domenica, 31 maggio 2020

L'iscritto Inarcassa non ha diritto alla pensione di anzianità (pur in presenza dei requisiti richiesti) se risulta iscritto all'ordine degli ingegneri

Cassazione civile, sezione lavoro, Sentenza 12.5.2016 n. 9760

 

Archivio selezionato: Sentenze Cassazione civile Autorità: Cassazione civile sez. lav. Data: 12/05/2016 n. 9760 Classificazioni: Lavoro autonomo

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. BRONZINI Giuseppe - Presidente - Dott. D'ANTONIO Enrica - rel. Consigliere - Dott. BLASUTTO Daniela - Consigliere - Dott. RIVERSO Roberto - Consigliere - Dott. LEO Giuseppina - Consigliere - ha pronunciato la seguente:  

SENTENZA 

sul ricorso 4054-2015 proposto da:  S.A., C.F. (OMISSIS), già elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DI PIETRA 26, presso lo studio dell'avvocato GIANDOMENICO MAGRONE, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati ROBERTA DI MAGGIO, PAOLO PAUTRIE', giusta delega in atti e da ultimo domiciliato presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE;  - ricorrente -  contro INARCASSA - CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA ED ASSISTENZA GLI INGEGNERI ARCHITETTI LIBERI PROFESSIONISTI, C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, L.RE RAFFAELLO SANZIO 9, presso lo studio dell'avvocato MASSIMO LUCIANI, che la rappresenta e difende giusta delega in atti;  - controricorrente - avverso la sentenza n. 1247/2010 della CORTE D'APPELLO di TORINO, depositata il 03/02/2011 r.g.n. 339/2010; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 24/02/2016 dal Consigliere Dott. ENRICA D'ANTONIO; udito l'Avvocato LUCIANI MASSIMO; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

La Corte d'appello di Torino in riforma della sentenza del Tribunale ha rigettato la domanda di S.A. volta ad ottenere la condanna della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli ingegneri ed architetti a corrispondergli la pensione di anzianità, di cui possedeva i requisiti di contribuzione e di età, pur in assenza di cancellazione dall'ordine degli ingegneri richiesto dall'art. 26 dello statuto dell'ente approvato con decreto del Ministero del Lavoro del 28/11/1995.

La Corte territoriale ha, in primo luogo, escluso l'esistenza nel nostro ordinamento di un principio generale via via affermato dalle diverse sentenze della Corte Costituzionale o dall'evoluzione legislativa in ordine alla compatibilità tra percezione della pensione di anzianità e proseguimento della pregressa attività professionale.

Ha precisato infatti che con le sentenza n 73/1992 e 437/2002, relative alla Cassa Forense ed alla Cassa Ragionieri e periti commerciali, la Corte Costituzionale aveva affermato l'illegittimità costituzionale per violazione dell'art. 4 Cost. delle leggi che prevedevano l'incompatibilità della corresponsione della pensione di anzianità con l'iscrizione ad albi o elenchi di lavoratori autonomi diversi dall'albo professionale di provenienza e cioè Avvocati e Ragionieri e che, pertanto, ad oggi pur dopo le citate sentenze, sussisteva per gli iscritti a quelle Casse un incompatibilità tra l'erogazione della pensione di anzianità e l'iscrizione all'albo professionale di provenienza del tutto analoga rispetto a quella denunciata dal S..

Ha rilevato, altresì che analoghi principi erano desumibili anche dalla sentenza della Corte Costituzionale n 137/2006 relativa alla Cassa Geometri.

La Corte territoriale ha poi rilevato che non poteva essere vista un'evoluzione nel senso auspicato dal ricorrente dall'introduzione del principio di cui al D.L. n. 112 del 2008, art. 19 conv. in L. n. 133 del 2008 che aveva segnato la piena cumulabilità tra la percezione della pensione di anzianità dal sistema dell'Assicurazione Generale Obbligatoria e quella di redditi da lavoro autonomo o dipendente non potendo il sistema dell'assicurazione generale obbligatoria costituire automaticamente il parametro vincolante cui conformare i separati e distinti ordinamenti. Ha osservato, infatti, che il D.Lgs. n. 509 del 1994, con cui tra l'altro era stato disposto la trasformazione di Inarcassa si era voluto consapevolmente assegnare a ciascuna Cassa privatizzata una propria autonomia regolamentare e capacità decisionale al fine di proseguire l'obiettivo di una corretta gestione economico-finanziaria.

La Corte territoriale ha poi escluso che la disposizione statutaria fosse contraria all'art. 3 Cost. sotto il profilo della ragionevolezza considerata l'evidente ragione disincentivante che mirava a restringere le domande per pensioni di anzianità e che, invece, tale effetto disincentivante non sussisteva con riferimento all'AGO che aveva evidenziato la convenienza della rimozione dell'incompatibilità in base a fattori non automaticamente estensibili nel regime speciale Inarcassa.

Avverso la sentenza ricorre il S. con tre motivi. Resiste Inarcassa.

Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

1) on il primo motivo ("I ipotesi: che la L. n. 6 del 1981 non fosse e non sia delegificata ") il ricorrente denuncia violazione della L. n. 6 del 1981, art. 3, comma 2 (art. 360 c.p.c., n. 3). Censura la sentenza impugnata che ha respinto l'appello incidentale con cui era stata sollevata questione di legittimità costituzionale della L. n. 6 del 1981, art. 3 ritenendo detta norma non pi? vigente a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 26 dello statuto.

Rileva che la Corte d'appello, al pari del Tribunale, aveva ritenuto di individuare la fonte normativa disciplinante la fattispecie non già nella L. n. 6 del 1981, art. 3, ma nell'art. 26 dello statuto Inarcassa approvato con D.M. 26 novembre 1995 a seguito della delegificazione (D.Lgs. n. 509 del 1994 attuazione della delega conferita dalla L. n. 537 del 1993, art. 32 in materia di trasformazione in persone giuridiche private di enti gestori di forme obbligatorie di previdenza ed assistenza) con la conseguenza che secondo i giudici di merito la verifica della legittimità andava effettuata con riferimento alla norma regolamentare.

2) Con il secondo motivo ("2 ipotesi: che la legge sia stata oggetto di delegificazione") denuncia violazione degli artt. 3 e 4 Cost. in relazione alla mancata disapplicazione dell'ad 26 dello statuto Inarcassa stante la violazione di norme costituzionali.

3) Con il terzo motivo denuncia vizio di motivazione circa un fatto decisivo costituito dalla valutazione effettuata dalla Corte d'appello della sentenza della Corte Cost. n. 137/2006, nonchè in relazione all'affermazione dell'efficacia disincentivante dell'incompatibilità.

I primi due motivi sono inammissibili ed il terzo è infondato. Il ricorrente premette all'esposizione dei motivi che il ricorso "si articolerà sulla base di due ipotesi: 1 ipotesi: che la L. n. 6 del 1981 non fosse (e non sia) delegificata; 2 ipotesi: che la L. n. 6 del 1981 sia stata oggetto di delegificazione...". Fatta tale premessa il ricorrente esamina le due ipotesi prospettate e ripropone la fondatezza della sua domanda volta ad accertare il diritto a percepire la pensione di anzianità senza cancellarsi dall'albo a prescindere da quale che sia la norma ritenuta applicabile prospettando nel primo caso l'illegittimità costituzionale dell'art. 3 citato per contrasto con gli artt. 3 e 4 Cost. e nel secondo caso, chiedendo la disapplicazione dell'art. 26 del regolamento dell'Inarcassa citato per contrasto con gli artt. 3 e 4 Cost..

Il S. formula con i due motivi in esame delle ipotesi alternative (cfr in tal senso in modo esplicito le conclusioni del ricorso in cassazione): la fattispecie sottoposta all'esame della Corte di Cassazione, è regolata dalla L. n. 6 del 1981, art. 3, oppure trova la sua disciplina nell'art. 26 Statuto Inarcassa del 1995, lasciando alla Corte di Cassazione il compito di scegliere l'ipotesi ritenuta corretta. In particolare con il primo motivo non formula specifiche censure circa la scelta operata dalla Corte territoriale dell'avvenuta abrogazione dell'art. 3 citato, nè nel secondo motivo prospetta la correttezza della diversa soluzione. I primi due motivi non si risolvono in alcuna specifica critica alla decisione impugnata e pur denunciando la violazione ora dell'art. 3 citato ora dell'art. 26 non si dice dove la sentenza avrebbe erroneamente interpretato le due norme.

In realtà, con i tre motivi proposti, il ricorrente incentra le sue censure con particolare riferimento all'interpretazione data dalla Corte territoriale della sentenza n. 137/2006 della Corte Costituzionale con la quale era stata dichiarata l'illegittimità costituzionale della L. 20 ottobre 1982, n. 773, art. 3, comma 2, (Riforma della Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei geometri).

Il ricorrente rileva che con la citata sentenza la Corte Cost, aveva deciso in relazione a disposizioni pressochè identiche contenute nelle legge istitutiva della Cassa di Previdenza dei geometri; che tale sentenza era intervenuta successivamente alla legge delega ed al decreto legislativo attraverso i quali si sarebbe attuata la delegificazione e che da tale sentenza poteva affermarsi che il principio che vieta di condizionare la pensione di anzianità alla cancellazione dall'albo era già presente nell'ordinamento con ogni conseguenza in ordine alla decisione. Il ricorrente lamenta che la Corte territoriale "si aggrappa ad illazioni, immaginando che la Corte Costituzionale fosse stata fuorviata dal caso specifico portato al suo esame".

Le censure sono infondate risultando invece condivisibile quanto affermato dalla Corte territoriale che ha negato l'esistenza nel nostro ordinamento di un principio generale via via affermatosi in base alle diverse sentenza della Corte Costituzionale o all'evoluzione legislativa. La Corte territoriale ha infatti richiamato le sentenze della Corte Costituzionale (n 73/1992,362/1997, 437/2002) con le quali si è affermata l'illegittimità costituzionale delle leggi che prevedevano l'incompatibilità della pensione di anzianità con iscrizione ad albi o elenchi di lavoratori autonomi diversi dall'albo professionale di provenienza (cioè avvocati e ragionieri e periti commerciali). La Corte territoriale ha osservato che ad oggi, pur dopo le citate pronunce, per gli iscritti a quelle Casse permaneva un sistema di incompatibilità del tutto analogo rispetto a quello denunciato dal S., avendo, le citate sentenze della Corte Costituzionale, affermato l'illegittimità delle norme scrutinate nella parte in cui affermano l'incompatibilità dell'iscrizione ad un ordine diverso da quello di provenienza e dunque fattispecie diverse da quella oggetto del presente giudizio.

Quanto alla sentenza n 137/2006 è fondato quanto affermato dalla Corte territoriale secondo cui con la citata pronuncia la Corte Cost., chiamata a decidere in un caso di ricorrente cancellatosi dall'albo dei geometri ma che aveva mantenuto l'iscrizione all'albo degli architetti, si era limitata a richiamare i principi già espressi nelle precedenti sentenze affermando espressamente che non si rinvenivano argomenti per discostarsene con la conseguenza della compatibilità tra la percezione della pensione di anzianità e l'iscrizione all'albo degli architetti, sul presupposto tuttavia dell'avvenuta cancellazione dall'albo dei geometri.

Per le considerazioni che precedono la decisione impugnata deve essere confermata ed il ricorrente va condannato a pagare le spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a pagare le spese processuali che liquida in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre 15% per spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 24 febbraio 2016.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2016
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LaPrevidenza.it, 17/05/2016

PAOLO SANTELLA
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