domenica, 18 novembre 2018

Formazione del significato e produzione del testo - Prima parte

Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 


Premessa  

1) I processi cognitivi nella scrittura;

2) Linguaggio e scrittura;

3) I nuovi significati nei criteri e programmi;

4) I significati.



Conclusione

BIBLIOGRAFIA


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Premessa

Se vi sono modalità logiche strettissime nel formulare leggi e regolamenti, l'interpretazione che da esse ne consegue, nella quotidianità della loro applicazione, ci riporta alla formulazione della scrittura.

Interpretare un contratto o al contrario integrare tra di loro diritti della personalità, comporta visioni diverse, proiezioni del proprio immaginario, riflessi di una cultura dell'utile e di valori con diversi bilanciamenti.  La stessa parola o la stessa frase acquistano pertanto significati diversi che devono essere analizzati, divisi e categorizzati come un qualsiasi discorso, la cui codifica in termini grafici diventa elemento nel tempo per ulteriori costruzioni.

Si sovrappongono quindi due universi diversi , collegati ma distinti con proprie regole, uno normativo-regolamentativo fonte dell'altro universo attuativo-interpretativo, in cui come le fronde degli alberi vi sarà un irraggiarsi dai tronchi e un loro intrecciarsi.



                   I processi cognitivi nella scrittura



A partire dagli anni '60 del Novecento l'agire umano viene percepito non più nei termini di un processo di stimoli e reazioni (comportamentismo), bensì quale risultato ultimo di una "elaborazione" di informazioni, da qui le funzioni fondamentali:  · di percepire il mondo;

· imparare, ricordare e controllare le azioni;

· pensare e creare nuove idee;

· controllare il processo comunicativo con gli altri;

· creare sentimenti, intenzioni e consapevolezza di sé.

La percezione, pur essendo fondamentale per la conoscenza, quale luogo di incontro tra attività cognitiva e realtà non è immune dall'esperienza del percettore stesso; essa è pertanto il luogo in cui gli stimoli acquistano il significato (Piaget).

Nel gioco tra "registri sensoriali" e "memoria permanente" interviene l'attenzione quale selettore degli stimoli da analizzare e processare, in questa elaborazione vi è l'appoggio di una "memoria di servizio", che nel richiamare alcune funzioni cognitive permette il controllo e la modifica dei processi.  L'attività percettiva dipende quindi dall'incontro tra due diversi tipi di informazioni, una proveniente dall'ambiente e l'altra dal percipiente, si attiva il "riconoscimento di configurazioni" (patterns recognition), per cui gli stimoli ambientali vengono letti e selezionati attraverso le informazioni contenute nella memoria. Schemi anticipatori che guiderebbero nella percezione stessa ma che verrebbero a loro volta modificati dalle nuove informazioni raccolte (Nelsser), d'altronde schemi necessari per i processi mentali superiori, quali sono quelli propri dell'immaginazione.

Il materiale che viene processato è costituito da "rappresentazioni mentali" (simboli) il cui fine è la costruzione del significato, vi è quindi la necessità che questi siano organizzati in sistemi con un metodo di collegamento che va dalla realtà alla "rappresentazione interna".

Nell'attribuire significati agli stimoli ambientali un ruolo fondamentale viene svolto dalla memoria, il cui funzionamento ha dato luogo a varie teorie, dalla ACT dove le conoscenze sono immagazzinate in una vasta rete di associazioni (data base) che si attivano e disattivano volta per volta a seconda della memoria di servizio, alla distinzione tra memoria primaria, a breve termine, e memoria secondaria, a lungo termine.

Anche la diversità di analisi condotta sui materiali percetti è stata considerata una possibile causa di differenziazione nell'immagazzinamento della memoria, tuttavia quello che interessa è il concetto di "memoria permanente"che Tulving distingue nella "memoria episodica", collegata ad una relazione temporale tra eventi datati, e la "memoria semantica", strettamente collegata ai concetti, ai simboli e alle parole, in cui tuttavia le due memorie potrebbero essere espressioni di una sola unità.

La simulazione dell'insieme dei processi mentali si rifà ad un linguaggio di programmazione che si basa su due ipotesi, una è quella della mente come "sistema di produzione", l'altra quale un "processo distribuito in parallelo".

In entrambi i casi quello che risulta essere fondamentale per la cognizione è la pianificazione, ovvero la sequenza di operazioni della mente che da uno stato iniziale conducono ad un obiettivo finale, in altre parole vi è un'assimilazione ad un sistema di produzione imperniato su una architettura della mente unitaria (Johnson-Laird).

Le esperienze raggruppate in "categorie" vengono nella mente umana definite quali "concetti", ossia classi di oggetti, questi possiedono un elenco di proprietà che ne definiscono l'appartenenza, risultando insiemi finiti o indefiniti o vuoti, di fatto materialmente inesistenti. Il "concetto" è comunque un elemento dinamico, capace di creare nuova conoscenza combinandosi con altri "concetti", divenendo in tal modo uno strumento cognitivo con funzioni comportamentali.

Per il funzionamento della memoria semantica sono stati previsti vari modelli circa le strutture relazionali tra concetti:  · il "modello a rete", dove i principi ordinatori sono costituiti dai  dati esperenziali, circostanza che viene a coinvolgere la  memoria (Rumelhart);  · il "modello ad albero", dove vi è un rapporto tra due strutture  binarie, l'una sul contesto in termini di tempo e luogo  dell'azione, l'altra sul contenuto o fatto costituito dal soggetto  e da un predicato, analizzati in relazione agli eventi  memorizzati (Job-Rumiati);  · il "modello a tratti differenziati", nel quale i concetti sono un  insieme di attributi o caratteristiche appartenenti a due  differenti tipi, "attributi definienti" con funzione necessaria e  "attributi caratteristici" senza una propria necessità di  definizione, l'intreccio tra questi due attributi identifica il  concetto.

La ricerca del perseguimento di un obiettivo determina il comportamento, questi non è che l'attuazione di un piano, ovvero di una sequenza di operazioni, le quali necessitano di specifiche procedure quali risultanti dell'elaborazione di informazioni relative a determinate situazioni.

Il concetto non è altro quindi che l'elaborazione dell'informazione proveniente dall'esperienza nata dalla percezione, ma anche dalla capacità del confronto, a cui segue l'inserimento della nuova informazione nella classificazione già esistente, al riguardo vi è un riferimento sia ad un processo di codificazione che di organizzazione.

Alternativa alle teorie sulla memoria semantica vi è la teoria sugli schemi, essa è definita quale struttura mentale che organizza le conoscenze su eventi, situazione ed oggetti, con una duplice funzione sia di accettazione delle informazione che di organizzazione dell'esplorazione ambientale al fine di raccogliere le informazioni ritenute utili allo scopo perseguito (Moates-Schumacher).

Sviluppando la teoria degli schemi si è giunti al concetto di "script" (sceneggiatura), inteso quale struttura standardizzata della conoscenza relativa ad eventi comuni e ricorrenti, si ha quindi una integrazione tra le strutture di elaborazione e le strutture di memoria, elemento necessario nella teoria dell'interazione sociale. Questa risulta assolutamente favorita dalla condivisione in una determinata cultura della stessa categorizzazione di un certo script, pertanto è fondamentale per un rapido ed adeguato comportamento nelle interazioni sociali possedere ed utilizzare gli script adatti (Shank- Abelson).

Ogni nuovo "input" elaborato all'interno del sistema della memoria determina l'aggiustamento dell'intero sistema, necessita peraltro che vi sia una facilità nel recuperare l'informazione elaborata e integrata nel materiale preesistente.

Tuttavia sia l'elaborazione che l'archiviazione ­ recupero dipende dalla precedente esperienza già archiviata del soggetto, questa soggettività fa sì che la stessa informazione sia elaborata ed archiviata in modo diverso, portando a visioni differenti da individuo a individuo.

Se gli stimoli solitamente attivano il processo elaborativo preliminare all'immagazzinamento delle informazioni, vi sono altresì casi in cui la procedura si attiva senza stimolo esterno, si ha così la produzione delle "immagini mentali"necessarie a creare "schemi anticipativi" per accadimenti futuri prevedibili rientranti nei processi mentali superiori che distinguono l'essere umano.

Da Aristotele fino ai recenti Chomsky e Fodor si è ritenuto che i processi mentali si fondassero su forme logiche secondo teorie logico- formali, sì che la "logica mentale" viene a identificarsi con lo sviluppo del calcolo logico.

Questa identificazione che passa attraverso i sistemi elaborati nel tempo da Mill e Boole fino a Piaget, viene messa in discussione da Johnson-Laird con la sua teoria dei "modelli mentali", in cui l'attenzione viene posta sul ruolo delle informazioni semantiche e della loro elaborazione più che sul pensiero (Piaget) e sul linguaggio (Chomsky), viene valutata della teoria della logica il concetto di ricorsività da applicarsi ai processi mentali e non più a simboli non interpretati.

Partendo dal significato delle premesse vi è prima una interpretazione delle stesse, considerando le conoscenze generali possedute, in un secondo momento la ricerca di contro esempi, al fine di costruire modelli alternativi. La differenza rispetto agli "schemi" e "copioni" previsti da Bartlett e Schank è nella relativa rigidità dei collegamenti tra informazioni, dove la teoria dei "modelli mentali" presenta un insieme flessibile di procedure che permettono di integrare coordinando schemi di conoscenze, l'attuale ricerca sui modelli "computazionali" si basa sulla previsione di una organizzazione funzionale della mente umana.

Se Fodor ipotizza l'esistenza di due sistemi, uno di input periferico, che attraverso "moduli" indipendenti proceda alle analisi dei dati sensoriali e del linguaggio, e l'altro centrale, con funzioni superiori che fissa le credenze e risolve problemi, Jackendoff a sua volta distingue due concezioni della mente: fenomenologica, della consapevolezza cosciente del mondo relativa alla vita interiore, e computazionale , dove avviene il ragionamento e l'elaborazione dell'informazione che permette l'eloquio, ma è l'insieme delle due funzioni che permette l'introspezione.

Tuttavia tra sensazione e comprensione vi sono dei livelli intermedi, tanto fenomenologici che computazionali, il "pensiero" è nella parte più profonda, dove convergono molte catene procedurali distinte (Jackendoff), con un crescendo di "livelli di rappresentazione" in una distinzione tra teoria della struttura e teoria dell'elaborazione, ma è solo nello studio del linguaggio che emerge chiaramente tale distinzione, di cui ne è riflesso la distinzione tra linguistica e psicolinguistica.



NOTE

    · Neisser U., Conoscenza e realtà, Il Mulino 1981;

· Johnson-Laird P.N., La mente e il computer, Il Mulino, 1990;

· Job R. ­ Rumiati R., Linguaggio e pensiero, Il Mulino, 1988;

· Moates D. R. ­ Schumacher G. M., Psicologia dei processi  cognitivi, Il Mulino.



                         Linguaggio e scrittura



La forma linguistica condivide molti processi relativi alla "soluzione dei problemi" con altre attività cognitive, pertanto rifacendosi ai "livelli di rappresentazione" proposti da Jackendoff possiamo distinguere tra "livello fonologico" e "livello sintattico".

La struttura di una frase può essere rappresentata in due modi, l'uno in termini di sintassi o struttura grammaticale, l'altra nella semantica, quale significato.

Chomsky nella sua teoria sintattica ha sviluppato il concetto di "grammatica trasformazionale" con carattere generativo, in essa sono state individuate due strutture, una di "superficie" e l'altra "sottostante", mentre la prima è relativa alla fisicità della lingua, l'altra rappresenta il significato dell'enunciato mettendone in relazione le parole. Si avranno pertanto due tipi di regole, quelle "sintagmatiche" per la struttura sottostante e quelle "trasformazionali" per la struttura di superficie, collegate tra loro da una serie di operazioni formali dette "trasformazionali".  Il problema dell'interpretazione semantica è stato risolto dalla "teoria standard" della grammatica generativo - trasformazionale riferendosi alla struttura sottostante, mentre le varie "teorie sintattiche" si sono riferite alla struttura di superficie, ovvero alle regole sintagmatiche (Johnson -Laird).

Sia nell'analisi delle lingue naturali che nei linguaggi di programmazione dell'Intelligenza Artificiale, è rilevante la distinzione tra "sintassi" della rappresentazione e "semantica" della rappresentazione, secondo la teoria semantica sono le proposizioni a costituire la rappresentazione sottostante ad una frase.

La proposizione non è altro che un concetto che cataloga le proprietà esistenti nel mondo empirico, le rappresentazioni a loro volta si possono distinguere in "analogiche", che conservano le informazioni del mondo reale in modo integrale, e "proposizionali", che sintetizzano le proprietà riscontrate nella realtà, il significato di una frase è dato quindi dalla rappresentazione e questa si manifesta nel modo in cui vengono a combinarsi le proposizioni.

Le sottoproposizioni sono per lo più strutturate come frasi semplici se compaiono in frasi complesse la modifica avviene mediante una delle seguenti operazioni: "coordinazione" di due proposizioni su base uguale, "relativizzazione" quando la proposizione secondaria viene qualificata dalla principale e "complementazione" dove la proposizione secondaria assume il ruolo di un nome.

Queste tre operazioni costituiscono i mezzi per la creazione di frasi complesse, esse sono regole "ricorsive" e come tali possono essere applicate per formare frasi ancora più complesse; anche le parole posseggono una propria struttura interna ed influiscono sulla forma che vengono ad assumere le frasi, esse si distinguono in parole "piene" (nomi, verbi, aggettivi e avverbi) e parole "funzionali" (preposizioni, congiunzioni, pronomi e tutte le altre forme che relazionano le parole piene).

Altro elemento che interviene nella composizione della parola sono i morfemi, unità minime di significato della lingua, di cui un tipo particolare sono le "flessioni", le più frequenti delle quali risultano essere i prefissi e i suffissi.  La competenza linguistica non è altro che una parte della competenza comunicativa, in uno stretto rapporto tra struttura del discorso e struttura del problema, in cui emerge la necessità dell'analisi degli obiettivi e pertanto sia dei "piani" che degli "schemi" di azioni.

A tal fine Miller, Galanter e Pribram hanno sottolineato la seguente successione di stati nel comportamento:  · Rappresentazione interna dello stato di cose che si vuole  perseguire;  · Raffronto per conferma della rappresentazione interna con  l'ambiente esterno;  · Eliminazione della diversità eventualmente esistente;

· Conseguente mutamento dello stato percepito in modo tale che  stato interno ed esterno coincidano.

Un'azione può avere molti scopi, così l'informazione contenuta in una frase, ma due o più frasi riunite definiscono uno scopo che una frase isolata difficilmente può definire, questo non esclude che il discorso possa contenere più di uno scopo.

Grice definisce una serie di "regole conversazionali" partendo dagli scopi negativi che l'attore cerca di non realizzare:  · Dire né più né meno di quanto sia necessario;

· Dire cose pertinenti;

· Essere coincisi evitando ambiguità, se non volute.

Vi è quindi la necessità di una pianificazione del discorso che, nella comunicazione scritta diventa uno schema o scaletta, che spesso coincide con l'esecuzione.

La frase non deve essere solo compresa, bensì deve essere integrata nella memoria permanente o mappa cognitiva del destinatario, così da essere recuperata in futuro modificando al contempo le conoscenze già possedute. Nell'attività di memorizzazione e comprensione del discorso, più è in alto nella gerarchizzazione degli scopi e più numerosi sono gli stessi, maggiore è la facilità della funzione di memorizzazione e comprensione.

Dobbiamo considerare che, nell'ambito dei processi comunicativi, la lingua scritta e quella parlata sono due autonome modalità di formazione del messaggio, in esso vi è sia uno scambio di informazioni che un insieme di comportamenti comunicativi, molto più ampi nella comunicazione verbale: elementi di natura cinetica, prossemici collegati allo spazio e situazionali dell'ambiente spazio/tempo.

Secondo l'opinione di Johnson-Laird , i fattori principali che permettono il passaggio da un'insieme di frasi al discorso, sono la "coerenza referenziale" e la "plausibilità" in un insieme di conoscenze causali generali, in altri termini deve essere possibile ricavarne un singolo modello mentale.

Nell'ambito della linguistica testuale può essere considerato "testo", sostituendo la concezione puramente grammaticale, la successione secondo ordine logico di un insieme di frasi, analizzabili a più livelli sintattico, semantico e pragmatico, si supera pertanto il semplice profilo sintattico a favore di una coerenza di tipo pragmatico- situazionale.

Vanno pertanto considerati tanto il "contesto", ovvero gli elementi extra linguistici condizionanti la comunicazione, che il "cotesto", ossia gli elementi linguistici che formano il testo, oltre alle presupposizioni e all'implicito del discorso.

Deve esservi quindi un'interazione tra conoscenze testuali e conoscenze depositate nella memoria, a cui si affianca la necessità della "coesione" dei componenti il testo di superficie, che si realizza mediante norme grammaticali, e la "coerenza" tra testo di superficie e concetti soggiacenti, questa avviene se vi è :  · Intenzionalità;

· Accettabilità, cooperazione lettore-ascoltatore;

· Informatività, quantità di informazione apportata che non deve  essere troppo bassa per creare noia o rifiuto, né eccessiva per  produrre l'interruzione della comunicazione;  · Situazionalità, elementi che rendono interessante il discorso in  rapporto alla situazione comunicativa;  · Intertestualità, collegamento con altri discorsi già accolti dal  lettore/ascoltatore.

La semantica del discorso è parte della teoria semiotica del comportamento significativo e simbolico, di cui centrale è il concetto di "interpretazione"quale creazione di una relazione tra espressioni e oggetti tipicamente semantici; per cui sia i morfemi (forme delle parole) che le strutture sintattiche (forme delle frasi) risultano essere oggetti a cui vengono assegnati dei significati (interpretazioni) con diversi livelli di complessità, a seconda della corrispondente complessità delle espressioni.

A seconda della disciplina di riferimento vi sono vari tipi di interpretazione:  · Interpretazioni astratte;

· Interpretazioni concrete, relative all'area delle scienze  cognitive, che si fondano su vincoli cognitivi e situazionali, i  due tipi di interpretazione non sono nettamente separati;  · Interpretazioni intenzionali, danno significato alle espressioni  linguistiche.  · Interpretazioni estensionali, si rifanno a qualche aspetto del  mondo contenuto nelle interpretazioni intenzionali.

"Funzionalità" e "strutturalità" sono parte del significato complessivo delle espressioni che fanno parte del discorso, esse permettono di superare la logica formale binaria del valore di verità (vero/falso), dando una prospettiva pragmatica più estesa.

Mentre nel discorso scritto ed orale le frasi si susseguono in modo lineare, le strutture semantiche soggiacenti proposizionali possono essere organizzate in forma gerarchica nei termini spaziali, temporali e causali, pertanto non vi sono solo vincoli di natura semantica bensì di carattere più generale definiti di "coerenza", questa deve riflettersi anche nelle strutture fonologiche, morfologiche, sintattiche e lessicali di superficie, in modo da formare il concetto di "coesione" delle strutture di superficie.  I vincoli di coerenza più intensi sono dati dalle relazioni temporali e condizionali tra eventi e azioni, tuttavia la coerenza può riguardare semplicemente la relazione tra frasi o proposizioni (coerenza locale), o strutture più estese quali paragrafi e capitoli (macrostruttura), quest'ultima è anche la costruzione teorica della nozione di "argomento" di un discorso, che ne definisce al contempo la sua coerenza globale tale da assicurare i collegamenti tra coerenza locale e l'unità del discorso nel suo complesso.

Le macroregole di corrispondenza semantica possono indicarsi nella generalizzazione (per astrazione si ricava un concetto generale), nella cancellazione (eliminazione delle informazioni non rilevanti), nella integrazione (cancellazione delle informazioni derivanti da altre informazioni), nella costruzione (a partire da una sequenza di frasi si costruisce una nuova frase che introduce nuova informazione) e nella ripetizione (partendo dalla proposizione chiave del testo base si riorganizzano per importanza le altre proposizioni), quest'ultima è particolarmente importante per garantire la coerenza del testo.

Un riassunto non fa che rappresentare la macrostruttura del discorso, sebbene al singolo discorso possono essere assegnati significati globali differenti (macrostrutture), la memoria che interviene è differente a seconda se si riesce ad arrivare ad una identità di argomento (memoria temporanea) o vi è un'impossibilità a trovare un argomento in comune, in tal caso si ricorre a collegamenti con proposizioni già immagazzinate (memoria a lungo termine), infine si cercherà un collegamento tra le proposizioni dello stesso testo scritto.



NOTE

· Jackendoff R., Coscienza e mente computazionale, Il Mulino,  1990;  
· Miller G. A. ­ Galanter E. ­ Pribram K. H., Piani e struttura del  comportamento, Franco Angeli, 1973;  
· Berruto G., La sociolinguistica, Zanichelli, 1974; 
· Grice H.P., La logica della grammatica, in Gli atti linguistici, a  cura di Sbisà M., Feltrinelli, 1978; 
· Parisi D. - Castelfranchi, Linguaggio, conoscenza e scopi, Il  Mulino, 1980; · Kanirsa G. ­ Legrenzi P. ­ Sonino M., Percezione, linguaggio,  pensiero, Il Mulino, 1983.
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LaPrevidenza.it, 12/09/2018