martedž, 22 ottobre 2019

Trattamento economico dei  componenti dei consigli di amministrazione dei consorzi di enti

Avv. Dario Immordino

 

Ai componenti dei consigli di amministrazione dei consorzi di enti locali non possono essere attribuiti gettoni, indennità, retribuzioni o emolumenti in qualsiasi forma.

Con la delibera 4 del 24 febbraio 2014 la Sezione Autonomie della Corte dei conti si è pronunciata su una questione di massima originata dal contrasto interpretativo tra diverse sezioni della magistratura contabile, in merito alla disciplina sul contenimento della spesa pubblica applicabile ai componenti dei consigli di amministrazione dei consorzi di enti locali: riduzione degli emolumenti, secondo quanto previsto dall’art. 6, co. 2 e 3 d.l. n. 78 del 2010, o esclusione di qualsiasi forma di trattamento economico ai senti dell’ art. 5, co. 7, dello stesso decreto.

Alcune pronunce (Sez. Reg. Lombardia, parere n. 353 del 30.7.2012; e Sez. contr. 10.1.2013, n. 6) rilevano che la disciplina recata dall’art. 5 del decreto si riferisce espressamente “agli organi di governo” ed “agli apparati politici”, mentre i consigli di amministrazione dei consorzi di enti locali rientrerebbero tra gli apparati amministrativi, in relazione ai quali l’art. 6, comma3, del dl 78/2010 prevede una riduzione del 10% dei compensi, dei gettoni, delle retribuzioni o delle altre utilità comunque denominate, corrisposti dalle pubbliche amministrazioni. Detta norma, infatti, fa espressamente riferimento ai “consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati ed ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo”.

Di conseguenza le amministrazioni interessate dovrebbero comunque corrispondere gli emolumenti spettanti ai titolari delle suddette cariche, seppur ridotti entro i limiti previsti.

Altre sezioni regionali (Sez. Reg. Sardegna n. 54/2013/PAR), invece, hanno rilevato che l’art. 5, c.7, impone la gratuità dell’esercizio delle funzioni svolte dagli “amministratori”, categoria omnicomprensiva che include, oltre ai titolari di cariche politiche, anche i componenti dei consigli di amministrazione, ai quali pertanto non spetterebbe alcuna indennità.

La Sezione autonomie evidenzia che la disciplina statale persegue l’obiettivo di “sfoltire gli apparati amministrativi di tutti quegli organismi non caratterizzati dalla necessarietà strutturale-istituzionale, e ridurre il peso economico degli organi di governo necessari”, e che, a tal fine, le disposizioni del dl 78/2010 prevedono misure differenziate per gli amministratori locali e per i componenti degli organi di gestione delle forme associative.

In particolare gli artt. 6 e 7 prescrivono la rideterminazione (al ribasso) degli emolumenti da corrispondere ai consiglieri comunali (“In nessun caso l'ammontare percepito nell'ambito di un  mese da un consigliere può superare l'importo pari ad un quarto dell'indennità’ massima prevista  per il  rispettivo sindaco o presidente”, e gli importi delle indennità …. sono diminuiti, per un periodo non inferiore a tre anni, di una percentuale compresa tra il 3 e il 10 per cento in ragione della dimensione demografica), mentre l’ art. 5 prescrive la gratuità dell’esercizio delle funzioni svolte dagli amministratori di comunità montane e di unioni di comuni, e comunque di forme associative di enti locali aventi per oggetto la gestione di servizi e funzioni pubbliche.

Quest’ultima disposizione impone con una “disciplina uniforme” per tutte le forme associate di gestione da parte degli enti locali, “un principio di gratuità dell’amministrazione”.

Sicché, posto che i Consorzi costituiti per l’esercizio di una o più funzioni appartengono, insieme alle Unioni, al novero delle forme di collaborazione intercomunale di carattere strutturale che danno vita ad un soggetto giuridico distinto dai soggetti che lo compongono, anche ad essi deve necessariamente applicarsi la disciplina che esclude la corresponsione di retribuzioni, gettoni e indennità o emolumenti in qualsiasi forma agli amministratori.

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LaPrevidenza.it, 28/04/2014