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Diritto Sanitario

Risarcimento del danno ed indennizzo ex lege 210/92: in caso di eccezione di compensazione è onere del Ministero della Salute allegare e provare l'effettiva corresponsione dell'indennizzo e l'entità
(Cassazione civile sez. VI sentenza n. 25532 del 13.11.2013 – Avvocato Sabrina Cestari)

Il Ministero della Salute aveva presentato ricorso in Cassazione avverso una sentenza che lo aveva condannato al risarcimento dei danni per omessa vigilanza in seguito alle lesioni riportate da un soggetto a causa di una vaccinazione antitetanica.

Il Ministero contestava in primis la propria responsabilità, ritenuta insussistente poichè al momento dell'infezione era ancora ignota la patologia contratta dal danneggiato, inoltre, poiché aveva eccepito in giudizio la percezione da parte del danneggiato dell'indennizzo ex lege n. 210/1992, affermando che nel caso di specie doveva essere applicata la compensatio lucri cum damno, contestava che la mancata sottrazione di quanto percepito dal vaccinato a titolo di indennizzo dalla somma stabilita a titolo di risarcimento del danno.

In particolare il Ministero affermava che non fosse un proprio onere articolare la prova della percezione effettiva da parte del danneggiato dell'indennizzo de quo, in quanto la percezione del beneficio indennitario era stata ammessa da controparte.

Nella sentenza qui commentata la Cassazione ha ribadito la sussistenza della responsabilità a carico del Ministero a causa dell’obbligo di controllo e di vigilanza gravante sullo stesso in materia di raccolta e distribuzione di sangue umano per uso terapeutico. Nel caso di specie, il Giudice, secondo la Suprema Corte, ha correttamente accertato l'omissione di tali attività con riferimento alle cognizioni scientifiche esistenti all'epoca di produzione del preparato. Invero, accertata l'esistenza di una patologia da virus HIV, HBV o HCV in soggetto emotrasfuso o assuntore di emoderivati, secondo la Suprema Corte, si può ritenere che, in assenza di altri fattori alternativi, l’omissione del Ministero sia stata causa dell'insorgenza della malattia e che, per converso, la condotta doverosa del Ministero, se fosse stata tenuta, avrebbe impedito il verificarsi dell'evento (vedi anche Cass. Sez. Un., 11 gennaio 2008, n. 576).

In ordine alla compensazione eccepita dal Ministero, la Cassazione, pur confermando che il diritto al risarcimento del danno conseguente al contagio da virus HBV, HIV o HCV  ha natura diversa rispetto all'attribuzione indennitaria regolata dalla legge n. 210/1992, ha tuttavia, affermato che, nel giudizio risarcitorio promosso contro il Ministero della salute per omessa adozione delle dovute cautele, l'indennizzo eventualmente già corrisposto al danneggiato può essere scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno, venendo altrimenti la vittima a godere di un ingiustificato arricchimento consistente nel porre a carico di un medesimo soggetto due diverse attribuzioni patrimoniali in relazione al medesimo fatto lesivo (Cass., Sez. Un., 11 gennaio 2008, n. 584; Cass. 23 maggio 2011, n. 11302; Cass., 17 gennaio 2012, n. 532).

Principio affatto condiviso da chi scrive, invero, lo scomputo risulta contrario all’espresso dettato normativo, infatti, l’art 2 comma 1 della legge 210/1992 prevede che “l’indennizzo è cumulabile con ogni altro emolumento a qualsiasi titolo percepito”, come affermato, per altro, da diversi Tribunali, si veda ad esempio la recente sentenza del Tribunale di Parma n. 102/2013, inoltre lo stesso principio risulta in aperto contrasto con la giurisprudenza costante in tema di "compensatio lucri cum damno" (cfr. sentenza Tribunale di Napoli 13186/2013), non si comprende, quindi, perché proprio in tema di “sangue infetto” debba sussistere tale eccezione a svantaggio di soggetti danneggiati così gravemente a causa delle patologie contratte.

Nella sentenza qui commentata, tuttavia, la Cassazione ha temperato il principio dello scomputo sottolineando in primis che le somme scomputabili sono quelle già percepite dal danneggiato, poi che le due attribuzioni patrimoniali devono essere a carico dello stesso soggetto (Ministero) e soprattutto che, affinchè si possa procedere alla compensazione, è onere del Ministero allegare e provare in giudizio l'effettiva corresponsione dell'indennizzo, nonché la sua esatta entità, trattandosi di prova di cui è onerato chi adduce un fatto parzialmente estintivo (cfr. Cass. 9 maggio 1966, n. 1189; Cass. 8 gennaio 2003, n. 77; Cass., ord. 6 giugno 2012, n. 9132).

Nel caso di specie non era sufficiente, quindi, l’eccezione in ordine all'astratta spettanza a favore del danneggiato di una somma a titolo di indennizzo, poiché l’astratta spettanza non equivale ad effettiva corresponsione e non fornisce inoltre elementi per individuare l'esatto ammontare del credito opposto in compensazione, in particolare, secondo la Suprema Corte, le tabelle riguardanti l’indennizzo ex lege 210/92 hanno un carattere predeterminato, che non consente di individuare, in mancanza di dati specifici di cui è onerato colui che eccepisce la compensazione, il preciso importo della somma da portare in decurtazione del risarcimento.

Conseguentemente, non risultando rispettato da parte del Ministero l'onere di fornire prova dell'effettiva corresponsione dell'indennizzo e della sua entità, correttamente nei gradi di merito la compensazione non era stata operata, il ricorso è stato, pertanto, rigettato.

Avvocato Sabrina Cestari

Documento integrale

LaPrevidenza.it, 27/11/2013

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