domenica, 25 ottobre 2020

La ritardata notifica disciplinare fa scattare  la reintegra immediata per il socio di cooperativa anche per la qualifica di socio

Cassazione civile sez. lavoro, Sentenza 4.6.2015 n. 11548

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. LAMORGESE Antonio - Presidente - Dott. VENUTI Pietro - rel. Consigliere - Dott. BANDINI Gianfranco - Consigliere - Dott. NOBILE Vittorio - Consigliere - Dott. BERRINO Umberto - Consigliere - ha pronunciato la seguente:  sentenza sul ricorso 14682/2012 proposto da:  C.G. C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall'avvocato MARZI LUIGI, giusta delega in atti;  - ricorrente -  contro REAR SOCIETA' COOPERATIVA DI PRODUZIONE E LAVORO, in persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'avvocato MILAN MAURO, giusta delega in atti;  - controricorrente - avverso la sentenza n. 1501/2011 della CORTE D'APPELLO di TORINO, depositata il 13/01/2012 r.g.n. 348/2011; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 26/02/2015 dal Consigliere Dott. PIETRO VENUTI; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

Il Tribunale di Torino, per quanto ancora rileva in questa sede, dichiarava la nullità del provvedimento di esclusione da socio, con contestuale licenziamento, adottato in data 15 gennaio 2010 dalla società cooperativa REAR nei confronti di C.G. e condannava la società al pagamento dell'indennità sostitutiva della reintegra pari a quindici mensilità, ex art. 18 St. lav., essendo incontestato il requisito dimensionale.

Accoglieva la domanda riconvenzionale proposta dalla società e condannava il lavoratore al pagamento della soma di Euro 7.157,77 per uso illegittimo del cellulare aziendale.

Su impugnazione della società la Corte d'appello di Torino, con sentenza depositata il 13 gennaio 2012, in parziale riforma della decisione di primo grado, riteneva che fosse applicabile la tutela obbligatoria e non già quella reale ex art. 18 St. lav. e condannava, in luogo dell'indennità sostitutiva della reintegra, la società al pagamento della somma 9.232,26, pari a sei mensilità di retribuzione. Confermava nel resto l'impugnata sentenza.

Osservava al riguardo che il codice disciplinare della cooperativa prevedeva precisi termini per l'adozione di qualsiasi provvedimento disciplinare, ivi compresi quelli di esclusione da socio e di licenziamento; che tali termini erano perentori; che nella specie il provvedimento disciplinare era stato adottato tardivamente, onde era nullo; che tale nullità, diversamente da quanto sostenuto dal Tribunale, non comportava l'applicabilità della tutela reale, bensì di quella obbligatoria.

Avverso questa sentenza C.G. propone ricorso per cassazione, illustrato da memoria. La società resiste con controricorso.

Diritto

1. Con l'unico motivo del ricorso il ricorrente, denunciando violazione e falsa applicazione della L. n. 142 del 2001, art. 2, deduce che la Corte di merito, nel confermare la declaratoria di nullità della delibera di esclusione da socio e del contestuale licenziamento, avrebbe dovuto applicare l'art. 18 St. lav..

Infatti, secondo l'art. 2, dianzi indicato, ai soci lavoratori delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato si applica la L. n. 300 del 1970, con esclusione dell'art. 18 ogni volta che venga a cessare, col rapporto di lavoro, anche quello associativo, situazione questa che non ricorreva nella specie essendo stato rimosso il provvedimento di esclusione perchè illegittimo.

2. Il ricorso è fondato.

Deve premettersi che il ricorrente non ha impugnato la statuizione della sentenza con la quale, a conferma della decisione di primo grado, è stata dichiarata la nullità della delibera di esclusione da socio del C., con contestuale suo licenziamento.

Tale statuizione è dunque passata in giudicato.

Ciò premesso, deve osservarsi che con la L. n. 142 del 2001, recante disposizioni in tema di revisione della legislazione in materia cooperativistica, il legislatore, prevedendo che "il socio lavoratore di cooperativa stabilisce con la propria adesione o successivamente all'instaurazione del rapporto associativo un ulteriore rapporto di lavoro, in forma subordinata o autonoma o in qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale, con cui contribuisce comunque al raggiungimento degli scopi sociali" (così l'art. 1, comma 3, come modificato dalla L. n. 30 del 2003, art. 9), ed incentrando su tale fondamentale norma di qualificazione gli ulteriori svolgimenti della posizione giuridica del socio lavoratore, ha definitivamente ratificato la possibilità di rendere compatibili, anche nelle cooperative di lavoro, mutualità e scambio, ridimensionando la portata di una concezione puramente associativa del fenomeno cooperativo.

Innovando il tradizionale quadro di riferimento del lavoro nelle società cooperative, il legislatore, nel dare al lavoro cooperativo una nuova configurazione giuridica, ha introdotto in favore dei soci un complesso di tutele minime ed inderogabili.

In tal contesto, ha previsto un rapporto di consequenzialità fra l'esclusione del socio ed il recesso, incidendo la delibera di esclusione pure sul concorrente rapporto di lavoro.

In particolare, la L. n. 142 del 2001, art. 2, con riferimento alla posizione del socio lavoratore, prevede, per quanto qui rileva, che "Ai soci lavoratori di cooperativa con rapporto di lavoro subordinato si applica la L. 20 maggio 1970, n. 300, con esclusione dell'art. 18, ogni volta che venga a cessare, col rapporto di lavoro, anche quello associativo".

Nella specie la sentenza impugnata, nel richiamare tale disposizione, ha ritenuto che "l'esclusione della tutela reale debba operare in ogni caso in cui insieme al rapporto di lavoro venga a cessare anche il rapporto associativo perchè chiaro è l'intendimento del legislatore: evitare per le società cooperative, considerata l'evidente rilevanza dell'intuitus personae, la possibilità di reintegrazione del socio lavoratore e quindi di ricostituzione in via autoritativa del rapporto societario".

Di conseguenza, ha proseguito la Corte, non v'è spazio per ritenere applicabile la disciplina dettata dalla L. n. 300 del 1970, art. 18, non potendosi in contrario invocare la declaratoria di nullità del provvedimento adottato.

Tale assunto non può essere condiviso.

L'art. 2, sopra citato esclude infatti l'applicazione dell'art. 18 nell'ipotesi in cui con il rapporto di lavoro venga a cessare quello associativo, evenienza questa non ricorrente nella fattispecie in esame, nella quale è stato rimosso il provvedimento di esclusione (cfr., in questi termini, Cass. n. 14143/12; Cass. n. 14741/11; Cass. n. 3043/11).

Di conseguenza trova qui applicazione l'art. 18 St. lav., non essendo in contestazione il requisito dimensionale, come accertato dal giudice di primo grado senza che sul punto sia stato proposto gravame.

La sentenza impugnata deve dunque essere cassata, con rinvio al giudice indicato in dispositivo, il quale, nel decidere la causa, dovrà attenersi ai criteri sopra indicati.

Il giudice del riesame dovrà altresì provvedere al regolamento delle spese del presente giudizio.

3. La parte ricorrente ha depositato la delibera del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Torino del 20 marzo 2012, con la quale è stata ammessa, con riguardo al presente giudizio, al patrocinio a spese dello Stato.

Al riguardo deve precisarsi che la competenza sulla liquidazione degli onorari al difensore per il ministero prestato nel giudizio di cassazione spetta, ai sensi dell'art. 83 del suddetto decreto, come modificato dalla L. 24 febbraio 2005, n. 25, art. 3, al giudice di rinvio, oppure a quello che ha pronunciato la sentenza passata in giudicato a seguito dell'esito del giudizio di cassazione. Nel caso di cassazione e decisione nel merito, la competenza spetta a quello che sarebbe stato il giudice di rinvio ove non vi fosse stata decisione nel merito (Cass. 11028/09; conf. Cass. 23007/10).

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte d'appello di Torino in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 26 febbraio 2015.

Depositato in Cancelleria il 4 giugno 2015
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LaPrevidenza.it, 10/06/2015

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