lunedž, 26 ottobre 2020

La qualifica di ispettore generale di sede Inps non determina l'attribuzione degli emolumenti stipendiali di dirigente

Cassazione civile sez. lavoro, Sentenza  28.8/2015 n. 17290

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. NAPOLETANO Giuseppe - Presidente - Dott. BERRINO Umberto - Consigliere - Dott. DORONZO Adriana - Consigliere - Dott. LORITO Matilde - rel. Consigliere - Dott. DE MARINIS Nicola - Consigliere - ha pronunciato la seguente:  sentenza sul ricorso 28779/2010 proposto da: I.N.P.S. - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l'Avvocatura Centrale dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati LANZETTA ELISABETTA, MASSIMILIANO MORELLI, giusta delega in atti;  - ricorrente -  contro  T.G. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma, via Cola di Rienzo 180, presso lo studio dell'avvocato BOUCHE' FRANCO, che lo rappresenta e difende giusta delega in atti;  - controrñcorrente - avverso la sentenza n. 4348/2009 della CORTE D'APPELLO di ROMA, depositata il 24/11/2009 r.g.n. 2428/2005; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 29/04/2015 dal Consigliere Dott. MATILDE LORITO; udito l'Avvocato CIRIELLO CHERUBINA per delega verbale LANZETTA ELISABETTA; udito l'Avvocato BOUCHE' FRANCO; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CERONI Francesca, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso per quanto di ragione.

 Fatto

T.G., premesso di essere stato preposto dall'agosto 1997, quale dipendente dell'INPS con qualifica di ispettore generale, alla Direzione dell'Ufficio Affari Generali, Contabilità, e Finanza- Automazione dell'Inps di Roma (OMISSIS), chiedeva al Tribunale della stessa sede la condanna del proprio datore di lavoro a corrispondergli il trattamento economico retributivo dirigenziale connesso alle superiori mansioni svolte dal 22/11/98 al 5/10/01.

Il giudice del lavoro adito, con sentenza in data 1/2/05, accoglieva la domanda di differenze retributive per il periodo descritto e condannava l'Istituto al pagamento in favore del T., della somma di Euro 70.639,87 oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali.

Detta pronuncia veniva parzialmente riformata dalla Corte d'Appello di Roma che condannava l'Inps al pagamento dell'ulteriore somma di Euro 6.334,37 e dei soli interessi al saggio legale sulle complessive differenze retributive spettanti. A fondamento del decisum il giudice di appello, per quel che qui rileva, osservava essenzialmente che la Direzione dell'Ufficio Affari Generali, Contabilità, e Finanza-Automazione affidata al T., alla stregua dell'organigramma dell'Inps, rivestiva natura di struttura complessa alla quale doveva essere necessariamente assegnato un dirigente. Precisava, inoltre, che con provvedimento del 1/8/97, era stato modificato l'organigramma della sede, con il collocamento a riposo del dirigente preposto. Concludeva, quindi, che l'affidamento dell'incarico al nuovo dirigente era avvenuto nella pienezza delle funzioni, quale titolare dell'Ufficio, e non nell'espletamento di funzioni di natura meramente vicaria, come dedotto dall'Inps.

Avverso tale pronunciato interpone ricorso per Cassazione l'Inps, affidato ad un unico motivo, resistito con controricorso dal T..

Entrambe le parti hanno depositato memoria illustrativa ai sensi dell'art. 378 c.p.c..

Diritto 

Con unico motivo di ricorso si denuncia in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa del D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 56, come sostituito dal D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 25, modificato dal D.Lgs. n. 387 del 1998, art. 15, e dal D.Lgs. n. 165 del 2001, nonchè violazione e falsa applicazione della L. n. 88 del 1989, art. 15, comma 2, ed, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 5, motivazione insufficiente e contraddittoria circa un fatto controverso e decisivo della controversia.

Si criticano gli approdi ai quali è pervenuta la Corte territoriale, per aver tralasciato di considerare che con l'introduzione della nuova disciplina in tema di dirigenza pubblica, è stato istituito un ruolo unico della dirigenza articolato in sole due fasce, dirigente generale e dirigente, in sostituzione della precedente tripartizione (dirigente generale, dirigente superiore e primo dirigente) e che, in coerenza con i dettami della riforma legislativa della dirigenza, l'Istituto aveva provveduto, con la delibera del c.d.a. n. 799/98 e con circolare n. 17/99, a ridisegnare le linee organiche delle proprie strutture, introducendo un nuovo assetto organizzativo per processi e riducendo le posizioni dirigenziali, con eliminazione di quelle in precedenza attribuite ai "primi dirigenti".

In tale prospettiva, priva di valenza significativa si palesa lo svolgimento, da parte del dipendente, di mansioni che nel precedente ordinamento dei servizi centrali e periferici, erano attribuiti ad un Primo Dirigente, circostanza che i giudici del gravame avevano posto a fondamento del decisum.

Il motivo è fondato.

Si intende, invero, dare continuità alla giurisprudenza di questa Corte che ha già avuto modo di affrontare tematiche analoghe a quelle prospettate dall'attuale ricorrente (vedi, ex plurimis: Cass. 11 settembre 2007, n. 19025; Cass. 9 settembre 2008, n. 22890; Cass. 23 luglio 2010, n. 17367; Cass. 25 febbraio 2011, n. 4757; Cass. 29 settembre 2014 n. 20466, Cass. 2015 n. 664).

Nelle suddette sentenze è stato, in particolare, precisato che: a) in base al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 27, comma 1, (nel quale è confluito il D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 27, bis aggiunto dal D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 17) si è stabilito che gli enti pubblici non economici nazionali e quindi l'INPS - dovessero adeguare i propri ordinamenti a quelli previsti nella nuova normativa sul lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, adottando appositi regolamenti di organizzazione; b) l'INPS ha adempiuto a tale dovere con la delibera 28 luglio 1998, n. 799 di approvazione del prescritto Regolamento organizzativo; c) nell'art. 16 di tale delibera sono state ridisegnate le funzioni dirigenziali, senza prevedere alcun differimento della relativa efficacia sino alla integrale realizzazione del nuovo modello organizzativo, diversamente da quanto stabilito per altre disposizioni di carattere organizzativo; d) dal rilievo secondo cui il differimento costituiva una conseguenza logicamente necessaria, non potendo le nuove mansioni dirigenziali essere esercitate senza quel modello, non può trarsi l'ulteriore conseguenza che le mansioni esercitate secondo il modello precedente mantenessero il loro carattere dirigenziale; e) infatti, una simile conclusione da un lato non considera che una siffatta classificazione in definitiva comporterebbe la reviviscenza di regole sulla dirigenza pubblica del tutto incompatibili con le norme recate dal D.Lgs. n. 80 del 1998 (poi consolidate con il D.Lgs. n. 165 del 2001) e, dall'altro lato, non tiene conto dei profili valutativi (e peraltro indirettamente regolativi) delle norme di cui alla citata delibera;

f) le suddette fonti normative, nonchè il contratto collettivo nazionale di lavoro di settore 1998/2001 - sottoscritto nel febbraio 1999 ma riguardante, per volontà delle parti (art. 2, comma 1, del C.C.N.L. stesso), il periodo dal 1 gennaio 1998 portano a concludere che le medesime mansioni che nel precedente regime pubblicistico venivano considerate dirigenziali possono essere diversamente qualificate nel regime privatistico del pubblico impiego, in considerazione del diverso contenuto e rilievo che ad esse è stato attribuito in tale ultimo regime; g) nel suindicato ambito è collocabile anche il personale del ruolo esaurimento (espressamente preso in considerazione dall'art. 13, comma 1, del citato c.c.n.l.

1998/2001) e, nel nostro caso, gli ispettori generali del ruolo ad esaurimento, di cui alla L. 9 marzo 1989, n. 88, art. 15, richiamato dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 3, in cui è confluito, fra l'altro, il D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 25 (sul punto vedi anche:

Cons. Stato, sez. 6^, sentenze n. 1887 e n.1888 del 2005).

Conseguentemente, la tesi del T., accreditata dalla Corte territoriale, fondata sul rilievo secondo cui la funzione di direzione dell'Ufficio Affari Generali, Contabilità ed Automazione INPS nella sede di Roma (OMISSIS), avrebbe avuto natura e carattere dirigenziale, non è conducente, poichè, in base al ricordato D.Lgs. n. 80 del 1998, è dirigenziale solo la funzione che risponde al modello ivi disegnato, cosicchè, qualora l'ente pubblico interessato si adegui alle nuove regole, pur mantenendo transitoriamente un assetto non corrispondente al nuovo modello, la valutazione delle funzioni che si esercitano in tale organizzazione, per stabilire se esse siano o no dirigenziali, dovrà essere riferita alle nuove regole e non a quelle precedenti.

E tali nuove regole portano ad inquadrare le mansioni di cui si discute nell'ambito di quelle proprie del funzionario apicale, restando irrilevante l'eventuale loro precedente qualificazione come funzioni dirigenziali.

Avendo la sentenza impugnata ancorato la propria valutazione - in conformità a quanto dedotto dal lavoratore - alla qualifica dirigenziale delle mansioni secondo il precedente ordinamento organizzativo, la censura all'esame, per il periodo successivo alla ridetta Delib. n.799 del 1998, risulta fondata.

Conclusivamente il ricorso va accolto.

La sentenza impugnata va pertanto cassata in relazione alla censura svolta, con rinvio al Giudice designato in dispositivo, per nuovo esame della controversia, da svolgersi in conformità degli indicati principi di diritto. Il Giudice del rinvio provvederà altresì sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte d'Appello di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 29 aprile 2015. 

Depositato in Cancelleria il 28 agosto 2015
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LaPrevidenza.it, 02/09/2015

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