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Responsabilità medica e successione generazionale

Sergio Sabetta

Vi è ormai un’ampia giurisprudenza sulla responsabilità civile e penale del medico e sulla sua causalità, basti pensare alle sentenze della Cassazione civile, Sez. III, nn. 7535/09 – 2468/09 e 19092/09 nonché della Cassazione penale a SS. UU. n. 2437/09, tuttavia deve osservarsi che la responsabilità si concentra prevalentemente sull’insorgenza della malattia e sull’intervento conseguente, viene in tal modo a scivolare nell’attenzione il momento successivo del recupero, ossia della riabilitazione, in altre parole la fase delicata del consolidamento dell’intervento terapeutico necessario per la buona riuscita dell’emergenza.

La fase riabilitativa è certamente lunga e costosa, soprattutto in presenza di un accentuato invecchiamento della popolazione che rende sempre più onerose le degenze; l’applicazione stretta dei protocolli medici d’urgenza possono tuttavia risolversi nella sola procrastinazione del momento del danno se viene a mancare la giusta valutazione del passaggio successivo della riabilitazione.

Il rispetto del budget imposto all’unità medica come centro di costo non può moralmente ridurre il paziente ad un numero puramente finanziario; la cessazione dell’urgenza non deve impedire il colloquio con il momento riabilitativo, che in molti casi non può essere condotto proficuamente tra le parete domestiche anche se supportato, sia per la necessità di strutturare tecnicamente gli interventi medici, sia per gli aspetti psicologici.

La mancanza di dialogo che talvolta si crea tra medici e pazienti, accentuata dal rischio della responsabilità e dalla pressione demografica ed organizzativa che concentra qualsiasi tipo di intervento sul pronto soccorso, anche al seguito del venir meno della figura del medico di famiglia quale filtro e garante, non può assolutamente impedire una corretta gestione del passaggio dall’urgenza al momento riabilitativo, in quanto anche a questo può applicarsi la responsabilità per nesso causale a seguito dei problemi eventualmente sorti per scorretta valutazione delle problematiche che potrebbero sorgere e di cui talvolta si tende a sottacere agli interessati al fine di ottenere una dimissione più rapida, liberando posti necessari.

Vi è la necessità pertanto di un dialogo in cui si presentino problematiche e soluzioni prospettabili, considerando comunque il budget, ma non per questo riducendo la responsabilità al momento dell’urgenza stessa.

L’aspetto economico sempre più prevalente, fa sì che non si veda molte volte nel paziente un essere umano ma bensì solo un costo; l’aspetto umano riemerge faticosamente in un momento successivo dall’empatia o dal contatto con i famigliari sarebbe forse opportuno a questo punto fare compartecipare ai costi di degenza una volta superata la fase dell’urgenza.

L’allungamento della vita a seguito della ricerca medica, la promessa di un futuro sempre più lungo e attivo, non sempre si risolve in una effettiva pienezza delle funzioni umane, prospettando nel contempo una crescita dei costi di cura a cui si affianca un conflitto generazionale prima famigliare e quindi anche lavorativo, sociale e umano che nel prosieguo diventa etico nella necessità di un succedersi regolato delle generazioni. Nasce l’opportunità e l’urgenza di differenziare ruoli e funzioni, talché il permanere delle vecchie generazioni non si trasformi in un prossimo futuro nella mancanza di un ricambio e di un rinnovamento; che la qualità della vita non diventi in realtà un blocco della vita, si ché la scienza, la tecnologia e il desiderio dell’uomo di persistere fisicamente come individuo nel tempo non adeguatamente gestito diventi un problema prima etico e poi economico tra generazioni a seguito della mancata nuova maturazione dei ruoli.

Certamente la promessa dell’allungamento della vita ma ancor più del mantenimento della capacità lavorativa riguarda in Italia una fascia ampia della popolazione, tuttavia la problematica investe in prevalenza la leadership economica e politica in quanto può innescare un conflitto all’interno della leadership stessa tra generazioni per il mantenimento o l’acquisizione del potere. La lotta di classe di marxiana memoria si introietta e ripropone all’interno della classe dirigente come conflitto generazionale se non disciplinata, innanzitutto culturalmente con la creazione di una nuova responsabilità nella successione al potere; i conflitti avverranno quindi all’interno di ciascuna fascia sociale con modalità differenti a seconda degli strumenti posseduti da ciascuna classe, le quali nonostante l’affermata liquidità sociale del sistema persistono nel loro riclassificarsi come concrete correnti sotterranee dell’agire.

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