domenica, 25 ottobre 2020

Licenziamenti: termine di sospensione garantito anche se la controparte non è a conoscenza dell'atto

Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza 21.8.2015 n. 17067

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. VIDIRI Guido - Presidente - Dott. MAISANO Giulio - Consigliere - Dott. TRIA Lucia - Consigliere - Dott. DORONZO Adriana - Consigliere - Dott. GHINOY Paola - rel. Consigliere - ha pronunciato la seguente:  sentenza sul ricorso 29036-2012 proposto da:  L.A. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARONCINI N.6, presso lo studio dell'avvocato CONTARDI GENNARO, che lo rappresenta e difende giusta delega in atti;  - ricorrente -  contro BEA SERVICE S.R.L. (già G.I.S.S. B.E.A. S.R.L.) C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 1, presso lo studio dell'avvocato PICCIONI ANDREA, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati ERMANNO VOLPE, OSCAR PINNA, giusta delega in atti;  - controricorrente - avverso la sentenza n. 8034/2011 della CORTE D'APPELLO di ROMA, depositata il 14/12/2011 r.g.n. 2870/2010; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 18/03/2015 dal Consigliere Dott. PAOLA GHINOY; udito l'Avvocato CONTARDI GENNARO; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CELENTANO Carmelo, che ha concluso per l'accoglimento del secondo motivo del ricorso.

Fatto

La Corte d'appello di Roma confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede che aveva dichiarato la decadenza di L. A., ai sensi della L. n. 604 del 1966, art. 6 dall'impugnativa del licenziamento intimatogli da Giss Bea s.p.a con lettera raccomandata ricevuta il 28 novembre 2008.

Per quello che qui ancora rileva, la Corte territoriale argomentava che la società aveva ricevuto esclusivamente la convocazione da parte della Direzione provinciale del lavoro per il tentativo di conciliazione in data 21 aprile 2009, quando il termine di 60 giorni previsto per l'impugnativa di licenziamento era spirato, nè poteva a essere ammessa, in quanto effettuata solo in grado d'appello, la produzione della ricevuta di ritorno di una raccomandata spedita alla società il 22 gennaio 2009 e ricevuta il 26 gennaio 2009.

Per la cassazione della sentenza L.A. ha proposto ricorso, affidato a due motivi, illustrati anche con memoria ex art. 378 c.p.c., cui ha resistito con controricorso la Bea Service s.r.l., già Giss Bea s.p.a. Diritto MOTIVI DELLA DECISIONE

1. La parte controricorrente ha eccepito preliminarmente l'inammissibilità del ricorso per mancato rispetto del termine annuale per l'impugnazione previsto dall'art. 327 c.p.c. (nel testo vigente ratione temporis, anteriore alle modifiche apportatevi dalla L. n. 69 del 2009).

1.1. L'eccezione non è fondata. La sentenza d'appello è stata infatti pubblicata in data 14.12.2011 ed il ricorso è stato consegnato agli Ufficiali giudiziari per la notifica in data 14.12.2012 (come risulta dal timbro apposto in calce), e quindi tempestivamente. Per il computo dei termini a mese o ad anno si osserva infatti il calendario comune, facendo riferimento al nome e al numero attribuiti, rispettivamente, a ciascun mese e giorno; ne consegue, in particolare, che la scadenza del termine annuale per l'impugnazione delle sentenze - nelle controversie, come quelle di lavoro, a cui non è applicabile la sospensione feriale dei termini - coincide con lo spirare del giorno (dell'anno successivo) avente la stessa denominazione, quanto a mese e numero, di quello in cui la sentenza è stata depositata (Cass. n. 10785 del 12/08/2000, Cass. n. 23479 del 12/11/2007, Cass. n. 16485 del 18/07/2014).

1.2. La notifica è stata effettuata al domicilio eletto per il giudizio d'appello (via Fulcieri Paulucci di Calboli n. 5, Roma), ma ivi il destinatario è risultato sconosciuto. Successivamente, in data 29.12.2012, il ricorso è stato nuovamente consegnato all'Ufficiale giudiziario per la notifica al nuovo domicilio del destinatario, in via delle Milizie n. 1, ed ivi regolarmente consegnato.

1.3. Al riguardo, occorre ribadire il principio già affermato da questa Corte (Cass., Sez. un., n. 17352 del 2009 e tra le tante, da ultimo, Cass. ord., n. 24641 del 19/11/2014) secondo il quale ove la notificazione di un atto giudiziario, da effettuarsi entro un termine perentorio, non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, questi ha la facoltà e l'onere - anche alla luce del principio della ragionevole durata del processo, atteso che la richiesta di un provvedimento giudiziale comporterebbe un allungamento dei tempi del giudizio - di richiedere all'Ufficiale giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio, e, ai fini del rispetto del termine, la conseguente notificazione avrà effetto dalla data iniziale di attivazione del procedimento, semprechè la ripresa del medesimo sia intervenuta entro un termine ragionevolmente contenuto, tenuti presenti i tempi necessari secondo la comune diligenza per conoscere l'esito negativo della notificazione e per assumere le informazioni ulteriori conseguentemente necessarie. Ciò che è avvenuto nel caso di specie, in considerazione del breve lasso di tempo (quindici giorni) tra la prima e la seconda notifica e del fatto che non consta alcuna formale comunicazione del mutamento dell'indirizzo del difensore.

2. Come primo motivo di ricorso L.A. deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 163 e 416 c.p.c. e sostiene che l'eccezione di decadenza dall'impugnativa del licenziamento non avrebbe potuto essere esaminata, in quanto non era stata riproposta nelle conclusioni della memoria di costituzione di primo grado.

2.1. Il motivo non è fondato.

La Corte d'appello ha specificamente esaminato tale questione, ed ha rilevato che la società, nella memoria di costituzione tempestivamente depositata, aveva eccepito preliminarmente la decadenza, argomentando di aver ricevuto esclusivamente la convocazione da parte della Direzione Provinciale del Lavoro oltre il termine di 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento, e che a nulla rilevava che tale eccezione non fosse stata riproposta specificamente delle conclusioni rassegnate, atteso che la società aveva comunque concluso per il rigetto del ricorso.

2.2. La parte ricorrente non censura tale puntuale argomentazione, nè indica quali principi interpretativi il giudice di merito avrebbe violato, nè riproduce il contenuto della memoria di costituzione oggetto di interpretazione, limitandosi a riassumerla a p. 6 del ricorso. Ciò si pone in violazione dei principi reiteratamente affermati da questa Corte (v. tra le tante Cass. n. 6226 del 18/03/2014), secondo i quali in tema d' interpretazione degli atti processuali, la parte che censuri il significato attribuito dal giudice di merito deve dedurre la specifica violazione dei criteri di ermeneutica contrattuale di cui all'art. 1362 cod. civ. e ss., la cui portata è generale, o il vizio di motivazione sulla loro applicazione, indicando altresì nel ricorso, a pena d'inammissibilità, le considerazioni del giudice in contrasto con i criteri ermeneutici e il testo dell'atto processuale oggetto di erronea interpretazione.

3. Come secondo motivo di ricorso L.A. lamenta violazione e falsa applicazione dell'art. 116 c.p.c., art. 416 c.p.c., comma 3, art. 421 c.p.c., comma 2 e art. 437 c.p.c., comma 2 e della L. n. 604 del 1966, art. 6 nonchè vizio di motivazione.

Sostiene che per evitare la decadenza dall'impugnativa del licenziamento sarebbe sufficiente la semplice presentazione della domanda di tentativo di conciliazione presso la Direzione provinciale del lavoro, che ha poteri certificativi ai fini del deposito equivalenti a quelli della cancelleria del tribunale. Aggiunge di aver prodotto, a fronte dell'eccezione di decadenza sollevata da Gis Bea s.p.a., la lettera raccomandata del 22 gennaio 2009, pervenuta alla società, con cui era stata spedita la richiesta di tentativo di conciliazione alla Direzione provinciale del lavoro.

Sostiene che l'acquisizione di tale lettera, ove tardiva, avrebbe potuto essere disposta in qualsiasi momento dal giudice anche d'appello a fronte anche della mancata contestazione della ricezione.

3.1. Il motivo è fondato.

Questa Corte ha affermato che, alla luce di una lettura costituzionalmente orientata (sulla scorta dei principi affermati da Corte cost. n. 276 del 2000 e n. 477 del 2002) delle norme applicabili in materia di decadenza dal potere di impugnare il licenziamento, non è necessario che l'atto di impugnazione del licenziamento giunga a conoscenza del destinatario - ovvero, in particolare, che esso pervenga all'indirizzo del datore di lavoro - nel termine di sessanta giorni previsto dalla L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 6 per evitare la decadenza dalla facoltà di impugnare, in quanto, ai sensi dell'art. 410 c.p.c., comma 2, (così come modificato dal D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, art. 36 e nella formulazione "ratione temporis" applicabile), il predetto termine (processuale con riflessi di natura sostanziale) si sospende a partire dal deposito dell'istanza di espletamento della procedura obbligatoria di conciliazione, contenente l'impugnativa scritta del licenziamento, presso la commissione di conciliazione, divenendo irrilevante, in quanto estraneo alla sfera di controllo del lavoratore, il momento in cui l'ufficio provinciale del lavoro provveda a comunicare al datore di lavoro la convocazione per il tentativo di conciliazione (Cass. n. 14087 del 19/06/2006, Cass. n. 12890 del 09/06/2014). Dovendosi dare continuità a tale orientamento, la sentenza deve essere cassata in relazione al secondo motivo di ricorso, e rinviata per nuovo esame alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione, che dovrà riesaminare la fattispecie con applicazione del suesposto principio e pronunciarsi anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso e rigetta il primo;

cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione, anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 18 marzo 2015.

Depositato in Cancelleria il 21 agosto 2015
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LaPrevidenza.it, 26/10/2015

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