mercoled́, 21 ottobre 2020

Esposizione alla silice: la titolarità in vita della rendita Inail per silicosi non determina il conseguente riconoscimento all'erede in caso di decesso

Cassazione civile sez. lavoro, Sentenza 10.10.2014 n. 21500

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. VIDIRI Guido - Presidente - Dott. NAPOLETANO Giuseppe - Consigliere - Dott. MANNA Antonio - Consigliere - Dott. DORONZO Adriana - rel. Consigliere - Dott. AMENDOLA Fabrizio - Consigliere - ha pronunciato la seguente:  sentenza sul ricorso 2896-2008 proposto da:  B.P.A. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GERMANICO 86, presso lo studio dell'avvocato TAVERNITI BRUNO, rappresentata e difesa dall'avvocato VALETTINI ROBERTO, giusta delega in atti;  - ricorrente -  contro I.N.A.I.L - ISTITUTO NAZIONALE PER L'ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo studio degli avvocati LA PECCERELLA LUIGI, ROMEO LUCIANA, giusta procura speciale notarile in atti;  - controricorrente - avverso la sentenza n. 972/2007 della CORTE D'APPELLO di GENOVA, depositata il 21/09/2007 R.G.N. 269/2006; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 07/05/2014 dal Consigliere Dott. ADRIANA DORONZO; udito l'Avvocato FAVATA EMILIA per delega LA PECCERELLA LUIGI; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CELENTANO Carmelo che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

1. - Con sentenza depositata in data 21 settembre 2007 la Corte d'appello di Genova, in riforma della sentenza emessa dal Tribunale di La Spezia, rigettava la domanda proposta da B.P. A. nei confronti dell'INAIL ed avente ad oggetto il riconoscimento e la costituzione, in favore della ricorrente, della rendita ai superstiti a causa del decesso del coniuge, affetto da malattia professionale, e specificamente da silicosi polmonare, e per la quale fruiva in vita di rendita.

1.2. - La corte territoriale riteneva che dalle risultanze della consulenza tecnica d'ufficio disposta in grado d'appello, ed in particolare dagli esiti della TAC HRTC del 25/11/1996, era emerso che il de cuius non era affetto da silicosi, in assenza dei dati caratterizzanti tale malattia, quali micro-noduli e linfoadenopatie;

che pertanto non sussisteva la tecnopatia e che le ulteriori considerazioni svolte dal c.tu. in ordine a recenti studi internazionali, in fase di approfondimento, secondo cui la silice sarebbe di per sè sufficiente ad indurre il cancro polmonare anche in assenza di tecnopatie, erano irrilevanti, in ragione del fatto che, da un lato, si trattava di un'ipotesi espressa in via dubitativa su studi ancora in atto e, dall'altro, vi era una diversa e sicura fonte del tumore costituita, nel caso di specie, dal tabagismo. 2.- Contro la sentenza la B. propone ricorso per cassazione, sostenuto da un unico motivo. L'INAIL resiste con controricorso.

3.- Con l'unico motivo di ricorso, la ricorrente denuncia l'"omessa ed insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia (sussistenza di un rapporto causale tra la malattia professionale dalla quale era affetto in vita il de cuius ed il tumore polmonare) art. 360 c.p.c., n. 5".

3.1.- In particolare, addebita alla pronuncia di appello di aver erroneamente escluso l'esistenza di un nesso causale tra le inalazioni di silice alle quali era esposto il lavoratore e la neoplasia polmonare che era stata causa del decesso: al riguardo, richiama letteratura medica e risultati di seminali da cui emergerebbe l'evidenza scientifica di tale nesso causale e, quindi, la devianza delle conclusioni cui è giunto giudice del merito rispetto alle nozioni corrette della scienza medica.

3.2. - Assume, pertanto che, essendo pacifica la circostanza dell'esposizione del lavoratore a silice nel corso di tutta la sua attività lavorativa, e l'incidenza di tale sostanza nella eziopatogenesi del tumore polmonare, doveva ritenersi che il decesso fosse di origine professionale, in applicazione del criterio di causalità mutuato dall'art. 41 c.p., e ciò indipendentemente dalla natura delle prestazioni attribuite in vita dall'assicurato, essendo all'uopo sufficiente la sussistenza della prova che il decesso sia causalmente connesso ad una malattia di origine professionale (nella specie, il tumore).

3.3. - Il motivo si conclude con il seguente quesito: "sussiste un vizio di omessa o insufficiente motivazione quando le conclusioni cui è giunto il Giudice di merito, peraltro, in difformità sul punto a quelle della consulenza medica espletata nel corso del giudizio appaiono in palese devianza dalle nozioni correnti della scienza medica (nei termini sopra illustrati) in ordine agli effetti dell'esposizione a silice sulla insorgenza del tumore polmonare".

4.- Il motivo è infondato.

La Corte del merito ha dato adeguato conto del suo giudizio in ordine alla insussistenza della prova di un nesso causale tra l'esposizione a silice del lavoratore e il tumore polmonare che ne ha causato il decesso, e ciò sulla base della consulenza tecnica d'ufficio disposta in grado di appello che ha escluso l'esistenza di una malattia professionale (silicosi) ed ha altresì escluso che la morte sia da porsi in collegamento causale o concausale con una tecnopatia.

4.1. - La Corte ha altresì esaminato le ulteriori valutazioni del c.tu. - fondate su recenti studi scientifici da cui emergerebbe che la silice può fornire un rilevante contributo nella genesi del tumore polmonare -, per escluderne ogni rilevanza nel caso in esame, in ragione,da un lato(della natura meramente "dubitativa" di tali studi, ancora in atto, dall'altro, dall'esistenza di una sicura fonte del tumore, costituita dal tabagismo.

La critica di omissione si rivela così priva di fondamento.

4.2. - Peraltro, non vengono evidenziate contraddizioni interne alla motivazione, perchè, come si è detto, la Corte ha fondato il suo giudizio sulle conclusioni del c.tu., che solo per esigenze di completezza dell'indagine ha ritenuto di dar conto dello staab cui è giunta la ricerca scientifica in ordine ai rapporti tra silice e tumore polmonare, avendo cura di precisare peraltro che si tratta di studi ancora da validare.

4.3.- Il problema è, piuttosto, di valutazione di sufficienza, quindi di adeguatezza, della motivazione.

Ma anche sotto questo profilo, la motivazione della Corte appare esauriente. I Giudici del merito hanno fatto proprie le conclusioni del consulente tecnico d'ufficio, giudicandole espressamente logiche e correttamente motivate, ed hanno svolto le loro valutazioni in conformità al giudizio medico legale, ritenendo che la morte è stata causata dal tumore polmonare e che non vi è prova che dell'esistenza di una tecnopatia che abbia agito quale causa, o concausa, di tale patologia.

4.4. - Tale accertamento in fatto, congruamente motivato, non può essere censurato in questa sede di legittimità. Può aggiungersi al riguardo che, non essendo le ulteriori valutazioni del c.tu. fondate su alcuna certezza scientifica, trattandosi piuttosto di mere ipotesi di lavoro, la Corte non era tenuta a disattenderle motivatamente, essendo sufficiente una ragionata adesione alle conclusioni raggiunte in termini di certezza o di elevata probabilità.

4.5. - Per le stesse ragioni, è infondata la censura relativa alla mancata indagine da parte del giudice del merito circa la esistenza di un rapporto di concausalità tra la mera esposizione a silice ed il tumore polmonare: se è vero che, per giurisprudenza costante, le conseguenze morbose delle tecnopatie possono assumere il ruolo di concausa della morte, cagionata da malattia sopravvenuta e indipendente dalle tecnopatie medesime, qualora si accerti che esse hanno inciso sui caratteri della malattia sopravvenuta accelerandone il decorso verso l'esito letale (v. da ultimo Cass., 26 gennaio 2010, n. 1570), è altrettanto vero che, nel caso di specie, la Corte territoriale, condividendo le conclusioni del consulente, ha escluso l'esistenza di una tecnopatia, sicchè era onere della ricorrente fornire elementi diretti a dimostrare la derivazione, anche in termini di mera concausalità, della malattia da una causa di lavoro.

4.5.- Al riguardo, l'assunto della ricorrente secondo cui l'esposizione a silice subita dal de cuius nel corso di tutta la sua attività lavorativa costituirebbe una circostanza pacifica è meramente assiomatico, difettando di autosufficienza. Deve infatti ricordarsi il principio per il quale, ove con il ricorso per cassazione si ascriva al giudice di merito di non avere tenuto conto di una circostanza di fatto che si assume essere stata "pacifica" tra le parti, il principio di autosufficienza del ricorso impone al ricorrente di indicare in quale atto sia stata allegata la suddetta circostanza, ed in quale sede e modo essa sia stata provata o ritenuta pacifica (Cass., 18 luglio 2007, n. 15961).

5. - Il ricorso deve pertanto essere rigettato.

In applicazione dell'art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo successivo alla modifica introdotta dal D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 42 convertito nella L. 24 novembre 2003, n. 326, applicabile ratione temporis, poichè la ricorrente ha assolto l'onere autocertificativo di cui all'art. 152 disp. att. c.p.c., come risulta dai ricorso per cassazione, nessun provvedimento sulle spese deve essere adottato.

Diritto

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 7 maggio 2014.

Depositato in Cancelleria il 10 ottobre 2014
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LaPrevidenza.it, 23/12/2014

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