domenica, 18 agosto 2019

Risponde del reato ex art.589 c.p. il  medico che non disponendo i necessari approfondimenti diagnostici, cagiona con negligenza, imperizia e imprudenza la morte del paziente

Corte di Cassazione, Sez. IV Penale, Sentenza 6 settembre 2011, n.33152 - Avv. Valter Marchetti

 

Risponde del reato ex art.589 c.p. il  medico che non disponendo i necessari approfondimenti diagnostici, cagiona con negligenza, imperizia e imprudenza la morte del paziente.  

(Avv. Valter Marchetti, Foro di Savona)
Corte di Cassazione, Sez. IV Penale, Sentenza 6 settembre 2011, n.33152


Gip del Tribunale XXX: assoluzione del medico per non aver commesso il fatto.

Il Gip del Tribunale di  XXX, in esito a giudizio abbreviato, assolveva il medico con la formula  “ per non aver commesso il fatto “ dal delitto di cui all’art.589 c.p., ritenendo il difetto di nesso eziologico tra le pur accertate omissioni colpose di ordine diagnostico e terapeutico.

In particolare, era stato accertato che l’imputato aveva sottoposto a visita neurologica ambulatoriale il paziente in data XXX facendo propria la diagnosi di cefalea tensiva acuta formulata dal dottor XXX all’atto di dimettere il giovane paziente dal P.S. senza aver effettuato o prescritto alcun accertamento diagnostico strumentale.

Il paziente in questione era stato accompagnato al P.S. dell’Ospedale XXX dai genitori, in preda ad un violento mal di testa, con nausea, in reiterazione di analogo episodio verificatosi qualche tempo prima.


Le perizie medico legali.

I perito medico legali avevano sostenuto che, quand’anche l’imputato avessa messo in discussione detta diagnosi ed intuito la necessità di far luogo ad ulteriori approfondimenti strumentali, questi ultimi, essendo il paziente in quel momento asintomatico, sarebbero stati comunque effettuati senza urgenza.

Ed in particolare, rilevano i medici legali, la corretta diagnosi di aneurisma ( dalla cui rottura era conseguita emorragia subracnoidea, causa del decesso ) alla quale gli esiti degli esami avrebbero condotto, sarebbe comunque intervenuta troppo tardi per poter effettuare in tempo un intervento chirurgico di urgenza risolutivo della patologia che le due violente, pregresse cefalee, quali vere e proprie cefalee sentinella, avrebbero dovuto far ragionevolmente sospettare.


Corte d’Appello di XXX: assoluzione del medico  perché il fatto non costituisce reato.

La Corte d’Appello di XXX, parzialmente riformando la sentenza emessa dal  Gip del Tribunale di  XXX, in esito a giudizio abbreviato, assolveva il medico con la formula  “ perché il fatto non costituisce reato “ dal delitto di cui all’art.589 c.p. per aver cagionato – in concorso con analoghe omissioni risalenti al medico neurologo in servizio all’Ospedale XXX, giudicato separatamente -  la morte di  XXX  colpito da lesione emorragica frontale sinistra e da aneurisma dell’arteria comunicante anteriore, avendo colposamente omesso di disporre con urgenza approfodnimenti diagnostici di laboratorio ed in particolare E.E.G., T.A.C., cranica, angiorisonanza ed angiografia cerebrale.

I Giudici del gravame hanno ritenuto di mandare assolto l’imputato con la formula “ perché il fatto non costituisce reato “ una volta acclarata l’insussistenza di comportamenti omissivi penalmente ( e prima ancora “ medicalmente “) rilevati, e ciò sulla base di quanto – affermano i Giudice dell’Appello -  concordamente dichiarato sia dai periti d’ufficio che da quello di parte civile.


La Corte di Cassazione:  a fronte  degli episodi di  “ cefalee sentinella” doveva essere approfondita l’anamnesi del caso clinico in esame.

Secondo la Cassazione, i Giudici dell’Appello, per giungere ad escludere qualsiasi profilo di colpa nell’operato del medico imputato, hanno  del tutto omesso di considerare che le due gravi crisi cefaliche acute con dolore intensissimo hanno rappresentato degli episodi di cd cefalee sentinella ovvero sintomi del sanguinamento dell’aneurisma.

Gli stessi Giudici del gravame, rileva la Cassazione, non hanno valutato – al fine di affermare in termini plausibili, l’eventuale compatibilità logica con la tesi della mancanza della colpa – il fatto che, come rimarcato dal ricorrente sulla base della perizia d’ufficio e delle consulenze di parte, le cd cefalee sentinella sono caratterizzate da periodi di benessere, della più diversa durata temporale; benessere inteso come assenza di dolore, di guisa che, detto favorevole stato apparente, interponendosi ad episodi cefalgici gravi, non vale ad escludere,  ma semmai sottolinea la presenza di un possibile aneurisma cerebrale.

Sotto il profilo della negligenza, imperizia professionale e della violazione dei fondamentali precetti della buona arte medica, afferma la Cassazione, assume rilevanza l’aver trascurato l’approfondimento anamnestico del caso clinico in esame, “ attesoché la negatività dell’esame neurologico cui aveva sottoposto la paziente non vale sempre, come certificato dai periti, ad escludere l’emorragia sub aracnoidea, al fine di poter procedere alla verifica critica della diagnosi di crisi cefaliche formulata dagli altri sanitari, in relazione ai due pregressi episodi, entrambi trattati al pronto soccorso “.

In sintesi, a fronte della concreta situazione in cui versava il paziente, non poteva non  apparire condotta pacificamente e perfettamente esigibile dal medico imputato -  contrariamente alle illogiche e carenti argomentazioni della Corte d’Appello sottoposte a condivisibile critica dal ricorrente -  quella di verificare se i due pregressi episodi di cefalea non facessero quantomeno sospettare due casi di vere e proprie cefalee sentinella, con la conseguente logica necessità di procedere ad approfondimento diagnostico, disponendo con urgenza gli esami strumentali di laboratorio del caso ed in particolare l’angiografia d’urgenza che avrebbe consentito di accertare la presenza dell’aneurisma.


Rilevanza causale della condotta doverosa omessa in relazione al giudizio controfattuale.

In ordine alla rilevanza causale della condotta doverosa omessa in relazione al giudizio controfattuale, i Giudici di legittimità escludono che l’apparente stato asintomatico del paziente all’atto della visita medica cui era stato sottoposto dall’imputato, posto  il concreto ed evidente sospetto della presenza di un aneurisma cerebrale,  “ avrebbe giustificato una richiesta di effettuare i necessari esami di laboratorio “senza urgenza” presso le strutture pubbliche, senza considerare che ben avrebbe potuto  il paziente rivolgersi a strutture sanitarie private notoriamente più sollecite, alle quali, ove dotata di assicurazione sanitaria ( circostanza del tutto inesplorata, in entrambi i gradi del giudizio di merito ) avrebbe potuto avere accesso anche gratuito “.

La IV Sez. Penale della Cassazione, a fronte di quanto sopra considerato e motivato, ha annullato la sentenza di secondo grado con rinvio ad altra Sezione della Corte d’Appello di XXX che dovrà procedere al riesame della vicenda processuale alla luce di quanto espresso dai Giudici di legittimità.

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LaPrevidenza.it, 03/10/2011