LINEE
PROGRAMMATICHE SULLA RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Ministro per la pubblica amministrazione e innovazione
- Piano Industriale – Bozza: Primo Progress - Mercoledì,
28 maggio 2008
PREMESSA
Il
tema della modernizzazione della Pubblica Amministrazione è
cruciale per il Paese nel suo complesso:
non
solo per le rilevanti dimensioni "quantitative" in gioco
in un momento di evidente e grave gracilità competitiva del
sistema economico (è stato stimato nell'equivalente di 2
punti di PIL un recupero di efficienza del 10% nella PA);
ma anche per la
speciale configurazione dei caratteri dominanti dell'impresa privata
italiana (modesta dimensione, proprietà familiare, vocazione
all'esportazione, concentrazione nel manifatturiero e nei segmenti
medi di valore, elevati costi dei fattori, etc).
Ciò
rende strategico il ruolo dei beni e servizi pubblici offerti, in
termini di quantità disponibili, qualità, costo, non
meno che di coerenza/adeguatezza con la domanda.
Per
tracciare le traiettorie di un rapido ed efficace programma di
risanamento, ristrutturazione e rilancio della macchina pubblica
italiana, bisogna muovere da alcuni presupposti condivisi:
la
dotazione di capitale umano della nostra Pubblica Amministrazione;
i livelli retributivi
allineati al settore privato;
la produttività
media dei dipendenti pubblici e l'efficienza media delle
organizzazioni pubbliche;
il deficit
competitivo;
la mancanza della
figura del datore di lavoro.
1. La
dotazione dì capitale umano della nostra Pubblica
Amministrazione è mediamente adeguata e addirittura,
comparata a quella disponibile nel settore privato, migliore per
alcune voci significative: tassi di scolarità, presenza
femminile e distribuzione "orizzontale" delle competenze
(restano preoccupanti l'età mediamente elevata e la scarsa
apertura internazionale).
2. I
livelli retributivi sono allineati al settore privato
(soprattutto per le posizioni professionali d'ingresso) e
contrassegnati da una dinamica di crescita più favorevole (a
fronte di ciò l'attuale posizionamento economico-normativo dei
dipendenti pubblici è caratterizzato da nessun rischio
occupazionale, bassa mobilità e una quasi automatica
progressione di carriera, materia di una vera condizione di
privilegio nei confronti dei dipendenti privati, che in più
scontano crescenti e assai elevati rischi occupazionali, instabilità
professionale e carriera retributiva molto meno garantita).
3. La
produttività media dei dipendenti pubblici e l'efficienza
media delle organizzazioni pubbliche sono assai basse, non solo
rispetto alle migliori prassi consolidate nei Paesi occidentali
nostri competitor, ma anche e soprattutto rispetto agli indici di
funzionamento del settore privato.
4. Il
deficit competitivo comparato deriva sia da regole sia da forme
organizzative inadeguate: è, infatti, soprattutto
l'improprietà dei modelli adottati che genera i noti effetti
perversi sulla distribuzione delle risorse (p.es.: 50% ca. del
personale è addetto ad attività estranee alla missione
istituzionale dell'Amministrazione di appartenenza, ed è
invece dedicato ad attività di back-office, funzionali alla
mera sopravvivenza "definalizzata" dell'Amministrazione
stessa; la produttività della PA nelle sedi al Sud è la
metà di quelle al Nord; le sedi centrali delle Amministrazioni
assorbono elefantiache quantità di personale rispetto a quelle
distribuite nel territorio, con una proporzione 3 volte peggiore che
nel privato; etc).
5.
Occorre introdurre nel lavoro pubblico la figura del datore di
lavoro a cui sia possibile imputare l'eventuale responsabilità
di un "fallimento" dell'Amministrazione, analogamente a
quanto avviene per il fallimento civilistico nel settore privato.
Se
nelle aziende private un imprenditore non sa gestire la sua azienda e
non è capace di impartire le giuste direttive ai
collaboratori, né di controllare se sono capaci di assicurare
la salute economica e lo sviluppo all'impresa, questa va in
fallimento o in amministrazione controllata, e si portano i libri in
tribunale. L'imprenditore paga di persona. Lo stesso deve avvenire,
in termini politico-amministrativi, per le Amministrazioni pubbliche.
Oggi,
almeno gli enti locali possono essere commissariati e i loro organi
eletti possono essere sciolti, ad esempio nel caso estremo in cui si
hanno prove di infiltrazioni mafiose. Ma per lo stato centrale non
valgono neanche queste regole estreme.
Occorre,
quindi, stabilire il principio della responsabilità datoriale
(politica e amministrativa) anche nel pubblico.
Manca
ancora, e noi vogliamo costruirla, la figura del datore di lavoro
politico-amministrativo, che in base alla legge impartisce le
direttive ai dirigenti pubblici. Il
ministro,
il governatore, il sindaco debbono sapere che se il ministero, la
regione, il comune non manterranno gli obiettivi finanziari e
produttivi su cui si sono impegnati, saranno obbligati ad ammettere
le loro responsabilità e, al limite, anche a dimettersi
dall'incarico.
In
questo modo si potrà stabilire una piena analogia con
l'impresa privata e si potranno introdurre criteri non occasionali
per la selezione, nella classe politica, di buoni amministratori.
Criteri che fino a questo momento sono mancati al Paese.
Sulla
base di questi presupposti, è necessario convergere su alcune
linee-guida di carattere culturale:
a) la
necessità di un passaggio dalla cultura del procedimento a
quella del provvedimento, da quella dell'adempimento a quella del
risultato, da quella della funzione a quella del processo, da quella
dell'autotutela a quella della responsabilità;
b)
l'urgenza di una profonda revisione dei processi produttivi delle
amministrazioni, con l'obiettivo di ottenere risparmi economici e una
migliore soddisfazione dell'interesse del cittadino-cliente;
c)
l'indispensabilità di estendere le aree della gestione a
concetti, indirizzi e pratiche analoghi a quelli presenti nel privato
in termini di autonomia, economicità e delegificazione della
gestione;
d) la
trasformazione dell'attuale modello di relazioni industriali, a
vocazione difensiva e consociativa, in un modello a vocazione
propulsiva e partecipativa (partnership sociale) nella
riorganizzazione delle amministrazioni e della gestione delle risorse
umane ai fini del risultato;
f)
l'utilizzo in via primaria e fondamentale della risorsa
umana,
delle sue competenze professionali, delle sue
motivazioni
e delle sue capacità relazionali e organizzative.
Nella
PA italiana esiste un bacino di produttività latente e
inespressa, straordinario per intensità di dimensione e per
facilità di accesso, il cui utilizzo è compito
immediato e primario del Governo, delle parti sociali, delle
categorie economiche, dell'intera società civile.
Da un
lato si può prudenzialmente stimare che esso - in un orizzonte
temporale di medio periodo (3-5 anni) - sia attingibile nella misura
del 20%, generando un recupero di risorse economiche pari a ca. 40
mld € senza lacerazioni sociali od occupazionali (attraverso il
blocco del turnover e la copertura di bisogni pubblici oggi non
presidiati).
Dall'altro,
si può prevedere che una netta accelerazione dei livelli di
efficienza della macchina pubblica generi a sua volta un poderoso
effetto booster sul settore privato, che oggi sconta nel suo sistema
di costi un implicito onere di "inefficienza burocratica"
gravoso e iniquo.
1.
INTERVENTO LEGISLATIVO PER OTTIMIZZARE LA PRODUTTIVITÀ' DEL
LAVORO
E'
indispensabile qualificare, migliorare e rafforzare l'insieme dei
beni e servizi pubblici prodotti, al fine di raggiungere nell'arco di
3-5 anni gli standard internazionali in termini di rapidità
dei processi amministrativi e qualità degli stessi beni e
servizi offerti.
Dobbiamo,
pertanto, introdurre, nell'organizzazione delle pubbliche
amministrazioni, sistemi di selezione, valutazione e gestione
improntati al merito e alla trasparenza anziché all'anzianità
e alle pressioni di forze politiche e sindacali.
Riconoscere
e premiare chi vale e si dà da fare e sanzionare chi non fa il
proprio dovere favorirà l'innalzamento della produttività
di tutto il settore pubblico, affinché i cittadini ricevano
servizi migliori e in tempi più rapidi.
Le
direttrici sono cinque:
riconoscere
e premiare il merito;
potenziare e valutare
con criteri moderni e trasparenti l'operato del personale delle
amministrazioni pubbliche;
ridefinire diritti e
doveri del dipendente pubblico, restituendo dignità e
prestigio a questo ruolo e consentendo di sanzionare chi lo svilisce
con un comportamento scorretto;
rivalutare il ruolo e
i compiti del dirigente pubblico;
potenziare la
funzionalità delle amministrazioni attraverso la
contrattazione collettiva e integrativa anche al fine di consentire
la riorganizzazione dei luoghi di lavoro in accordo con i modelli
dell'organizzazione del lavoro ad alta performance.
1.
Merito e premialità
In
questo momento esiste una elevata recettività da parte di un
gran numero di italiani a far sì che un nuovo "circolo
virtuoso del merito" si espanda e si estenda a tutta la nostra
società. Il sistema migliore per creare una società
meritocratica, fino a prova contraria, è il libero mercato che
diventa, quindi, il contesto essenziale dove l'individuo viene
misurato in base ai suoi risultati.
Ma
nessuna società può divenire meritocratica senza uno
Stato che goda della fiducia dei cittadini e sia esso stesso un
simbolo del merito.
Solo
una pubblica amministrazione meritocratica può avere la
credibilità e la forza per immettere meritocrazia negli altri
fondamentali motori dell'ascensore sociale e delle pari opportunità.
Uno straordinario miglioramento del livello di servizio pubblico deve
essere uno dei pilastri della nuova "politica del merito".
In
tale ambito, saranno individuati sistemi di misurazione e valutazione
delle organizzazioni pubbliche diretti a rilevare la corrispondenza
dei servizi e dei beni resi ad oggettivi standard di qualità
rilevati anche a livello internazionale, nonché stabilire
percentuali minime di risorse finanziarie da destinare al merito e
alla produttività.
Il
bilancio di ciascuna amministrazione deve assumere un ruolo
fondamentale, non solo ai fini giuridico-contabili, ma per valutare
l'efficienza complessiva dell'amministrazione stessa.
I
risparmi di gestione potrebbero essere utilizzati per premiare
dirigenti e impiegati (si pensi, ad es. ai consumi di carta ed
energia, ai risparmi ottenibili attraverso la raccolta differenziata
della carta ecc.).
2.
Valutazione del personale
Saranno
definiti precisi e obiettivi sistemi di misurazione e valutazione
delle organizzazioni pubbliche, in grado di rilevare se i servizi
resi ai cittadini sono improntati a standard di tempestività e
qualità definiti anche a livello internazionale; lo
scopo
è valorizzare l'impegno e la professionalità dei
singoli e delle strutture di appartenenza.
La
valutazione del personale deve essere, unitamente al riconoscimento
del merito e agli incentivi, e alla soddisfazione dei cittadini e
dello stesso personale per il proprio lavoro e per l'organizzazione
del processo produttivo cui partecipa, il volano per
un'amministrazione pubblica produttiva ed efficiente.
I
risultati della valutazione delle singole amministrazioni dovranno
essere resi pubblici e trasparenti mediante i siti internet, ai quali
i cittadini potranno rivolgersi per avanzare proposte di
miglioramento e segnalare eventuali difetti e disservizi.
3.
Dirigenza
Il
dirigente deve diventare il cardine della manovra di miglioramento
della produttività e della qualità dei servizi. Le
norme previste tendono a trasformare il dirigente pubblico in un vero
manager, reso il più possibile autonomo nell'uso delle risorse
umane e finanziarie, attribuendogli precise ed ampie competenze in
materia di organizzazione degli uffici e dei servizi.
La
valutazione della dirigenza deve essere il primo tassello dell'intero
sistema di valutazione di tutto il personale. Una delle conseguenze
più importanti della nuova valutazione dovrà essere
un'effettiva differenziazione delle retribuzioni di risultato dei
dirigenti sulla base esclusiva del merito.
Al
dirigente sarà anche assegnato il compito di vigilare sulla
effettiva produttività dei collaboratori che gli saranno
assegnati, e sarà considerato responsabile delle violazioni
disciplinari che non segnalerà tempestivamente.
Viene
anche prevista una specifica ipotesi di responsabilità del
dirigente nel caso di omessa vigilanza sulla effettiva produttività
delle risorse umane assegnate.
Un
ulteriore importante principio sarà quello di rivedere in
senso meritocratico la disciplina dell'accesso alla dirigenza, anche
a quella di prima fascia. L'applicazione di questo principio sarà
reso più facile dall'adozione di un sistema regolare di
valutazione (almeno semestrale).
4.
Definire diritti e doveri del dipendente pubblico
Per
rendere più efficienti gli uffici pubblici occorre anche
combattere la scarsa produttività e l'assenteismo.
Questo
si può ottenere attraverso un'organizzazione più
flessibile e attenta alla collocazione produttiva dei dipendenti; ma
si rende anche necessario modificare la disciplina delle sanzioni e
della responsabilità nell'ambito del rapporto di lavoro dei
dipendenti pubblici.
In
particolare, bisognerà semplificare e accelerare le fasi dei
procedimenti disciplinari, con particolare riferimento a quelli per
le infrazioni di minore gravità.
5.
Potenziare la funzionalità delle amministrazioni attraverso la
contrattazione collettiva e integrativa
Saranno
previste una serie di misure volte ad accelerare le procedure di
contrattazione, al fine di evitare i cronici ritardi degli anni
passati. In particolare si prevede:
una
riduzione dei comparti di contrattazione;
revisione della
durata dei CCNL in linea con il settore privato;
individuazione di
criteri di regolazione della contrattazione di secondo livello al
fine di consentire il pieno raccordo con la situazione economica e
finanziaria dell'Ente e con il rendimento complessivo
dell'amministrazione;
riordino
dell'ARAN in modo da garantire una rapida, e possibilmente, una
simultanea definizione dei Contratti;
potenziamento del
potere di rappresentanza delle regioni e delle autonomie locali e
revisione del sistema della contrattazione anche in vista del
federalismo fiscale;
introduzione di
una clausola di salvaguardia relativa alla durata dei contratti in
caso di esubero della spesa dei CCNL.
Si
prevede anche di rafforzare l'autonomia e la responsabilità
del datore di lavoro pubblico nella gestione delle risorse umane,
riconoscendogli competenza esclusiva in materia di valutazione del
personale, progressione economica, riconoscimento della produttività
e mobilità.
2.
RIORGANIZZAZIONE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
Parallelamente
alla riforma del lavoro pubblico, occorrerà intervenire con
misure, normative e non, dirette a razionalizzare l'organizzazione
delle Pubbliche Amministrazioni e a sviluppare una forte
accelerazione dell'innovazione tecnologica.
Le
azioni si muoveranno su quattro punti principali.
Mobilità
delle funzioni.
Qualità e
Customers' satisfaction.
Utilizzo ottimale
degli immobili.
Sponsorizzazioni e
project financing.
1.
Mobilità delle funzioni
Le
attribuzioni delle amministrazioni centrali sono definite per legge.
Tuttavia, spesso occorre adattare i moduli organizzativi deputati
all'erogazione di prestazioni e servizi e, al tempo stesso,
concentrare le singole amministrazioni sulle funzioni che si
ritengano essenziali. Ciò richiede un processo di
riallocazione delle funzioni tra amministrazioni (e tra i livelli di
governo centrale e locale) nonché tra amministrazioni e
privati, secondo un modulo possibile che possa prescindere
dall'intervento legislativo.
Principi-guida
di tale processo sono:
anche
al fine di assicurare una maggiore creatività, innovatività
e autonomia del lavoro pubblico, la possibilità di carriere
indipendenti da raccomandazioni e anzianità,
un'amministrazione più intelligente e più colta, una
maggiore soddisfazione dei lavoratori e una più efficace
partnership sociale.
2.
Qualità e Customers' satisfaction
E'
necessario migliorare la qualità dei servizi pubblici
promuovendo
la gestione orientata al miglioramento continuo, la adozione di
standard, la misurazione della soddisfazione ed il benchmarking.
Sarà
incentivato il ricorso a modelli di eccellenza, basati su
autovalutazione e miglioramento continuo, in linea con indirizzi
europei (CAF-Common Assessment Framework) nelle amministrazioni
statali e non; sarà data attuazione all'art. 11 d.legs 286/99
per la definizione di standard di qualità nei servizi
pubblici; sarà promossa la adozione di strumenti per la
misurazione ed il miglioramento della soddisfazione dei servizi
pubblici on line ed in presenza; saranno valorizzate e disseminate le
pratiche di eccellenza anche attraverso premi di rilevanza nazionale,
saranno attivate iniziative di benchmarking tra amministrazioni.
3.
Utilizzo ottimale degli immobili
Occorre
consentire negli immobili pubblici attività aggiuntive
rispetto a quelle cui è destinato l'immobile in via primaria.
Ciò consente di fornire servizi collegati tra loro all'utenza
e di utilizzare anche risorse umane che si rendano disponibili,
previa corresponsione di forme di retribuzione.
4.
Sponsorizzazioni e project financing
Saranno
previste misure volte a favorire e incrementare le iniziative di
sponsorizzazione e di finanziamento di progetto, già
consentite dalla legge, con una loro programmazione da parte delle
amministrazioni dello Stato. Ciò consentirà l'utilizzo
di risorse finanziarie per le seguenti priorità: maggiori
entrate, nuove disponibilità finanziarie da destinare a nuova
occupazione anche temporanea, incremento degli stanziamenti destinati
a incentivare produttività del personale e dei dirigenti.
La
sponsorizzazione potrà essere utilizzata anche per le finalità
dell'utilizzo ottimale degli immobili.
Inoltre,
sulla base delle migliori esperienze nazionali e internazionali di
razionalizzazione dei servizi pubblici, vanno in particolare
predisposte e implementate due diverse tipologie di piani di azione
(non necessariamente legislativi), rispettivamente orientate a:
Cuna,
conseguire recuperi strutturali di efficienza, attraverso la
riduzione degli overhead, la ristrutturazione delle missioni
operative e dei relativi processi, la razionalizzazione e la
concentrazione dei livelli e delle strutture organizzative,
accorciare la catena decisionale (diminuire il numero dei dirìgenti,
favorire l'ingresso di nuove professionalità polifunzionali
di supporto al dirigente);
l'altra,
conseguire benefici one-shot di cassa, attraverso la dismissione di
quote inessenziali del patrimonio o del business.
La
prima tipologia di piani sarà articolata lungo le seguenti
linee di intervento:
significativa
contrazione delle mere attività di supporto e back¬up
alle attività istituzionali delle Amministrazioni,
attraverso la loro concentrazione in poli specialistici di
eccellenza (amministrazione del personale, selezione del personale
e organizzazione dei concorsi, contabilità, tesoreria,
patrimonio e acquisti, comunicazione non strategica, ecc.),
unificati presso l’amministrazione - o più
amministrazioni - che assolvono detti compiti nel modo più
efficace.
Generale
riconfigurazione di tutti i processi organizzativi alla luce della
loro diretta riconducibilità alle missioni
istituzionali(logica pulì e non push), eliminando ogni fase
non connotata da adeguato valore aggiunto attraverso la
re-ingegnerizzazione focalizzata del flusso procedimentale e
amministrativo. Il saving può essere prudenzialmente
individuato nel 20% dei costi generali di funzionamento: e può
pertanto essere assegnato alle Amministrazioni come obiettivo
obbligatorio di miglioramento nel triennio.
Allineamento
progressivo delle prestazioni di tutte le articolazioni
organizzative delle Amministrazioni ai top performer interni
censiti come tali.
Revisione delle
politiche d'acquisto di beni e servizi, secondo le logiche e i
modelli del strategie sourcing. Si penalizzeranno quelle
amministrazioni che non provvedono (a titolo di esempio):
- all'acquisto di energia mediante l'individuazione delle migliori
offerte;
- all'acquisto delle TLC mediante l'individuazione delle migliori
offerte;
- all'adozione di programmi di dematerializzazione;
- alla raccolta differenziata della carta;
Trasformazione,
pur mantenendone la proprietà in mano pubblica, degli Enti e
Istituti a vocazione economica, a cominciare da quelli
previdenziali e assicurativi, in società per azioni o Agenzie,
al fine di conseguire i relativi benefici, sia in termini di
riduzione dei costi di funzionamento sia di semplificazione e
fluidificazione dei modelli di gestione e di prossimità al
cliente/utente. Alcune amministrazioni possono finanziarsi, almeno in
parte, vendendo servizi collaterali alla propria attività
istituzionale, a prezzi di mercato.
La
seconda tipologia di azioni sarà concentrata sulle seguenti
attività:
dismissione
delle quote residue dei patrimoni immobiliari delle Amministrazioni
e degli Enti ancora inutilizzate o insufficientemente utilizzate,
nonché dei titoli azionari od obbligazionari non pubblici
ancora detenuti dagli Enti; cessione delle attività non-core,
di fatto costituite in "rami d'azienda" improduttivi,
degli Enti;
razionalizzazione
delle sedi e degli uffici periferici delle Amministrazioni e degli
Enti, concentrando, accorpando e unificando i presidi sui territori,
qualificandone la logistica e riformandone il lay out alla luce dei
nuovi standard internazionali e alle migliori prassi di
organizzazione del lavoro e di relazione con i clienti;
re-ingegnerizzazione
della presenza delle sedi e dei servizi sul territorio, superando la
logica del presidio "fisico" delle aree periferiche,
attraverso il rafforzamento delle relazioni - sia Business to
Business, sia Business to Consumers - telematiche e telefoniche con
i clienti e attraverso l'attivazione di sinergie in convenzione con
altri attori (p.es. Poste, banche) presenti in modo distribuito e
diffuso sul territorio nazionale, e conseguentemente dismettendo le
sedi "minime" (sotto i 20/30 addetti). 33
3.
RUOLO STRATEGICO DELLA DIGITALIZZAZIONE DELLA PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE
Il
Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD) ha definito il quadro di
diritti dei cittadini e delle modalità da parte delle PP.AA.
di utilizzare le nuove tecnologie. Il Sistema Pubblico di
Connettività (SPC) rappresenta una parte consistente del piano
di attuazione della normativa contenuta nel CAD.
Negli
ultimi anni, accanto alle grandi aree tradizionali di sviluppo
informatico, previdenza e finanza, si è venuta sviluppando una
intensa attività di realizzazione di progetti di
digitalizzazione, sovente sperimentali, che hanno interessato una
molteplicità di amministrazioni sia centrali che periferiche.
Tale
intensa attività, che ha comportato costi ingenti, è
stata generalmente scoordinata e disordinata con sprechi e
duplicazioni.
E'
significativo osservare come solo una piccola percentuale dei servizi
on-line della Pubblica Amministrazione - circa il 17% di quelli della
PAC secondo la Relazione 2007 del CNIPA- permetta di concludere in
rete l'intero iter della procedura. I risultati sono stati
generalmente scarsi, sia sotto il profilo del back-office, sia
soprattutto sotto quello del front-office: poco è stato
percepito dal cittadino, ancor meno di effettivamente utile.
Ciò
è dovuto alla mancanza di una effettiva "cabina di
regia", alla scarsa cultura del risultato all'approccio
generalmente poco orientato alle esigenze del cittadino-cliente, in
una parola alla debolezza della committenza.
Occorre
porre rimedio urgente a questo stato di cose, a partire dai soggetti
che fanno parte del Ministero, Dipartimento Innovazione e Tecnologie
(DIT) e Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica
Amministrazione (CNIPA), che sono gli strumenti fondamentali
dell'azione di digitalizzazione della PA, riordinandone attività
e competenze e rilanciandone il ruolo di "cabina di regia"
del processo di ammodernamento tecnologico della pubblica
amministrazione.
Il
Ministro utilizzando gli strumenti ad oggi disponibili (una Rete
unica di Nuova Generazione tra le più avanzate d'Europa), sia
normativi che infrastruttura li e tecnologici, darà concreta
attuazione ai seguenti principi guida:
Raggiungere la piena condivisione e interoperabilità
tra le banche dati
delle diverse amministrazioni centrali e locali. L'amministrazione
potrà in tal modo essere unica davanti a ogni cittadino e ad
ogni impresa.
Non potranno più
essere richiesti ai cittadini e alle imprese dati che sono già
in possesso delle amministrazioni pubbliche, pertanto la modalità
one-stop-shop dovrà diventare pratica generalizzata .
Al cittadino dovrà
essere garantito un unico strumento di accesso ai servizi, valido
sia ai fini sanitari che fiscali (il codice identificativo
personale).
Qualunque servizio
accessibile in forma digitale non dovrà più essere
erogato in formato cartaceo.
Le amministrazioni
aboliscono l'uso della carta
(dematerializzazione).
Un sistema di cali
center guiderà il cittadino e le imprese all'uso dei nuovi
servizi.
I cittadini
avranno a disposizione attraverso un sistema di reti amiche i
servizi pubblici in condizioni di prossimità ed amicalità.
A questo scopo verranno messe in competizione e sovrapposizione tra
loro le reti di massima capillarità.
CONCLUSIONI
L'insieme
delle misure del Piano industriale deve saper parlare a tutti i
dipendenti pubblici:
rinnovare
la loro missione e il loro impegno,
migliorare le loro
performance e, contestualmente, la loro remunerazione,
evidenziarne la
valenza di servizio alla Repubblica e alla democrazia,
saper suscitare
energie e speranze per l'innovazione e per il futuro.
Le
amministrazioni pubbliche devono tornare ad essere strumenti
essenziali per la crescita civile, sociale ed economica del paese.
Il
Ministro intende dare attuazione a questo piano non solo attraverso
la migliore normativa esistente, ma anche attraverso i rilevanti
strumenti operativi di cui già dispone:
i
Dipartimenti (Funzione pubblica e Innovazione),
Scuola superiore
della Pubblica Amministrazione,
CNIPA,
ARAN e
FORMEZ.
Il
piano industriale prevede, pertanto, la rivisitazione e il
rinnovamento delle missioni di questi Enti, al fine di dare piena
attuazione alle presenti linee guida.