venerdì, 03 dicembre 2021

Assegno di cura e perequazione automatica

Corte dei conti, sez. Marche, 14 febbario 2011 n. 38, G.U. G.De Rosa - Avv. Daniela Carbone

 

L’assegno di cura, previsto dall’art. 5 della legge 23 aprile 1965 n. 488, viene riconosciuto ai titolari di pensione privilegiata per infermità tubercolare/polmonare  che non percepiscano già assegno di superinvalidità. La misura è differente a seconda che l’infermità sia ascrivibile dalla II alla V categoria o dalla VI alla VIII categoria. Trattasi di assegno non soggetto ad imposizione fiscale e non reversibile.

L’assegno di cura e sostentamento (art. 5, l. 6 agosto 1975, n. 419 in relazione all’art. 4, l. 14 dicembre 1970, n. 1088), mirando - come l’indennità postsanatoriale - al consolidamento dello stato clinico di guarigione o di stabilizzazione della tubercolosi, non presuppone l’esistenza una fase attiva della malattia ed è condizionato alla riduzione a meno della metà della capacità di guadagno (per effetto o in relazione alla malattia tubercolare).

Con il riconoscimento dell’assegno di cura di cui all’art. 30 l. n. 648 del 1950 (e successive analoghe disposizioni) il legislatore ha inteso risarcire nel caso delle infermità pleuriche di natura tubercolare, non soltanto il danno funzionale ad esse collegato a carico dell’organo colpito, ma, altresì, quello di «previsione» per la possibilità insita in tali malattie, che focolai sopiti subiscano recrudescenza (C. conti, sez. III, pens. guerra, 14-04-1986, n. 110757).

Non spetta assegno di cura per le malattie che non abbiano natura tubercolare o sospetta natura tubercolare (C. conti, sez. III, pens. guerra, 01-03-1985, n. 108850).

Il diritto all’assegno suindicato è in sé imprescrittibile, come quello al trattamento pensionistico, soggiacendo invece a prescrizione quinquennale (con decorrenza, ai sensi dell’art. 2935 c.c., dall’entrata in vigore della citata l. n. 88 del 1987) il diritto alle singole rate dell’assegno stesso.

In tema di prestazioni a favore dei soggetti colpiti da tubercolosi, l’art. 1 l. 4 marzo 1987 n. 88 - che ha modificato in melius l’art. 4 l. 14 dicembre 1970 n. 1088 (sostituendo tre commi al 5º comma di esso, già sostituito dall’art. 6, 2º comma, l. 6 agosto 1975 n. 419) - ha attribuito l’assegno di cura e sostentamento anche agli ex assistiti (dotati dei requisiti prescritti) che abbiano fruito dell’indennità post-sanatoriale in epoca anteriore alla data di entrata in vigore della citata l. n. 1088 del 1970.

 Di recente vi sono state diverse pronunce da parte delle sezioni della Corte dei conti con le quali veniva riconosciuto il diritto del ricorrente alla riliquidazione dell'assegno di cura nella misura risultante dall'applicazione del meccanismo legale di perequazione automatica, con la conseguente corresponsione delle somme differenziali spettanti a seguito della riliquidazione dei beneficio pensionistico, nei limiti della intervenuta prescrizione (Corte dei conti Lombardia, nn. 405 e 533 del 2008, 195 del 2009, 384 e 548 del 2010). Effettivamente a tutt’oggi l’assegno di cura viene corrisposto negli importi previsti sin dalla sua introduzione, senza che vi sia stato alcun adeguamento nel corso degli anni.

L’accoglimento del ricorso nelle succitate decisioni si basa sul tenore letterale delle seguenti norme. Ai sensi dell'art. 108 del Decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092: "A favore dei titolari di pensione od assegno privilegiato per infermità tubercolare o di sospetta natura tubercolare. Che non abbiano assegno di superinvalidità, è attribuito un assegno di cura non riversibile nella misura di annue Lire 96.000 e si tratti di infermità ascrivibile ad una delle categorie dalla seconda alla quinta, e di annue lire 48.000 se l'infermità stessa sia ascrivibile alle categorie dalla sesta all'ottava della tabella A, annessa alla legge 18 marzo 1968. n, 313".
Ai sensi dell'art. 59, comma 4, Legge 27 dicembre 1997 , n. 449: "4. A decorrere dal 1° gennaio 1998, per l'adeguamento delle prestazioni pensionistiche a carico delle forme pensionistiche di cui ai commi 1, 2 e 3 trova applicazione esclusivamente l'articolo 11 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 con esclusione di diverse forme, ove ancora previste, di adegua mento anche collegate all'evoluzione delle retribuzioni di personale in servizio. Con effetto sui trattamenti liquidati a decorrere dal 1° gennaio 1998 dalle medesime forme pensionistiche si applicano le disposizioni in materia di cumulo tra prestazioni pensionistiche e redditi da lavoro dipendente o autonomo previste dalla disciplina dell'assicurazione generale obbligatoria", Ai sensi dell'art. 11 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 (Perequazione automatica delle pensioni): "1. Gli aumenti a titolo di perequazione automatica delle pensioni previdenziali ed assistenziali si applicano, con decorrenza dal 1994 sulla base del solo adeguamento al costo vita con cadenza annuale ed effetto dal primo novembre di ogni anno. Tali aumenti sono calcolati applicando all'importo della pensione spettante alla fine di ciascun periodo la percentuale di variazione che si determina rapportando il valore medio dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati, relativo all'anno precedente il mese di decorrenza dell'aumento, all'analogo valore medio relativo all'anno precedente. Si applicano i criteri e le modalità di cui al commi 4 e 5 dell'articolo 24 della legge 28 febbraio 1986. n. 41.
Ulteriori aumenti possono essere stabiliti con legge finanziaria in relazione all'andamento dell'economia e tenuto conto degli obiettivi rispetto al PIL indicati nell'art. 3, comma 1, della L. 23 ottobre 1992, n. 421, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Con effetto dal 1° gennaio 2009 i predetti aumenti saranno stabiliti nel limite di un punto percentuale della base imponibile a valere sulle fasce di pensione fino a lire dieci milioni annui.

A mente del combinato disposto delle norme sopra richiamate è stato riconsociuto al ricorrente il diritto alla riliquidazione dell'assegno di cura nella misura risultante dall'applicazione del meccanismo di perequazione automatica previsto dalle norme sopra citate.

Di contrario avviso e tenore è invece la recentissima decisione della sezione Marche della Corte dei conti, n. 38 del 14.2.2011, con la quale si respinge la richiesta di adeguamento automatico dell’assegno di cura sul presupposto che la rivalutazione di una prestazione pensionistica dev’essere espressamente riconosciuta dalla legge. Dopo un’ampia disamina dei trattamenti pensionistici per i quali il legislatore è intervenuto chiaramente a disciplinare la rivalutazione dell’emolumento pensionistico, e dopo aver ritenuto non rilevanti le sollevate questioni di legittimità costituzionale per contrasto della normativa in esame con gli artt. 2, 3 e 32 Cost., proprio nella parte in cui non prevede l’adeguamento automatico dell’assegno in argomento, il Giudice conclude con rigetto del ricorso per la mancata previsione normativa dell’adeguamento automatico dell’assegno di cura ex art. 108, d.P.R. n. 1092 del 1973.

Non può non evidenziarsi quanto “suggestiva” fosse l’interpretazione data alla fattispecie in esame dai giudici che hanno accolto  le richieste di adeguamento dell’assegno di cura, e quanto tuttavia più aderente al dato normativo sia la decisione in commento. Forse una “chance” avrebbe potuto esser concessa ai ricorrenti, rimettendo al vaglio della Corte costituzionale la legittimità della lacuna normativa riscontrata nella disciplina dell’assegno di cura.

 Avv. Daniela Carbone

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LaPrevidenza.it, 09/03/2011

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