sabato, 16 ottobre 2021

Formazione obbligatoria in materia di anticorruzione e vincoli alla spesa 

Corte dei Conti, Sezione controllo Emilia-Romagna, deliberazione 17.12.2013 n. 276

 

I costi sostenuti per la formazione obbligatoria del personale, come quella prescritta dalla normativa in materia di anticorruzione, sono da considerarsi “fuori dell’ambito applicativo di cui al comma 13 dell’art.6 del D.L.78/2010”, cioè fuori dai vincoli alle spesa per attività formative del personale (Sezione controllo Emilia-Romagna, deliberazione n. 276/2013).

La disciplina che impone la riduzione delle spese di formazione di almeno il 50% rispetto ai costi sostenuti nell’esercizio 2009, infatti, riguarda esclusivamente la spesa discrezionale, quella cioè determinata autonomamente dall’ente.

Ciò perché il tetto al costo della formazione del personale costituisce un vincolo all’autonomia locale, imposto con l’obiettivo di ridurre e razionalizzare una rilevante voce di spesa corrente, al fine di prevenirne la continua lievitazione in un periodo di grave emergenza finanziaria. La norma mira, insomma, ad evitare che gli enti possano destinare alla formazione del proprio personale più risorse del necessario. Ma ciò vale naturalmente per le spese autonomamente stabilite dalle amministrazioni locali, e non certo per quelle obbligatorie, imposte dalla stessa legge dello Stato.

Includendo nel tetto di spesa anche gli oneri sostenuti per la formazione obbligatoria, infatti, l’effetto sarebbe quello di rendere impossibile alle amministrazioni locali fornire ai propri dipendenti nozioni indispensabili per garantire la qualità e la legalità dell’azione amministrativa, oppure di ridurre ben oltre i limiti previsti dal dl 78/2010 la quota di spesa liberamente disponibile.

A sostegno di questa impostazione ermeneutica si sono già espresse, concordemente, diverse Sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti, secondo le quali l’imposizione di un tetto alla spesa per attività di formazione mira ad “indurre le Amministrazioni a procedere ad un’attenta attività di programmazione dei fabbisogni formativi e di correlata individuazione delle risorse finanziarie all’uopo necessarie”. Ciò implica che l’ente pubblico sia titolare di un potere discrezionale in merito allo svolgimento dell’attività ed all’ammontare della spesa, motivo per cui “si è fuori dell’ambito applicativo della normativa surrichiamata”  nell’ipotesi di “attività formativa richiesta ex lege,  per corrispondere a precisi obblighi normativi che non possano essere disattesi o differiti ad altro esercizio, in assenza di discrezionalità circa l’autorizzazione della spesa relativa” (cfr. ex multis, Sezione regionale di controllo per il Friuli Venezia Giulia n.106/2012 e Sezione regionale di controllo per la Lombardia n.116/2011, Sezione regionale di controllo per l’Emilia-Romagna n.18/2011).

Ciò posto, alla luce della disciplina in materia, non è dato dubitare del carattere imprescindibile della formazione prevista dalla legge 190/2012.

In tal senso depongono le disposizioni che ne sottolineano “l’importanza cruciale nell’ambito della prevenzione della corruzione”, e l’indispensabilità per rendere operativa una coerente programmazione di rotazione del personale e per la creazione di specifiche competenze nelle aree operative a più alto rischio corruttivo; per la diffusione di buone pratiche, orientamenti giurisprudenziali su vari aspetti dell’esercizio della funzione amministrativa e “principi di comportamento eticamente e giuridicamente adeguati”.

Ma che si tratti di un obbligo formativo ineludibile si ricava anche dalle norme che individuano “la mancata predisposizione del piano e la mancata adozione delle procedure per la selezione e la formazione dei dipendenti” come elementi di valutazione della responsabilità dirigenziale (comma 8 dell’art.1, l. 190/2012), e, nell’ipotesi di un reato di corruzione commesso da personale dell’amministrazione e accertato con sentenza passata in giudicato, delineano una presunzione di responsabilità dirigenziale, disciplinare, per danno erariale e danno all’immagine dell’amministrazione, a carico del responsabile anticorruzione, “salvo la prova dell’adozione del Piano triennale di prevenzione della corruzione e la previsione degli obblighi di formazione specifica e generale, nonché di aver vigilato sul funzionamento e sull’osservanza del piano” (comma 12, art. 1).

Stante quindi il carattere obbligatorio dell’attività formativa in materia e l’assenza di discrezionalità circa l’autorizzazione della spesa relativa,  è giocoforza ritenere che i costi sostenuti a tal fine dagli enti territoriali si pongono al di fuori dell’ambito applicativo di cui al comma 13 dell’art.6 del D.L.78/2010, e non sono pertanto soggetti agli stringenti vincoli alla spesa per la formazione del personale.

 

Sicché gli enti locali, con specifico riferimento a questa categoria di attività formativa, possono sforare il tetto di spesa imposto dalla legge statale, ma devono comunque adottare tutte le cautele necessarie a conseguire gli imprescindibili obiettivi di razionalizzazione dell’azione amministrativa e di risparmio di spesa, procedendo ad un’attenta programmazione dei fabbisogni formativi ed individuazione delle risorse finanziarie all’uopo necessarie, limitando la deroga ai vincoli di spesa alle attività formative indispensabili per corrispondere a precisi obblighi normativi che non possano essere disattesi o differiti ad altro esercizio; tenendo conto anche del possibile contributo degli operatori interni, come docenti nell’ambito di percorsi di aggiornamento e formativi in house.


Avv. Dario Immordino

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LaPrevidenza.it, 06/05/2014

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