giovedì, 27 gennaio 2022

Il TFR in busta paga: quando lo Stato guadagna e i lavoratori meno

Massimo Baldini (Università di Modena e Regggio Emilia) e Simone Pellegrino (Università di Torino) 

 

Il TFR in busta paga: quando lo Stato guadagna e i lavoratori meno

di Massimo Baldini (Università di Modena e Regggio Emilia)  e Simone Pellegrino (Università di Torino) 

29 ottobre 2014

Nei giorni scorsi si è discusso molto sulla proposta del Governo di consentire l'anticipo in busta paga della quota di TFR maturata nell'anno (si veda Tito Boeri, http://www.lavoce.info/10-ragioni- contro-tfr-in-busta-paga/; Stefano Patriarca, http://www.lavoce.info/tfr-cifre-scelta-importante/). In questa nota focalizziamo l'attenzione sul cambiamento del regime impositivo per coloro che chiederanno l'anticipazione del TFR in busta paga. Il testo del disegno di legge parla chiaro: i soggetti interessati possono richiedere la liquidazione mensile della quota maturanda di TFR come parte integrativa della retribuzione; in questo caso è previsto il regime fiscale ordinario, anziché il regime fiscale previsto in caso di erogazione complessiva del TFR (regime sostitutivo). Attualmente il regime sostitutivo prevede l'applicazione dell'aliquota media IRPEF (risultante dalle dichiarazioni dei redditi del contribuente degli ultimi cinque anni) all'importo complessivo del TFR accantonato nel corso del tempo. Applicando il regime ordinario come previsto nel decreto legge, invece, la quota maturanda di TFR di uno specifico anno risulta a tutti gli effetti parte integrante del reddito complessivo del contribuente ai fini IRPEF del medesimo periodo d'imposta. In questo secondo scenario diventa particolarmente rilevante l'aliquota marginale effettiva del contribuente (superiore all'aliquota marginale legale per il gioco delle detrazioni per lavoro e famiglia decrescenti col reddito). Dal punto di vista fiscale, per chi è conveniente richiedere l'anticipo del TFR in busta paga? Per nessuno. Quanto è meno conveniente? Iniziamo con un esempio. Si consideri un lavoratore dipendente single con un reddito al lordo di imposte e contributi pari a 26 mila euro. Ipotizziamo che i contributi sociali siano pari al 33 per cento, un terzo a carico del lavoratore e due terzi a carico del datore di lavoro. In questo caso il reddito complessivo IRPEF è pari a 23.140 euro, mentre l'accantonamento annuo del TFR è pari a (26.000/13,5) - (0,005*26.000) = 1.795,93 euro. Secondo le attuali regole, l'accantonamento annuale del TFR sconterà l'aliquota media IRPEF al momento del pensionamento (che dipenderà dal profilo reddituale specifico del lavoratore), mentre l'imposta netta IRPEF dell'anno è pari a 4.450,6 euro (si ipotizza l'assenza di oneri deducibili e detraibili e non si considera l'impatto delle addizionali regionali e comunali). Per semplificare l'analisi, ipotizziamo che la quota annua di TFR sconti l'aliquota media IRPEF dell'anno, pari al 19,23 per cento, da cui deriva una imposta sul TFR pari a 345,42 euro. L'imposta complessiva pagata da questo contribuente è pari a 4.796 euro. Nello scenario previsto dal decreto, invece, 1.795,93 euro non vengono accantonati, ma erogati nell'anno di maturazione. In questo caso il reddito IRPEF diventa 24.935,93 euro, mentre l'imposta netta IRPEF sale a 5.016,51 euro. Il lavoratore, se richiede l'anticipo del TFR, paga pertanto una maggiore imposta, rispetto alla situazione attuale, di 220,48 euro. Ripetendo lo stesso ragionamento, la Figura 1 evidenzia l'ammontare assoluto della maggiore imposta all'aumentare del reddito. Come si vede, l'aumento in valore assoluto è più grande per i redditi elevati, e minore per i redditi più bassi. L'inverso si osserva rapportando la maggiore imposta al reddito 


Figura 1. Variazione assoluta di imposta  550

Omissis


Reddito complessivo IRPEF

Il governo si attende da questa misura un incremento di gettito pari a 2,25 miliardi di euro; secondo le stime governative un lavoratore interessato su due (possono richiedere l'anticipo del TFR solo i lavoratori dipendenti del settore privato;) richiederà l'anticipo. L'aumento di imposizione non è di poco conto se si vuole rendere appetibile questa misura. Probabilmente le stime del governo sono ottimistiche. Vediamo perché è improbabile che così tanti lavoratori saranno incentivati a richiedere questa misura. Per i contribuenti con alta propensione al risparmio non sarà vantaggioso, mentre è plausibile che la probabilità che si faccia ricorso a questa fonte di reddito sia più elevata per i redditi bassi, perché diventano più stringenti i vincoli di liquidità, soprattutto in un periodo di crisi economica. Come si vede dalla Figura 2 sono però proprio i contribuenti con redditi bassi e medio-bassi a subire la maggiore impennata percentuale di imposizione media: a questi livelli di reddito il divario tra aliquota marginale effettiva e media è molto accentuato. In questo caso lo Stato con una mano dà e con l'altra toglie: è vero che l'anticipo del Tfr incide positivamente sul reddito netto presente (a scapito ovviamente di quello futuro), ma ad un costo che è molto alto per quelli che ne hanno oggi più bisogno. Ma è anche vero che è amministrativamente difficile pensare di fare diversamente. Oggi l'aliquota media da applicare allo stock di TFR è calcolata direttamente dall'agenzia delle entrate, che determina l'importo dovuto in caso di pensionamento del lavoratore. Sembra difficile richiedere all'agenzia delle entrate il calcolo della aliquota media per tutti i soggetti che ne faranno richiesta (che dovrebbe avvenire a gennaio al fine di evitare successivi e corposi conguagli), soprattutto (ma è poco probabile) se i richiedenti saranno tanti. Si potrebbe pensare di applicare l'aliquota media relativa alla dichiarazione precedente, anche se verrebbero svantaggiati i contribuenti che subiscono una forte riduzione di reddito rispetto all'anno precedente. Si potrebbe infine applicare l'aliquota media dell'anno (come ipotizzato nel nostro esempio), ma sorgerebbe qualche complessità amministrativa in più, dovendo poi conguagliare la situazione alla fine dell'anno. È vero anche che cambia il profilo di scelta temporale tra consumo oggi e consumo domani. L'aliquota agevolata sul TFR può essere considerata come un premio per la rinuncia a disporre subito del reddito: il lavoratore lascia il TFR all'azienda, quindi rinuncia ad un pezzo del reddito ora, ma almeno una parte del reddito non è tassata in base all'aliquota progressiva, ma ad una più bassa. Se ora questo "sacrificio" non c'è più, viene meno anche il bisogno del premio per questo sacrificio.

Nel complesso la misura sembra poco appetibile; lo è di più per i soggetti più bisognosi di ottenere un aumento di reddito disponibile, ma ad un costo elevato.

baldini.massimo@unimore.it

spellegrino@gmail.com  

* Per gentile concessione del CERP (Center for research on Pensions and welfare Policies) Collegio Carlo Alberto
Allegato: il TFR in busta paga.pdf
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LaPrevidenza.it, 12/11/2014

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