sabato, 16 ottobre 2021

Nessun diritto alla rendita ai supersititi quando la patologia che ha causato il decesso del paziente silicotico (concomitante con altre) era sufficiente da sola a portarlo all'exitus

Cassazione civile, Sentenza 23.6.2014 n. 14161

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE  
SEZIONE LAVORO 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. LAMORGESE Antonio - Presidente - Dott. BRONZINI Giuseppe - rel. Consigliere - Dott. D'ANTONIO Enrica - Consigliere - Dott. TRIA Lucia - Consigliere - Dott. AMENDOLA Fabrizio - Consigliere - ha pronunciato la seguente:  sentenza sul ricorso 2898/2008 proposto da:  C.D. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GERMANICO 86, presso lo studio dell'avvocato TAVERNITI BRUNO, rappresentata e difesa dall'avvocato VALETTINI Roberto, giusta delega in atti;  - ricorrente -  contro I.N.A.I.L - ISTITUTO NAZIONALE PER L'ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO, (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo studio degli avvocati LA PECCERELLA Luigi e RASPANTI RITA, che lo rappresentano e difendono giusta procura speciale notarile in atti;  - controricorrente - avverso la sentenza n. 961/2007 della CORTE D'APPELLO di GENOVA, depositata il 19/09/2007 r.g.n. 1266/2006; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 28/03/2014 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE BRONZINI; udito l'Avvocato OTTOLINI TERESA per delega LA PECCERELLA LUIGI; udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per: in via principale inammissibile in subordine rigetto.

Fatto

C.R. adiva il Tribunale di Spezia esponendo che il marito R.M., titolare di un rendita per silicosi polmonare misura del 75%, era deceduto (OMISSIS) per complicanze cardio- circolatorie e respiratorie in neoplasia del retto recidivante.

Chiedeva quindi il riconoscimento della rendita per superstiti stante il sicuro nesso tra il decesso e la malattia professionale sofferta dal marito. L'Inail si costituiva contestando la fondatezza della domanda. Veniva disposta consulenza tecnica d'ufficio e sulla sua scorta il Tribunale rigettava la domanda.

La Corte di appello di Genova con sentenza del 19.9.2007 rigettava l'appello della C. ed osservava che le critiche mosse in primo grado alla consulenza tecnica erano state esaurientemente confutate nel supplemento di indagine (chiarimenti) del CTU disposto dal Tribunale. Il CTU aveva già evidenziato come l'iter terapeutico non fosse stato influenzato dalla malattia sofferta dal R. e che la malattia oncologica sofferta da questi era di tale gravità da determinare da sola il decesso. A tale accertamento supplementare non erano state peraltro mosse contestazioni specifiche. Per la cassazione di tale decisione propone ricorso la C. con un motivo; resiste l'INAIL con controricorso corredato da memoria illustrativa ex art. 378 c.p.c..

Diritto 

Con il primo motivo si allega il vizio motivazionale della sentenza impugnata: non era stato chiarito il punto dell'incidenza della malattia professionale nell'iter terapeutico. La detta malattia aveva certamente indebolito le condizioni respiratorie del paziente accelerando l'exitus. La prestazione richiesta va peraltro attribuita anche quando la malattia professionale sofferta è solo una concausa dell'evento.

Il ricorso va rigettato avendo già i Giudici di merito accertato sulla scorta della consulenza tecnica e del supplemento di questa che la malattia professionale non ha avuto alcuna incidenza nel decesso e neppure sull'iter terapeutico in quanto la malattia oncologica sofferta da questi era di tale gravità da determinare da sola il decesso. La sentenza appare pertanto congruamente e logicamente motivata, mentre le censure appaiono non solo di merito, ma anche del tutto generiche in quanto si vuole revocare in dubbio l'attendibilità della consulenza tecnica, ma la stessa non è stata neppure prodotta (con il supplemento), nè sono stati riprodotti al motivo i passaggi rilevanti dell'accertamento peritale (e dei chiarimenti) e neppure si è precisato come lo stesso accertamento sanitario sia stato contestato in appello, sicchè il motivo appare carente anche sul piano dell'autosufficienza del ricorso. Va altresì ricordato l'orientamento di questa Corte "in materia di prestazioni derivanti da patologie relative allo stato di salute dell'assicurato, il difetto di motivazione, denunciabile in cassazione, della sentenza che abbia prestato adesione alle conclusioni del consulente tecnico d'ufficio è ravvisabile in caso di palese devianza dalle nozioni correnti della scienza medica, la cui fonte va indicata, o nella omissione degli accertamenti strumentali dai quali secondo le predette nozioni non può prescindersi per la formulazione di una corretta diagnosi, mentre al di fuori di tale ambito la censura anzidetta costituisce mero dissenso diagnostico non attinente a vizi del processo logico formale traducendosi, quindi, in un'inammissibile critica del convincimento del giudice" (Cass. n. 9988/2009;

8654/2008; 16223/2003). Si tratta di un orientamento certamente applicabile anche a controversie come quella in esame in cui si discute di accertamenti tecnici di natura medico-legale disposti per accertare i presupposti medico-legali per l'attribuzione di una prestazione. Le critiche mosse alla consulenza non rientrano nel novero di quelle ritenute ammissibili in questa sede dalla giurisprudenza di questa Corte.

Si deve quindi rigettare il proposto ricorso. Nulle sulle spese del giudizio di legittimità alla luce della dichiarazione resa a pag. 10 del ricorso in cassazione, ai fini dell'applicazione dell'art. 152 disp. att. cod. proc. civ., come sostituito dal D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 42, conv. con modificazione nella L. 24 novembre 2003, n. 326.

P.Q.M.

La Corte:

rigetta il ricorso. Nulla sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 marzo 2014.

Depositato in Cancelleria il 23 giugno 2014
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LaPrevidenza.it, 01/09/2014

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