lunedž, 26 ottobre 2020

Black-out del riscaldamento in azienda: giustificata l'astensione dal lavoro dei dipendenti

Cassazione sez. Lavoro, Sentenza 1.04.2015 n. 6631 - Dott. Vincenzo Frandina

 

Per la Cassazione (sentenza n. 6631 del 1 Aprile 2015) è da considerarsi legittima l’assenza da lavoro di un gruppo di dipendenti, qualora i luoghi di lavoro siano privi di riscaldamento a causa di un malfunzionamento dell’impianto. 

La Corte d’appello di Milano, sulla base del disposto del Tribunale di Lecco, condannava l’azienda B. s.p.a. a corrispondere, ad un gruppo di lavoratori, un risarcimento equivalente ad un ora e mezzo di lavoro, ossia il lasso di tempo in cui i lavoratori si erano astenuti dallo svolgimento di qualsiasi attività a causa del freddo presente all’interno dei locali. La Corte territoriale evidenziava che non si trattava di sciopero, ma di un’oggettiva impossibilità di lavorare stante malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento.

Dal canto suo, il datore di lavoro, ricorrendo per Cassazione, sosteneva che il blackout verificatosi aveva interessato il piano sottostante a quello in cui lavoravano i dipendenti che hanno instaurato la controversia che ci occupa. La Corte non considerava che il varco verso l’esterno, presente nel luogo interessato dalle lavorazioni, non risultava essere di dimensioni tali da poter incidere negativamente sulla temperatura di un locale di grandi dimensioni.

In primo luogo, secondo la Suprema Corte, il datore di lavoro ha l'obbligo garantire condizioni di lavoro idonee e sicure come disposto  dall'articolo  2087 Codice Civile; nello specifico spetta, a questi, il compito “di assicurare condizioni di lavoro idonee a garantire la sicurezza delle lavorazioni ed è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale del prestatore di lavoro”. 

Non essendo stati rispettati i principi di cui sopra, il lavoratore è  legittimato ad astenersi dall’eseguire la prestazione di lavoro. Ma vi é di più. Lo stesso lavoratore ha  diritto a percepire la retribuzione in quanto trattasi di inadempimento degli obblighi assunti dal datore di lavoro. 

E’ corretta l’interpretazione del Giudice territoriale, il quale, aveva a suo tempo affermato, che “la temperatura era significativamente bassa in considerazione della stagione e della eccezionalità della temperatura del giorno, tanto che l'azienda aveva ritenuto legittima l'interruzione dell'attività lavorativa da parte dei dipendenti del piano inferiore”.  Si è, inoltre, appurato che i due piani dell’edificio non erano perfettamente separati ed isolati tra di loro, ma vi era la presenza di un tunnel (utilizzato per il passaggio dei carrelli) che permetteva il transito di aria fredda da un piano all’altro.

Vi era, altresì, come considerato dalla Corte territoriale, la presenza di un varco predisposto per la creazione di un’uscita di sicurezza che, rimanendo aperto per parte della mattinata,  favoriva anch’esso l’afflusso di aria fredda.

Quanto all’eccezione posta dal ricorrente circa la grandezza del locale, la Corte d’appello ne ha tenuto debitamente conto in giudizio ma ha ritenuto il fatto irrilevante, essendo stato provato che esisteva un transito effettivo di aria fredda.

Orbene, se il datore di lavoro si rivela inadempiente rispetto agli obblighi in materia di salute e sicurezza, non assicurando condizioni di lavoro idonee ai propri dipendenti, questi ultimi sono legittimati a non eseguire la prestazione, eccependo l’inadempimento datoriale. 

Per quanto sopra dedotto, la Cassazione respinge l’istanza del datore di lavoro.

Vincenzo Frandina

***

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE  SEZIONE LAVORO  Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:  Dott. MACIOCE Luigi - Presidente -  Dott. D'ANTONIO Enrica - Consigliere -  Dott. BLASUTTO Daniela - Consigliere -  Dott. PATTI Adriano Piergiovanni - Consigliere -  Dott. BUFFA Francesco - rel. Consigliere -  ha pronunciato la seguente:  sentenza  sul ricorso 18616/2008 proposto da:  BESSEL S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,  elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 34, presso lo  studio dell'avvocato PALLADINO LUCIANO, che la rappresenta e difende  unitamente all'avvocato FABRIZIO DAVERIO, giusta delega in atti;  - ricorrenti -  contro  R.M. C.F. (OMISSIS), M.A. C.F.  (OMISSIS), P.G. C.F. (OMISSIS),  V.G. C.F. (OMISSIS), C.S. C.F.  (OMISSIS), CA.MA. C.F. (OMISSIS), tutti  elettivamente domiciliati in ROMA, VIA PIETRO DA CORTONA N. 8, presso  lo studio dell'avvocato MILETO SALVATORE, che li rappresenta e  difende unitamente agli avvocati ALESSANDRA COLOMBO, ANNA MARIA RIVA,  giusta delega in atti;  - controricorrenti -  avverso la sentenza n. 1031/2007 della CORTE D'APPELLO di MILANO,  depositata il 14/11/2007 r.g.n. 1480/2006;  udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del  20/01/2015 dal Consigliere Dott. FRANCESCO BUFFA;  udito l'Avvocato PALLADINO LUCIANO;  udito l'avvocato STOLZI PAOLO per delega MILETO SALVATORE;  udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.  CELESTE Alberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto.

Con sentenza del 14.11.2007, la corte d'appello di Milano, confermando sentenza del tribunale di Lecco del  2005, ha condannato la Bessel spa al pagamento in favore dei lavoratori indicati in epigrafe della retribuzione  di un'ora e mezzo di lavoro, illegittimamente trattenuta in ragione ed a seguito della astensione dal lavoro dei  lavoratori a causa del freddo nell'ambiente di lavoro per il malfunzionamento della caldaia.  In particolare, la corte territoriale ha rilevato che non fu proclamato alcuno sciopero in quella giornata ma che  l'astensione dal lavoro era riconducibile alla impossibilità della prestazione dovuta alla temperatura troppo  bassa nell'ambiente di lavoro e al fermo a monte della lavorazione.  2. Avverso tale sentenza ricorre il datore di lavoro per un motivo, illustrato da memoria, cui resistono con  controricorso i lavoratori.
Con unico motivo di ricorso si deduce vizio di motivazione della sentenza impugnata, in ragione della  mancata considerazione che l'ambiente di lavoro in cui operavano i ricorrenti era regolarmente riscaldato e che  il fermo dell'impianto di riscaldamento aveva interessato solo il piano sottostante quello occupato dai lavoratori  in causa mentre, per altro verso, si rileva, lamentando che tale accertamento non era stato fatto dalla sentenza  impugnata, che il varco aperto verso l'esterno al piano interessato dalle lavorazioni era di dimensioni assai  contenute tali da non poter incidere sulla temperatura del grande locale.

Diritto  

MOTIVI DELLA DECISIONE.

 Il ricorso non può trovare accoglimento.  Occorre premettere che il datore di lavoro è obbligato ex art. 2087 c.c., ad assicurare condizioni di lavoro  idonee a garantire la sicurezza delle lavorazioni ed è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure  che, secondo la particolarrtà del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e  la personalità morale dei prestatori di lavoro.  5. La violazione di tale obbligo legittima i lavoratori a non eseguire la prestazione, eccependo l'inadempimento  altrui (Sez. L, Sentenza n. 10553 del 07/05/2013; Sez. L, Sentenza n. 14375 del 10/08/2012; Sez. L,  Sentenza n. 11664 del 18/05/2006; Sez. L, Sentenza n. 9576 del 09/05/2005).  I lavoratori, inoltre, mantengono il diritto alla retribuzione, in quanto al lavoratore non possono derivare  conseguenze sfavorevoli in ragione della condotta inadempiente del datore.  1 c Nella specie, la Corte territoriale, con motivazione congrua e corretta, ha accertato che la temperatura era  significativamente bassa in considerazione della stagione e della eccezionalità della temperatura del giorno,  tanto che l'azienda aveva ritenuto legittima l'interruzione dell'attività lavorativa di parte dei dipendenti del  piano inferiore.  Nel contempo, la sentenza ha accertato che il sito aziendale era articolato in due piani non separati del tutto tra  loro, perchè il divisore dei piani non occupava l'intero perimetro e consentiva il passaggio d'aria tra i due piani,  essendovi un tunnel tra i due piani che consentiva il collegamento tra gli stessi per il passaggio dei carrelli e  quindi l'immissione di aria fredda.  La sentenza ha considerato altresì che al piano superiore vi ero un varco per consentire l'installazione di una  porta per realizzare una nuova uscita di sicurezza e che tale varco era completamente aperto per un certo  periodo della mattina, aggravando la situazione.  Il fatto che il reparto fosse vasto è stato valutato dalla corte, che lo ha ritenuto tuttavia irrilevante, essendosi  evidenziato che il passaggio di aria fredda avveniva senza ostacoli.  7. Tale vantazione della corte territoriale, involgendo un giudizio di merito, non è censurabile in questa sede di  legittimità.  8. Il ricorso deve essere pertanto rigettato.  9. Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.  

la Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento in favore dei controricorrenti in solido delle  spese di lite, che si liquidano in Euro tremilacinquecento per compensi, Euro cento per spese, oltre accessori  come per legge e spese generali nella misura del 15%.  Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 20 gennaio 2015.  Depositato in Cancelleria il 1 aprile 2015

Allegato: sentenza.pdf

(Vincenzo Frandina)

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LaPrevidenza.it, 16/04/2015

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