giovedž, 22 aprile 2021

Regime decadenziale delle prestazioni previdenziali alla luce di Cass. Sez. Unite  nn. 12718 e 12720 del 12/05/2009.  La novella dell'art. 38, lett. d, d.l. 6 luglio 2011 n. 98, conv. in l. n. 111 del 2011

Avv. Ilario Maio

 

Ricorsi e controversie in materia di prestazioni previdenziali; Natura giuridica della decadenza; Abbreviazione dei termini decadenziali; Decorrenza del termine di decadenza; Irrilevanza delle vicende successive al compimento del termine.  Il principio affermato dalla Sezioni Unite; Fattispecie soggetta alla disciplina della decadenza; irrilevanza degli adempimenti parziali; La composizione del contrato  con la decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione; I dubbi interpretativi dell’articolo 47 d.p.r n. 639/70 all’interno della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione anche dopo le pronuncia delle Sezioni Unite  e la novella dell'art. 38, lett. d, d.l. 6 luglio 2011 n. 98, convertito in legge. n. 111 del 2011; La novella dell'art. 38, lett. d, d.l. 6 luglio 2011 n. 98, convertito in legge. n. 111 del 2011; Decorrenza del termine decadenziale  delle azioni giudiziarie aventi ad oggetto l'adempimento di prestazioni riconosciute solo in parte o il pagamento di accessori del credito.
Decorrenza del termine decadenziale  delle azioni giudiziarie aventi ad oggetto l'adempimento di prestazioni riconosciute solo in parte o il pagamento di accessori del credito.
In ordine, al dies a quo di decorrenza del termine di decadenza, la predetta disposizione (art. 47 cit.), nella formulazione risultante dalle modifiche introdotte dall'articolo 4, del D.L. 19 settembre 1992, n. 384, convertito il legge n. 438/92, a  fronte di domanda tendente al riconoscimento del diritto alla prestazione richiesta (la prestazione in sé considerata), prevede per l’esercizio dell’azione giudiziaria, alternativamente, tre ipotesi di dies a quo:
1) dalla data di comunicazione della decisione del ricorso pronunziata dai competenti organi dell'istituto;
2) dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronuncia della decisione;
3) dalla data di scadenza dei termini prescritti per l'esaurimento del procedimento amministrativo, computati a decorrere dalla data di presentazione della richiesta di prestazione; ove, manchi il ricorso amministrativo, alla data della richiesta, dunque, si sommano i termini presuntivi (art. 7 legge n. 533 del 1973, art. 46 commi 5 e 6 della legge n. 88 del 1989) per l'esaurimento del procedimento amministrativo ai quali si aggiungono i tre anni o un anno di decadenza a secondo della prestazione richiesta.
La decadenza, in tali casi, dunque, inizia a decorrere, solo dopo la conclusione del procedimento amministrativo o, in alternativa dalla scadenza dei termini fissati per il compimento del procedimento amministrativo.
L’azione giudiziaria, per essere procedibile ex art. 443 c.p.c., richiede l’avvio e l’esaurimento del procedimento ammnistrativo o che siano decorsi i termini fissati per il compimento del procedimento e, per essere proponibile, deve essere esercitata entro i termini decadenziali (tre anni o un anno di decadenza a secondo della prestazione richiesta).
Il decreto legge n. 98/2011, con l’aggiunta del comma 6 all’articolo 47 d.p.r n. 639/70, prevedendo che <>” introduce un dies a quo nuovo e diverso da quello disciplinato dalla norma preesistente, che decorre dal momento del verificarsi di un determinato fatto  previsto dalla legge: <>.
Il termine per proporre azioni giudiziarie aventi ad oggetto l'adempimento di prestazioni riconosciute solo in parte o il pagamento di accessori del credito decorre, non dall’esaurimento del procedimento amministrativo o, in alternativa, dalla scadenza dei termini fissati per il compimento del procedimento, ma, esclusa perché non prevista la fase del procedimento amministrativo, dal verificarsi dal fatto previsto dalla legge: <>.
Il momento (la data) in cui avviene il riconoscimento parziale della prestazione ovvero il pagamento della sorte individua, segna il dies a quo del termine di decadenza entro il quale può essere proposta l’azione giudiziaria.
In questi casi, la decadenza ha decorrenza autonoma rispetto dal procedimento amministrativo precedente al riconoscimento della prestazione o al pagamento della sorte.
Quando deve applicarsi il termine di decadenza, non essendo prevista la proposizione del ricorso amministrativo avverso il riconoscimento parziale della prestazione o avverso il mancato pagamento degli accessori, non rileva, a norma della disciplina di cui all'art. 47 del d.P.R. n. 639-1970 novellata  dal  D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 38, comma 1, lett. d) convertito in L. n. 111/ 2012, ai fini della decorrenza della decadenza, il termine, in generale previsto per l’esaurimento del procedimento amministrativo.
Nella fattispecie, la proposizione di un ricorso amministrativo non potrebbe elidere gli effetti delle decadenze iniziati a decorrere per l'operare del criterio previsto dal predetto comma 6, dalla <>.

Ricorsi e controversie in materia di prestazioni previdenziali.

Il D.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, con gli artt. 44 e segg. disciplinava i ricorsi e le controversie in materia di prestazioni dell'Inps; gli art. 44 - 46 sono stati abrogati dall’articolo 46 della legge n. 88/89 di ristrutturazione dell’INPS e dell’INAIL che ha attribuito la competenza sul contenzioso amministrativo in materia di prestazioni al Comitato Provinciale, l’articolo 47 che disciplina, esauriti i ricorsi amministrativi, i termini per l’esercizio dell’azione dinanzi l’autorità giudiziaria non è stato interessato dalla legge di ristrutturazione degli enti e continua trovare applicazione . Già nell’ambito della disciplina dettata dal d.p.r. n. 639/70 in tema di ricorsi e controversie in materia previdenziale, particolare rilievo nell’ambito di tali norme assumeva l’articolo 47, secondo cui l'azione giudiziaria può (poteva) essere proposta dopo l'esperimento dei ricorsi amministrativi "entro il termine di dieci anni dalla data di comunicazione della decisione definitiva del ricorso pronunziata dai competenti organi dell'istituto o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronunzia della decisione medesima, se trattasi di controversie in materia di trattamenti pensionistici, di cinque anni se trattasi di controversia in materia di prestazione minore". La normativa in esame è stata oggetto di interpretazioni divergenti in giurisprudenza, mentre si era affermato in modo univoco che l'art. 47 si riferisse, per quanto concerne le prestazioni pensionistiche, ai ratei di pensione non ancora liquidati, a contrastanti risultati avevano dato luogo le questioni se il previsto termine decennale fosse un termine di prescrizione o di decadenza, e se la decadenza fosse da considerarsi sostanziale o procedimentale. L'interpretazione fornita dalla giurisprudenza, in ordine al termine decennale stabilito nella citata norma, dopo differenti posizioni circa la sua natura prescrizionale o decadenziale, si era orientata nel senso che esso avesse natura meramente procedimentale: non dava luogo ad effetti sostanziali delimitando unicamente l'efficacia temporale della condizione di procedibilità della domanda giudiziale. La scadenza del termine, pertanto, comportava “esclusivamente” il difetto di procedibilità dell’azione, rendendosi necessaria la ripetizione della procedura amministrativa, per poi agire in giudizio.

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LaPrevidenza.it, 09/08/2012

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