giovedž, 25 febbraio 2021

Legittima la reintegra nel posto di lavoro anche se non indicata nella sentenza

Cassazione civile sez. lavoro, Sentenza 10.04.2015 n. 7276

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. STILE Paolo - Presidente - Dott. BRONZINI Giuseppe - rel. Consigliere - Dott. MANNA Felice - Consigliere - Dott. BALESTRIERI Federico - Consigliere - Dott. DORONZO Adriana - Consigliere - ha pronunciato la seguente:  sentenza sul ricorso 5103-2012 proposto da:  C.A. C.F. (OMISSIS), domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'avvocato FERRARA RAFFAELE, giusta delega in atti;  - ricorrente -  contro CASA DI CURA C.G. RUESCH S.P.A. C.F. (OMISSIS) in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SARDEGNA 50, presso lo studio dell'avvocato Merilli Emanuele rappresenta e difesa dall'avv. Turrà Sergio giusta delega in atti;  - controricorrente - avverso la sentenza n. 5763/2011 della CORTE D'APPELLO di NAPOLI, depositata il 12/10/2011 R.G.N. 1849/2008; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 06/11/2014 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE BRONZINI; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MASTROBERARDINO Paola che ha concluso per l'accoglimento del secondo motivo del ricorso, respinto il primo motivo.

Fatto

Con ricorso del 23.11.2006 al Tribunale del lavoro di Napoli C. A.M. impugnava il licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimatole dalla casa di Cura G. C. Ruesch spa in data 5.6.2006 chiedendo la reintegra nel posto di lavoro L. n. 300 del 1970, ex art. 18. La società resistente chiedeva il rigetto del ricorso. Con sentenza del 6.11.2007 il Tribunale dichiarava la cessazione della materia del contendere. Avverso la detta decisione interponeva appello la C. assumendo che la decisione impugnata si fondava su un presupposto errato e cioè che la Corte di appello avesse dichiarato la legittimità del precedente licenziamento intimato il 12.6.2003 alla C. determinando il ripristino del rapporto e conseguentemente l'inutilità della domanda concernente il secondo licenziamento. In realtà la Corte di appello (con sentenza impugnata in cassazione) aveva si confermato la statuizione di primo grado di inefficacia del primo licenziamento, ma senza disporre la reintegrazione della lavoratrice.

La Corte di appello rigettava l'appello della C. ed osservava che il primo licenziamento era stato effettivamente dichiarato illegittimo; statuizione confermata parzialmente in appello in quanto non era stata disposta la reintegrazione. Il Tribunale investito del secondo licenziamento aveva ritenuto che fosse cessata la materia del contendere ritenendo che con il primo recesso ormai il rapporto si fosse estinto. Parte appellante si era limitata sul punto a richiedere ex art. 295 c.p.c. la sospensione del giudizio posto il rapporto di pregiudizialità tra i due giudizi, istanza inammissibile per come formulata dall'appellante e comunque non accoglibile in quanto tra i due processi non sussisteva un rapporto di pregiudizialità trattandosi di due atti di recesso diversi e distinti tra loro.

Per la cassazione di tale decisione propone ricorso la C. con due motivi; resiste controparte con controricorso.

Diritto

Con il primo motivo si allega la nullità della decisione. I due procedimenti erano connessi e comunque la dichiarazione di cessazione della materia del contendere era stata adottata sulla base di una sentenza di appello ancora non definitiva. Detta decisione era stata in effetti impugnata in cassazione e la Corte di cassazione con sentenza n. 24433/2010 aveva cassato la detta sentenza con rinvio alla Corte di appello di Napoli che aveva, poi, rigettato l'appello della Ruesch confermando così la statuizione di primo grado di reintegrazione della C. nel posto di lavoro. Sussisteva quindi un interesse attuale della C. all'accertamento della legittimità del secondo licenziamento perchè in virtù dell'annullamento del primo il rapporto era stato ricostituito ex tunc. Con il secondo motivo si allega la violazione e falsa applicazione dell'art. 100 c.p.c. Sussisteva l'interesse della C. all'accertamento della legittimità del secondo processo.

I due motivi devono essere esaminati congiuntamente apparendo strettamente connessi ed appaiono fondati. La Corte di appello ha ritenuto effettivamente il difetto di interesse ad agire ex art. 100 c.p.c., confermando la sentenza di primo grado, che invece sussisteva in quanto era ancora pendente il giudizio concernente la legittimità del primo recesso ed in particolare in ordine al diritto della C. ad essere reintegrata nel posto di lavoro, giudizio che si è effettivamente concluso con l'accertamento definitivo di tale diritto, dopo la cassazione della sentenza emessa dalla Corte di appello del 13.12.2006. E' venuto quindi meno il presupposto in base al quale prima il Tribunale e poi la Corte di appello con la sentenza oggi impugnata hanno stabilito che la C. non vantava più un interesse concreto ed attuale all'accertamento della legittimità del secondo recesso in quanto il rapporto si era concluso con il primo licenziamento. Tuttavia, già al momento in cui la Corte di appello di Napoli ha emesso la sentenza oggi impugnata, esistevano presupposti della situazione attuale perchè, come detto, era ancora pendente il giudizio circa il primo recesso.

Si deve quindi accogliere il ricorso, cassare la sentenza in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla Corte di appello di Napoli, anche in ordine alle spese di lite, in diversa composizione.

P.Q.M.

LA CORTE accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte di appello di Napoli, anche in ordine alle spese di lite, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 novembre 2014.

Depositato in Cancelleria il 10 aprile 2015
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LaPrevidenza.it, 08/05/2015

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