domenica, 29 novembre 2020

La riserva mentale rende nullo il matrimonio

Corte di Cassazione Sez. Prima Civ. - Sent. del 30.3.2012, n. 5175 - Mariagabriella Corbi

 

Non ci si sposa perché si è in “dolce attesa” e bisogna “riparare”. Così gli Ermellini, sentenza 5175/2012, hanno convalidato la delibazione della sentenza di nullità matrimoniale con cui viene annullato il “contratto riparatore” durato 10 mesi. Il ricorso presentato da una donna ai Supremi Giudici avverso alla sentenza della Corte d’Appello di Napoli -  che riconosceva la nullità matrimoniale emessa dal Tribunale della Segnatura Apostolica sulla base che il marito aveva escluso “l’indissolubilità del vincolo matrimoniale” – è stato rigettato. La Corte ha sottolineato che «la durata breve (di appena dieci mesi) della convivenza matrimoniale tra le parti, culminata nell’abbandono del tetto coniugale da parte della convenuta e caratterizzata da incomprensioni e contrasti continui, verosimilmente dovuti a differenze caratteriali e di educazione ed a carenza di affetto sponsale, tali da renderne intollerabile la prosecuzione [e che.]la scelta matrimoniale fosse stata determinata dall’intento di riparare all’errore commesso (il concepimento del figlio), anche da parte della convenuta e non, invece, dall’intento della medesima di vivere con il (il marito) per tutta la vita, costituisce un ulteriore dato, che fa presumere la consapevolezza, da parte sua, della riserva mentale di quest’ultimo».

E’ da precisare che ciò che viene delibato non è il “rito matrimoniale ecclesiastico”, bensì la sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario. Non va poi confuso il processo canonico di nullità (che è solo ecclesiastico) con il procedimento di delibazione della sentenza ecclesiastica (che è invece solo civile), attivabile unicamente su richiesta di almeno uno dei coniugi e che  è notevolmente e notoriamente  più breve (ed anche meno costoso) di un procedimento civile di nullità oppure di una separazione o di un divorzio contenziosi.

La Sacra Rota è il Tribunale Apostolico della Rota Romana ed è competente (con i Tribunali periferici), in secondo grado, sulle richieste inoltrate per la dichiarazione della nullità dei matrimoni. Le sue sentenze sono, di regola, risolutive e trovano applicazione nella giurisprudenza italiana mediante la procedura di delibazione, presso le Corti d'Appello.

Dichiarata la nullità del matrimonio,essa opera retroattivamente, come se il rito matrimonio non fosse mai stato celebrato (e sottoscritto), con efficacia ex tunc. Al contrario degli effetti del divorzio che sono validi ex nunc, cioè all’omologa del divorzio.

Un tempo si poteva ottenere la nullità ecclesiastica valutando i difetti ab origine che invalidavano l’atto, mentre, ultimamente le dichiarazioni di nullità si avvalgono di motivazioni quali: “immaturità dei coniugi” o “questioni psichiche” etc…. Tra le tante ricordiamo:

  • matrimonio contratto da chi era già coniugato con altra persona se non sciolto al momento delle nuove nozze (art. 86 c.c.);
  • matrimonio contratto tra consanguinei (ascendenti e discendenti);
  • matrimonio contratto tra parenti di 2° grado, in linea retta o collaterale, tra adottante ed adottato, tra i figli adottivi di una stessa persona, tra adottato e coniuge dell’adottante e viceversa ad eccezione se muniti di dispensa papale (art. 87 c.c.);
  • matrimonio contratto da persone delle quali l’una è riconosciuta responsabile per l’omicidio consumato o tentato nella persona del coniuge dell’altra (art. 88 c.c.);
  • matrimonio contratto da minore non emancipato (art. 84 c.c.);
  • matrimonio contratto da parte della donna prima della decorrenza di 300 giorni dallo scioglimento/annullamento/cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio (per evitare equivoci circa la paternità di eventuale prole); (art. 89 c.c.) ;
  • matrimonio contratto da persone interdette;
  • matrimonio contratto da coniuge in stato d’infermità mentale;;
  • matrimonio contratto mediante estorsione del consenso con violenza o minaccia per eventuali ritorsioni;
  • matrimonio contratto ignorando qualità psichiche e fisiche sul futuro coniuge (impotenza devianze sessuali, difetti fisici e psichici, condanne per delitti, prostituzione etc….);
  • simulazione del matrimonio: qualora i convenuti abbiano concordato delle nozze fittizie senza esercizio di diritti e rispetto dei doveri derivanti  da esso.

Precisazioni:

1)      In tema di matrimonio concordatario, non è corretto parlare di annullamento, ma di dichiarazione di nullità, suscettibile di ottenere effetti civili mediante delibazione della sentenza ecclesiastica.

2)      Ciò che viene delibato non è il “rito matrimoniale ecclesiastico”, bensì la sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario. Non va poi confuso il processo canonico di nullità (che è solo ecclesiastico) con il procedimento di delibazione della sentenza ecclesiastica (che è invece solo civile), attivabile unicamente su richiesta di almeno uno dei coniugi e che  è notevolmente e notoriamente più breve (ed anche meno costoso) di un procedimento civile di nullità oppure di una separazione o di un divorzio contenziosi.

3)      Una volta delibata la sentenza ecclesiastica, non è esatto affermare che è come se il matrimonio non fosse mai stato celebrato, perché divengono applicabili le disposizioni del codice civile sul matrimonio putativo; se poi la delibazione intervenisse dopo che è passata in giudicato la sentenza di divorzio, addirittura non verrebbero meno neppure le statuizioni economiche contenute nella sentenza di divorzio.

4)      L’inconsumazione non è certo un motivo di nullità, ma di scioglimento del matrimonio mediante dispensa papale (logicamente con effetti ex nunc!), come accade anche nell'ordinamento italiano, che prevede l'ipotesi del divorzio per inconsumazione (legge 898/1970, art. 3, n. 2), lett. f). Il riconoscimento della dispensa papale agli effetti civili, previsto dal Concordato del 1929,non era più possibile già a partire dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 18 del 1982 ed ora non è più contemplato dalla vigente normativa concordataria.

Mariagabriella CORBI

Dottoressa in Scienze dell'educazione
Consulente dell'educazione familiare
Mediatrice Familiare
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LaPrevidenza.it, 20/04/2012

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