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MISERIA ED ALCOL TRA I GIOVANI

Trascorrono la maggior parte della giornata al computer o con i videogiochi, solitamente hanno un cellulare già a sei anni, e celano diverse paure, in primis di essere vittime di violenze sessuali per gli adolescenti, o di essere rapiti per i bambini. Cullano diverse aspirazioni: dai 7 ai 22 anni sognano di diventare calciatori della nazionale (28,7%), abbandona il desiderio di svolgere , in futuro, l’attività di pompiere (1,4%). Dal nono Rapporto Nazionale sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza, illustrato dall'Eurispes e dall'associazione Telefono Azzurro, emergono molti motivi di allarme. Al primo posto troviamo la povertà infantile, molto più diffusa in Italia che negli altri Paesi europei: mentre nella Comunità Europea il fenomeno povertà tocca un bambino su cinque, in Italia è ridotto ad uno su quattro. Il fenomeno bullismo, sempre più minaccioso. Ex equo, per gli adolescenti, è allarme alcolismo. L'Italia si evidenzia anche per il consumo di cocaina, anche giovanile. Il quadro che ne esce da questo rapporto è di una grande solitudine dei giovani, che cercano di colmare con un rapporto sempre più stretto con Internet.

Povertà: bambini poveri anche nel ceto medio. Dalle indagini statistiche emerge che in Italia esiste una difficoltà economica nelle famiglie con figli. Pertanto i bambini poveri, o a rischio di povertà, non sono solo quelli censiti dai servizi sociali, ma anche quelli appartenenti al ceto medio. Per l'Eurispes l'"Italia è tra i Paesi Ue in cui è più alta la percentuale di bambini che vivono in condizioni di precarietà (25%)". Vicino ai casi “ufficiali” troviamo situazioni sempre più ampie di bambini del ceto medio che non possono usufruire di ciò che negli ultimi anni era nella norma: attività sportive, dieta ricca e variegata, gite scolastiche, o la playstation o la semplice pizza con gli amici il sabato sera.

Emergenza bullismo. Ben il 27,8% dei bambini, secondo quanto risulta dal rapporto, afferma di essere stato frequentemente oggetto di brutti scherzi, provocazioni e prese in giro (26,6%) e offese immotivate (25,6%). Il 17,6% è stato invece continuamente escluso e isolato dal gruppo. Nel 13,5% dei casi i bambini risulta di aver subito furti di oggetti o cibo (13,5%), percosse (11,5%), minacce (11,1%), ma anche furti di denaro (4,7%). La maggioranza dei casi riguarda i maschi subito vessazioni (15,4% contro il 7% delle bambine) e percosse (14,8% contro 8,2%), provocazioni e/o prese in giro (29,5% contro 23,8%). Le femminucce subiscono l'esclusione e l'isolamento dal gruppo (20,2% contro il 14,9%). Il bullo è tra i coetanei.

Allarme Alcol: si abbassa notevolmente l’età a 11 anni. In Italia vige il divieto di vendere alcolici a chi ha meno di 16 anni,ma nonostante la legge, si è abbassata la soglia anagrafica di coloro che iniziano a bere alcolici. Già a 11 anni gli adolescenti iniziano, contro una media europea che si aggira intorno ai 13 anni. Il vero e proprio 'sballo' affiora comunque prima dei 16 anni. Le statistiche dell'ISS (Istituto Superiore di Sanità) -citate dal rapporto- stimano “ 770.000 i giovani sotto i 16 anni che consumano alcol. Il 75% beve il sabato sera: il 35,7% da 1 a 2 bicchieri, il 27,8% da 3 a 5 bicchieri, il 19% dai 6 bicchieri in su. Il sabato beve l'83% dei ragazzi dai 16 ai 18 anni, il 67% di quelli dai 13 ai 15, il 66,7% di quelli dai 19 ai 24. Il 20% si ubriaca durante il fine settimana. E c'è anche la cocaina: significativo l'aumento, rispetto all'anno precedente, di consumatori di oppiacei (+40%) e di cannabinoidi (+21%). I ragazzi dai 14 ai 15 anni consumano nel 77% dei casi cannabinoidi, nel 9% cocaina, nell'8% oppiacei. Simile la situazione dei minori di 16-17 anni: l'81% consuma cannabinoidi, l'8% cocaina, l'8% oppiacei.”

I giovani a rischio per l’eccessivo consumo di sostanze alcooliche in Italia sono un milione e mezzo.

Qualche suggerimento per l’alcol dell’Istituto Superiore della Sanità per chi ha figli teenager:

I giovani non sono tanto per il conformismo. Quindi si rende indispensabile “smontare con loro la pubblicità” sugli alcolici trasmessa dai media.

I ragazzi si rivolgono all’alcol per superare difficoltà di relazione e acquisire un ruolo nell’ambito del “gruppo dei pari”. Nel momento in cui l’alcol assume un valore cadenzato nel comportamento, ai genitori spetta un ruolo chiave: tramite il buon esempio, costruendo e mantenendo un atmosfera familiare in cui è presente l’alcol ma lo si consuma in maniera moderata.

Parlare ai giovani, sin dalla tenera età, illustrando i danni e i rischi legati all’alcol.

Ribadire (in maniera ripetitiva, sfruttando le varie occasioni quotidiane) ai figli che prima dei 15 anni l’apparato digerente non è pronto a “smontare” l’alcol, perché il sistema enzimatico non è completamente sviluppato. Le ragazze hanno una ridotta capacità (50% circa) di metabolizzare l’alcol rispetto ai ragazzi.

Sia in età adolescenziale che in età matura le donne devono essere consapevoli che l’alcol nuoce al feto. Il nascituro non ha sistemi enzimatici in grado di smaltire l’alcol.

“Preparare” i giovani, circa gli effetti nefasti conseguenti all’abuso alcolico. Per esempio: anche una semplice serata in pizzeria può diventare una situazione a rischio quando si deve rientrare a casa in motorino.

Invitare sempre a leggere le etichette e analizzare con loro le bottiglie e le lattine contenenti alcol che attirano l’attenzione per forma, colore e sapore.

Ripetere ai giovani che il corpo umano si abitua e pertanto richiede quantità sempre maggiori di alcol per vivere le stesse sensazioni. Il numero dei bicchieri aumenta, non si ha più autocontrollo ma nel contempo, si crea dipendenza dall’alcol.

Coinvolgere i figli nell’organizzazione di una festa o di una cena può essere istruttivo per sottolineare che esiste divertimento anche senza bevande alcoliche ( esistono le analcoliche).

I genitori dovrebbero dare l’esempio di moderazione.

Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, si rivolge agli adulti: "Dobbiamo considerare che questa generazione di bambini non percepisce la maggior parte dei cambiamenti come novità, avendo imparato a conviverci fin dalla nascita: parliamo di bambini abituati a viaggiare, ad andare sulla Rete, a comunicare in modo nuovo, a incontrare anche a scuola persone provenienti da altri Paesi. Sono invece gli adulti ad essere spesso inadeguati al cambiamento e impreparati di fronte alle mutazioni in atto. I bambini invece avrebbero bisogno di adulti mediatori, soprattutto a fronte di ciò che non possono comprendere fino in fondo e soprattutto a fronte delle emergenze che possono destabilizzare o mettere in pericolo la loro infanzia". Si appella a non abbandonare i bambini soli davanti al computer alla ricerca di aiuto per i loro, il presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara ribadisce: "Le caratteristiche della Rete sono contraddittorie. Se da un lato è lo spazio dello scambio, della conoscenza, dell'incontro, dall'altro rischia di essere un luogo di solitudine, di persone che sole stanno davanti al proprio pc o al display del telefonino. La si potrebbe definire una forma di 'socializzazione solitaria'".

(Mariagabriella CORBI)

Dottoressa in Scienze dell'educazione - Consulente dell'educazione familiare - Mediatrice Familiare

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