mediante le articolazioni della struttura del linguaggio.

La prima funzione del discorso è quella di realizzare una rappresentazione semantica, su cui stabilire una rappresentazione pragmatica, nella memoria del lettore o uditore; organizzativamente nella struttura informazionale del discorso vi è una distinzione fra le due funzioni, "argomento" (topic) e "commento" (comment).  La funzione "argomento" è relativa alle informazioni già date in precedenza, sia introdotte con precedenti frasi che già note per via contestuale, comunque presupposte, esse hanno la funzione di ancoraggio per la nuova informazione fornita con la nuova frase. Questa articolazione dato/nuovo può estendersi su intere proposizioni distinguendo tra parte presupposta, già conosciuta dal destinatario per mezzo del testo precedente o del contesto, e parte asserita nuova.

L'interpretazione del discorso è un'attività che ha in sé sia il carattere cognitivo che sociale, dove la "semantica strutturale astratta" della teoria linguistica si collega alla "semantica processuale strategica" del livello pragmatico.

Nell'analisi semantica del discorso, pur essendovi distinzioni tra scritto e orale, i vincoli di coerenza sono validi per tutti i casi; rimangono tuttavia le differenze nei vincoli locali, nelle proprietà di significato, in cui oltre alle differenze culturale, personali e internazionali, vi sono una varietà di vincoli sociali (ambiente, ruolo, convenzioni, età, sesso, status, potere), elementi che condizionano il discorso (Krekel ­ Van Dijk).

Superando la concezione della lingua scritta che la vede come codice derivato dalla lingua orale, vi è una sua autonomia anche se non una estraneità completa dal codice orale, infatti la scrittura ha un proprio universo linguistico, testimoniato dalla mancanza di una precisa corrispondenza tra segni grafici e fonemi. Dove il linguaggio elaborato da internet si pone in forma intermedia, superando il carattere statico della lingua scritta, in favore di un codice che tende a riprodurre il dinamismo della reazione allo stimolo proprio della lingua parlata.

Nella lingua scritta è necessario rendere esplicito tutto quello che nella lingua parlata è implicito, affidato alle espressioni deittiche, occorre quindi ridurre l'ambiguità propria di una comunicazione differita mediante percorsi forniti di appositi segnali simili ad un "protocollo di lettura".

Nella lingua orale il codice è molto più ricco ed espressivo, anche per l'uso dei caratteri sopragmentali quali le intonazioni e le pause che si adoperano nel dialogo, punteggiatura ed altri segni convenzionali tentano di guidare il lettore, ma è con l'uso del mezzo informatico che nel permettere una interazione scritta e immediata, assimilabile al dialogo per certi versi, mancando tuttavia il contatto visivo con tutte le sue possibilità interattive, che si sono sviluppati ed elaborati codici grafici esprimenti emozioni, anche se si viene a perdere la riflessività propria del discorso scritto.

Nel processo di acquisizione della scrittura si ha una specializzazione cognitiva, la quale favorisce la verifica e il controllo delle informazioni, esplicitando obiettivi e funzioni.

Ogni testo ha un "significato", ossia la capacità potenziale del segno di trasmettere conoscenze, e un "senso", l'effettiva trasmissione del complesso di conoscenze; a fronte di vari significati potenziali vi è un solo significato attuale, ma se il senso perseguito non viene raccolto si ha indeterminatezza, questa durando nel tempo diventa ambiguità, tuttavia se voluta si parla di "polivalenza del significato".

Ogni frase ha contemporaneamente due sensi, uno proprio indipendente dal contesto e uno voluto dal produttore in rapporto a situazioni e contesti specifici, si parla pertanto nella seconda ipotesi di significato del parlante e nella prima di struttura semantica (Grice).

Il collegamento dal significato della frase al significato del produttore avviene mediante il contesto, questo è uno dei "mondi possibili" che il percettore deve presupporre, sono evidenti le difficoltà del produttore nel preparare il testo, in quanto deve possedere chiaramente le regole del codice che collegano la struttura latente con la struttura discorsiva manifesta, considerando i tre tipi di linguaggio: metaforico, convenzionale e letterale a cui il testo può accedere (Olsen ­ Hildyard).

Ogni produzione scritta è limitata da alcuni vincoli che ne influenzano la formazione (Frederiksen ­ Dominic) :  · Componente cognitiva, implica il ricorso a strategie di produzione e  alla memoria sia a breve che a lungo termine;  · Componente comunicativa, valutazione e strategia per raggiungere il  destinatario in assenza di un feedback;  · Componente linguistica, conoscenza delle regole comunicative scritte  e del lessico;  · Componente contestuale, valutazione degli scopi e funzioni in  rapporto alla situazione data ed al contesto esistente.  L'unità di base della memoria semantica sono i concetti, essi sono unità di conoscenza che combinandosi tra loro possono creare nuova conoscenza, i concetti con le loro funzioni di classificazione e categorizzazione sono elementi determinanti, sia nelle operazioni cognitive che nel meccanismo della memoria.

Il sistema della memoria permette una relazione tra concetti depositati, questi hanno forma di rappresentazioni in un reticolo di preposizioni, nel quale è custodita l'informazione, in un sistema complesso e multidimensionale.

L'attività di scrittura è voluta e valutata come una procedura di "soluzione di problemi", pertanto orientata all'obiettivo, in questa prospettiva è primaria l'individuazione del problema e solo successivamente le procedure di soluzione.

Secondo il modello di Hayes e Flower, modello cognitivo, vi sono tre fasi: la "progettazione", in cui vi è la generazione delle idee, loro organizzazione, posizione degli obiettivi, vi è in questa fase l'utilizzo delle informazioni derivanti dal contesto e dalla memoria a lungo termine; la "trascrizione", stesura del testo e prima correzione; la "revisione", dove i processi sopra descritti si intersecano con la lettura e correzione del testo, la linearità dello stesso ha solo una funzione espositiva.

Altro modello è quello di Cooper e Matsuhashi, modello cognitivo- testuale, questo si fonda sull'intersecazione tra formulazione di piani globali e piani specifici relativi alle singole fasi del processo, alla fase globale relativa al discorso nel suo complesso si sovrappongono i piani specifici "proposizionali", significato della frase" e "lessicali", scelta delle parole.

Secondo Kintsch e Van Dijk una teoria generale sui testi deve ricomprendere: una teoria del discorso, la quale a sua volta ricomprende una grammatica e una teoria delle strutture narrative, una teoria generale sulle relazioni tra capacità di comprensione-produzione dei discorsi e capacità di interpretazione-memorizzazione, in particolare la semantica della frase , del discorso e delle strutture non linguistiche, infine una teoria sulla elaborazione delle informazioni. Vengono in altre parole coinvolte strutture della memoria, organizzazione della conoscenza e rappresentazione del significato.  Coesione, coerenza, intertestualità, informatività e intenzionalità sono criteri fondamentali della testualità. La "coesione" si evidenzia attraverso una serie di "indicatori meta linguali", che nel segnalare le relazioni esistenti tra le varie proposizioni che compongono il testo ne riducono le potenziali ambiguità, analoga funzione svolgono i segnali si articolazione" usati prevalentemente nei testi scritti (Conte).

Ogni testo deve avere un "senso" o significato attuale e un significato possibile, tuttavia nel ricevente si può creare un effetto di "indeterminatezza", se voluta dal produttore si avrà una ambiguità, se non voluta una polivalenza.

La mancanza della continuità di senso fa venire meno il criterio fondamentale della " coerenza", necessaria alla specifica combinazione di concetti, d'altronde se non vi è coincidenza tra l'insieme dei concetti costituenti il testo e le conoscenze possedute dai riceventi, si ha quello che è definito dal ricevente "un assurdo", ovvero una mancanza di coerenza.

Mondo testuale e mondo empirico non coincidono essendovi nel testo l'apporto dei processi cognitivi, a cui si affiancano le " dipendenze grammaticali", quali soggetto ­ verbo, e i "centri di controllo", strategici ai fini dell'elaborazione del senso.

Altro elemento portante della testualità è l'organizzazione del testo, a partire dal punto di vista iniziale su cui si costruisce la linearità del discorso, questa in rapporto a contesti differenti ottiene differenti valori.

Due sono le componenti nella frase, il "tema" che è relativo alle informazioni già possedute dal lettore e il "rema", le nuove informazioni trasmesse.

Seguendo la categorizzazione di Danes è possibile schematizzare organizzazione delle frasi in 5 forme:  · Struttura a tema costante, vi è un ripetersi successivo in  ciascuna frase dello stesso elemento tematico, utile in presenza  di un tema particolarmente forte;  · Struttura lineare, vi è un succedersi tra "rema" della frase  precedente e "tema" della frase successiva, procedura che  facilita il seguirsi dell'argomentazione del testo, tipico delle  scritture scientifiche o argomentative;  · Struttura a tema derivato, vi è un "tema" iniziale (ipertema)  costituente il motivo, il quale viene ripreso successivamente nel  testo in forme di temi specifici, prevalente nei testi descrittivi;  · Struttura a "rema" derivato, a un "rema" iniziale seguono una  serie di temi specifici che lo sviluppano;  · Struttura con salti tematici, vi sono salti tematici, la coerenza è  assicurata dalla presenza di collegamenti tra le diverse frasi, gli  effetti che ne derivano sono sfruttati nei testi letterali a fini  estetici.

L' informatività è in stretto rapporto con la capacità di elaborazione del testo essendo il risultato di una nuova configurazione, in essa fonologia e sintassi risultano fondamentali tanto che sono sempre stati all'attenzione delle avanguardie, anche nell'era di internet dove nel dialogo della perenne connessione dei social si creano nuove forme di sintassi.

Se coerenza e coesione producono il senso, è l'utilizzazione concreta del testo che ne costituisce l'azione finalizzata, così da creare il collegamento della coerenza e coesione con l'intenzionalità, si ha pertanto quello che Austin definisce come "atto linguistico".

Ogni discorso rinvia a precedenti testi, si ha quindi una "intertestualità" in cui il testo specifico in esame si rifà ad un modello comunicativo preesistente, nascono e si definiscono dei "tipi testuali" dotati di schemi tipici.

Una classificazione piuttosto ampia li divide in testi "descrittivi", "narrativi" e "argomentativi", questi ultimi propri relativi alla valutazione ed eventuale accettazione di idee sulla base di alternative, presentate mediante relazioni concettuali quali valore, volontà, ragione, significato e opposizione, mentre per i testi argomentativi resta valida nel tempo la struttura analizzata, applicata alla nuova tecnologia, vi è una modifica nei testi descrittivi e narrativi.

La produzione del discorso è regolata da specifici schemi relativi sia ai materiali da elaborare che alle relazioni interne agli stessi, vi sono pertanto due tipi fondamentali: schemi di discorso chiusi, adatta alla lingua scritta non prevedendo interventi altrui nella stesura e schemi di discorso aperti, adatti alla lingua parlata prevedendo delle interazioni.  Nella scrittura l'intervallo tra progetto ed esecuzione è la caratteristica più specifica, permettendo a differenza dell'oralità di esercitare la riflessione, lo schema individuato da Nique e Lelieure è il seguente:  · Atto di decontrazione, astrazione dal proprio io;

· Atto di rappresentazione, osservazione della situazione;

· Atto di personalizzazione, valutazione della situazione stessa;

vi è comunque la necessità di rispettare nella comunicazione scritta, ancor più che nell'oralità, norme e convenzioni sociali.

Senza che ciascuna fase escluda le altre, ma sia solo prevalente, la produzione del discorso scritto può idealmente essere così schematizzato:  · Progettazione;

· Ideazione;

· Sviluppo;

· Espressione, è la fase in cui dalle precedenti manipolazioni delle  immagini mentali si passa all'espressione linguistica;  · Sintesi grammaticale, le espressioni linguistiche mediante le  regole grammaticali vengono sistemate in forma lineare nel testo  di superficie;

questo è un processo aperto in continua trasformazione fino al risultato soddisfacente, dove l'esperienza ne velocizza l'attuazione.

Nella scrittura si formano tipi di testo quali veri e propri schemi di comunicazione linguistica, ognuno di questi ha una propria funzione comunicativa relativa allo scopo perseguito, una classificazione proposta è la seguente (Brinker):  · Testi informativi, esempio resoconti;

· Testi appellativi, esempio leggi;

· Testi di obbligazione, esempio contratti;

· Testi di contatto, esempio ringraziamenti;  · Testi dichiarativi, esempio testamento e certificati.

Partendo dalla matrice cognitiva a sua volta Werlich propone la seguente classificazione:

- Testo descrittivo, considera il contesto spaziale;

- Testo narrativo, considera il contesto temporale;

- Testo espositivo, comprensione dei concetti;

- Testo argomentativo, relazione tra i concetti;

- Testo regolativo, regola il comportamento.

L'accettabilità del testo non avviene solo a seguito dei fattori grammaticali e funzionali alla comunicazione, bensì anche alla sua corrispondenza alla categoria tipologica a cui appartiene e alle cui aspettative deve corrispondere.

Dobbiamo considerare che la "funzione testuale" non è altro che l'obiettivo perseguito dal produttore del testo, tra cui rientra l'esatta scelta della categoria tipologica, che sarà uno degli elementi per una adeguata interpretazione testuale non "mistificata" (reazione positiva).

Determinata successivamente la gerarchia degli scopi, il produttore secondo la logica cognitiva deve fare coincidere la rete degli scopi con un ordine gerarchico dei concetti, in una relazione tra gerarchia degli scopi, strategia testuale e realizzazione discorsiva.

Quanto finora definito deve essere posto all'interno di una configurazione che memorizza l'informazione (pattern globale), queste possono essere varie quali "schemi" secondo prossimità temporali o causalità, "progetti" per fini prestabiliti, "copioni" o progetti stabilizzati e "cornici" o "frame cognitivi" ( Minsky), situazione stereotipata a cui corrispondono vari tipi di informazioni già relate.

Nell'elaborazione del testo si deve considerare le "strategie lessicali", relative al vocabolario, in cui si deve escludere una ambiguità semantica (monovalenza semantica) nei testi scientifici, elemento non necessario nel testo di tipo colloquiale, e le "strategie sintattiche", relative alla costruzione ed elaborazione delle frasi e dei costrutti.  Rientra nella valutazione strategica il concetto di "retorica testuale", ossia la scelta della strategia più idonea al conseguimento di determinati scopi.

Se nel testo scientifico, la presupposizione propedeutica alla comprensione di molta informazione, fa sì che il testo sia essenzialmente ellittico con una riduzione al minimo delle figure retoriche, nel testo estetico vi sarà un uso frequente delle figure retoriche in termini di ambiguità, elasticizzando i principi di coerenza testuale, sia avrà quindi una strategia testuale di tipo rigido mono procedurale per i testi scientifici, poliprocedurali in altri testi quali quelli letterari o pubblicitari.

Altro concetto da valutare è quello della dilatazione o all'opposto della concentrazione informativa (espansione o impansione), dobbiamo preliminarmente precisare che non si tratta necessariamente di accrescimento o diminuzione quantitativa dell'informazione trasmessa, bensì di una diversa elaborazione volta a dilatare o concentrare la stessa.

Il lessico specialistico non è che un metodo per ottenere una concentrazione di informazione, in quanto attiva una serie di schemi cognitivi e implicazioni specifiche, dobbiamo tuttavia considerare che il raggiungimento di determinati scopi è il risultato di un equilibrio tra densità informativa e dilatazione informativa, rischiando altrimenti di cadere o nell'ambiguità o in una disattenzione.

Nel processo di produzione del discorso vi è un primo livello concettuale, dove le informazioni vengono sviluppate entro una struttura logico-semantica (rappresentazione semantica globale), detta anche genotesto.

Le informazioni così sviluppate sono collocate in un primo schema testuale (macrostruttura testuale), una matrice atta a sviluppare il testo, trattasi di un livello intermedio individuato come livello testuale.

Nel terzo ed ultimo livello, quello discorsivo si realizza infine il testo materiale di superficie o fenotesto, dobbiamo comunque considerare che se un testo procede troppo lentamente vi è perdita di attenzione, se è troppo rapido di coerenza, la difficoltà è mantenere l'equilibrio.

Nel testo narrativo la macrostruttura narrativa crea un percorso narrativo che determina nella sua prevedibilità un orizzonte di attesa per il lettore, vi è un ordine relazionale nella "sintassi logica" (Todorov):  · Ordine logico, rapporti di causalità;

· Ordine temporale, successione degli eventi;

· Ordine spaziale, collocazione nello spazio;

ogni ordine logico deve essere convertito in un ordine cronologico, secondo procedure di temporalizzazione.

Il discorso argomentativo, che ha come fine la persuasione, è da Perelman definito quale "dominio retorico" e ricomprende:  · Testi regolativi, leggi, norme, ecc.;

· Testi istruttivi, manuali, istruzioni, ecc.;

· Testi richiesti, istanze, domande, ecc.;

· Testi commentativi o valutativi, giudizi, valutazioni, ecc.

In esso attraverso una serie di ipotesi o prove si cerca di dimostrare la validità delle tesi sostenute, risulta pertanto fondamentale nel gioco argomentativo la componente internazionale; non è necessario raggiungere la certezza assoluta bensì quello che è verosimile o probabile.

Secondo le norme universali della logica formale applicate all'analisi dell'argomentazione, gli elementi fondamentali del discorso sono le "premesse", la "topica" ossia il "reale" quali fatti, verità e presunzioni, ovvero il "preferibile" quali valori, gerarchie, luoghi, le "garanzie" quali certezze scientifiche o convinzioni personali e gli "affidamenti" argomentativi dati dagli esempi o da riferimenti ad autorità, il procedimento risulta pertanto di tipo deduttivo di cui ne accoglie la struttura logico formale, appoggiandosi sull'analisi della Topica di Aristotele.

Recentemente si è criticata tale impostazione avanzando l'ipotesi di un utilizzo della via induttiva, Toulmin partendo dall'analisi dei procedimenti concreti evidenzia le differenti strutture a seconda degli argomenti trattati, ne risulta la inapplicabilità a livello pratico delle norme universali della logica formale.

Partendo dalla constatazione che l'opinione proposta non è che una richiesta di consenso del ricevente, Toulmin propone le seguenti funzioni: Argomenti, Opinioni, Garanzie o Regole Generali, Fonte e Qualificatore.

Elemento fondamentale delle proposizioni ipotetico - generali sono le Garanzie che servono da collegamento alla conclusione, queste possono essere appoggiate a dati incontrovertibili, Qualificatori modali del tipo "necessariamente", oppure appoggiati ad altri Qualificatori modali del tipo "presumibilmente". Altre volte, le Garanzie acquisiscono una propria autorità o credito appoggiandosi su altre assicurazioni, dette "fonti".

Mentre nelle scienze esatte vi è un solo modo formale nel tradurre le operazioni logiche del ragionamento nel discorso, in altri settori disciplinari viene meno questa rigidità e si manifestano quindi opinioni ed assunti.

Viene meno il rigore dimostrativo ed emergono distorsioni nella struttura logica, si passa perciò dalla logica del ragionamento alla logica dell'argomentazione, in è forte la presenza del mittente tanto che la prova viene personalizzata e non è regolata attraverso costanti universali esterne. La differenza, tra discorso argomentativo e discorso scientifico, risiede nel carico di valore che nel discorso argomentativo ciascun argomento possiede, tanto per il produttore che per il lettore.

Il sistema linguistico non è soltanto un sistema di riproduzione per esprimere idee, ma esso stesso è anche guida all'attività mentale per dare forma alle idee (Sapir ­ Whorf), ne derivano due implicazioni: un "determinismo" linguistico, la lingua ha influenza sul pensiero, e un "relativismo" linguistico, ogni lingua parlata ha un proprio sistema cognitivo.

Si potrebbe ipotizzare da tali premesse l'esistere di un relativismo cognitivo, per cui ogni porzione del mondo empirico trova adeguata corrispondenza in un vocabolario, il quale codifica parte della realtà. Ne nasce la teoria degli "universali linguistici", ovvero l'esistenza in ogni lingua di elementi comuni, come ad esempio i concetti di spazio ­ tempo, soggetto ­ predicato, in questa prospettiva essi sono considerati "universali cognitivi", dove il soggetto essendo il focus della frase viene a precedere l'insieme dell'informazione.



I significati  Si pone pertanto il problema se il pensiero influenza il linguaggio oppure il linguaggio influenza il pensiero, se per Piaget il linguaggio non è che il prodotto del pensiero, per Chomsky solo alcuni elementi sono propri del pensiero.

La difficoltà di rapportare interamente il pensiero con il linguaggio, basti pensare al pensiero interiore, ha suggerito a Fodor di avanzare l'ipotesi che esista un meccanismo centrale di elaborazione tra i processi sensoriali ed una serie di sistemi linguistici, comportamentali, gestuali e motori in generale.

S può quindi affermare che il linguaggio non è uno strumento del pensiero, ma una struttura concettuale che possiede una rilevanza nell'analisi di se stesso quale mezzo, esso contribuisce ad arricchire i concetti anche mediante le strutture fonologiche (Jackendoff).

Secondo la semantica tradizionale la disciplina di riferimento risulta essere la logica matematica (Frege, Tarski, Russell), con Jackendoff lo studio della semantica presuppone lo studio della psicologia della conoscenza (linguistica generativa), che in termini grammaticali consistono in un insieme finito di regole la quali descrivono le strutture degli enunciati di una lingua.

Katz e Fodor inseriscono nella teoria linguistica il significato come rappresentazione semantica distinta dalla struttura sintattica, in cui le relazioni sono date da un insieme di "regole di corrispondenza" e nei casi indipendenti dalla struttura sintattica "di buona formazione semantica", tale teoria ha i requisiti dell'espressività, universalità e composizionalità (teoria standard estesa di Chomsky).

Altri due elementi devono essere inseriti secondo Jackendoff nella "teoria standard": il "vincolo grammaticale" e il "vincolo cognitivo".

Con il primo si tentano di ridurre le differenze tra struttura sintattica e struttura semantica, impossibili da eliminare completamente, con il secondo si affermano l'esistenza di livelli di rappresentazione mentale rendendo compatibile l'informazione proveniente dal linguaggio con quella proveniente dagli altri sistemi periferici, si evidenziano mediante questi vincoli le "regole di buona formazione concettuale".  Nelle scienze cognitive il problema del significato è legato a quello della rappresentazione, in questo il linguaggio è uno dei mezzi più validi per trasformare le informazioni in conoscenza in un processo definito "rappresentazione della conoscenza", dove vengono a manipolarsi due entità distinte: i "fatti" da rappresentare e le "rappresentazioni di fatti", che riproducono le cose da manipolare.

L'uso del testo scritto aumenta la differenza tra quello che si intende dire e quello che effettivamente viene inteso, lo stesso mezzo comunicativo utilizzato influenza la capacità cognitiva, selezionando i registri linguistici, esaltando il livello sintattico e lessicale estraniandolo dal contesto comunicativo, non essendovi interazione vengono meno pertanto le identità spaziali e temporali, la concretezza dei referenti, la distinzione delle persone e le modalità.

La scrittura deve essere considerata una tecnologia tra i possibili mezzi di comunicazione, come tale una qualsiasi variazione comporterà variazioni nelle procedure attivate, mentre la comprensione del discorso sarà collegata strettamente alla funzione della memoria. Si avranno pertanto, secondo Johson ­ Laird, tre tipi di rappresentazioni: "rappresentazioni proposizionali", simboli collegati al linguaggio naturale; "modelli mentali"; "immagini", percezioni collegate ai modelli mentali.

Il testo non ha di per sé una dimensione precisa, il suo elemento essenziale è l'unitarietà degli obiettivi, la coesione interna e il riferimento al contesto, vi è quindi nella lettura del testo un doppio riferimento sia al codice, quale segno linguistico grafico, che al contesto.

La necessaria presenza di preesistenti informazioni e la differenza del contesto spiegano le differenti interpretazioni , con conseguenti comprensioni locali o parziali e comprensioni globali.

Nel processo di formazione del significato si deve distinguere tra "significato della frase", indipendente dal contesto, e "significato del parlante", legato al contesto attraverso la struttura semantica, in questo processo il ricevente attraverso l'insieme delle proprie presupposizioni crea un "mondo possibile", dando un "significato".

I tipi di linguaggio sono quindi il frutto dell'intreccio di tre componenti:  · La struttura semantica della frase;  · Il mondo possibile o contesto;  · Il significato;

a questi deve aggiungersi la capacità del ricevente di ricavare informazioni mediante "inferenze", essendo molte informazioni implicite.



                                     NOTE

      · Van Dijk, Semantica del discorso, in Mente, linguaggio,  apprendimento, a cura di D. Corno e Pozzo G., La Nuova Italia,  1991;  · Hildyard A. ­ Olson D. R., On the structure and meaning of prose  text, in reading espository material, a cura di Otto W. ­ White S.,  New York, Academic Press, 1982;  · Roncato S., Apprendimento e memoria, Il Mulino, 1982;  · Conte M.E., Coesione testuale: recenti ricerche testuali, in La  linguistica testuale, Feltrinelli, 1989;  · Austin J.L., Quando dire è fare, Marietti, 1974;  · Tonfoni G., Didattica del testo, Giunti e Lisciani, 1991;  · Perelman Ch., Il campo dell'argomentazione, Pratiche, 1979;  · De Beaugrande R. A. ­ Dressler W.U., Introduzione alla linguistica  testuale, Il Mulino, 1981;  · Perelman Ch., Il Campo dell'argomentazione, Pratiche, 1979;  · Romani W., Tipologia testuale e testo argomentativo, in i pro e i  contro, a cura di A. Colombo, La Nuova Italia, 1992;  · Toulmin S., Gli usi dell'argomentazione, Rosemberg e Seller, 1975;  · Lo Cascio V., Grammatica dell'argomentare, La Nuova Italia, 1991;  · Jackendoff R., Semantica e cognizione, Il Mulino, 1989;  · Crowder R., Psicologia della lettura, Il Mulino, 1986;  · Violi P. ­ Manetti G., L'analisi del discorso, Espresso Strumenti,  1979;  · Yule G., Analisi del discorso, Il Mulino, 1986.



                                  Conclusioni



I testi scritti immobilizzano la parola in uno spazio visivo permettendone una "analisi retrospettiva" (Goody), dobbiamo considerare che la lingua naturale si modifica continuamente sia nel tempo (diacronicamente), che nello stesso spazio e tempo (sincronicamente).

Le stesse simbologie grafiche hanno una doppia funzione, sia estetica che interpretativa, investendo il contenuto del testo attraendo l'attenzione del lettore, su una gerarchia di importanza dei concetti contenuti nel testo.

L'oralità non è adatta all'argomentazione analitica, alla dimostrazione scientifica, mancando della possibilità riflessiva e ricorsiva sulle argomentazioni già svolte, tuttavia il testo scritto non permette a sua volta l'aggiornamento del materiale tradizionale mediante la rielaborazione, propria della cultura orale, in quanto cristallizza concetti ed espressioni obbligando a continui commenti e confronti interni.

D'altronde lo scritto facilita le manipolazioni nel tempo mettendo a confronto testi diversi, ma anche a livello dello spazio visivo permettendo diversi punti di vista, nasce la possibilità di strutturare sistemi scientifici dove è fondamentale la precisione e il confronto, come nella matematica e nella geometria.

Se la scrittura permette una "analisi retrospettiva" (Goody), una volta interiorizzata, precisione ed esattezza analitica si riflettono anche sul discorso orale, inoltre separando il soggetto dall'oggetto della conoscenza si ottiene, non solo un'analisi più profonda del mondo esterno, ma anche una introspezione maggiore, in quanto la scrittura facilita l'estensione di una funzione fondamentale della mente che è la classificazione.

Dalle ricerche e comparazioni etnografiche ed antropologiche si rileva l'autonomia strutturale della scrittura, che solo successivamente si è fonetizzata, infatti Platone riteneva essere la scrittura estranea all'essere umano, ma l'uso continuo di tale tecnologia ha fatto sì che diventasse parte dell'individuo, una sua seconda natura integrata nelle facoltà cognitive.

Essa non è più solo veicolo di concetti sviluppati in altri linguaggi, ma inserita nella lingua diventa essa stessa elemento di elaborazione di concetti, fino ad una crescente precisazione delle parole nella dimensione visiva con la meccanizzazione grafica, circostanza che facilita ulteriormente la funzione analitica.

La stampa ha favorito l'organizzazione visiva dello spazio, allargando la messa a fuoco al di là dell'oggetto o dell'atto grafico, questi diventa qualcosa di esterno all'individuo con cui lo stesso interagisce, attraverso un dialogo muto, l'individuo attraverso la scrittura interroga se stesso, superando la "disputatio" come elemento di conoscenza sotto forma di dialogo.

La scrittura quale sistema lineare che subordina l'espressione grafica all'espressione fonetica non permette di accogliere in sé tutte le conoscenze logiche, vi sono scienze in cui la linearizzazione della scrittura costituisce un ostacolo, basti pensare all'algebra, alla geometria e alla chimica, in cui lo spazio unidimensionale costituisce un impedimento alla visualizzazione, riducendo la scrittura al commento.

Anche per una disciplina quale il diritto posta tra l'area scientifica e quella umanistica, comunque non una scienza esatta, il sistema lineare della scrittura se sufficientemente preciso per il sistema bivalente della norma, risulta in vari casi insufficiente nel momento della polivalenza interpretativa, dove prevale un sistema a raggiera.  Cardona osserva l'impossibilità di una codifica completa del sistema linguistico in un sistema grafico quale è quello della scrittura, essendo la lingua il più potente dei sistemi semiotici, ma la perdita di un elemento in un qualsiasi sistema obbliga alla ridefinizione degli altri elementi del sistema, essendo essi relazionati, ecco il tentativo nei linguaggi social di internet di accostare la scrittura all'oralità introducendo segni emozionali, facilitati in questo dalla riduzione ai minimi nella comunicazione del tempo e dello spazio.

La scrittura rispetto ad altre forme di comunicazione, pur essendo dotata di una notevole precisione, è piuttosto rigida nella sua articolazione sintattica e grammaticale, essa manca della tridimensionalità di altre rappresentazioni grafiche, muovendosi nella dimensione spaziale del linguaggio visivo, parallelo e subordinato all'asse del tempo del linguaggio parlato (Leroi ­ Gourhan).

Nello sviluppo della scrittura lineare si inserisce quindi la pittografia, permettendo di ampliare il pensiero, in effetti in un ambiente circoscritto si può superare la necessità di una esplicitazione totale, essendo già note delle concatenazioni logiche che non sarà necessario esprimere, noi conosciamo per blocchi lo scritto, gestalticamente, senza che vi sia la necessità di una lettura suono per suono, lettera per lettera.

La scrittura nel separare e distanziare il soggetto dall'oggetto della conoscenza, fondando l'oggettività, distacca dalle emotività della realtà quotidiana, per tale via permette la nascita della scienza esatta, ma essa esprime anche nell'insieme dei suoi schemi fondamentali, la visione del mondo con i suoi concetti estetici e morali ed il rapporto tra individuo e ambiente.

Il sistema informatico di comunicazione permette e facilita sia la frequenza che l'entità dell'informazione, la conoscenza tende ad essere frazionata in input come l'informazione, mentre la sua costanza e durata nel tempo si afferma quale forma di verità completa.

La completezza è tuttavia disgiunta dalla coerenza, si ricava così una possibilità poliedrica, che tende comunque a dissolvere il concetto di sistema teorico coerente, la potenza della massa informativa e la sua fragilità si sommano, fino a far perdere la capacità di interloquire e usare sistemi comunicativi alternativi.  Si manifesta nuovamente l'ambivalenza di un qualsiasi progresso tecnico, in cui gli effetti dovrebbero potere essere valutati almeno teoricamente in via preventiva, estendendo la conoscenza sia degli effetti positivi che negativi in un mondo in cui la parte visiva delle immagini tende a sostituire l'espressione scritta.



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LaPrevidenza.it, 13/09/2018