martedì, 28 giugno 2022

La rivalutazione della pensione per contributi derivanti da esposizione all'amianto. Prescrizione e decadenza del diritto

Cassazione, sez. VI civile, Sentenza 31.7.2014 n. 17500

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE  SOTTOSEZIONE L 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. CURZIO Pietro - Presidente - Dott. BLASUTTO Daniela - rel. Consigliere - Dott. GARRI Fabrizia - Consigliere - Dott. MANCINO Rossana - Consigliere - Dott. PAGETTA Antonella - Consigliere - ha pronunciato la seguente:  ordinanza sul ricorso 21447/2011 proposto da: INPS - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS) in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l'AVVOCATURA CENTRALE DELL'ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO Alessandro, LUIGI CALIULO, SERGIO PREDEN, ANTONELLA PATTERI, giusta procura speciale in calce al ricorso;  - ricorrente -  contro  R.G., T.S., S.F., TE.  L., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CIVININI 12, presso lo studio dell'avvocato CASSIANO Massimo, che li rappresenta e difende unitamente all'avvocato BARLETTA LORETTA, giusta delega a margine del controricorso;  - controricorrenti -  e contro  P.F.;  - intimato - avverso la sentenza n. 382/2011 della CORTE D'APPELLO di FIRENZE dell'8.3.2011, depositata il 07/04/2011; udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 17/06/2014 dal Consigliere Relatore Dott. DANIELA BLASUTTO; udito per il ricorrente l'Avvocato Sergio Preden che si riporta agli scritti.

Fatto

La Corte pronuncia in Camera di consiglio ex art. 375 c.p.c., a seguito di relazione a norma dell'art. 380 bis c.p.c., condivisa dal Collegio, lette le memorie delle parti.

Con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Firenze, riformando la sentenza di primo grado, dichiarava ammissibile la domanda proposta da R.G., S.F., T.S. e Te.Le. nei confronti dell'INPS e riconosceva il diritto degli appellanti alla rivalutazione della contribuzione per esposizione ultradecennale a polveri di amianto ai sensi della L. n. 257 del 1992, art. 13, relativamente ai periodi specificamente indicati in sentenza.

Dopo una prima domanda amministrativa risalente al 1996, gli interessati avevano presentato una seconda domanda amministrativa il 13 giugno 2005 e proposto il ricorso giudiziario il 10 giugno 2008. In relazione a ciò, avevano sostenuto: a) che la decadenza non può trovare applicazione in sede di richiesta di rivalutazione contributiva, che non equivale a domanda di pensione, ma incide solo sulla successiva fase di quantificazione e liquidazione del trattamento pensionistico; b) che, comunque, doveva considerarsi ammissibile una seconda domanda amministrativa, in quanto l'eventuale decadenza già maturata poteva colpire solo i ratei pregressi, dovendo tale conclusione trarsi dal principio secondo cui il diritto a pensione è irrinunciabile e imprescrittibile.

Osservava la Corte territoriale che la disciplina della decadenza di cui al D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47, non può trovare applicazione nei casi in cui il pensionato chieda una componente del trattamento pensionistico non liquidata o erroneamente liquidata dall'Inps; che nel caso di specie si trattava di domande aventi ad oggetto una integrazione della pensione e il termine decadenziale non poteva trovare applicazione; che era, quindi, irrilevante che i ricorrenti avessero agito con ricorso proposto il 10 giugno 2008 a fronte di domande amministrative presentate nel 1996 e reiterate nel giugno 2005.

Avverso detta sentenza l'Inps propone ricorso per cassazione nei confronti dei pensionati R., S., T. e Te.

per denunciare la violazione del D.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, art. 47 e successive modifiche e integrazioni e della L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13 e, nei confronti di P.F., per denunciare l'omessa pronuncia (art. 112 c.p.c.) sul motivo di appello riguardante l'eccezione di prescrizione.

Gli intimati R., S., T. e Te. hanno proposto controricorso per resistere all'impugnazione. P. F. è rimasto intimato.

Il Collegio ritiene il ricorso proposto dall'INPS manifestamente fondato.

Occorre premettere che questa Corte, decidendo numerose analoghe controversie (cfr., in particolare, Cass. sent. n. 12685 del 2008 e nn. 3605, 4695 e 6382 del 2012; ord. nn. 7138, 8926, 12052 del 2011, n. 1629 del 2012; sent. 11094 e 11400 del 2012), si è espressa affermando il principio che la decadenza dall'azione giudiziaria prevista dal D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47, nel testo sostituito dal D.L. n. 384 del 1992, art. 4 (convertito nella L. n. 438 del 1992) trova applicazione anche per le controversie aventi ad oggetto il riconoscimento del diritto alla maggiorazione contributiva per esposizione all'amianto, siano esse promosse da pensionati ovvero da soggetti non titolari di alcuna pensione.

Secondo le richiamate decisioni, infatti, l'art. 47 citato, per l'ampio riferimento fatto alle "controversie in materia di trattamenti pensionistici", comprende tutte le domande giudiziarie in cui venga in discussione l'acquisizione del diritto a pensione ovvero la determinazione della sua misura, così da doversi ritenere incluso, nella previsione di legge, anche l'accertamento relativo alla consistenza dell'anzianità contributiva utile ai fini in questione, sulla quale, all'evidenza, incide il sistema più favorevole di calcolo della contribuzione in cui si sostanzia il beneficio previdenziale previsto dalla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8.

Non vale richiamare in senso contrario, per le domande giudiziarie presentate dai già pensionati, la sentenza n. 12720/2009 di questa Corte in base all'assunto che, in tali casi, si tratta non di conseguimento del trattamento di pensione, ma di incremento di quello già liquidato. Come infatti osservato in recenti pronunce di questa Corte (v. tra tutte, Cass. sent. n. 11400 del 2012), con le domande tese ad ottenere il beneficio in questione non si fa valere il diritto al ricalcolo della prestazione pensionistica o una rivalutazione dell'ammontare dei singoli ratei, in quanto erroneamente (o ingiustamente) liquidati in sede di determinazione amministrativa, bensì "il diritto a un beneficio che, seppure previsto dalla legge ai fini pensionistici e ad essi, quindi, strumentale, è dotato di una sua specifica individualità e autonomia, operando sulla contribuzione ed essendo ancorato a presupposti propri e distinti da quelli in presenza dei quali era sorto (o sarebbe sorto) - in base ai criteri ordinati - il diritto al trattamento pensionistico (basti pensare che l'esposizione all'amianto e la sua durata sono "fatti" la cui esistenza è conosciuta soltanto dall'interessato, tenuto, pertanto, a portarli a conoscenza dell'ente previdenziale attraverso un'apposita domanda amministrativa e a darne dimostrazione" (Cass. sent. n. 11400/2012 cit., in motivazione).

Trattasi quindi di un diritto che non si identifica nè con il diritto a pensione (irrinunciabile e imprescrittibile) e nemmeno con il diritto alla riliquidazione dei ratei del trattamento pensionistico. Esso ha una sua propria individualità, quale autonomo beneficio previdenziale che, pur incidendo sul trattamento pensionistico mediante la rivalutazione di un periodo contributivo, è ancorato a ben precisi presupposti, distinti da quelli propri del trattamento previdenziale sul quale detto beneficio è destinato ad incidere.

E' dunque infondato l'assunto secondo cui nella fattispecie non sarebbe applicabile la decadenza sostanziale, essendo la domanda diretta al ricalcolo della prestazione pensionistica, dovendo al contrario ribadirsi quanto più volte affermato da questa Corte, sin dalla sentenza n. 12685 del 2008, secondo cui si tratta di rivalutare non già l'ammontare di singoli ratei, bensì i contributi previdenziali necessari a calcolare la pensione originaria, onde non c'è ragione di non applicare le disposizioni legislative sulla decadenza. Per analoghe ragioni è altresì manifestamente infondato l'altro assunto, relativo all'operatività della decadenza soltanto con riferimento ai ratei di pensione pregressi.

Priva di fondamento è poi la tesi, accolta dalla sentenza impugnata, diretta a valorizzare la presentazione di una successiva domanda, posteriore alla già maturatasi decadenza; la funzione della decadenza sostanziale è infatti quella di tutelare la certezza delle determinazioni concernenti erogazioni di spese gravanti sui bilanci pubblici (cfr, ex plurimis, Cass.: SU, n. 12718/2009, in motivazione) e tale funzione (e, quindi, la stessa concreta utilità della predisposizione di un meccanismo decadenziale) verrebbe irrimediabilmente frustrata ove si ritenesse che la semplice riproposizione della domanda consentisse il venir meno degli effetti decadenziali già verificatisi. Come osservato più volte dalla giurisprudenza di questa Corte, anche a Sezioni Unite (sent. n. 12718 del 2009), la decadenza sostanziale di cui si discute "è di ordine pubblico" (artt. 2968 e 2969 c.c.), in quanto dettata "a protezione dell'interesse alla definitività e certezza delle determinazioni concernenti erogazioni di spese gravanti su bilanci pubblici" ed è pertanto rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento (con il solo limite del giudicato).

Va quindi ribadito quanto osservato da Cass. ord. n. 8926 del 2011, secondo cui, in tema di decadenza dall'azione giudiziaria per il conseguimento di prestazioni previdenziali ai sensi del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47, la proposizione, in epoca posteriore alla maturazione della decadenza, di una nuova domanda diretta ad ottenere il medesimo beneficio previdenziale (nella specie, la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto) è irrilevante ai fini del riconoscimento della prestazione posto che l'istituto mira a tutelare la certezza delle determinazioni concernenti l'erogazione di spese gravanti sui bilanci, che verrebbe vanificata ove la mera riproposizione della domanda determinasse il venire meno degli effetti decadenziali già verificatisi.

In conclusione, non ravvisandosi i presupposti per un mutamento giurisprudenziale di questa Corte, va dichiarato manifestamente fondato il ricorso proposto dall'INPS e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ai sensi dell'art. 384 c.p.c., comma 2, deve provvedersi nel merito e rigettarsi la domanda proposta da R.G., S.F., T.S. e T. L..

Quanto alla posizione di P.F., l'INPS ha proposto il terzo motivo di ricorso deducendo la violazione dell'art. 112 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 4, per non avere la Corte di appello pronunciato sull'eccezione di prescrizione del diritto alle differenze maturate sul ratei di pensione.

Il ricorrente P., pensionato dal 1.1.94, agì in giudizio con ricorso del 10 giugno 2008, a seguito di domanda amministrativa presentata il 13 giugno 2005, per far valer il suo diritto alla rivalutazione contributiva ed ottenere la riliquidazione dei ratei pensionistici dal 1.1.94 conseguente al ricalcolo dei trattamento per il beneficio della rivalutazione contributiva.

Anche tale motivo è fondato.

Va premesso che il ricorso rispetta il requisito di autosufficienza, il quale deve essere osservato pure nel caso in cui siano dedotti errores in procedendo. In tale ipotesi la Corte di legittimità diviene anche giudice del fatto (processuale) ed ha, quindi, il potere-dovere di procedere direttamente all'esame ed all'interpretazione degli atti processuali; tuttavia, si prospetta preliminare ad ogni altra questione quella concernente l'ammissibilità del motivo in relazione ai termini in cui è stato esposto, con la conseguenza che, solo quando sia stata accertata la sussistenza di tale ammissibilità diventa possibile valutare la fondatezza del motivo medesimo e, dunque, esclusivamente nell'ambito di quest'ultima valutazione, la Corte di cassazione può e deve procedere direttamente all'esame ed all'interpretazione degli atti processuali (Cass. n. 1221 del 2006, conf., da ultimo, Cass. 17 gennaio 2012 n. 539). Nel caso in esame l'INPS ha specificamente dedotto:

- di avere sollevato l'eccezione di prescrizione decennale tempestivamente in primo grado, con memoria di costituzione in giudizio ex art. 416 c.p.c., tempestivamente depositata in cancelleria il 6 ottobre 2008 per l'udienza del 16 ottobre dello stesso anno, trascrivendo il tenore testuale dell'eccezione in quella sede proposta;

- che la Corte di appello, nell'affermare il diritto del P. al beneficio, aveva omesso di esaminare tale eccezione, riproposta dall'Istituto in sede di memoria di costituzione in appello ex art. 436 c.p.c., di cui ugualmente viene trascritto il contenuto.

Orbene, dall'esame diretto del fascicolo di causa, risultano confermate tali allegazioni: l'eccezione venne sollevata in primo grado ritualmente nei termini dedotti nel ricorso per cassazione e venne reiterata con memoria di costituzione in appello depositata il 4 febbraio 2010 per l'udienza del 16 febbraio 2010. Poichè la questione non risulta in alcun modo esaminata dal giudice di appello, è fondato il rilievo di omessa pronuncia e la sentenza va cassata con rinvio, relativamente alla posizione del P., per l'esame dell'eccezione di prescrizione del diritto.

In conclusione, la sentenza va cassata con rinvio alla Corte di appello di Firenze, in diversa composizione, per l'esame dell'eccezione di prescrizione riguardante i ratei pensionistici di P.F.. Il giudice di rinvio provvederà anche in ordine alle spese relative a tale posizione processuale.

Quanto alle restanti parti, la causa viene decisa nel merito con rigetto dell'originaria domanda. L'esito alterno dei giudizi di merito e le difficoltà interpretative sottese alla questione della decadenza di cui al D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 e succ. mod.

giustifica la compensazione delle spese dell'intero giudizio tra l'INPS e tali pensionati.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata. Quanto alla posizione di P.F., rinvia alla Corte di appello di Firenze, in diversa composizione, per l'esame dell'eccezione di prescrizione. Quanto ai restanti intimati, decidendo la causa nel merito, rigetta la domanda e compensa le spese dell'intero processo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 17 giugno 2014.

Depositato in Cancelleria il 31 luglio 2014
Invia per email

LaPrevidenza.it, 04/09/2014

MARIA GINEVRA PAOLUCCI
mini sito

Via Santo Stefano 43, 40125, Bologna (BO)

Telefono:

051237192

Cellulare:

3356312148

Professione:

Docente Universitario

Aree di attività:

diritto commerciale, diritto societario, crisi di impresa, procedure concorsuali, diritto dell'arbitrato

VIVIANA RITA CELLAMARE
mini sito

Via Crispi 6, 70123, Bari (BA)

Cellulare:

3295452846

Professione:

Avvocato

Aree di attività:

Collaborando con alcuni Patronati di Bari, particolare attenzione e cura è dedicata agli invalidi civili e a...