lunedì, 04 luglio 2022

In tema di aggravamento della rendita Inail per broncopneumopatia silicotigena. Richiesta ed esclusione del diritto

Cassazione, Sezione VI civile, Sottosezione L, sentenza 13.6.2014 n. 13580

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE  
SEZIONE SESTA CIVILE  SOTTOSEZIONE L 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. CURZIO Pietro - Presidente - Dott. BLASUTTO Daniela - Consigliere - Dott. GARRI Fabrizia - Consigliere - Dott. MANCINO Rossana - Consigliere - Dott. PAGETTA Antonella - rel. Consigliere - ha pronunciato la seguente:  ordinanza sul ricorso 18846-2012 proposto da: INAIL - ISTITUTO NAZIONALE PER L'ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO (OMISSIS) in persona del Dirigente con incarico di livello generale - Direttore della Direzione Centrale Prestazioni, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso la Sede Legale dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati OTTOLINI TERESA, ROMEO LUCIANA, giusta procura speciale in calce al ricorso;  - ricorrente -  contro  L.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FRANCESCO DE SANCTIS 4, presso lo studio dell'avvocato TENCHINI GIUSEPPE, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati ATZERI VALERIA, PRUNEDDU GIOVANNI, giusta delega a margine del controricorso;  - controricorrente - avverso la sentenza n. 425/2011 della CORTE D'APPELLO di CAGLIARI del 29.6.2011, depositata l'8/08/2011; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio dell'8/04/2014 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLA PAGETTA.

FATTO E DIRITTO

Il Consigliere relatore nominato ai sensi dell'art. 377 cod. proc. civ. ha depositato la seguente relazione ai sensi degli artt. 380 bis e 375 cod. proc. civ.: " L.D., premesso di essere affetto da silicosi polmonare, adiva il giudice del lavoro chiedendo il riconoscimento della predetta malattia professionale. Il Tribunale di Cagliari, con sentenza n. 14 del 2000, divenuta definitiva in quanto non impugnata, accoglieva la domanda riconoscendo il diritto del ricorrente alla rendita per inabilità permanente al lavoro da broncopneumopatia silicotigena pari al 15%. . In esito a rigetto in sede amministrativa della domanda di aggravamento, l'assicurato adiva nuovamente il giudice del lavoro chiedendo accertarsi l'aggravamento delle infermità per le quali era stato riconosciuto il diritto alla rendita complessiva del 38%. Il Tribunale dichiarava il diritto del L. ad una maggiore rendita del 50% di (il 28% per silicosi) e condannava l'INAIL alle spese del giudizio liquidate in complessivi Euro 1.240,87.

La decisione era impugnata in via principale dal L. che censurava la statuizione sulle spese e in via incidentale dall'Istituto assicuratore che deduceva l'errore del giudice di primo grado per avere riconosciuto un aggravamento della "silicosi" laddove la tecnopatia per la quale era stato riconosciuto il diritto a rendita era la broncopneumopata silicotigena, come attestato dalla precedente sentenza di primo grado divenuta definitiva.

La Corte territoriale accoglieva parzialmente l'appello principale e respingeva l'appello incidentale.

La statuizione di rigetto dell'appello incidentale, per quel che qui rileva, era fondata sulla considerazione che dall'esame delle conclusioni formulate dall'ausiliare, non specificamente censurate dall'INAIL attraverso la deduzione di rilievi di ordine tecnico, si evinceva che il L. era affetto non solo da broncopneumopatia silicotigena ma da una silicosi polmonare associata con broncopneumopatia cronica comportante un danno del 20% che conglobato con quello del 25% indotto da ipoacusia da rumore determinava una inabilità globale del 50% fin dall'epoca della revisione.

Per la cassazione della decisione ha proposto ricorso l'INAIL sulla base di un unico motivo, con il quale, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, ha dedotto la violazione e falsa applicazione dell'art. 112 cod. proc. civ. e art. 2909 cod. civ. .Ha, in sintesi, sostenuto che la sentenza del Giudice di appello era stata adottata in violazione del giudicato della sentenza del Tribunale di Cagliari che aveva riconosciuto il L. affetto da broncopneumopatia silicotigena e non da silicosi per cui l'aggravamento non poteva che essere verificato in relazione alla malattia professionale broncopneumopatia silicotigena. Per potere qualificare diversamente la patologia dalla quale il L. era stato riconosciuto affetto dal giudice di appello sarebbe stata infatti necessaria un' apposita domanda in tale senso, domanda mai presentata dall'interessato in sede amministrativa, conseguendone la improcedibilità del ricorso giudiziale.

L'intimato ha depositato controricorso con il quale ha sostenuto che la broncopneumopatia silicotigena non esiste come malattia professionale e che con tale espressione il Tribunale, con la sentenza passata in giudicato, aveva in realtà inteso fare riferimento alla silicosi, come del resto era dato evincere dalla consulenza tecnica d'ufficio disposta in quel giudizio.

Il motivo è fondato.

Premesso che, come chiarito da questa Corte, l'esistenza di un giudicato, anche esterno, non costituisce oggetto di eccezione in senso tecnico, ma è rilevabile in ogni stato e grado anche d'ufficio (ex plurimis v. ord. sezione 6 n. 12159 del 2011), si rileva che la Corte territoriale, nel ritenere il L. affetto non solo da broncopneumopatia silicotigena (accertata con la sentenza definitiva n. 14 del 2000) ma anche da silicosi polmonare associata con broncopneumopatia cronica e nel riconoscere l'aggravamento sulla base di quest'ultima patologia, ha omesso di pronunziare sulla specifica censura dell'INAIL in ordine alla necessità che l'aggravamento denunziato con la domanda giudiziale si riferisse alla tecnopatia già riconosciuta in via giudiziale. Il giudice di appello avrebbe dovuto invero procedere alla individuazione dell'oggetto e dei limiti del giudicato esterno rappresentato dalla sentenza n. 14 del 2000 del Tribunale di Cagliari onde stabilire se la silicosi polmonare associata con broncopneumopatia, diagnosticata dal ctu nominato in secondo grado, costituiva un aggravamento della bronopneumopatia silicotigena di cui alla sentenza sopra richiamata.

Con la precisazione che nell'attività di interpretazione del giudicato il giudice di appello non avrebbe potuto limitare l'esame alla sola formula conclusiva in cui si riassumeva il contenuto precettivo della sentenza previamente pronunziata e divenuta immodificabile, ma era tenuto ad individuarne l'essenza e l'effettiva portata, da ricavarsi non solo dal dispositivo, ma anche dai motivi che la sorreggevano, costituendo utili elementi di interpretazione le stesse domande delle parti, il cui rilievo a fini ermeneutici, se non può essere proficuamente utilizzato per contrastare i risultati argomentabili alla stregua di altri elementi univoci che inducono ad escludere un'obiettiva incertezza sul contenuto della pronuncia, può tuttavia avere una funzione integratrice nella ricerca degli esatti confini del giudicato ove sorga un ragionevole dubbio al riguardo. (Cass. n. 2721 del 2007).

Il Collegio, riunito in camera di consiglio valuterà se il ricorso sia manifestamente fondato".

Ritiene questo Collegio che le considerazioni svolte dal Relatore sono del tutto condivisibili siccome coerenti alla ormai consolidata giurisprudenza in materia. Ricorre con ogni evidenza il presupposto dell'art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5 per la definizione camerale.

Conseguentemente il ricorso va accolto e la sentenza cassata con rinvio, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte di appello di Cagliari, in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d'appello di Cagliari, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 8 aprile 2014.

Depositato in Cancelleria il 13 giugno 2014
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LaPrevidenza.it, 02/09/2014

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