lunedì, 04 luglio 2022

Danni da vaccinazioni: la rivalutazione non opera sulla I.I.S.

Cassazione civile  sez. lav., sentenza 16 marzo 2011 n. 6253

 

Il primo motivo denuncia violazione della L. 25 febbraio 1992, n. 210, art. 2, commi 1 e 2, come sostituito dalla L. 20 dicembre 1996, n. 641 e successivamente modificato dalla L. 25 luglio 1997, n. 238.

Critica la sentenza impugnata per avere ritenuto rivalutabile la somma corrispondente all'indennità integrativa speciale, siccome componente del complessivo indennizzo stabilito dalla denunciata legge. Tale interpretazione è del tutto contraria al dato normativo:

infatti il citato art. 1, comma 1, stabilisce che l'indennizzo è rivalutato annualmente sulla base del tasso d'inflazione programmato, e al secondo comma nulla prevede in ordine alla rivalutabilità della somma da cui il medesimo indennizzo è integrato; la L. n. 210 del 1992, art. 2, comma 2, esclude poi che sia soggetta a rivalutazione la somma corrispondente all'indennità integrativa speciale.

Il motivo è fondato.

L'orientamento giurisprudenziale, cui si è riportato il giudice del merito, non è condivisibile alla luce della successiva giurisprudenza di questa Corte, secondo cui "In materia di danni da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni od emoderivati, la rivalutazione annuale non si applica all'indennità integrativa speciale, prevista alla L. 25 luglio 1992, n. 210, art. 2, comma 2, sia perché il legislatore ne ha espressamente stabilito il riconoscimento solo per l'indennizzo, autonomamente disciplinato dal comma 1, dell'art. 2 cit. (così come modificato dalla L. 25 luglio 1997, n. 238), sia perché l'indennità integrativa speciale ha proprio la funzione di attenuare od impedire gli effetti della svalutazione monetaria, per cui è ragionevole che ne sia esclusa normativamente la rivalutabilità" (cfr. Cass. 13 ottobre 2009 n. 21703, poi confermata da Cass. 19 ottobre 2009 n. 22112).

In effetti, la L. n. 210 del 1992, art. 2, non disciplina l'indennizzo in questione "nella sua globalità" ma lo divide in due parti, regolate in due distinti commi, e prevede la rivalutazione annuale soltanto per la prima parte, per cui non si può, considerando il dato normativo, estendere la rivalutabilità anche all'indennità integrativa speciale.

Accolto il primo motivo, resta assorbito il secondo, che sviluppa censure in ordine al calcolo delle somme per rivalutazione e interessi della suddetta indennità integrativa speciale.

La sentenza impugnata, che ha deciso conformemente al precedente orientamento, va dunque cassata e non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa, ai sensi dell'art. 384 cod. proc. civ., comma 2, va decisa nel merito, con il rigetto della domanda proposta dall'assistibile.

Date le riferite oscillazioni giurisprudenziali, sussistono giusti motivi per compensare fra le parti le spese dell'intero processo.

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LaPrevidenza.it, 22/10/2011

DANIELA CARBONE
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