Lo scatto d'ira può avere conseguenze nefaste
(Corte di Cassazione, V sezione penale, sentenza 29.9.2010 n. 35075 - D.ssa Mariagabriella Corbi)
La quinta sezione della Corte di Cassazione penale, con sentenza n. 35075 depositata il 29 settembre 2010, ha confermato la condanna del tribunale di Milano per lesioni volontarie ad un padre che, strattonando sua figlia, le ha provocato il “colpo di frusta”, anche se tale atto era privo d’intenzioni negative.
IL FATTO: il padre della piccola, dopo essersi presentato all’incontro con i figli presso l’abitazione della ex, s’è visto respinto dalla stessa nel tentativo d’abbracciarla, e, agendo d’impulso l’aveva strattonata vivacemente causandole un colpo di frusta e uno shock emotivo. A nulla è servito il tentativo della difesa nel dimostrare la “non volontà”dell’atto a provocare danni fisici e morali alla figlia. I Supremi Giudici, respingendo il ricorso, hanno confermato la condanna dell’uomo precisando che “è irrilevante l’assenza di specifica intenzione di produrre lesioni, qualora sia indubitabile la sua coscienza e volontà di strattonarla, tenendola per le spalle, e quindi di porre in essere nei suoi confronti un atto di violenza idoneo a provocare quel "colpo di frusta", che è notoriamente la frequente conseguenza di una sollecitazione delle vertebre cervicali dovuta alla forzata oscillazione del capo.” Essere una buona madre o un buon padre per i propri figli è il desiderio dei genitori. E’ un compito arduo dove non esiste una scuola specifica che insegni il mestiere di genitore. E’ un’esperienza gioiosa e gratificante, ma, nel contempo, può anche rivelarsi stressante; per tale motivo necessitano d’aiuto per affrontare le situazioni stressanti, gestire i conflitti e, soprattutto, controllare gli scatti d’ira. La variegata gamma d’impegni dei genitori assorbono tempo ed energie. Il tempo dedito ai figli è molto prezioso, tanto più la brevità e la consapevolezza che quei momenti sono irrepetibili. Essere un buon genitore necessita di poter dedicare tempo ai propri piccoli. Ciò è fondamentale quando questi sono in tenera età, senza trascurare anche gli adolescenti che hanno bisogno della disponibilità – a 360° - genitoriale. Sarebbe necessario avvalersi di politiche occupazionali e di buone strutture per l’infanzia per riuscire a conciliare vita familiare e vita sociale. La dipendenza del bambino e i legami d’intimità e affetto tra i membri di una famiglia sono così delicati che devono indurre ad una maggiore responsabilità e sensibilità nel valutare oggettivamente che alcune azioni legali intraprese nei confronti dei genitori non corrispondano all’interesse superiore del bambino. I bambini hanno diritti, ci forniscono le loro opinioni su eventi che li riguardano e chiedono spiegazioni ed informazioni in relazione al loro evolversi cerebrale e le loro interazioni nel contesto sociale. E’ compito dei genitori, ed è loro primaria responsabilità aiutarli a sviluppare tutto il loro potenziale ….. possibilmente evitando l’uso della forza o violenza anche se “involontaria”.
Mariagabriella CORBI
Dottoressa in Scienze dell'educazione - Consulente dell'educazione familiare - Mediatrice Familiare
LaPrevidenza.it, 14/10/2010
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