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Assistenza

La titolarità della carta di soggiorno non è più requisito per la concessione dell’indennità di accompagnamento e della pensione di inabilità
(Corte Costituzionale sentenza n. 40/2013, depositata il 15.3.2013, pubblicata nella G.U. n. 12 del 20.3.2013 – Avvocato Sabrina Cestari)

Con ordinanza del 31 maggio 2011, il Tribunale di Urbino aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in riferimento agli articoli 3, 32 e 117, primo comma, della Costituzione, nella parte in cui subordina la concessione della indennità di accompagnamento al possesso della carta di soggiorno e, dunque, anche al requisito della durata del soggiorno medesimo nel territorio dello Stato.


Con ordinanza del 27 settembre 2011, il Tribunale di Cuneo aveva parimenti sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, per contrasto con l’art. 117 Cost., nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione, agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato, della pensione di inabilità civile di cui all’art. 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118 e dell’indennità di accompagnamento di cui all’art. 1 l. 11 febbraio 1980 n. 18, e per contrasto con gli artt. 2, 3, 29, 32 e 38 della Costituzione nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione, agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato, dell’indennità di accompagnamento di cui all’art. 1 legge 11 febbraio 1980 n. 18.


In entrambi i giudizi si era costituito l’Istituto nazionale per la previdenza sociale chiedendo che le questioni venissero dichiarate infondate.


In considerazione delle questioni analoghe riferite ad una identica disposizione sollevate dalle succitate ordinanze i relativi giudizi venivano riuniti.


Nella sentenza qui commentata, la Corte Costituzionale evidenzia, in primis, che la norma oggetto di impugnativa è fortemente restrittiva e per molti aspetti intrinsecamente derogatoria rispetto alla generale previsione dettata in materia di prestazioni sociali ed assistenziali in favore dei cittadini extracomunitari dall’art. 41 del d.lgs. n. 286 del 1998, il quale, invece, prevede che “Gli stranieri titolari della carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno, nonché i minori iscritti nella loro carta o nel loro permesso di soggiorno, sono equiparati ai cittadini italiani ai fini della fruizione delle provvidenze e delle prestazioni, anche economiche, di assistenza sociale, incluse quelle previste per coloro che sono affetti da morbo di Hansen o da tubercolosi, per i sordomuti, per i ciechi civili, per gli invalidi civili e per gli indigenti”.


La Corte sottolinea poi che ha già avuto modo di occuparsi della medesima disposizione impugnata in riferimento agli istituti della pensione di inabilità (sentenza n. 11 del 2009 e sentenza n. 324 del 2006) e della indennità di accompagnamento (sentenza n. 306 del 2008), dichiarando l’illegittimità costituzionale anche dell’art. 9 del Testo unico sull’immigrazione, nella parte in cui si escludevano tali provvidenze per gli stranieri non in possesso dei prescritti requisiti di reddito.


In quei casi la Corte aveva rilevato come fosse manifestamente irragionevole subordinare l’attribuzione di prestazioni assistenziali (che presupponevano uno stato di invalidità e disabilità) al possesso di un titolo di legittimazione alla permanenza nel territorio dello Stato che richiede, per il suo rilascio, tra l’altro la titolarità di un determinato reddito.


Anche la previsione del possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, individuato dalla norma impugnata quale pre-requisito per il conseguimento delle provvidenze sociali in favore degli stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato, era stata  scrutinata dalla Corte, sul versante della titolarità del permesso di soggiorno da almeno cinque anni, nelle sentenze n. 187 del 2010 (riguardante l’assegno mensile di invalidità, di cui all’art. 13 della legge n. 118 del 1971) e n. 329 del 2011 (concernente la indennità di frequenza di cui all’art. 1 della legge 11 ottobre 1990, n. 289).


Nelle succitate sentenze, nel dichiarare l’illegittimità costituzionale della normativa denunciata, la Corte aveva affermato che, ove si tratti di provvidenze destinate al sostentamento della persona nonché alla salvaguardia di condizioni di vita accettabili per il contesto familiare in cui il disabile si trova inserito, qualsiasi discrimine fra cittadini e stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato, fondato su requisiti diversi da quelli previsti per la generalità dei soggetti, finisce per risultare in contrasto con il principio di non discriminazione di cui all’art. 14 della CEDU, avuto riguardo alla interpretazione rigorosa che di tale norma è stata offerta dalla giurisprudenza della Corte europea.


Nei casi di specie, in ragione delle gravi condizioni di salute dei soggetti di riferimento, portatori di handicap fortemente invalidanti, vengono ad essere coinvolti, a giudizio della Corte, una serie di valori essenziali, quali, in particolare, la salvaguardia della salute, le esigenze di solidarietà rispetto a condizioni di elevato disagio sociale, i doveri di assistenza per le famiglie. Valori di rilievo costituzionale in riferimento ai parametri evocati, tra cui spicca l’art. 2 della Costituzione, anche in considerazione delle diverse convenzioni internazionali che li presidiano e che rendono priva di giustificazione la previsione di un regime restrittivo nei confronti di cittadini extracomunitari, legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato da tempo apprezzabile ed in modo non episodico.


Conseguentemente la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della indennità di accompagnamento di cui all’art. 1 della legge 11 febbraio 1980, n. 18  e della pensione di inabilità di cui all’art. 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118.


Avvocato Sabrina Cestari


Documento integrale

LaPrevidenza.it, 26/03/2013

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