domenica, 18 agosto 2019

Mafia e Politica

Avv. Vincenzo Mennea

 

Mafia e politica

 

Avv. Vincenzo Mennea

 

Mafia e politica hanno tessuto rapporti sin dalla nascita delle organizzazioni criminali, la storia è piena di episodi in cui si intravede una commistione tra soggetti delle cosche ed esponenti politici. La criminalità mafiosa, non è un fenomeno di semplice devianza che può derivare per esempio dalla emarginazione sociale, ma è una realtà politica, economica e sociale che è molto attenta alle istituzioni. La mafia anch'essa si occupa di politica sia quando questa è intesa in senso proprio cioè come governo di una società, sia quando s'incarna nell'istituzione o nei partiti l'importante per la mafia e che ci siano nella politica uomini fidati.

L’associazione di tipo mafioso si connota rispetto all’ass. per delinquere per la tendenza a proiettarsi verso l’esterno, per il suo radicamento nel territorio in cui si espande, l’assoggettamento, deve essere riferito ai soggetti nei cui confronti si dirige l’azione delittuosa, in quanto vengono a trovarsi, per effetto della convinzione di essere esposti a pericolo, senza alcuna possibilità di difesa in stato di soggezione psicologica e di soccombenza di fronte alla forza di prevaricazione.

Molto spesso si fa da parte dei non addetti ai lavori confusione tra associazione per delinquere; associazione di tipo mafioso;  e scambio elettorale politico mafioso.

Si deve escludere che rientrano nella sfera di applicazione dell'art. 416 bis gli accordi di tipo corruttivo - collusivo e lo sfruttamento organizzato del potere politico a fini personali o clientelari dovuto all'abuso sistematico dei poteri istituzionali ma non all'uso della forza di intimidazione che da essa promana. Se ci troviamo in un caso come questo sarà applicabile l'art. 416 del c.p. cioè l'associazione per delinquere e non l'art. 416 bis del c.p. cioè l'associazione di tipo mafioso, che ha come carattere fondamentale la forza di intimidazione che da essa promana, dalla quale deriva la condizione di assoggettamento e di omertà degli stessi associati e dei terzi.

L’avvalersi della forza intimidatrice può esplicarsi nei modi più disparati, sia limitandosi a sfruttare la carica di pressione già conseguita dal sodalizio, sia ponendo in essere nuovi atti di violenza e di minaccia, come espressione rafforzativa della precedente capacità intimidatrice già conseguita dal sodalizio.

Si deve escludere anche l'applicazione dell'art. 416 bis nel caso di associazione che perseguono finalità di interferire illecitamente nella vita politica di una città orientando i voti degli elettori attraverso la promessa di somme di denaro o di posti di lavoro. Queste associazioni dovranno essere perseguite come associazione per delinquere a norma dell'art. 416 del c.p.

Elementi costitutivi del delitto di associazione per delinquere sono la formazione e la permanenza di un vincolo associativo continuativo a fine criminoso tra tre o più persone, allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti.

Per quanto riguarda la mafia politica non bisogna confondere la forza di intimidazione con il vincolo associativo, con la semplice arroganza del potere, e di contro l'altrui assoggettamento, l'altrui sottomissione a cui deve sottostare passivamente un soggetto rispetto o nei confronti di questa gente se si dovesse trovare, come in effetti si trova in una situazione di inferiorità per esempio se va alla ricerca di un posto di lavoro.

Parlavo prima di arroganza del potere, ma questa non è intimidazione non è omertà. La cosiddetta debolezza del soggetto nella società fa si che consente concretamente il manifestarsi di comportamenti spregiudicati o arroganti di questi politici o di alcuni di essi che non dovrebbero nemmeno esistere, o che hanno valore sociale zero.

L'art. 416 bis dice testualmente: "chiunque fa parte di una associazione di tipo mafioso[.] è punito con la reclusione da sette  a dodici anni. Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l'associazione sono puniti con la reclusione da nove a quattordici anni. L'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza d'intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o il controllo di attività economiche [.] o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per se o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a se o ad altri in occasione di consultazione elettorali [.]".

Non soffermandoci ancora sull'articolo, può parlarsi di mafia politica quando si tratta o vi sono comportamenti di criminalità organizzata che cercano di piegare il consenso politico ed alterare con l'intimidazione i risultati delle consultazioni elettorali. Questo comportamento è di una gravità enorme perché cerca di colpire alla base il sistema democratico di un paese. L'interesse tutelato dalla norma è l'ordine pubblico messo in pericolo dalla presenza di organizzazioni criminali quali quelle mafiose dedite alla realizzazione di un'ampia gamma di delitti relativa all'ordine democratico e alla libertà d'iniziativa economica ed in grado di provocare un elevato allarme sociale.

Un'associazione può dirsi mafiosa quando persegue la realizzazione del programma criminoso, metodo consistente, dal lato dell'associazione agente, nell'utilizzazione verso l'esterno e in danno, quindi, degli offesi dall'attività delinquenziale della forza intimidatrice che nasce dal vincolo utilizzato dagli associati, e, dal lato passivo in altre parole delle persone offese, dalla condizione di assoggettamento e omertà nei confronti dell'associazione per effetto della intimidazione da questa esercitata. La forza intimidatrice consiste nella capacità di suscitare in taluno in errore che deriva dall'esistenza dell'associazione stessa, la quale deve avere la potenzialità di provocare nel soggetto passivo uno stato di sudditanza psicologica, indipendentemente dal concreto compimento di un atto di violenza o di una minaccia.

L'assoggettamento è uno stato di sottomissione psicologica ingenerato in chi subisce l'influenza della forza intimidatrice; l'omertà infine consiste nel rifiuto, sufficientemente diffuso all'interno di una collettività di collaborare con gli organi dello stato, fatta questa precisazione le finalità sono quelle di commettere delitti già prevista nell'associazione per delinquere a norma dell'art. 416 del c.p.;

l'art. 416 bis richiede che gli affiliati per commettere i delitti si avvalgono della forza intimidatrice del vincolo associativo. Ci si avvale di questa forza quando si utilizza per la realizzazione di delitti che hanno un determinato fine ma che non sono caratterizzati di per se dall'uso strumentale della violenza.

Quindi gli scopi che il metodo mafioso intende raggiungere può essere l'oggetto del programma della stessa associazione mafiosa ma che non è soltanto la realizzazione di delitti, ma può essere anche la gestione e il controllo di settori di attività economiche di concessioni di autorizzazioni di appalti o il perseguimento di profitti o vantaggi ingiusti.

 

Avv. Vincenzo Mennea

 

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LaPrevidenza.it, 16/12/2014