martedì, 09 agosto 2022

Non è valido il giudizio di inidoneità per abilitazione scientifica formulato dalla maggioranza dei quattro quinti dei componenti della commissione

Consiglio di Stato, Sezione VI, Sentenza 1.6.2016 n. 2332

 

1. Il dottor Al. Ma. Ga. ha impugnato innanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio il giudizio di inidoneità, formulato nei suoi confronti, al conseguimento dell'abilitazione scientifica a professore di prima fascia per il settore scientifico 12/D2 (diritto tributario). 


2. La sentenza, qui impugnata, ha accolto il ricorso motivando con riferimento a proprio precedente (TAR Lazio, n. 12407 del 2015) con il quale era stato ritenuto illegittimo l'art. 8, comma 5, del d.P.R. n. 222 del 2011, secondo il quale la commissione delibera a maggioranza dei quattro quinti dei componenti, anziché a maggioranza dei componenti, come del resto previsto dalla previgente normativa (v., da ultimo, art. 9, comma 9, del dlgs n. 164 del 2006). 

Dall'illegittimità della regola di computo della maggioranza il giudice ne ha fatto discendere quella del giudizio negativo reso nella fattispecie dalla commissione. A favore dell'abilitazione del ricorrente, invero, avevano votato la maggioranza dei commissari (tre su cinque), sicché il giudizio reso collegialmente non poteva che considerarsi favorevole. 


3. Tra la data di proposizione del ricorso in appello in trattazione e l'odierna discussione nel merito, è intervenuta la sentenza in forma semplificata di questa Sezione (5 febbraio 2016, n. 470) che ha rigettato l'appello delle medesime amministrazioni statali qui appellanti avverso la sentenza n. 13121 del 2015 del TAR per il Lazio, che aveva annullato la medesima disposizione regolamentare. 


4. La sentenza del Consiglio di Stato n. 470 del 2016 è stata espressamente richiamata dall'appellato mediate deposito di documentazione per l'odierna udienza di merito. 

La sua attuale efficacia non è stata posta in discussione dalle amministrazioni appellanti, cosicché l'odierna decisione non può prescindere da essa. 

Essenzialmente perché l'annullamento che essa ha pronunziato, concernendo un atto regolamentare, dispiega i suoi effetti erga omnes


5. Alla luce di tale sentenza, che ha confermato l'annullamento della disposizione regolamentare su cui si controverte, il ricorso in appello, nella parte in cui censura la sentenza appellata per tale profilo, deve ritenersi improcedibile perché il suo eventuale accoglimento non potrebbe in alcun modo incidere sul definitivo annullamento della norma, disposto dal giudice di primo grado e confermato dal giudice d'appello. 

L'annullamento degli atti regolamentari ha invero efficacia erga omnes, sicché di esso possono beneficare (ovvero soffrirne le conseguenze, ove negative) tutti i suoi possibili destinatari, ivi compreso l'odierno appellato. 

L'eventuale accoglimento dell'appello non avrebbe alcuna incidenza sulla posizione dell'appellato che, come detto, potrebbe avvantaggiarsi degli effetti della sentenza n. 470 del 2016. 


6. Il ricorso in appello, nella parte in cui è rivolto avverso lo specifico capo di annullamento del giudizio espresso nei confronti dell'appellato, non può trovare accoglimento perché la sentenza appellata individuava nella norma regolamentare annullata l'unico presupposto del giudizio negativo, con la conseguenza che quest'ultimo non può ormai che essere annullato per illegittimità derivata: per l'effetto dovendo trovare conferma in questa sede la conforme statuizione del primo giudice. 

D'altro canto - e ad abundantiam - si osserva che nel ricorso in appello non vengono proposti motivi che potrebbero giustificare l'autonomia del giudizio negativo espresso dalla commissione, a prescindere dall'esistenza della norma controversa. 


7. Considerata ogni circostanza connotante la presente controversia, sussistano i presupposti di legge per dichiarare le spese del doppio grado di giudizio interamente compensate tra le parti, avuto specifico riguardo - rispetto all'attuale formulazione dell'art. 92 c.p.c. - all'intervenuto mutamento di giurisprudenza (cautelare e di merito) che si è registrato recentemente in ordine al tema controverso. 


P.Q.M. 


Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo rigetta. 

Spese del doppio grado compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 12 maggio 2016 con l'intervento dei 
magistrati:


Ermanno de Francisco, Presidente
Giulio Castriota Scanderbeg, Consigliere
Dante D'Alessio, Consigliere
Andrea Pannone, Consigliere, Estensore
Vincenzo Lopilato, Consigliere


DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 01 GIU. 2016.

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LaPrevidenza.it, 10/06/2016

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