La
valutazione medico legale del mobbing
(Dott. Riccardo Davide Montalbano)
La valutazione del danno psichico conseguente al mobbing non si può
ritenere sia oggi consolidata nella realtà peritale, e ciò
sia nell’ambito dei procedimenti penali o del lavoro, sia in
ambito civilistico, in relazione alla quantificazione del danno
biologico che eventualmente ne sia derivato. E’ un dato
oggettivo, infatti, che esistano interpretazioni e atteggiamenti
assai difformi nei diversi tribunali.
Per il medico legale si tratta di una valutazione viziata alla base,
a mio avviso, da una sorta di accettata e taciuta pregiudiziale, cioè
l’impossibilità di valutare correttamente il
fondamentale dei criteri per l’affermazione del nesso di
causalità, ossia quello dell’efficienza lesiva.
Di fatto, quando viene disposta una perizia, molto spesso il medico
legale non ha a disposizione il primo degli elementi di valutazione,
ossia non sa se la condizione lavorativa ritenuta ingiusta e
denunciata dal periziando sia davvero riconducibile al mobbing e,
comunque, non ha elementi oggettivi per valutare la idoneità a
nuocere della condotta ritenuta ingiusta (indipendentemente dal fatto
che lo sia o meno) e, soprattutto, a cagionare l’evento danno.
Punto d’inizio del processo valutativo medico legale non potrà
che essere la diagnosi psichiatrica, che non potrà che essere
formulata, previo approfondito esame clinico, eventualmente
supportato da test psicodiagnostici, da parte di uno psichiatra, con
formazione specifica in ambito forense.
Una volta accertata l’esistenza di una malattia e individuatane
l’entità clinica, compito del medico legale sarà
correrarla causalmente alla condotta mobbizzante patita dal
periziando e valutarla in termini di danno biologico.
Si dovrà tener conto di:
personalità
precedente all’evento lesivo;
analisi
del momento e del tipo di cambiamento avvenuto nelle condizioni
psichiche del soggetto correlate alla evoluzione della condizione
lavorativa;
individuazione
delle linee di compensazione e dei meccanismi di difesa messi in
atto dopo l’evento,
individuazione
degli interventi terapeutici (farmacologici o psico-terapeutici)
messi in atto;
valutazione
della risposta alla terapia in relazione al tempo trascorso (i
disturbi psichici post-traumatici vanno spesso incontro a
risoluzione nel tempo);
descrizione
dello stato attuale,
esame
delle abilità e attitudini sociali al momento compromesse
(interessi culturali, hobbies, sport, ecc.).
Si dovrà porre molta attenzione allo studio degli eventi
riferiti dal periziando come causa della condizione di disagio. In
questa attenta anamnesi, nella quale non si dovrà dimenticare
che il paziente non può, essere del tutto attendibile, si
dovranno scorgere le fasi attraverso le quali si sviluppa il mobbing.
(Dott.
Riccardo Davide Montalbano)