mercoledì, 28 settembre 2022

Danno da trasfusione: indennizzo ex legge n. 210 del 1992 e rivalutazione per intero

Corte costituzionale, sentenza 9 novembre 2011 n. 293 - Avv. Daniela Carbone

 

Con sentenza del 9 novembre 2011, n, 293, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 11, commi 13 e 14, del decreto-legge 31 maggio 2010,  n.  78  (Misure  urgenti  in materia  di   stabilizzazione   finanziaria   e   di   competitività economica), convertito, con  modificazioni,  dall'art.  1,  comma  1,della legge 30 luglio 2010, n. 122, nella parte in cui non prevedevano il diritto a riscuotere  la  rivalutazione monetaria,  sulla  base  del   tasso   di   inflazione   programmato, dell'indennità integrativa speciale di  cui  all'art.  2,  comma  2, della medesima legge, costituente parte integrante dell'indennizzo in godimento.

La questione di legittimità era stata sollevata, con distinte ordinanze di rimessione, dai Tribunali di Alessandria, Reggio Emilia, Parma, Pausania, Tempio, a seguito dei contenziosi intrapresi dai danneggiati da emotrasfusioni, per contrasto:

- con l’art. 3, comma 1, sotto il profilo  della ragionevolezza  e dell'uguaglianza, per l'illegittima  disparità  di  trattamento;

- con l’art. 117, primo comma, Cost., stante la violazione delle norme convenzionali di cui all'art. 2 della Convenzione  europea  per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle  libertà  fondamentali(CEDU);

- con l’art. 32 Cost. che tutela  il  diritto  alla  salute, nonché  l'art.  117,  primo  comma,  Cost.,  stante  la   violazione dell'art. 35  CEDU;

- con gli artt. 25, primo comma, 101, 102, 104,  111  Cost., per l'ingerenza  attraverso  le  disposizioni  censurate  del potere   legislativo su   quello   giudiziario. Inoltre, il  ius  superveniens  comporterebbe,  di fatto,  una  estinzione  dei  processi  in  corso  e,   dunque,   una sostanziale vanificazione della via giurisdizionale quale mezzo per attuare un diritto  preesistente,  con  violazione  del  diritto  di azione;

- l'art. 38, primo comma,  Cost.,  sotto  il  profilo  della adeguatezza delle prestazioni assistenziali;

- con l’art. 111 Cost., in  quanto l'estinzione automatica di tutti i giudizi pendenti comporterebbe una illegittima interferenza del potere legislativo  nella  sfera  della giurisdizione.

Le sei ordinanze di rimessione hanno sostanzialmente censurato la  medesima normativa (art. 11, commi 13 e 14, d.l. n. 78 del  2010,  convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma  1,  della  legge  n.  122  del 2010), con argomentazioni identiche o analoghe. Pertanto, i relativi giudizi di legittimità costituzionale sono stati riuniti, per essere definiti con unica decisione.

La questione, concernente la rivalutazione della indennità integrativa speciale, componente prevista dall'art. 2, comma  2,  della legge n. 210  del  1992, e pari a circa il 95% dell’intero indennizzo, è stata  oggetto  in  giurisprudenza  di decisioni contrastanti. In particolare, con la sentenza del 28 luglio 2005, n. 15894, la Corte di cassazione, sezione lavoro, ha  affermato la necessità  della  rivalutazione,  secondo  il  tasso  annuale  di inflazione programmata, dell'indennizzo di cui alla legge n. 210  del 1992, anche con riferimento  alla  componente  di  cui  al  comma  2, dell'art.  2  della  medesima  legge,  rilevando  che   una   diversa interpretazione non sarebbe conforme ai principi  costituzionali,  in quanto la misura dell'indennizzo, se non rivalutata per intero  nelle sue componenti,  non  sarebbe  equa  rispetto  al  danno  subito,  da rapportare al pregiudizio alla salute, tanto  più  che  gli  aumenti Istat dell'indennizzo - al netto dell'indennità integrativa speciale - sono  modesti  e  l'indennità  stessa  e'  rimasta  ferma  a  lire 1.991.765, pari a euro 1.028,66 (corrispondente  al  valore  di  due mensilità, in quanto l'indennizzo e'  corrisposto  ogni  due  mesi).

Diversamente, con la sentenza del 13 ottobre 2009 n. 21703, la Corte di cassazione, sezione lavoro, si e'discostata dal precedente orientamento, ritenendo non rivalutabile la componente  di cui all'art. 2, comma 2, della legge n. 210 del 1992.

I rimettenti sottolineano che, nonostante quest'ultima interpretazione, le  Corti  di  merito  continuano  ad  adeguarsi  al precedente  orientamento,  riconoscendo  la  rivalutazione  monetaria dell'intero indennizzo.

Secondo i giudici rimettenti, in questo quadro non si giustifica, e risulta, quindi, fonte  di una irragionevole disparità di trattamento in contrasto  con  l'art. 3, comma primo, Cost., la situazione venutasi  a  creare,  a  seguito della  normativa  censurata,  per  le  persone  affette  da   epatite post-trasfusionale rispetto a quella  dei  soggetti  portatori  della sindrome da talidomide.

A questi  ultimi  e'  riconosciuta  la   rivalutazione   annuale dell'intero indennizzo, mentre alle  prime  la  rivalutazione  (sulla base del tasso di inflazione programmato: art. 2, comma 1,  legge  n. 210 del 1992) e' negata proprio sulla componente diretta a coprire la maggior  parte  dell'indennizzo  stesso,  con  la  conseguenza,   tra l'altro, che soltanto questo rimane esposto alla progressiva erosione derivante dalla svalutazione. E ciò ad onta delle  caratteristiche omogenee come sopra riscontrate tra i due benefici.

Osserva la Corte che le scelte del legislatore, nell'esercizio dei suoi  poteri  di apprezzamento della qualità, della misura, della gradualità  e  dei modi di erogazione delle provvidenze  da  adottare,  rientrano  nella sfera della sua discrezionalità. Tuttavia, compete a questa  Corte verificare che esse non  siano  affette  da  palese  arbitrarietà o irrazionalità, ovvero non comportino una lesione  della  parità  di trattamento o del nucleo minimo della garanzia (sentenze n.  342  del 2006 e n. 226 del 2000).

Orbene, come già chiarito dalla Corte, non e'  ravvisabile irrazionale disparità di trattamento  dei  soggetti  danneggiati  in modo  irreversibile  da  emotrasfusioni  rispetto  a  quanti  abbiano ricevuto una  menomazione  permanente  alla  salute  da  vaccinazioni obbligatorie, trattandosi di situazioni diverse che non  si  prestano ad entrare in una visione unificatrice (sentenza n. 423  del  2000  e ordinanza n. 522 del 2000).

Non altrettanto, però, può  dirsi  per  la  situazione  delle persone affette da sindrome  da  talidomide. Invero, la  ratio  del beneficio concesso a tali persone e' da ravvisare nell'immissione  in commercio del detto farmaco in assenza di adeguati controlli sanitari sui  suoi  effetti,  sicché  esso  ha  fondamento  analogo,  se  non identico, a quello del beneficio introdotto  dall'art.  1,  comma  3, della legge n. 210 del  1992.  Nella sindrome  da  talidomide,  come nell'epatite post-trasfusionale, i  danni  irreversibili  subiti  dai pazienti sono derivati  da trattamenti  terapeutici  non  legalmente imposti e neppure incentivati e promossi  dall'autorità  nell'ambito di una politica sanitaria pubblica. Entrambe le misure hanno  natura assistenziale, basandosi sulla solidarietà collettiva  garantita  ai cittadini alla stregua degli artt. 2 e 38 Cost.

In questo quadro non si giustifica, e risulta, quindi, fonte di una  irragionevole disparità di trattamento in contrasto  con  l'art. 3, comma primo, Cost., la situazione venutasi  a  creare,  a  seguito della  normativa  censurata,  per  le  persone  affette  da   epatite post-trasfusionale rispetto a quella  dei  soggetti  portatori  della sindrome da talidomide.

A questi ultimi è riconosciuta  la   rivalutazione   annuale dell'intero indennizzo, mentre alle  prime  la  rivalutazione  (sulla base del tasso di inflazione programmato: art. 2, comma 1,  legge  n. 210 del 1992) e' negata proprio sulla componente diretta a coprire la maggior  parte  dell'indennizzo  stesso,  con  la  conseguenza,   tra l'altro, che soltanto questo rimane esposto alla progressiva erosione derivante dalla svalutazione. E ciò ad onta delle  caratteristiche omogenee come sopra riscontrate tra i due benefici.

E’ proprio sotto questo profilo di disparità di trattamento che la Corte costituzionale ha ritenuto di dover dichiarare l’illegittimità costituzionale dell’articolo 11, commi 13 e 14, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, legge 30 luglio 2010, n. 122, con conseguente diritto alla rivalutazione annuale dell’indennizzo  anche per i danneggiati da emotrasfusioni in tutte le sue componenti e, quindi, nell’intero importo, secondo il tasso di inflazione programmato.


Avv. Daniela Carbone

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LaPrevidenza.it, 22/11/2011

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