giovedì, 11 agosto 2022

Rischio elettivo escluso nel consueto tragitto casa - lavoro

Cassazione civile, sezione lavoro, sentenza 5.11.2014 n. 23598

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. VIDIRI Guido - Presidente - Dott. NAPOLETANO Giuseppe - Consigliere - Dott. BRONZINI Giuseppe - Consigliere - Dott. MANNA Antonio - Consigliere - Dott. AMENDOLA Fabrizio - rel. Consigliere - ha pronunciato la seguente:  sentenza sul ricorso 7644-2013 proposto da: POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134, presso lo studio dell'avvocato FIORILLO LUIGI, che la rappresenta e difende giusta delega in atti;  - ricorrente -  contro  A.R. C.F. (OMISSIS), A.P. C.F. (OMISSIS), nella loro qualità di unici eredi di C.  T., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA NIZZA 59, presso studio dell'avvocato ANDREONI AMOS, che li rappresenta e difende giusta delega in atti;  - controricorrenti - avverso la sentenza n. 907/2012 della CORTE D'APPELLO di ANCONA, depositata il 21/09/2012 r.g.n. 377/2009; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 23/09/2014 dal Consigliere Dott. FABRIZIO AMENDOLA; udito l'Avvocato BUTTAFOCO ANNA per delega verbale FIORILLO LUIGI; udito l'Avvocato ANDREONI AMOS; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CELENTANO Carmelo, che ha concluso per l'inammissibilità in subordine rigetto.

Fatto

1.- Con sentenza del 21 settembre 2012 la Corte di Appello di Ancona, in seguito ad un secondo giudizio di rinvio disposto dalla Cassazione, ha accolto l'appello proposto da C.T. ed ha condannato Poste Italiane Spa, in relazione all'infortunio in itinere dalla dipendente subito in data 17 novembre 1995, ad erogarle la prestazione per l'inabilità temporanea assoluta nonchè la rendita per una invalidità permanente del 13%, oltre interessi.

La Corte territoriale, dopo aver rammentato il principio sancito dalla sentenza rescindente, secondo cui l'indennizzabilità dell'infortunio ricorre sol che vi sia un nesso di strumentalità tra il percorso stradale e il luogo di lavoro, nel senso che per recarsi al lavoro l'assicurato debba compiere in via di normalità quel determinato tratto di strada", ha ritenuto che, nella specie, fosse stata la stessa società a riconoscere che "l'infortunio si è verificato nel tragitto per accedere al luogo di lavoro, limitandosi ad eccepire un "rischio elettivo" meramente enunciato e del tutto immotivato".

2.- Il ricorso di Poste Italiane Spa ha domandato la cassazione della sentenza per un unico motivo, illustrato da memoria. A. R. e A.P., nella qualità di eredi di C. T., hanno resistito con controricorso, eccependo preliminarmente l'inammissibilità del ricorso per cassazione per decorso del termine di sessanta giorni previsto dall'art. 325 c.p.c., comma 2.

Diritto

1.- Pregiudizialmente deve essere disattesa l'eccezione di inammissibilità del ricorso per decorso del termine di sessanta giorni previsto dall'art. 325 c.p.c., comma 2.

La sentenza impugnata risulta notificata al difensore di Poste Italiane Spa in data 11 gennaio 2013. Dunque il termine decadenziale di sessanta giorni per la proposizione del ricorso per cassazione scadeva il 12 marzo 2013.

Fermo il principio, oramai pienamente operante nel nostro ordinamento processuale, circa la scissione fra il momento di perfezionamento della notificazione per il notificante e quello di perfezionamento per il destinatario, incombe pur sempre sul primo l'onere di fornire la prova certa dell'avvenuta consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario nel rispetto del termine utile (Cass. n. 19508 del 2004).

Questa Corte, con la sentenza a Sezioni Unite n. 14294 del 2007, ha escluso che la prova della tempestiva consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario possa essere fornita solo con la ricevuta di cui al D.P.R. n. 129 del 1959, art. 109 ed ha, al contrario, affermato che a fornire tale prova è sufficiente il timbro apposto sull'atto medesimo, recante il numero cronologico e la data (anteriore alla scadenza del termine), dal quale risulti l'avvenuto pagamento all'ufficiale giudiziario dei suoi diritti di notifica e delle tasse erariali, eccetto il caso che sia in contestazione la conformità al vero di quanto risultante dal timbro (conformi, Cass. n. 13640 del 2013; Cass. n. 22003 del 2008; ma il principio era stato già affermato da: Cass. nn. 390/07, 1951/05, 6836/05, 15797/05).

Nel caso che ci occupa il timbro cronologico dell'ufficiale giudiziario che ha riscosso il dovuto reca la data del 12 marzo 2013, cui si aggiunge l'annotazione in prima pagina del ricorso "ultimo giorno", dai quali può evincersi che il medesimo è stato passato per la notifica, contrariamente a quanto affermato dai controricorrenti, appunto in data 12 marzo 2013.

2.- Con l'unico mezzo di impugnazione la società ricorrente lamenta "insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio", ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. La sentenza impugnata risulterebbe insufficientemente motivata, perchè prescinde "dalla verifica della sussistenza del nesso di strumentalità tra il percorso compiuto dalla lavoratrice ed il luogo di lavoro e della normalità di tale percorso".

La censura non può trovare accoglimento.

Risultando la sentenza della Corte territoriale depositata in data 21 settembre 2012, si applica il punto n. 5) dell'art. 360 c.p.c., comma 1, nella versione di testo introdotta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett. b), conv. con modificazioni in L. n. 134 del 2012, la quale consente il ricorso per cassazione solo per "per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti" per le sentenze pubblicate dal 7 settembre 2012.

Le Sezioni unite di questa Corte (Cass. SS.UU. n. 8054 del 2014) hanno espresso su tale norma i seguenti principi di diritto:

a) la disposizione deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall'art. 12 preleggi, come riduzione al minimo costituzionale del sindacato sulla motivazione in sede di giudizio di legittimità, per cui l'anomalia motivazionale denunciabile in sede di legittimità è solo quella che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante e attiene all'esistenza della motivazione in sè, come risulta dal testo della sentenza e prescindendo dal confronto con le risultanze processuali, e si esaurisce, con esclusione di alcuna rilevanza del difetto di "sufficienza", nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili", nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile";

b) il nuovo testo introduce nell'ordinamento un vizio specifico che concerne l'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che se esaminato avrebbe determinato un esito diverso della controversia);

c) l'omesso esame di elementi istruttori non integra di per sè vizio di omesso esame di un fatto decisivo, se il fatto storico rilevante in causa sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, benchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze istruttorie;

d) La parte ricorrente dovrà indicare - nel rigoroso rispetto delle previsioni di cui all'art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6) e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4), - il "fatto storico", il cui esame sia stato omesso, il "dato", testuale o extratestuale, da cui ne risulti l'esistenza, il "come" e il "quando" (nel quadro processuale) tale fatto sia stato oggetto di discussione tra le parti, e la "decisività" del fatto stesso.

Venendo ora all'esame dell'unico motivo del presente ricorso va rilevato che con esso la parte ricorrente denuncia, in riferimento all'art. 360 c.p.c., n. 5), "insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio": si tratta di una formulazione che replica sostanzialmente il previgente testo del n. 5) dell'art. 360 e che si palesa inammissibile alla luce del nuovo testo della richiamata disposizione, che ha certamente escluso la valutabilità della "insufficienza" della motivazione, limitando il controllo di legittimità all'"omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti", "omesso esame" che non costituisce nella specie oggetto di censura.

3.- Conclusivamente il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza liquidate come in dispositivo, con attribuzione. Poichè il ricorso per cassazione risulta nella specie avviato per la notificazione in data 12 marzo 2013 occorre dare atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 3000,00 per compensi professionali, Euro 100 per spese, oltre accessori secondo legge, con attribuzione all'Avv. Andreoni antistatario.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso medesimo a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 23 settembre 2014.

Depositato in Cancelleria il 5 novembre 2014
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LaPrevidenza.it, 20/11/2014

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