domenica, 27 novembre 2022

Poste obbligata alla trasformazione del contratto a tempo determinato se non dimostra l'effettiva situazione di contingentamento

Cassazione civile sez. VI, Sentenza 20.4.2015 n. 7945 

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE  SOTTOSEZIONE L 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. CURZIO Pietro - Presidente - Dott. ARIENZO Rosa - Consigliere - Dott. FERNANDES Giulio - rel. Consigliere - Dott. GARRI Fabrizia - Consigliere - Dott. MANCINO Rossana - Consigliere - ha pronunciato la seguente:  ordinanza sul ricorso 14295/2013 proposto da:  M.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ENNIO QUIRINO VISCONTI 20, presso lo studio dell'avvocato FRANCESCA PAPARONI, rappresentata e difesa dall'avvocato PALMIERO Carlo Maria, giusta procura a margine del ricorso;  - ricorrente -  contro POSTE ITALIANE SPA (OMISSIS) - società con socio unico - in persona del Presidente del Consiglio di Amministrazione e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134, presso lo studio dell'avvocato FIORILLO Luigi, che la rappresenta e difende, giusta procura a margine del controricorso;  - controricorrente - avverso la sentenza n. 2900/2012 della CORTE D'APPELLO di ROMA del 29.3.2012, depositata il 28/05/2012; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 25/02/2015 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIO FERNANDES; udito per la ricorrente l'Avvocato Carlo Maria Palmiero che si riporta agli scritti e chiede l'accoglimento del ricorso; a tal fine deposita sentenza n. 7244/2014 della Corte di Cassazione che viene allegata agli atti.

Fatto

Con sentenza del 28 maggio 2012 la Corte di Appello di Roma confermava, con diversa motivazione, la decisione del primo giudice che aveva rigettato la domanda proposta da M.F. intesa ad ottenere: la declaratoria di nullità del termine apposto al contratto di lavoro intercorso tra essa ricorrente e Poste Italiane s.p.a. per il periodo dal 18 luglio 2002 al 30 settembre 2002, l'accertamento della intercorrenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra esse parti con condanna della società a riammetterla in servizio nonchè al pagamento delle retribuzioni dalla cessazione del contratto a termine fino alla riattivazione del rapporto, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali.

Il termine al contratto era stato apposto per "esigenze tecniche organizzative e produttive anche di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione, ivi ricomprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da innovazioni tecnologiche, ovvero conseguenti all'introduzione e/o sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti o servizi nonchè all'attuazione delle previsioni di cui agli Accordi del 17, 18 e 23 ottobre, 11 dicembre 2001, 11 gennaio, 13 febbraio e 17 aprile 2002, congiuntamente alla necessità di espletamento del servizio per ferie contrattualmente dovute a tutto il personale nel periodo estivo".

La Corte territoriale, premesso che il contratto era stato stipulato ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 2001, rilevava: che nelle situazioni aziendali complesse, in cui la sostituzione non era riferita ad una singola persona, ma ad una funzione produttiva specifica, occasionalmente scoperta, l'apposizione del termine doveva considerarsi legittima se l'enunciazione della esigenza di sostituire lavoratori assenti - da sola insufficiente ad assolvere l'onere della specificazione della ragioni stesse - risultava integrata dall'indicazione di elementi ulteriori che consentivano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorchè non identificati nominativamente, ferma restando, in ogni caso, la verificabilità della sussistenza effettiva del prospettato presupposto di legittimità; che con riferimento alla sostituzione di lavoratori nel periodo estivo era legittima la previsione operata dalla contrattazione collettiva la quale aveva già considerato ricorrente la necessità, nel periodo in questione, di assumere personale per sopperire all'assenza di quello in congedo, ragione per cui non era necessaria la indicazione nominativa del lavoratore sostituito nè la allegazione e la prova dell'esigenza e della idoneità della singola assunzione a far fronte ad essa, con l'unico limite del rispetto della clausola di contingentamento; che sulla osservanza di detta clausola, circostanza questa ritenuta dal primo giudice provata da Poste Italiane s.p.a., si era formato il giudicato non essendo stata tale statuizione impugnata dalla lavoratrice.

Avverso tale decisione la M. propone ricorso per cassazione affidato a quattro motivi.

Resiste con controricorso Poste Italiane.

La causa è stata chiamata all'adunanza in camera di consiglio del 25 febbraio 2015, ai sensi dell'art. 375 c.p.c., sulla base di relazione redatta a norma dell'art. 380 bis c.p.c..

La ricorrente ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c..

Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, non avendo la Corte di appello considerato che la lettera di assunzione doveva contenere una sufficiente indicazione delle ragioni giustificatrici dell'apposizione del termine ed omettendo di procedere al riscontro della rigorosa specificazione della esigenze sottese all'assunzione e del nesso eziologico tra tali esigenze e la stipulazione del singolo contratto, come affermato in varie occasioni dalla giurisprudenza di legittimità. Si evidenzia, inoltre, che nel contratto non era neppure indicato il nominativo del lavoratore sostituito.

Con il secondo motivo viene denunciata violazione e falsa applicazione dell'art. 2697 c.c., in quanto l'onere della prova circa la legittimità dell'apposizione del termine era a carico del datore di lavoro laddove, invece, Poste Italiane nulla di specifico sul punto aveva provato e nell'impugnata sentenza si era limitata a rilevare il rispetto della clausola di contingentamento senza dire alcunchè in ordine al riscontro fattuale della ricorrenza delle esigenze sostitutive.

Col terzo mezzo si deduce vizio di motivazione essendosi limitato il giudice del gravame ad un superficiale giudizio di legittimità delle ragioni addotte a giustificazione del contratto senza motivare circa la sussistenza delle causali indicate nel contratto.

Con il quarto motivo viene denunciata violazione e falsa applicazione dell'art. 1419 c.c., comma 2, evidenziandosi che, nel caso di accoglimento dei precedenti motivi di ricorso, il contratto a termine doveva convertirsi in un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

I primi tre motivi, da esaminare congiuntamente in quanto logicamente connessi, sono fondati non condividendo il Collegio il contenuto della relazione.

Preliminarmente, va rilevato che nella fattispecie negoziale in questione il giudice di merito ha ravvisato l'esistenza di due ragioni legittimanti l'apposizione del termine, riconducibili la prima alle esigenze tecniche, organizzative e produttive e la seconda alla necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie.

Ciò detto, vale ricordare che la giurisprudenza di questa Corte ritiene che la pluralità di ragioni legittimanti l'apposizione del termine è pienamente legittima, non costituendo la loro contemporanea indicazione incertezza sulla motivazione giustificatrice del contratto, con l'unica condizione che non sussista incompatibilità o intrinseca contraddittorietà tra dette motivazioni (Cass. 17.6.08 n. 16396).

Nel caso di specie il giudice del gravame ha ritenuto compatibili e non contrastanti le due ragioni legittimanti, ed è pervenuto, quanto alle conseguenze giuridiche di entrambe, alla conclusione che erano legittimamente apposte.

Con riferimento a quest'ultima (ovvero la necessità di assicurare il servizio durante il periodo di ferie del personale) lo stesso giudice ha ritenuto infondato l'appello della M. avendo rilevato che la ricorrenza delle esigenze sostitutive nel periodo feriale era stata accertata dalla contrattazione collettiva ed il ricorso al contratto a termine era legittimo con l'unico limite del rispetto della clausola di contingentamento che, nella specie, risultava essere stata osservata.

Osserva il Collegio che l'apposizione del termine per "ragioni sostitutive" è legittima se l'enunciazione dell'esigenza di sostituire lavoratori assenti - da sola insufficiente ad assolvere l'onere di specificazione delle ragioni stesse - risulti integrata dall'indicazione di elementi ulteriori (quali, l'ambito territoriale di riferimento, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da sostituire) che consentano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorchè non identificati nominativamente (sulla non necessità dell'indicazione del nominativo del lavoratore sostituito cfr., ex multis: Cass. n. 10068 del 26/04/2013; Cass. 22009 del 24/10/2011), ferma restando in ogni caso la verificabilità circa la sussistenza effettiva del presupposto di legittimità prospettato (v. fra le altre, Cass. 17 gennaio 2012, n. 565, Cass., 4 giugno 2012, n. 8966; Cass., 20 aprile 2012, n. 6216;

Cass., 30 maggio 2012, n. 8647; Cass., 26 luglio 2012, n. 13239, Cass. 2 maggio 2011, n. 9602, Cass., 6 luglio 2011, a 14868).

Nel caso di specie la Corte di merito, pur richiamando i principi sopra enunciati, poi non ne ha fatto corretta applicazione limitandosi a rilevare che, con riferimento alla causale relativa alla sostituzione di lavoratori nel periodo estivo, ciò che rilevava era unicamente il rispetto della c.d. "clausola di contingentamento" ed omettendo di valutare la presenza o meno nella disposizione contrattuale appositiva del termine di quegli elementi ulteriori (quali, l'ambito territoriale di riferimento, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da sostituire) che consentissero di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorchè non identificati nominativamente, e la sussistenza in concreto di tali elementi.

Nè è dato rinvenire, con riferimento alle esigenze tecniche, organizzative e produttive alcuna disamina degli accordi richiamati nella clausola se non un generico riferimento al potere riconosciuto alla contrattazione collettiva dalla L. n. 56 del 1987, art. 23 - peraltro non applicabile al caso in esame in quanto abrogato dal citato D.Lgs. n. 368, art. 11, comma 1 - di individuare nuove ipotesi di legittima apposizione di un termine al contratto di lavoro.

L'accoglimento dei primi tre motivi di ricorso comporta l'assorbimento del quarto.

Alla luce di quanto esposto, il ricorso va accolto limitatamente ai primi tre motivi, assorbito il quarto, l'impugnata sentenza va cassata con rinvio alla Corte di Appello di Roma che deciderà facendo corretta applicazione dei principi sopra richiamati e provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità. Al presente giudizio, introdotto con ricorso notificato in data successiva al 31/1/2013, va applicata la legge di stabilità del 2013 (L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), che ha integrato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, aggiungendovi il comma 1 quater del seguente tenore: "Quando l'impugnazione, anche incidentale è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l'ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma art. 1 bis. Il giudice da atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l'obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso".

Diritto

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso limitatamente ai primi tra motivi, assorbito il quarto, cassa l'impugnata sentenza e rinvia alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 25 febbraio 2015.

Depositato in Cancelleria il 20 aprile 2015
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LaPrevidenza.it, 05/05/2015

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