L’ostinazione non ripaga!
(Corte di Cassazione Sez. Prima Civ. - Sent. del 16.02.2012, n. 2274 - Mariagabriella Corbi)
I Supremi Giudici (sentenza 2274/2012) hanno respinto il ricorso di una moglie ostinata che, nonostante il marito avesse una nuova famiglia di fatto costituita dalla nuova compagna ed un figlio, non riteneva opportuno separarsi. Pertanto dopo una giudiziale presso il Tribunale ed una sentenza di separazione pronunciata anche dalla Corte d’Appello di Catania la donna ha illustrato “benevolmente” il suo caso agli Ermellini ottenendo esito negativo. La Corte oltre a prendere atto della metamorfosi giurisprudenziale dell’art. 151, 1° comma, c.c. che, inizialmente, prevedeva casistiche ben precise quali abbandono del tetto coniugale, adulterio, violenze endofamiliari etc….,conveniva che ai nostri giorni s’è arricchito di nuove interpretazioni per cui l’intollerabilità della convivenza non è solo violazione di obblighi matrimoniali ma anche comportamenti, atteggiamenti e situazioni consolidate (come nel caso della presenza di un nuovo nucleo familiare) che impediscono il prosieguo della vita coniugale. Alla luce di questa constatazione la Corte ha ritenuto che “è sostanzialmente pacifico tra le parti e congruamente motivato nella sentenza impugnata che il (marito) da molti anni abbia abbandonato il domicilio coniugale ed instaurato una stabile convivenza more uxorio con altra donna dalla quale ha avuto un figlio. Appare pertanto immune da censura il convincimento della Corte di Appello secondo il quale la disponibilità unilaterale della moglie a sopportare tale situazione non può valere ad impedire la sussistenza della intollerabilità della convivenza tra i coniugi, che costituisce il presupposto della pronuncia di separazione giudiziale, intollerabilità strettamente collegata all’esistenza di una nuova famiglia, composta dal (marito) stesso, dalla sua convivente e dal figlio minore. Ha al riguardo argomentato la Corte di merito che l’esistenza di una nuova famiglia costituiva sicuro indice della disaffezione del (marito) alla convivenza matrimoniale con l’odierna ricorrente, ciò che rendeva per lui intollerabile la convivenza.”
In una società consumistica e frenetica l’essere umano si rende conto che è sempre più solo, ed è proprio questa solitudine che è causa di comportamenti, atteggiamenti e conseguenze di ripiego per sfuggire a frustrazioni quotidiane. Niente dura in eterno, oppure, riprendendo il titolo di un film, “l’amore è bello finchè dura” ma arrivando al capolinea tanti rifiutano la realtà, si adattano, fingono.
Quando una storia finisce è impensabile ricominciare, ma chi prende la decisione di lasciare l’altro reagisce quasi sempre meglio e prima di chi viene lasciato.
Diversi studi psicologici sono stati condotti negli anni passati, soprattutto su separati e divorziati, per cercare di capire quali sono le reazioni psicologiche degli esseri umani all'abbandono affettivo. La persona che è “lasciata” è più soggetta a cadere in depressione se è anche costretta ad altri stress, come per esempio può essere l’umiliazione d’incontrare l’ex compagno con un’altra .
Tra i sintomi più frequentemente palesati da chi è lasciato ci sono l'insonnia e la depressione, ma anche l'abuso di alcol e psicofarmaci, la perdita di peso, l'insorgenza di malattie fisiche, come se l'organismo fosse in qualche modo debilitato dalla perdita dell’oggetto d'amore.
L’”abbandono” é una “sindrome” che si palesa con una dinamica compulsiva, il soggetto che razionalmente sa che ciò che “sente” è distruttivo e senza senso ma, dal punto di vista emotivo, si trova costretto a vivere e ad agire senza che possa opporre la sua volontà.
Parliamo di persone che dimostrano, sotto altri profili, abilità e risultano totalmente affidabili, mentre sono pervase da paure, dubbi e insicurezze quando si innamorano.
Qualora ci si trovasse a sperimentare questa “sindrome” significa che sono presenti dei deficit nella struttura interna che lasciano trasparire un senso di precarietà nella predisposizione di supportarsi e di nutrirsi emotivamente – nella coppia - senza delegare ad altri questo compito.
La sensazione che provano le persone nella sindrome di abbandono è una vera e propria “fame” indotta dalla convinzione di non essere state soddisfatte dal punto di vista affettivo ed emotivo. Sintomi di una patologia che investe il senso di sé e della propria cura che, in tal guisa, li rende incapaci d’individuare quelle risorse personali; né possiedono il senso della “costanza oggettiva” che li renderebbe appagati sentendosi affettivamente nutriti anche quando l’altra persona è assente e non supporta fisicamente “come una madre”. Lo stato di continuità e la percezione di “poter contare” costituiscono la base indispensabile per strutturare un “mondo stabile interiore” che vada al di là della paura dell’abbandono, sulla solidità emotiva e sul senso di valore personale. Infatti è lo spauracchio di “restare soli” che genera la metamorfosi perché viene intesa come una vera e propria morte.
Tipologia di persone a prescindere dal sesso:
- individui sicuri (liberi/autonomi) hanno un’idea di sé e dell'altro positiva, sicuri di possedere un carattere amabile, consapevoli positivamente delle proprie capacità e in quelle degli altri, fiducia nell’aiuto degli altri, alto livello di partecipazione nelle relazioni ed equilibrio a livello cognitivo - affettivo.
- individui evitanti (distaccati/svalutanti) hanno un’idea di sé positiva e negativa dell'altro, insicurezza sul proprio modo di fare, comportamento evitante nella relazione per paura del rifiuto, cognizione preventiva del distacco, palesano una finta fiducia esclusiva in se stessi valutando l'altro poco affidabile e mostrando sicurezza. Svilimento dell'importanza delle relazioni per la propria autonomia, volontà e affermazione sociale. Le relazioni sono strutturate da sporadica o assenza di intimità, poco coinvolgimento emotivo e rifiuto di conflitti.
- individui ambivalenti (invischiati/preoccupati) hanno un’idea di sé negativa e positiva dell'altro, scarsa considerazione di sé non ritenendosi amabili, bassa autostima e timoroso del giudizio degli altri. Bramoso di compagnia, di continue attenzioni e rassicurazioni, iper necessità di intimità a tal punto da essere evitato. Instaura storie sentimentali intrise da passione, rabbia, gelosia, ossessività. Eccessiva impulsività nell’esprimere le proprie emozioni per poter attuare il controllo sull'altro valutato inaffidabile.
- individui disorganizzati (non risolti) hanno un’idea di sé e dell'altro nefasta, tendenti al pessimismo, non concedono facilmente la fiducia, insicurezze e incertezze verso se stesso e verso gli altri.
La risoluzione di questa patologia avviene mediante una terapia di sostegno e supporto fino a quando la persona individua, in maniera consapevole, dentro di sé le risorse necessarie per fronteggiare le dinamiche emotive che tanto gli fanno paura e da cui teme di essere sopraffatto.
Mariagabriella CORBI
Dottoressa in Scienze dell'educazione
Consulente dell'educazione familiare
Mediatrice Familiare
LaPrevidenza.it, 12/04/2012