martedž, 22 ottobre 2019

Presupposti per la revoca del presidente del consiglio comunale

Avv. Dario Immordino

 

La funzione del presidente del Consiglio comunale non è strumentale all’attuazione di un determinato indirizzo politico, ma al corretto funzionamento dell’istituzione in quanto tale, e di conseguenza la sua revoca deve essere causata dal cattivo esercizio della funzione e non può essere adottata sulla base di una valutazione fiduciaria di tipo strettamente politico.

Più precisamente la revoca si fonda su “apprezzamenti di carattere politico e tuttavia non esprime una scelta libera nei fini, dovendo comunque sempre porsi nel solco del perseguimento delle finalità normative …. di garantire la continuità della funzione di indirizzo politico-amministrativo dell’ente comunale. A differenza dell’elezione, che costituisce un atto favorevole e viene emessa in assenza di qualsiasi verifica sull’operato del titolare dell’ufficio presidenziale, la revoca, al contrario, non può prescindere da fatti specifici inerenti la carica, ancorché gli stessi non siano commessi nell’esercizio delle funzioni presidenziali, e dalla conseguente valutazione che i componenti dell’organo da tali fatti traggono in ordine alla persistente validità dell’iniziale investitura” (Cons. St., sentt. 26 novembre 2013, n.5605, e 6 giugno 2002, n. 3187).

In altri termini la rimozione del presidente trae origine dal venir meno della fiducia dell’assemblea, ma questa alterazione del rapporto fiduciario non può dipendere da valutazioni di carattere “meramente politico” , come ad esempio il mutamento degli assetti, degli equilibri o dei rapporti tra i partiti e le diverse componenti del consiglio, i convincimenti, gli orientamenti ed il sentire politico del presidente, ma deve basarsi su ragioni di carattere “latamente politico”, concernenti la capacità di svolgere correttamente e imparzialmente il proprio ruolo.

Ciò perché la funzione della revoca del vertice dell’assemblea consiliare non è quella di sanzionare condotte politiche, ma piuttosto di ricomporre “l’ordinato assetto dei rapporti istituzionali tra gli organi di indirizzo politico-amministrativo del comune”.

Ed inoltre il titolare di un ufficio preposto al corretto funzionamento dell’organo consiliare non può restar soggetto al “mutevole atteggiamento fiduciario della maggioranza” (Cons. Stato, sent. 25 novembre 1999, n. 1983).

Di conseguenza la deliberazione di revoca deve essere adeguatamente motivata con riferimento alla violazione di regole comportamentali connaturate alla carica di garante della corretta dinamica politico-amministrativa dell’ente comunale ed all’assunzione di atteggiamenti incompatibili con il ruolo istituzionale super partes attribuito al presidente del consiglio o suscettibili di pregiudicare il corretto funzionamento dell’assemblea.

Così, ad esempio, l’assunzione di una carica all’interno del proprio partito nel corso del mandato presidenziale non ha alcun rilievo ai fini del giudizio sull’idoneità a rimanere nelle funzioni di presidente del consiglio comunale, trattandosi di fatto del tutto estraneo alle esigenze di rappresentanza istituzionale e funzionalità di quest’ultimo organo, mentre l’adozione di un atteggiamento fortemente critico nei confronti dell’esecutivo o di alcune componenti dell’assemblea può legittimare la delibera di revoca.

L’espressione di giudizi di critica politica, infatti, se ammissibile per i singoli consiglieri, perché complessivamente riconducibile alle loro prerogative di controllo politico (art. 43 t.u.e.l.), è preclusa al rappresentante istituzionale dell’organo di indirizzo politico-amministrativo, il quale deve rimanere estraneo alla contesa politica, sia nell’esercizio della funzione presidenziale che quale esponente di un partito politico presente in consiglio.

Allo stesso modo va considerato il rifiuto di porre all’ordine del giorno una proposta di delibera avanzata dal sindaco, giacché si tratta di un comportamento volontario espressivo di una posizione di frontale contrapposizione tra le due cariche non coerente con la funzione istituzionale del presidente del consiglio comunale (Cons. St. , sent. sentenza n. 114/2006).

Secondo un indirizzo giurisprudenziale particolarmente restrittivo le violazioni poste a fondamento della revoca devono essere commesse nell’esercizio di funzioni inerenti alla carica (Cons. St., sent. 20 ottobre 2004, n. 6838), ma l’orientamento prevalente ritiene che la revoca del presidente possa essere fondata sulla contestazione di comportamenti, tenuti o meno all’interno dell’organo, adottati in violazione degli obblighi di neutralità ed imparzialità inerenti all’ufficio (Cons. St., sent. 18 gennaio 2006, n. 114).

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LaPrevidenza.it, 25/04/2014