mercoled́, 22 maggio 2019

Coscienza e identità nel giuridico

 

(Prof. Sergio Benedetto Sabetta)


Nell'era della digitalizzazione totale si è diffusa la notizia che il Politecnico di Torino ha creato una sezione dedicata alla ricerca sulle Scienze Umane e Sociali per la Scienza e Tecnologia (SUSST), che deve interagire con i futuri sviluppi tecnologici dando una più ampia capacità critica ai futuri ingegneri, considerando i vari problemi, da quelli etici e ambientali a quelli socio-organizzativi e psicologici, che il crescere dell'Intelligenza Artificiale già pone.

Il superamento di una rigida distinzione tra tecnica e umanistica, con il ritorno ad un dialogo tra la scienza applicata e le scienze umanistiche, già teorizzato dall'Ecole Politechnique di Losanna e in corso di realizzazione al Politecnico di Milano, inserisce strategicamente l'innovazione tecnologica nel contesto storico-sociale in cui dovrà calarsi, come già delineato nelle Scuole Politecniche francesi.

Il diritto in questo non può chiudersi in se stesso, in un tecnicismo limitante, ma deve diventare parte del rivolgimento culturale in atto, inserendosi nei dibattiti in corso e superando per tale via il binomio formazione di competenze e formazione individualista, di matrice puramente utilitarista, che viene ad isolare l'individuo per un futuro di "guerra autorealizzativa" (Benasayag M., Vincenti o perdenti la nuova apartheid, 23, La Repubblica, 21.1.2019).

La scienza ha provato che le percezioni del cervello non sono date unicamente dai dati sensoriali, come più percezioni possono derivare da un'unica sensazione.

Vi è in questo l'intervento dello stesso cervello che fornisce le necessarie ipotesi plausibili sul combinato delle sensazioni, venendo pertanto meno il ritenuto automatismo tra sensazione e percezione. Si consideri, tra l'altro, le innumerevoli sensazioni che il cervello riceve contemporaneamente e che filtra, fino a concentrarsi su alcune ignorando altre.  Se si valuta inoltre la debolezza delle nostre sensazioni, rispetto alle altre specie, emergono chiaramente le problematiche sui ricordi e le testimonianze se non adeguatamente suffragate.

La stessa visione non è altro che un succedersi di immagini, che il cervello deve coordinare e integrare con proprie informazioni già possedute, selezionate e archiviate; varie sensazioni vengono, quindi, a confluire nella percezione.

Acquista rilevanza in questo processo la memoria, distinguendo tra memoria di lavoro o a breve termine, necessaria all'agire quotidiano, e memoria a lungo termine o della conoscenza dichiarativa.

Quest'ultima permette la formulazione di teorie sulla conoscenza del mondo, si ipotizza che l'immagazzinamento dei ricordi avvenga secondo moduli collegati logicamente. Da questo ne derivano varie categorie di memoria fattuale, come la conoscenza procedurale, ossia come eseguire determinati compiti.

Una distinzione sulla memoria particolarmente importante per rilevarne l'esattezza è quella tra memoria episodica e memoria sui fatti.

Quest'ultima si forma per gradi, ripetendo più e più volte il fatto, ed è controllabile anche mediante la concordanza dei ricordi. Al contrario la memoria episodica non può essere ripetuta, l'episodio accade una volta e se non registrato meccanicamente non è più "visibile", esso viene quindi continuamente rielaborato.

Non vi è una distinzione netta fra cultura e natura, la cultura viene ad influenzare il cervello che fornisce una risposta adattiva ad essa e all'esperienza che ne deriva, sono infatti le ripetute risposte agli stessi stimoli che determinano la formazione di una memoria a lungo termine.

Ma l'evoluzione della tecnologia unita alle ricerche biologiche, nell'unire il silicio agli strati di cellule biologiche, fa nascere un domani il problema del concetto di "responsabilità", nel preciso momento in cui con dinamiche di elaborazione non lineare dell'informazione verranno ad acquisire capacità realmente intelligenti.

Nella positività delle sue applicazioni nell'interazione cervello/ informatica, può invertirsi il rapporto fino ad influenzare la coscienza, come si può arrivare a problemi etici nell'applicazione in termini militari del rapporto diretto e istantaneo armi/pensiero, in cui il filtro della coscienza che impone la decisione è superato dal puro riflesso istintivo biologico, creando per tale via una potenziale regressione etica.

E' pur vero che viviamo in ambienti artificiali, tuttavia non può negarsi che l'aspetto estetico ambientale viene ad influenzare la coscienza, tanto che ci si è posti il problema se il degradarsi dell'estetica ambientale e della qualità degli oggetti sia una delle ulteriori cause della depressione, come la perdita del bene prezioso del "silenzio", sostituito da un interminabile" rumore di fondo" (Hillman).

La perdita di senso è anche dovuta ad una perdita di prospettive, ad una continua sostituzione simbolica con oggetti volatili e flussi - riflussi linguistici, tanto da perdere la fondamentale distinzione tra oggetti consumistici, sostituibili e cose fornite di valori simbolici (Bodei).

In questo vi è la distinzione tra l'essere mercante, ossia colui che ama quello che vende in quanto fornito di valori estetici da lui riconosciuti, e il semplice commerciante, per cui vi è la sola differenza dell'utile che se ne può ricavare, in un totale appiattimento, dove la creazione dell'illusione diventa esclusiva nel creare l'effimero, un continuo desiderio irrealizzabile che vive sull'invidia dell'altro.

Ma amare è anche classificare, la classificazione è un problema prescrittivo e non descrittivo, il catalogare è fornire anche una scala di valori ancor più in assenza di confini netti e in presenza di contaminazioni, circostanza che viene a coinvolgere il rapporto tra tempi storici e biologici, sempre meno distinti per le capacità manipolative della tecnica, ma con una crescente necessità di assunzione di responsabilità a livello mondiale per le conseguenze ultime, viste le notevoli ricadute negative, quali quelle climatiche, che vengono ad affiancarsi a quelle positive.

Il numero di regole coercitive fa sì che venga categorizzato il tipo di società, una notevole mole nasconde nella realtà una dissonanza cognitiva tra la produzione della legge e il suo reale rispetto, creando nei fatti una irresponsabilità.

La classificazione non pone solo i limiti al mondo ma ne indica anche i principi morali, essa crea l'identità su cui incardinare i rapporti di fiducia, creando in tal modo il concetto di appartenenza ad una patria.  Fiducia e sicurezza vengono a intersecarsi strettamente, essi si realizzano solo nella possibilità dell'identificarsi nel concetto mentale di patria, quale luogo dell'incontro, vi è pertanto nella perdita dei confine una necessità soggettiva di ricreare il luogo mentale della propria identità.

Vi è in questo il radicarsi di una cultura identitaria che crea i propri confini, anche in presenza di una curiosità o di una necessaria tolleranza, non potendo tutto ridursi in una pura valutazione monetaria.

Si consideri i valori di benessere fisico e mentale dell'estetica, le già menzionate fiducia e sicurezza, tutti elementi che possiedono in sé valori economici indiretti, in un saldarsi tra cultura, estetica ed economica, dove i "depositi della memoria" acquistano valori molto più ampi di quello che si tende a riconoscere e il cui finanziamento si risolve non nella perdita finanziaria stretta, ma in un investimento economico.

La categorizzazione della realtà crea una scala di valori che si riflette collettivamente nella configurazione del sistema sociale, di cui il sistema giuridico ne è un riflesso pratico, una cornice relazionale, la quale tuttavia opera anche attivamente nel riconfigurarne i valori attraverso il suo agire quotidiano.

In questa coscienza del rapporto: categorizzazione della realtà, configurazione del sistema sociale e riflesso giuridico, vi è una delle differenze fra il semplice operatore quotidiano del diritto e la riflessione dello studioso e del politico o del dirigente che si alzi oltre al semplice veleggiare quotidiano.



Bibliografia

O'Sheci M., Il cervello, Codice ed. 2012;

Vineis R., Lost in translation, Codice ed. 2011;

Deaglio E., Patria, Il Saggiatore, 2009;

Bodei R., La vita delle cose, Laterza, 2009;

Mottola Molfino A., Luoghi comuni sui musei, 24-26, Italia Nostra n.  500 (Luci e ombre dei nostri musei), Luglio ­ ottobre, 2018.
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LaPrevidenza.it, 16/03/2019