domenica, 27 novembre 2022

La trasferta in luoghi sempre diversi e senza predeterminazione di un luogo fisso dell'attività lavorativa ha natura retributiva poichè compensa la normale esecuzione di lavoro esterno

Cassazione civile sez. lav. Data: 23.4.2015 n. 8293

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE 
SEZIONE LAVORO 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. MACIOCE Luigi - Presidente - Dott. D'ANTONIO Enrica - rel. Consigliere - Dott. BLASUTTO Daniela - Consigliere - Dott. PATTI Adriano Piergiovanni - Consigliere - Dott. AMENDOLA Fabrizio - Consigliere - ha pronunciato la seguente:  sentenza sul ricorso 20892/2008 proposto da: SIELTE S.P.A. (già COS.I.R. S.P.A.), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI RIPETTA 22, presso lo studio dell'avvocato VESCI Gerardo, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;  - ricorrente -  contro  C.S.;  - intimato - avverso la sentenza n. 143/2007 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata il 21/08/2007 R.G.N. 46285/98; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22/01/2015 dal Consigliere Dott. ENRICA D'ANTONIO; udito l'Avvocato CINQUE FRANCESCO per delega VESCI GERARDO; udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

Con sentenza del 21 agosto 2007 il Tribunale di Napoli in sede d'appello in parziale riforma della sentenza del Pretore di Napoli ha riconosciuto, per quel che qui rileva, il diritto di C. S. ad ottenere il computo dell'indennità di trasferta nella retribuzione spettante per le festività infrasettimanali nonchè il diritto al computo del compenso per il tempo di viaggio nelle retribuzioni indirette percepite (festività, ferie, gratifica natalizia, permessi, malattia e infortunio). Il Tribunale ha rilevato che i contratti collettivi di lavoro nazionali ed aziendali avevano costantemente affermato la natura risarcitoria dell'indennità di trasferta, ma che nel caso di specie tale indennità doveva considerarsi di natura retributiva in quanto volta a compensare l'esecuzione normale e continuativa di prestazioni esterne, in luoghi sempre diversi e senza predeterminazione di un luogo fisso dell'attività lavorativa.

Il Tribunale è, altresì, pervenuto ad affermare il carattere retributivo del trattamento economico per il tempo di viaggio istituto disciplinato anch'esso dalla contrattazione collettiva e destinato a compensare il tempo che quotidianamente i lavoratori impiegavano per preparare i materiali ed attrezzi di lavoro presso il centro operativo della società caricarli sul furgone aziendale e raggiungere la località di lavoro e viceversa.

Tanto premesso il Tribunale, rilevato che nel nostro ordinamento non esisteva un principio generale di onnicomprensività della retribuzione, ha escluso che l'indennità di trasferta, in base al chiaro dettato della contrattazione integrativa aziendale, fosse computabile in tutti gli istituti retributivi di origine contrattuale o legale anche in relazione a trasferte continuative ed ha affermato, invece, che detto compenso dovesse essere incluso nel compenso per le festività infrasettimanali in quanto la L. n. 260 del 1949, art. 5, disponeva che in tali occasioni spettava ai lavoratori la normale retribuzione globale di fatto giornaliera compreso ogni elemento accessorio e che tale espressione conteneva una nozione di onnicomprensività della retribuzione.

Per quanto attinente invece al "tempo viaggio" il Tribunale ne ha affermato la natura retributiva e non esistendo previsioni ostative nel CCNL ha ritenuto che dovesse essere computato in tutte le retribuzioni indirette.

Avverso la sentenza ricorre la società Sielte formulando due motivi, ulteriormente illustrati con memoria ex art. 378 c.p.c.. Il C. è rimasto intimato.

Diritto

Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione dell'art. 1362 c.c., in relazione al C.C.N.L. per i dipendenti delle aziende metalmeccaniche; nonchè violazione della L. n. 260 del 1949, art. 5, della L. n. 90 del 1954 e degli artt. 8 e 27 del C.C.N.L..

Lamenta il riconoscimento del computo dell'indennità di trasferta nel compenso per le festività e dell'indennità tempo di viaggio nel compenso in tutte le retribuzioni indirette.

Osserva che il Tribunale aveva considerato retributiva l'indennità di trasferta e l'indennità per il tempo viaggio pur riconoscendo che i contratti collettivi ne affermavano la natura risarcitoria e che il giudice non poteva sovrapporre la sua valutazione alla volontà espressa dalle parti senza violare il principio dell'autonomia negoziale cui all'art. 1362 c.c.;

Rileva che la L. n. 260 del 1949, art. 5, si riferiva ai lavoratori retribuiti in misura non fissa mentre ai lavoratori come il ricorrente retribuito in misura fissa non spettava alcun compenso aggiuntivo con la conseguenza che l'indennità di trasferta percepita dal lavoratore non poteva essere computata sul trattamento per le festività.

Con il secondo motivo denuncia vizio di motivazione Censura l'affermazione del Tribunale in ordine alla natura dell'indennità di trasferta corrisposta al C. che presupponeva l'esame approfondito delle modalità di esecuzione della prestazione lavorativa che il Tribunale non aveva effettuato mancando le stesse allegazioni da parte del ricorrente.

Le censure congiuntamente esaminate sono infondate.

Il Tribunale ha rilevato, con riferimento all'indennità di trasferta, che nella specie "il trattamento economico percepito dal lavoratore aveva natura retributiva in quanto volto a compensare l'esecuzione normale e continuativa di prestazione esterne, in luoghi sempre diversi e senza predeterminazione di un luogo fisso dell'attività lavorativa per effetto del tipo e delle caratteristiche dell'attività dell'impresa (installazione di impianti e reti telefoniche nelle grandi aree metropolitane) e in adempimento di un obbligo contrattuale derivante dalle mansioni di assunzione e della disciplina collettiva".

La decisione del giudice d'appello è conforme ai principi espressi da questa Corte in base ai quali sono definiti "trasfertisti" i lavoratori subordinati destinati a svolgere sistematicamente e professionalmente la propria attività quasi interamente al di fuori della sede aziendale, sempre in luoghi diversi, senza alcuna sede lavorativa fissa e predeterminata, secondo un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, sindacabile in sede di legittimità solo in presenza di vizi logici e giuridici. Sulla base dei principi enunciati da questa Corte deve distinguersi dalla nozione di trasferisti, quella di trasferta caratterizzata, invece, dal trasferimento del lavoratore in un luogo diverso da quello abituale per svolgere l'attività lavorativa; dalla temporaneità del mutamento del luogo di lavoro; dalla necessità che la prestazione lavorativa sia effettuata in esecuzione di un ordine di servizio del datore di lavoro e dalla irrilevanza del consenso del lavoratore.

Nella nozione di "trasfertisti" rientrano invece i lavoratori subordinati destinati a svolgere sistematicamente e professionalmente la propria attività quasi interamente al di fuori della sede aziendale (Cass. 4873/13; Cass. 1583/10; Cass. 28162/05; Cass. 15767/00).

Questa Corte ha, altresì, precisato che per i trasfertisti di professione il disagio derivante dal fatto di operare fuori sede è inerente strutturalmente alla prestazione professionale che sono tenuti a prestare, e come tale viene retribuito con una voce specifica che fa parte della loro retribuzione ordinaria, allo stesso modo in cui altri lavoratori godono di voci retributive specifiche per altri generi di disagi o di rischio che ineriscono alle loro rispettive prestazioni professionali (cfr. con riferimento all'integrale assoggettamento dell'indennità di trasferta a contribuzione Cass. n. 28162 del 2005,e sull'inclusione nel trattamento di fine rapporto 4873/2013).

Per il trasfertista occasionale, al contrario, il fatto di essere inviato occasionalmente ad operare fuori sede, ed il disagio che questo comporta, sono estranei alla normale prestazione cui è tenuto, e come tale deve essere remunerato (o almeno viene normalmente remunerata) con una voce retributiva a parte, anch'essa estranea alla retribuzione ordinaria.

Il Tribunale, pertanto, considerato che il carattere retributivo di una voce retributiva è sottratto all'autonomia negoziale delle parti, da valutare oggettivamente in base alle circostanze ed alla ricostruzione della volontà negoziale, è giunta ad affermare, con motivazione che appare pienamente convincente, e come tale viene condivisa e fatta propria anche da questo Collegio, che il compenso percepito dal C. debba essere incluso nel calcolo delle festività soppresse.

Analoghe osservazioni devono essere svolte con riferimento all'indennità tempo viaggio per la quale il Tribunale ha accertato la natura retributiva in quanto volta a compensare un tempo eccedente l'orario di lavoro contrattuale che il lavoratore era comunque obbligato a porre a disposizione del datore di lavoro, sottraendolo al riposo ed alle proprie occupazioni private, considerato anche la genericità delle censure formulate dalla ricorrente essenzialmente volte a censurare la sentenza in relazione all'indennità di trasferta.

Va, infine, esclusa la sussistenza di un vizio di motivazione circa le modalità di esecuzione della prestazione lavorativa del C. ed in particolare se il tempo per raggiungere il luogo di svolgimento dell'attività e viceversa si sommasse all'orario normale, la misura concreta del tempo impiegato per raggiungere il luogo di lavoro. Il Tribunale ha esaminato compiutamente questi aspetti sottolineando che l'emolumento compensava il tempo, eccedente l'orario contrattuale, che egli era comunque obbligato a porre a disposizione del datore di lavoro per compiere una serie di attività eccedenti la posizione puramente passiva di trasportato ed alle quali corrispondevano altrettanti obblighi e responsabilità del prestatore di lavoro.

Quanto al richiamo alla L. n. 260 del 1949, art. 5, risulta inconferente poichè nella specie si poneva solo la questione di includere il compenso nella retribuzione corrisposta e se corrisposta per festività sicchè la spettanza è indubbia sempre che la festività coincida con la giornata di riposo (cfr. Cass. 17724/2011).

Per le considerazioni che precedono il ricorso va rigettato. Nulla per spese atteso che il C. è rimasto intimato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso, nulla per spese. Così deciso in Roma, il 22 gennaio 2015.

Depositato in Cancelleria il 23 aprile 2015
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LaPrevidenza.it, 07/05/2015

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