martedì, 28 giugno 2022

Le prestazioni Inps riscosse indebitamente devono essere dilazionate nella misura di un quinto della pensione e con rateazione lunga

Cassazione, sentenza 26.11.2013 n. 26402

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE  
SEZIONE LAVORO 

Sentenza 26.11.2013 n. 26402

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. LAMORGESE Antonio - Presidente - Dott. DE RENZIS Alessandro - Consigliere - Dott. NOBILE Vittorio - rel. Consigliere - Dott. D'ANTONIO Enrica - Consigliere - Dott. MANCINO Rossana - Consigliere - ha pronunciato la seguente:  sentenza sul ricorso 8191-2008 proposto da: I.N.P.S. - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l'Avvocatura Centrale dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO ALESSANDRO, PATTERI ANTONELLA, VALENTE NICOLA, giusta delega in atti;  - ricorrente -  contro  L.B. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FRANCESCO DE SANCTIS 4, presso lo studio dell'avvocato TENCHINI GIUSEPPE, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato PRUNEDDU GIOVANNI ERNESTO, giusta delega in atti;  - controricorrente - avverso la sentenza n. 689/2006 della CORTE D'APPELLO di CAGLIARI, depositata il 15/03/2007 R.G.N. 708/2005; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 10/10/2013 dal Consigliere Dott. VITTORIO NOBILE; udito l'Avvocato PATTERI ANTONELLA; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CORASANITI Giuseppe che ha concluso per l'accoglimento del ricorso.

 Fatto 

Con ricorso al Tribunale di Cagliari del 5-5-2000 L.B. proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 233/2000 che gli aveva ingiunto il pagamento della complessiva somma di L. 24.697.385 indebitamente corrispostagli dall'INPS, nel periodo 1989/1992, a titolo di ratei di pensione di invalidità asseritamente non spettanti a causa del possesso di redditi personali di importo superiore ai limiti di legge.

A sostegno dell'opposizione il L. deduceva la illegittimità del decreto ingiuntivo:

per la irrecuperabilità del credito vantato dall'INPS, L. n. 88 del 1989, ex art. 52 come interpretato dalla L. n. 412 del 1991, art. 13 per l'inesistenza del dolo;

perchè i dati salariali erano stati regolarmente comunicati all'istituto sia dal datore di lavoro che dal pensionato;

per l'impossibilità, infine, di procedere al recupero dell'indebito, del R.D.L. n. 636 del 1939, ex art. 10 come modificato dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 262, in forma diversa dalla trattenuta diretta sulla pensione nei limiti di un quinto della stessa.

L'INPS si costituiva chiedendo il rigetto dell'opposizione, assumendo che l'accertamento dell'indebito era scaturito dalla presentazione, da parte del L., delle prescritte dichiarazioni reddituali con notevole ritardo.

Il giudice adito, con sentenza del 30-11-2004/10-1-2005, in parziale accoglimento dell'opposizione revocava il decreto ingiuntivo opposto e condannava l'opponente al pagamento in favore dell'INPS della somma di Euro 6.635,40, oltre interessi fino al saldo.

Il L. proponeva appello avverso la detta sentenza, chiedendo che in parziale riforma della stessa fossero dichiarati non dovuti gli interessi sulla somma dovuta dall'opponente.

L'INPS si costituiva e resisteva al gravame.

La Corte d'Appello di Cagliari, con sentenza depositata il 15-3-2007, in parziale riforma dell'impugnata sentenza, dichiarava che, ai sensi della L. n. 448 del 2001, art. 38, comma 9, la somma di Euro 6.335,40 doveva essere recuperata dall'INPS, con le modalità previste dalla legge, ossia "senza interessi entro il limite di ventiquattro mesi".

Per la cassazione di tale sentenza l'INPS ha proposto ricorso con un unico motivo.

Il L. ha resistito con controricorso.

Diritto

Con l'unico motivo l'istituto ricorrente lamenta che la sentenza impugnata si è posta in contrasto con quanto affermato da Cass. 4-11- 2003 n. 16548 (e ribadito da Cass. 11-2-2004 n. 2651) secondo cui "in tema di prestazioni previdenziali, con riguardo a quelle indebitamente erogate, la L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 262 nel disporre che il recupero è effettuato mediante trattenuta diretta sulla pensione in misura non superiore ad un quinto, e che l'importo residuo è recuperato ratealmente senza interessi entro il limite di ventiquattro mesi, limite che può essere superato al fine di garantire che la trattenuta non sia superiore al quinto della pensione, concede eccezionalmente il potere di provvedere al recupero del credito senza la necessità di rivolgersi all'autorità giudiziaria per munirsi di titolo idoneo a trattenere parte della pensione, nel solo caso del recupero pacifico, ma non in quello del recupero attuato a seguito di contenzioso, che ha ritardato la restituzione dell'indebito, con arricchimento del debitore".

Il motivo non merita accoglimento.

Innanzitutto va evidenziato che nel caso in esame la Corte di merito ha applicato la norma di cui alla L. n. 448 del 2001, art. 38, comma 9, che prevede che "il recupero è effettuato mediante trattenuta diretta sulla pensione in misura non superiore a un quinto. L'importo residuo è recuperato ratealmente senza interessi entro il limite di ventiquattro mesi".

Tale disposizione ricalca, invero, la norma precedente, di cui alla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 262, che in effetti andava applicata nella fattispecie ratione temporis (trattandosi di indebiti previdenziali formatisi anteriormente al 1-1-1996 - v. Cass. n. 746/2004, 10676/2004, 11055/2004, 19020/2004, 19852/2004) sennonchè il Collegio ritiene di non poter condividere l'interpretazione invocata dal ricorrente.

Si tratta di norma che si pone come eccezione alla disciplina in tema di ritardato pagamento con evidente finalità di un minor aggravio per il pensionato in buona fede, e, a ben vedere, nè dal dato letterale, nè dallo spirito della legge, può ricavarsi alcun elemento nel senso che il legislatore abbia voluto limitare la esclusione degli interessi all'ipotesi del recupero "pacifico" nell'ambito del procedimento amministrativo.

Del resto sul punto anche i precedenti invocati non forniscono in motivazione alcuna argomentazione appagante sul piano ermeneutico.

Peraltro, poi, nella fattispecie in esame la opposizione del L. al recupero in sede amministrativa del residuo dell'indebito, dopo le trattenute già effettuate, è derivata in particolare dalla pretesa dell'INPS di recuperare tale residuo (rilevante e con aggravio di interessi) in un'unica soluzione, anzichè con la ritenuta sulla pensione.

Il ricorso va pertanto respinto.

Infine, in ragione della presenza dei precedenti invocati dall'INPS, ricorrono le condizioni per compensare le spese tra le parti.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese.

Così deciso in Roma, il 10 ottobre 2013.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2013
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LaPrevidenza.it, 27/03/2014

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